SPENCER QUINN.
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ATTENTI A QUEL CANE.
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Titolo originale: Dog on it. 2009.
Traduzione di: Marinella Magri.
2010. Sperling & Kupfer Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Simpatico, intelligente, testardo e con un fiuto infallibile:  Chet, braccio destro dell'Agenzia Little, socio di Bernie - investigatore privato sui generis con la propensione a ficcarsi nei guai -, nonch adorabile narratore di questo romanzo. Anche se  stato bocciato alla scuola di polizia, Chet  un detective fatto e finito, a partire dal naso... e terminando con una
robusta coda che ha un ruolo di tutto rispetto, nel vivo delle operazioni. Gi, perch Chet  un grosso cane - un simpatico bastardo dalle orecchie bicolori - con l'esuberanza di Marley e il talento di Sherlock Holmes.
In questa loro prima indagine, Chet e Bernie - il quale ha accettato il caso per via di certi problemi di cassa che Chet non ha ben chiari - investigano sulla misteriosa scomparsa di
Madison, una quindicenne coinvolta in un giro di loschi individui. In assenza di una richiesta di riscatto non sono sicuri che si tratti di rapimento, ma un fatto  certo: qualcosa puzza.
E ne hanno la conferma quando cominciano le prime aggressioni ai loro danni.
I due si lanciano in una ricerca a tutto campo, con l'aiuto di Suzie Sanchez, giovane cronista sensibile al fascino dell'avventura... e degli investigatori. La caccia agli indizi li porta dai quartieri residenziali della Valley ai bassifondi, da Las Vegas al deserto, tra bande di motociclisti e villaggi fantasma. E quando, arrivati al dunque, i cattivi cercheranno di
ribaltare la situazione a loro vantaggio, la strana coppia si riveler piena di risorse, soprattutto grazie ai superpoteri canini di Chet. Il quale dimostra ancora una volta di essere un compagno fanaticamente fedele (seppure distratto da questioni che fatica a capire, come divorzio, affidamento e altre bizzarre preoccupazioni umane).
Risultato: un racconto avvincente e straordinariamente godibile, gi bestseller negli Stati Uniti. Narrata dalla viva voce del quattro-zampe, e rigorosamente secondo il suo punto di vista, una storia che ci rimanda la nostra immagine da una prospettiva inedita, e da cui l'indole candida e istintiva del migliore amico dell'uomo emerge con strepitoso realismo.
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L'autore.
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Spencer Quinn vive con il suo cane Audrey a Cape Cod, dove sta lavorando sodo alla prossima avventura di Chet e Bernie.
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ATTENTI A QUEL CANE.
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CAPITOLO 1.
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Avevo riconosciuto il suo odore prima ancora che aprisse la
porta Cio, non il suo, quello del suo fiato alcolico. Va per
detto che ho un buon olfatto, senza dubbio migliore del vostro.
La chiave ha grattato per un po' la serratura, poi finalmente
l'ha centrata. La porta si  aperta e, incespicando, 
apparso Bernie Little, fondatore e proprietario al cinquanta
percento dell'Agenzia Investigativa Little. Sua moglie se n'era
andata con tutto il resto. Lo avevo gi visto in condizioni
peggiori, ma non molto spesso.
Bernie ha messo insieme un sorrisetto: Ehi, ciao Chet.
Ho sollevato la coda e poi l'ho lasciata ricadere sul tappeto,
tanto per farmi capire.
Ho fatto un po' tardi, scusa. Devi uscire?
Ma no! Perch? Tanto tra un po' la faccio dal naso! Poi
per l'ho guardato e... e che diavolo, poveraccio! Cos sono
andato ad accoglierlo premendogli il muso contro la gamba
dei calzoni. Mi ha fatto dei grattini tra le orecchie, affondandoci
proprio le dita, come piace a me. Delizioso. Magari anche
un po' pi gi, dietro al collo. Ho curvato leggermente la
schiena, tanto per dargli l'idea. Ecco s... ah, che goduria!
Siamo usciti, io e Bernie. Di fronte alla casa ci sono tre
alberi, e il mio preferito  uno grosso e frondoso, perfetto per
i pisolini. Ci ho sollevato contro la zampa. Accidenti! Mica
sapevo di essere in condizioni cos disperate: la notte si 
riempita di un sonoro scroscio che solo a sentirlo mi ha mandato
in trance. Sono riuscito a bloccare il flusso, cosa non facile,
e ne ho conservato un goccetto per spruzzacchiare un
po' il masso in fondo al vialetto, lo steccato di legno che separa
la nostra propriet da quella del vecchio Heydrich, il nostro
vicino, e magari uno zampillo o due da sparare fra le assicelle.
Insomma, semplice routine. Non fatemi parlare di Heydrich!
Bernie si era messo a guardare il cielo con il naso per aria.
Bellissima notte. Lieve brezza, molte stelle, luci tremolanti
in fondo al canyon... e quella cosa l? Una palla da tennis
nuova di pacca sul prato. Mi sono avvicinato per darle un'annusata.
Non era mia, nemmeno di qualcuno che conoscevo.
Vuoi giocare a prenderla?
Ho dato una zampata a quella cosa. E come c'era arrivata?
Va bene che ero stato rinchiuso tutto il giorno, per avevo
tenuto le orecchie rizzate. A parte durante il pisolino, ovvio.
Porta qui, Chet.
Non mi andava, non con quell'odore di estraneo che aveva addosso.
Dai!
Ho mai detto di no a Bernie? No. Cos ho dato una slinguazzata
o due alla palla, tanto per farla mia, e poi gliel'ho
portata mollandogliela ai piedi. Lui ha preso lo slancio e l'ha
tirata sulla strada verso il canyon.
Oh, oh! E dov' finita?
Come dov' finita?. Davvero non riusciva a vederla? Non
smetter mai di stupirmi di quanto sia orbo dopo il tramonto.
Mi sono precipitato dietro la palla, che rimbalzava in mezzo
alla strada e in bella vista, ho disteso le zampe posteriori e
sono scattato, librandomi in volo e accalappiandola sul rimbalzo,
proprio come piace a me. Poi ho fatto un testacoda con
derapata e ho corso a tutto gas, ventre a terra, orecchie
appiattite dallo spostamento d'aria. Con un colpo di freni all'ultimo
momento, l'ho lasciata cadere ai piedi di Bernie. Se
conoscete qualcosa di pi divertente, fatemelo sapere!
L'hai acchiappata sul rimbalzo? Da qui non vedevo bene.
Ho agitato la coda, genere rapida scodinzolata uno-due
che significa s. Non quella esagerata che sbatacchia ovunque
e significa un sacco di cose, su alcune delle quali non ho
le idee molto chiare nemmeno io.
Bene!
Ha raccolto la palla e, mentre stava per prendere un nuovo
slancio, un'automobile  venuta su lentamente dalla strada e
si  fermata di fronte a casa nostra.
Il finestrino si  abbassato ed  spuntata la testa di una
donna.  qui il tredicimilatrecentonove? Bernie ha fatto s
con la testa. Cerco Bernie Little, l'investigatore.
L'ha trovato.
Lei ha aperto la portiera per uscire. Poi mi ha visto. Il
cane  a posto?
Bernie si  irrigidito. L'ho sentito: era in piedi proprio accanto
a me. Dipende da cosa intende.
Mi capisca: se non  pericoloso, se non  uno che morde.
Non mi sento molto a mio agio con i cani.
Non la morder.
Ovvio che no. Per l'idea mi si era gi piantata in testa,
poco ma sicuro. Ne ero certo per l'abbondante saliva che all'improvviso
mi aveva allagato la bocca.
Grazie. Con i cani non si sa mai.
Bernie ha detto qualcosa fra i denti, troppo piano perch
potessi sentirla perfino io, ma sono sicuro che mi sarebbe
piaciuta.
La donna  scesa dall'auto. Una bionda alta, con i capelli
lunghi e un odore di fiori e limone, oltre a una traccia di
qualcos'altro che mi ricordava quello che a volte succede alle
femmine dei miei simili. Certo che un odore cos, se ce
l'avessero su tutto il tempo, probabilmente vi farebbe impazzire.
Ho gettato un'occhiata a Bernie, che mentre la guardava
cercava di darsi una sistematina ai capelli. Oh, Bernie!
Non so bene da dove cominciare. Non mi  mai successa
una cosa simile.
Una cosa simile... a cosa?
Lei ha iniziato a torcersi le mani. Le mani, la cosa pi
strana degli umani, e anche la migliore: puoi scoprire quasi
tutto quello che ti serve semplicemente osservandole.
Vivo l dietro, sulla El Presidente, ha detto, facendo un
gesto con la mano.
El Presidente: non era quella dove stavano ancora mettendo
gi i tubi delle fogne? I nomi delle vie non sono il mio
forte, eccetto quello della nostra, Mesquite Road, e comunque
io non ne ho bisogno per orientarmi.
Mi chiamo Cynthia Chambliss. Lavoro con una donna
che lei ha aiutato.
Chi?
Angela Di Pesto.
Piet! Come dimenticare le infinite nottate trascorse di
fronte ai motel, su e gi per lo Stato. Io e Bernie odiamo i casi
di divorzio, e prima non li accettavamo proprio. Ma adesso
avevamo problemi di cassa, come diceva lui. A dire il vero
non ho mai capito bene il significato dei problemi di cassa,
ma qualsiasi cosa fossero lo svegliavano nel cuore della notte,
lo facevano alzare e camminare avanti e indietro; a volte
fumava delle sigarette nonostante la pena che si era dato per
smettere.
Bernie non ha fatto commenti su Angela Di Pesto, limitandosi
a uno dei suoi piccoli cenni con la testa.  un grande
esperto di cenni con la testa. Che mi ricordi, cos su due piedi,
ne ha a disposizione almeno cinque o sei, tutti molto facili
da decifrare, una volta che lo conosci Quello l in particolare
significava: primo strike.
Il fatto  che Angie mi ha parlato benissimo di lei, di
com' riuscito a incastrare quel verme di suo marito. Ha
avuto un fremito in tutto il corpo. Un gesto che io so fare
molto, ma molto meglio. Cos quando  successo, e lei praticamente
era qui nei paraggi... insomma, eccomi qua. Si 
messa a dondolare un po' avanti e indietro, come fanno gli
umani quando sono nervosi.
Quand' successo... cosa?
Madison.  sparita.
Madison  sua figlia?
Non gliel'ho detto? Scusi. Sono cos sconvolta, non so
nemmeno cosa sto...
E le si sono inumiditi gli occhi.  sempre molto interessante
questa faccenda del piangere. Non il suono - a quello
ci arrivo da solo - piuttosto l'impianto idrico, come l'ha sempre
chiamato Bernie, specialmente quando con Leda erano
ormai agli sgoccioli. Gli umani litigano, e poi gli esce l'acqua
dagli occhi, soprattutto alle donne. Chiss cosa significa.
Bernie teneva lo sguardo a terra, trascinava un po' i piedi.
Con quella cosa non riusciva a farci i conti nemmeno lui, anche
se una volta ho visto dell'acqua uscire pure dai suoi occhi,
a essere esatti proprio il giorno in cui Leda aveva impacchettato
tutte le cose di Charlie. Charlie  il loro bambino -
di Bernie e di Leda - e ora vive con lei, a parte qualche visita.
Ci manca molto, a me e a Bernie.
Quella donna, Cynthia? Chambliss? Comunque si chiamasse...
la verit  che all'inizio ho dei problemi nell'afferrare
i nomi, a volte mi perdo pure dell'altro se non riesco a
guardare bene in faccia chi sta parlando. Insomma, lei ha tirato
fuori dalla borsetta un fazzolettino e ha cominciato a
passarselo sugli occhi. Mi scusi.
Non ha niente di cui scusarsi. Quanto tempo  che Madison
 scomparsa?
Proprio mentre lei stava per rispondere, io ho sentito qualcosa
frusciare nel cespuglio dall'altra parte del vialetto. Non
so come, ma in un lampo ero gi fra gli arbusti tutto preso a
fiutare a destra e a sinistra. Forse a scavare, ma appena appena.
Nell'aria c'era un odore di non so che, di rana o di rospo,
oppure... puah: di serpente. Non mi piacciono i serpenti, non
mi piacciono proprio per...
Chet? Non ti sarai messo a scavare, vero?
Ho fatto dietrofront, sono uscito dal cespuglio e ho trotterellato
verso Bernie. Oh, accidenti, la coda: bassa, piegata fra
le zampe, colpevole. L'ho tirata su d'un colpo: dritta, ben in
alto, innocente.
Bravo, amico mio. Mi ha dato dei buffetti sulla testa.
Pat pat. Ah...
La donna si era messa a battere il piede in terra. Dunque
lei sta dicendo che non vuole aiutarmi?
Bernie ha preso un lungo respiro. Aveva gli occhi stanchi.
La sbornia stava per mollarlo e ben presto gli sarebbe venuto
sonno. Cominciavo ad avere sonno pure io. Ma non potevo
dormire prima di aver messo qualcosa fra i denti. Chiss se
ce n'erano ancora di quei bastoncini da masticare nel primo
cassetto accanto al lavello. Quelli con il sapore di salsa al
chili...
Non  esattamente quello che ho detto. Sua figlia oggi
non  tornata a casa da scuola. Questo vuol dire che  sparita,
da quanto? Meno di otto ore? La polizia non aprir nemmeno
un'inchiesta sulla scomparsa prima che sia trascorso almeno
un giorno intero.
Con le otto ore ho dei problemi, mentre l'intero giorno mi
 chiaro: dal sorgere del sole sulle colline dietro al garage a
quando tramonta dietro alle colline dall'altra parte.
Ma lei non  la polizia.
Vero, e non sempre sono d'accordo con loro, ma su questa
cosa s. Madison frequenta la seconda liceo, giusto? Allora
ha, quanto? Sedici anni?
Quindici. Segue un programma per ragazzi dotati.
Per quanto ne so, a quindici anni o gi di l a volte si dimentica
di telefonare a casa, soprattutto se si fa qualcosa
d'impulso, tipo andare al cinema, a spasso, o a qualche festa.
Domani  giorno di scuola.
Anche quando domani  giorno di scuola.
Gliel'ho detto:  una ragazza particolarmente dotata.
Lo era anche Billie Holiday.
Prego? La donna sembrava confusa. La faccia confusa
degli umani  brutta quanto quella arrabbiata. Non avevo
capito nemmeno io la cosa su Billie Holiday, ma io almeno
sapevo chi era: quella cantante che Bernie ascoltava spesso,
specialmente in quei momenti quando se ne stava l a rimuginare.
Ma anche se nessuno aveva capito la sua allusione, Bernie
sembrava soddisfatto di s, come dopo aver marcato un punto.
L'ho intuito dal leggero sorriso che gli ha attraversato la
faccia per un solo istante. Senta. Se non la chiama entro domani
mattina, mi faccia uno squillo, le ha detto porgendole
un biglietto da visita.
Lei gli ha gettato un'occhiata ostile, senza toccarlo.
Entro domani mattina? Il settantacinque percento dei casi
di sparizione vengono risolti nel giro di dodici ore, mentre
gli altri... le si sono bagnati di nuovo gli occhi, e aveva la
voce come se qualcosa le stesse strozzando la gola .. .non si
risolvono affatto.
Dove l'ha sentito?
Non l'ho sentito. Ho fatto una ricerca su Internet prima
di venire qui. Quello che lei sembra non capire  che Madison
non ha mai fatto niente del genere, e mai lo farebbe. Se
non vuole aiutarmi lei, magari pu suggerirmi qualche suo
collega?
Suggerire un altro collega? Avevamo mai fatto prima una
cosa simile? Lo sguardo sulla faccia di Bernie era indecifrabile:
vai a capire! Se sono i soldi che la preoccupano, sono
pronta a pagare quello che vuole, pi un grosso supplemento
quando ritrova mia figlia. Ha infilato una mano nella borsa,
ha tirato fuori una mazzetta di biglietti e ne ha tolti alcuni.
Che ne dice di cinquecento come anticipo?
Gli occhi di Bernie sono scivolati gi e si sono incollati
sul denaro. Ora la sua espressione era forte e chiara: aveva la
mente tutta concentrata sul nostro problema di cassa. Per
prima cosa vorrei vedere la sua stanza. Quando Bernie cede,
lo fa subito e tutto in un colpo. Esattamente come con Leda,
migliaia di volte.
Cynthia gli ha consegnato il denaro. Mi segua.
Bernie si  ficcato i soldi in tasca, e io mi sono precipitato
alla nostra macchina, una vecchia Porsche cabriolet dalla
carrozzeria sabbiata in attesa ormai da un pezzo di una nuova
mano di vernice. Sono balzato oltre la portiera del passeggero,
sistemandomi al mio posto.
Ehi! Ha visto cos'ha appena fatto il suo cane?
Bernie ha fatto un cenno con la testa, quello fiero e fiducioso,
il mio preferito. Lo chiamano Chet il jet. Praticamente
mi chiama cos solo lui, e nemmeno tanto spesso.
Dal canyon, non molto lontano da dietro casa nostra,  arrivato
lo strillo di un coyote. Ma di quella questione mi sarei
occupato pi tardi. Non mi sentivo per niente stanco. E nemmeno
Bernie. Nel girare la chiavetta del motore, sembrava
non veder l'ora di partire.
Il lavoro ci d la carica, a me e a Bernie.
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CAPITOLO 2.
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Cosa tipica degli umani: amano andare su di giri. Nel nostro
lavoro, lo vediamo succedere in continuazione. Bevono alcol,
fumano di tutto, buttano gi pastiglie, s'infilano anche
degli aghi nel corpo: se ne fanno di tutti i colori. Per, il fatto
in s di andare su di giri non  che mi fosse ben chiaro. E s
che mi ci ero scervellato a lungo.
Poi, un bel giorno, la scoperta. Qual  la cosa che preferisco
fare in assoluto al mondo? Di gran lunga, correre in Porsche
sul sedile davanti. Seduto dritto, con il vento che mi
stravolge la faccia, con le visioni e gli odori - soprattutto gli
odori - che mi arrivano addosso cos rapidi da non riuscire
nemmeno ad analizzarli tutti. Velocit, impeto, sensazione:
di colpo ho capito perfettamente che cosa vuol dire andare su
di giri. Io c'ero andato un sacco di volte.
Come ora, per esempio, mentre su per la nostra via seguivamo
Cynthia Chambliss, madre della presunta scomparsa
Madison. Vedevo le cose zumarmi rapidamente addosso: un
uomo che portava fuori l'immondizia... era domani la raccolta
dei rifiuti? S! Adoro quando raccolgono i rifiuti. Poi,
il mio amico Iggy, occupato a bere dalla sua ciotola di fronte
alla porta di casa, e che si girava un po' troppo in ritardo
mancandomi sulla Porsche per un soffio, tipico di Iggy. E poi...
Chet... perch abbai?
Stavo abbaiando? Ops. Forse a Iggy. Poi ho visto un coniglio
dalla coda bianca, tutto impettito in mezzo a un giardino,
con quella coda bianca ancora pi bianca alla luce della luna.
Mi si sono rizzati i peli sulla schiena.
Chet. Mettiti gi.
Mi sono messo gi. In vita mia ne ho cacciati di conigli,
potete credermi. Mi ricordo addirittura che una volta...
Che ti piglia adesso?
Niente, niente di niente. Ero solo fuori di testa di brutto, tutto l.
Ho ritirato dentro la lingua, secca secca per via del vento.
Pi che una lingua sembrava uno di quegli asciugamani che a
volte trovo sul pavimento della stanza del bucato. Adoro seppellirli
nel giardino dietro casa, accanto al grosso masso. Ma
non  sempre facile seppellire asciugamani. I bastoncini da
masticare, quelli sono tutta un'altra cosa, facili da sotterrare
e... Alt! In quel momento mi sono vagamente ricordato di
uno che ancora non avevo disseppellito, vicino all'albero delle
arance accanto allo steccato del vecchio Heydrich. Forse
era ancora l! Osservavo la luna meditando progetti quando,
dopo aver svoltato in un vialetto, abbiamo frenato dietro
l'auto di Cynthia Chambliss.
Sono balzato fuori. Il marciapiede conservava ancora il
tepore del giorno. C'era un odore di acqua, tipo quella delle
piscine. Abbiamo seguito Cynthia fino alla porta di una casa
molto simile alla nostra, e molto simile anche alla maggior
parte di quelle della Valley, solo pi grande.
Cynthia si  rivolta a Bernie: Entra anche il cane?
Perch no?
Le si  stropicciata la pelle sulla fronte, nel punto fra gli
occhi. Niente affatto un buon segno. Non  mai entrato nessun cane in casa mia.
Bernie ha dato un'occhiata alla casa. Non  mai troppo tardi.
La pelle della fronte si  stropicciata ancora di pi. Prego?
Bernie ha sorriso. Dispone di sorrisi di vario tipo. Quello
in particolare era una semplice messa in mostra di denti. Ho
fatto anch'io la stessa cosa. Bernie ha dei bei denti per essere
un umano, ma per dovere di onest devo dire che rispetto ai
miei non sono niente.
 molto probabile che avremo bisogno di lui, signora
Chambliss. I ragazzini scomparsi sono la specialit di Chet.
Lei mi ha guardato in faccia. Mi pare un po' troppo aggressivo
per occuparsi di ragazzini.
In quel momento la mossa migliore sarebbe stata quella
di chiudere il becco. Lo sapevo, ovvio. Ma per qualche ragione
non mi riusciva, anzi mi sa che l'avevo spalancato anche
di pi. E di certo avevo gi cominciato ad ansimare. Ero molto
nervoso.
Non  mai aggressivo, non senza ragione. Bernie mi ha
dato delle pacchette sulla testa: pat pat. Mi sono calmato.
Dopotutto, Chet  un cane poliziotto addestrato.
Sul serio?
Uscito dalla K-9 a pieni voti, il migliore del suo corso.
La sparava un po' grossa, dal momento che in realt non
ero affatto uscito a pieni voti, cosa che spiega perch Bernie
e io siamo finiti insieme. Una lunga storia che magari racconter
pi avanti, se ci sar occasione.
In questo caso... Cynthia ha aperto la porta.
Siamo entrati.
Merda d'uccello. L'ho fiutata al volo, acida e sgradevole,
proprio come gli uccelli. Mi chiedo: ma se potessi svolazzare
avanti e indietro per il grande cielo blu, puzzerei forse allo
stesso modo? Certo che no.
Seguendo Cynthia, abbiamo attraversato una grande stanza
con il pavimento di piastrelle belle fresche sotto le zampe,
poi un corridoio fino a una porta chiusa. Durante il percorso,
ho avvistato a terra una patatina abbandonata in bella vista
accanto al muro, e l'ho trangugiata al volo. Ruffles, le mie
preferite.
Sulla porta era appeso un cartello con disegnato un fulmine.
Alta tensione. Vietato entrare, ha letto Bernie.
Tipico senso dell'umorismo di Madison, ha spiegato
Cynthia.
Poi ha aperto la porta ed eccolo l, l'uccello: appollaiato
in una gabbia penzolante dal soffitto.
Che-et. Bernie ha pronunciato il mio nome in quel modo
strascicato che usa quando teme che stia succedendo qualcosa.
Certo che, per via della mia abilit nel salto - ero il miglior
saltatore al corso della K-9, cosa che mi ha creato tutta
una serie di problemi che adesso non ricordo bene, se non
che c'entrava il sangue - come potevo non interrogarmi un
po' su eventuali possibilit? Ma non era certo quello il momento
per le verifiche, giusto? Adesso eravamo in missione.
Pat pat. Bravo amico mio.
L'uccello - verde con zampe gialle e squamate, e una bizzarra
cresta aguzza in cima al cranio - ha emesso un atroce
gracchio.
Sentito? ha fatto Cynthia.
Cosa?
Ha detto, Madison  troppo forte. Glielo ha insegnato
lei. Sa dire anche altre cose.
Alt! Cynthia voleva forse darci a intendere che quel recluso
dagli occhi a bottone sapeva parlare? Questa proprio non
me la bevevo.
Si chiama Capitan Sgranocchio.
Capitan Sgranocchio ha mosso la testa avanti e indietro,
un gesto orrendo da lucertola, e se ne  uscito di nuovo con
quel fracasso che poi  salito di tono cos tanto da farmi male
alle orecchie. Mi  bastata un'occhiata a Bernie per capire
che invece lui quel gracchio non lo sentiva. Bernie ha dei
problemi,  vero, ma una cosa bisogna riconoscergliela: non
si lascia mai abbattere dai suoi handicap.
Che altro riesce a dire?
Oh, Bernie, ti prego!
Cynthia si  avvicinata alla gabbia. Capitano.
Squawk. Squawk. Squawk.
Sentito?
Cosa?
Uomo in mare. Ha detto Uomo in mare quando io ho
detto Capitano.
S, figurati...
Ma Bernie aveva in faccia quella sua strana espressione,
fissa e con gli occhi bui, che prende quando qualcosa lo sta
interessando. Che altro?
Cynthia ha picchiettato sulla gabbia. Aveva le unghie lunghe
e lucide. Capitan Sgranocchio? Vuoi un drink?
Squawk squawk.
Fallo doppio? ha buttato l Bernie.
Esatto!
Davvero impressionante.
Davvero? Un uccello che sembrava aver detto Madison 
troppo forte, Uomo in mare e Fallo doppio! Impressionante,
in che senso? Mi ero perso qualcosa?
Chet! Perch diavolo stai ringhiando?
Non stavo ringhiando. Ma me la sono svignata lo stesso
andandomi a sedere accanto alla TV, posata su un tavolino. E
in quel preciso momento ho fiutato un odore familiare fin dai
tempi della K-9. Proprio l, sotto il tavolino, c'era un sacchetto
di plastica pieno di marijuana.
Bernie mi ha sparato un'occhiataccia. Per l'amor di Dio,
Chet. Piantala di abbaiare. Poi si  rivolto a Cynthia. Madison
parlava spesso con quest'uccello?
Continuamente. Ce l'ha da sempre, direi, e lo tratta davvero
come se fosse un essere umano.
Bernie ha dato anche lui dei colpetti alla gabbia. Aveva le
unghie corte, quasi del tutto rosicchiate. Dov' Madison?
ha chiesto.
Il pennuto  rimasto zitto. L'intera stanza era zitta. Bernie
e Cynthia osservavano l'uccello. Io osservavo Bernie. A volte
mi preoccupa. Se bisognava contare su testimoni oculari
come Capitan Sgranocchio, tanto valeva chiudere l il caso.
Che idea brillante, ha detto Cynthia. Poi, guardando
fisso Capitan Sgranocchio, gli ha chiesto: Dov' Madison?
Vedendo che l'uccello continuava a fare scena muta, ha aggiunto
in tono implorante: Coraggio... Capitano, si  lasciata
sfuggire.
Uomo in mare, ha starnazzato Capitan Sgranocchio. E
questa volta l'ho sentito anch'io.
Facciamo un passo indietro, ha detto Bernie. Vorrei
stabilire una cronologia.
Sarebbe?
Ero curioso di saperlo anch'io. A volte Bernie usa dei paroloni.
Potendo scegliere, probabilmente trascorrerebbe ogni
giorno con il naso nei libri. Ma un po' per gli alimenti e il
mantenimento del figlio, un po' per il fallimentare investimento
in una start-up che creava calzoni con motivi hawaiani
- lui adora i motivi hawaiani -, Bernie non pu scegliere.
Una successione dei fatti, ha risposto. Quand' che ha
visto Madison per l'ultima volta?
Cynthia ha dato un'occhiata al suo grosso orologio d'oro.
Aveva dell'altro oro intorno al polso, al collo e attaccato alle
orecchie. Mi  capitato a volte di leccare l'oro, non mi piace.
Detto questo, l'argento  anche peggio.
Alle otto e un quarto, ha risposto Cynthia. Quando
l'ho lasciata davanti alla scuola.
Che scuola?
Il liceo di Heavenly Valley.
Non lo conosco.
 piuttosto nuovo, appena a nord di Puma Wells.  l
che lavora il mio ex, ha un'impresa edile.
Il suo ex  anche il padre di Madison, no?
S. Abbiamo divorziato cinque anni fa.
Gli ha telefonato?
Certo. Ma lui non l'ha vista.
Sua figlia  affidata a lei?
Cynthia ha fatto s con la testa. Con Damon trascorre alcuni
weekend, e un Natale su due, questo genere di cose.
Bernie ha tirato fuori penna e taccuino. Damon Chambliss?
Keefer. Ho ripreso il mio nome da ragazza.
Nome da ragazza? E cos'era quest'altra novit? Tutta 'sta
gente che continua a cambiare nome. Non lo capisco proprio.
Io mi chiamo sempre Chet, punto e basta.
Anche Madison fa Chambliss di cognome?
S.
E all'epoca del divorzio doveva avere circa dieci anni.
S.
E come l'ha presa?
Cynthia ha sollevato e abbassato le spalle. A volte significa
che m'importa? -  dura da capire - ma adesso era una
di quelle volte?
Lo sa che cosa dicono.
Che cosa dicono?
Meglio un buon divorzio che un cattivo matrimonio, per
i figli.
Bernie ha vacillato. Un movimento impercettibile, difficile
da cogliere, ma sapevo cos'aveva in mente: Charlie. Riguardo
a matrimoni e divorzi, non mi chiedete niente: nel
mondo dei miei simili questa roba non esiste.
Ma, ha detto Cynthia, non vedo che cosa c'entri questo
con la sparizione di Madison.
Non lo vedevo con esattezza nemmeno io.
Sto solo colmando lacune, ha risposto Bernie. Una delle
sue battute preferite, che la maggior parte delle volte funziona
perfettamente.
Mi scusi, ha detto Cynthia. Non volevo insegnarle il
suo lavoro.  che...
Le si sono bagnati di nuovo gli occhi. Una volta una delle
grosse lacrime di Leda era caduta sul pavimento e io l'avevo
assaggiata. Salata. Mi aveva sorpreso. Solo che... oddio...
ma dove pu essere?
Bernie si  guardato intorno, ha notato sulla scrivania una
scatola di fazzolettini, gliene ha offerto uno. Quando ha capito
che poteva essere scomparsa?
Quando non  rientrata a casa. Torna con l'autobus. Di
solito io sono qui, ma nel pomeriggio sono molto occupata.
Gestisco una piccola attivit fuori casa.
Di che si tratta?
Disegno biglietti d'auguri virtuali.
Auguri virtuali?
Posso metterla nella mia mailing list, se le interessa,
ha risposto Cynthia, e poi ha preso un altro fazzolettino e si
 soffiata il naso. Aveva un naso piccolo, inutile, molto diverso
dal mio. Detto questo, non ho potuto fare a meno di
chiedermi: Che effetto mi farebbe soffiarmelo? All'improvviso
ha cominciato a pizzicarmi. Cynthia e Bernie hanno
continuato per un po' con la storia dell'autobus, di Madison
che non l'aveva preso, dell'ex marito. Ma io, tutto preso com'ero
da quella strana sensazione al naso, non stavo davvero
ascoltando.
Perch digrigna i denti in quel modo?
Non sta digrignando, ha risposto Bernie. Sembra semmai
che gli pruda il naso. Chet? Stai bene?
Che umiliazione! Mi sono dato una bella scrollata, che 
sempre un buon sistema per ricominciare da capo, e mi sono
avvicinato a Bernie, l'aria in allerta, la coda ritta.
Sta bene, ha detto Bernie.
Cynthia mi ha guardato in modo buffo.  la prima volta
che vedo un cane cos.
Cos come?
Con un orecchio nero e uno bianco.
Che maleducata! Non si fanno simili commenti sull'aspetto
fisico degli altri. Non lo sapeva? In quel momento
esatto ho deciso che Cynthia non mi piaceva proprio per
niente. Uno sguardo a Bernie mi  bastato: non piaceva nemmeno
a lui.
Avrei bisogno di alcune cose, le ha detto con voce calma,
tendente al freddo. Il contatto del suo ex, degli amici di
Madison e di tutte le altre persone che frequenta: allenatori,
insegnanti e via di seguito. Oltre a una buona foto di lei.
Torno subito, ha ribattuto Cynthia, ed  uscita dalla
stanza.
Bernie si  rivolto a me e, a bassa voce,  andato dritto al
sodo: Trovato qualcosa?
Mi sono avvicinato al tavolino della TV tutto teso in
avanti, stile pointer. Bernie si  inginocchiato e ha pescato la
busta con la marijuana. L'ha soppesata un po', e poi l'ha rimessa
sotto il tavolino.
Bravo amico. Pat pat, con l'aggiunta di una grattatina
fra le orecchie. Ah...
Rientrata nella stanza, Cynthia gli ha consegnato un foglio
di carta e la foto incorniciata di una ragazza con la coda
di cavallo. Dei cavalli posso anche fare a meno, ma vado pazzo
per le code. Ce l'ha il ragazzo, Madison?
No.
Bernie si  guardato un po' in giro. Questo dovrebbe bastare,
ha detto poi. Manca solo qualcosa che abbia l'odore
di sua figlia.
Va bene la federa del cuscino?
Bernie si  diretto al letto, ha tolto una federa che mi pareva
rosa, anche se a detta di Bernie io di colori non me ne intendo.
L'ho annusata un paio di volte per imprimermi bene
l'odore di Madison: giovane femmina umana, una punta di
miele, di ciliegia e di quel fiore dello stesso colore del sole
che a volte vedo sui bordi delle strade. Bernie ha piegato la
federa e l'ha sigillata dentro una busta di plastica.
Resteremo in contatto con lei, ha detto. Ma se ci sono
novit, telefoni immediatamente, a qualsiasi ora.
Grazie. Le sono davvero riconoscente.
Poi Cynthia ci ha accompagnato lungo il corridoio fino
alla porta di casa. Angela di Pesto mi ha detto un gran bene
di lei.
Bernie si  bloccato e si  girato. Mi ha detto che lavorate
insieme.
Esatto.
E che c'entra con i biglietti d'auguri virtuali?
 lei che mi ha disegnato il software.
Angela Di Pesto?
Cynthia ha fatto segno di s con la testa e ha aperto la porta.
Una ragazza stava risalendo il vialetto, una ragazza con
coda di cavallo e zaino. Aveva il viso ancora in ombra, ma
l'ho riconosciuta immediatamente dall'odore.
Madison? ha detto Cynthia. Poi si  coperta la bocca
con le mani, una di quelle cose che le femmine degli umani
a volte fanno, e i maschi mai. Oh, mio Dio... ma dove sei
stata?
Rivolto a nessuno in particolare, Bernie ha mormorato:
Avrei bisogno di un drink.
Da dentro casa  arrivato il gracchio orribile di Capitan
Sgranocchio: Fallo doppio.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Madison aveva lo stesso odore della sua federa, solo che
adesso c'era mischiato del sudore. E anche un po' di marijuana.
Il sudore, quello umano,  un argomento interessante. C'
quello che deriva dall'esercizio fisico e che ha un odore fresco
e penetrante. Poi c' quello che deriva dal non lavarsi abbastanza,
meno fresco, con mescolati dentro vaghi sentori
non umani. Il genere prodotto dalla paura - quello che stavo
annusando ora -  qualcosa fra i due.
Cynthia si  fatta avanti e ha afferrato Madison per il polso.
Dove sei stata? Ero fuori di me.
Io... ha cominciato la ragazzina, poi nel notare Bernie
si  bloccata.
Ti presento il signor Little.  un detective privato.
Un detective privato?
Ero morta di paura.
Per l'amor del cielo, mamma. Hai chiamato un detective?
Dov'eri? Rispondi!
Madison si mordicchiava il labbro. A volte la gente lo fa.
Che significa? Difficile dirlo con esattezza, ma ci faccio caso
ogni volta.
Non  colpa mia. Ce l'ha chiesto il signor Rentner.
Il signor Rentner? Ma di cosa stai parlando?
Andiamo mamma... il mio prof di storia. Quello che ha
apprezzato il mio saggio su...
Va bene, d'accordo, ma lui che c'entra?
Ha detto che dovevamo vedere questo film sulla Russia.
Sei andata al cinema?
C'era una proiezione speciale al centro commerciale di
North Canyon. Solo oggi e domani. Ho guardato il film e poi
sono stata fuori ad aspettare che qualcuno mi desse un passaggio
a casa.
Chi?
Uno dell'ultimo anno... non lo conosci.
Come si chiama?
Tim qualcosa. Non  che lo conosca bene nemmeno io.
Cynthia fissava Madison, alzando un po' lo sguardo, dato
che sua figlia era pi alta.
Perch non hai telefonato?
Scusa. Mi sono dimenticata.
Ti ho chiamato sul cellulare un milione di volte.
L'ho spento, mamma. Tipo: al cinema, i cellulari... Hai
presente?
Non parlarmi in quel modo.
Madison ha abbassato lo sguardo.
Dopo un silenzio, Cynthia ha continuato: Entriamo in
casa. Si  girata verso Bernie. Grazie per il suo tempo.
Non c' di che, ha risposto lui. Mi fa piacere che si sia
risolto tutto. Poi si  rivolto a Madison. Anch'io sono un
grande appassionato di film sulla Russia. Come si intitolava
questo qui?
Il dottor Zivago, ha risposto lei. Stiamo studiando la
rivoluzione bolscevica.
Film magnifico, ha detto Bernie. Guardiamo molto cinema,
io e Bernie, anche se quello non me lo ricordo proprio.
La verit  che non ci faccio troppo caso, a meno che non sia
coinvolto uno dei miei, anche solo di striscio, come in Qualcosa
 cambiato, per esempio, o in Ghostbusters II. Bernie
ha aggiunto un altro commento: Il momento che preferisco
 la scena del campo da tennis.
S, ha detto Madison. Forte, quella. Poi ha fatto una
cosa che mi ha colto di sorpresa: si  avvicinata e mi ha fatto
una carezza, leggerissima e gentile. Mi piace il suo cane,
ha detto a Bernie.
Loro sono rientrate in casa. Noi ce ne siamo tornati alla
nostra.
Era tardi. Bernie ha trovato una bistecca avanzata in frigo.
Ci ha spalmato sopra un po' di salsa barbecue, l'ha tagliata a
met, e ci siamo preparati per lo spuntino. Bernie si  aperto
una lattina di birra e si  seduto a tavola.
Mi sento in colpa, non ha nemmeno chiesto indietro i
cinquecento dollari.
Io masticavo la mia bistecca. Mi piacciono le bistecche,
potrei anche mangiarne tutti i giorni.
C' solo una cosa che non mi torna, Chet. Lo sai cos'?
Ho sollevato lo sguardo dalla ciotola, probabilmente con
un pezzo di carne che mi sporgeva da un lato della bocca.
Non ci sono scene di campi da tennis nel Dottor Zivago.
Lui ha acceso il suo computer portatile. Io mi sono diretto
alla ciotola dell'acqua.
Aspetta, che ne mettiamo di fresca.
Bernie ha riempito la ciotola al rubinetto, ci ha messo
dentro anche dei cubetti di ghiaccio. Adoro i cubetti di ghiaccio!
Poi  tornato al computer.
S. Il dottor Zivago  davvero in programmazione al centro
commerciale di North Canyon, nella sala sul retro, quella
con lo schermo piccolo. E Ted Rentner insegna storia al liceo
di Heavenly Valley.
Ha fatto un gran sospiro. S, anche il sospirare  interessante.
Secondo le mie osservazioni, l'umano pi  giovane,
meno lo fa.
Qui ci sono due tipi di bugie, Chet. La grande bugia, ancora
tutta da scoprire, e quella piccola che si  camuffata in
una rete di verit. In gamba, la ragazzina.
Ha agitato la bottiglia della salsa, ne ha versato ancora un
po' sulla bistecca.
D'altronde, Cynthia non ha detto che segue un programma
per ragazzi dotati?
Nessuna idea. Ho frantumato un cubetto di ghiaccio. Mi
ha dato una bella sensazione ai denti, e mi ha riempito la
bocca di piccole scaglie che mi hanno rinfrescato in tutto il
corpo. Il momento dei pasti - anche se si tratta solo di uno
spuntino come quello -  un appuntamento importante, per
me e Bernie.
Ha spento il computer. D'altra parte, ora  a casa sana e
salva. Ma guardiamo oltre. Capisci perch tenermi il denaro
non mi fa sentire troppo a disagio?
Certo. Di denaro ne avevamo disperatamente bisogno. Le
nostre finanze erano un disastro, tra alimenti, calzoni hawaiani
e praticamente nessuna entrata, oltre quelle necessarie a
coprire le faccende del divorzio. Bernie non faceva che parlarne,
quasi ogni sera. Da sotto il fornello della cucina intanto
era apparsa una formica, una di quelle nere e succose, e
aveva cercato di evitarmi mettendosi a correre proprio nei
miei paraggi. Cosa credeva di fare? Mi  bastato muovere appena
la lingua e... zac! Bernie sottolinea sempre l'importanza
delle proteine nella dieta.
La stanza di Bernie, molto disordinata, con vestiti, libri e
giornali ovunque, si trova sul retro della casa, e d verso il
canyon. Lui dorme nel letto grande che una volta divideva
con Leda. A quell'epoca io stavo in cucina. Ora invece il mio
posto  sul pavimento ai piedi del letto. Da qualche parte,
sotto tutto quel casino, c' un bel tappeto soffice.
'Notte, Chet.
Ho chiuso gli occhi. La notte si era rinfrescata, e Bernie
aveva spento il condizionatore e aperto le finestre. Nel
canyon stavano succedendo un mucchio di cose: guaiti di
coyote, fruscii, un grido acuto interrotto all'improvviso. Il respiro
di Bernie si  fatto pi lento e regolare. Ha mugolato un
paio di volte nel sonno, e a un tratto ha mormorato qualcosa
tipo: Chiss?
Una macchina  passata in strada, e dal rumore mi sembrava
che rallentasse proprio davanti casa nostra. Ho sollevato
la testa. L'auto ha proseguito, con il suono del motore che
sfumava nel silenzio.
Mi sono alzato, ho fatto un giro su me stesso e mi sono
sdraiato di nuovo, stirando bene le zampe. Un orecchio bianco
e l'altro nero? E allora?
Da l a poco, vagavo per il canyon alla luce della luna, a
caccia di coyote, lucertole e pecari. In sogno, ovviamente.
Nella vita vera, il canyon  off-limits, a meno che non sia con
Bernie. Ma lui di me si fida. Per lo meno non devo fare i conti
con una barriera elettrica, come il povero vecchio Iggy.
Mi sono svegliato con il suono di Bernie che russava. La
stanza era buia, a eccezione di una debole striscia argentata
fra le tende. Mi sono alzato - in forma, affamato e un po' assetato
- e mi sono avvicinato a Bernie. Dormiva supino, con
solo la faccia di fuori, dal mento in su. Aveva la fronte tutta
grinzosa, come quando  molto concentrato su un problema
importante. Aveva dei cerchi neri sotto gli occhi. Sembrava
pi stanco di quando era andato a letto. Ho appoggiato la testa
sulla coperta.
 passata un'auto in strada. Questa per non ha proseguito
per i fatti suoi. Si  fermata l davanti con un lieve stridio.
Una portiera ha sbattuto. Gi da quel rumore sordo, ero abbastanza
certo di sapere chi fosse. Sono uscito dalla stanza trotterellando
e, passando per la cucina, sono andato nel soggiorno
con la TV. La finestra d sulla strada. Ed eccola l: Leda
che avanzava a grandi passi su per il vialetto. Charlie, seduto
in macchina, che fissava fuori dal finestrino.
Mi sono precipitato nella stanza da letto.
Chet, per l'amor del cielo. Bernie ha afferrato la coperta
per cercare di impedirmi di tirarla via. Falla finita. Sto
dormendo.
Din-don. La porta.
Bernie si  messo a sedere. C' qualcuno?
Din-don.
Chet! E che diavolo! Gi dal letto.
Ero sul letto? Dandogli delle zampate addosso? Ops. Sono
saltato gi. Lui si  alzato, si  buttato addosso l'accappatoio,
quello pieno di buchi e senza pi la cintura. Si  scaraventato
fuori dalla stanza, con i capelli da tutte le parti, il fiato
piuttosto pesante. Io l'ho seguito.
Ha aperto la porta d'entrata e ha sbattuto gli occhi alla luce
del sole. Leda aveva occhi pallidi come il cielo in inverno.
Prima ha guardato Bernie, i suoi capelli in disordine, l'accappatoio,
poi ha guardato me. E poi di nuovo Bernie. Lui se ne
stava l impalato con la bocca aperta.
Ti fa cos tanto piacere umiliarmi in questo modo? ha
detto lei.
Eh? ha fatto Bernie.
Non capivo nemmeno io. Ho sempre fatto fatica a capire
Leda, anche a distanza ravvicinata, da dove posso seguire il
movimento delle labbra e ogni espressione del viso.
Ha sguainato un pezzo di carta e glielo ha sventolato davanti.
Che cos'?
Una lettera della scuola,  ovvio.
Bernie ha guardato la lettera con gli occhi che andavano
da una parte all'altra. L'assegno per la retta scolastica? ha
detto. Ma sono sicuro che c'era abbastanza denaro sul conto.
Ho anche...
Leda gli ha strappato la lettera dalle mani. Non preoccuparti...
ha coperto Malcolm.
Malcolm  il suo boyfriend. L'ho visto solo una volta. Indossava
delle infradito su piedi lunghi e magri, dalle dita lunghe
e magre pure loro.
Cos ora glieli devi.
Ma non capisco come ho...
Ho trottato fino all'automobile. Charlie ha aperto la portiera.
Sono saltato su e gli ho dato una gran bella leccata alla
faccia.
Chet il jet! Come stai, amico?
Benissimo, mai stato meglio. Charlie mi ha accarezzato la
schiena.
Ehi, che cos' questo? Mi stava frugando il pelo. Hai
una zecca.
Una zecca? Non me ne ero proprio accorto, ora per la
sentivo uscire. Un pizzico, e poi uno schiocco silenzioso:
fuori. Molto appagante. Charlie ha sollevato la zecca fra le
dita, un'orribile cosa tutta gonfia.
Schifo, ha detto, e l'ha gettata nel canaletto di scolo.
In macchina c'era una fortissima corrente d'aria, molto
piacevole. Non mi sono accorto subito che era per via della
mia coda che si dimenava a tutta birra. Charlie  scoppiato a
ridere. La risata  il suono pi bello prodotto dagli umani,
nessuno escluso, e la risata dei bambini  il meglio del meglio.
Charlie ha una faccetta tonda e una buffa miscela di
denti, alcuni grandi e altri minuscoli.
In questa macchina ci avevo appena passato l'aspirapolvere!
Leda era apparsa all'improvviso alle mie spalle.
Chet non perde i peli, ha risposto Charlie.
Rinculando, sono uscito dall'auto. Leda mi ha lanciato
un'occhiata rabbiosa. Le cose succedevano in fretta, come
sempre ogni volta che lei era nei paraggi. Perdere peli  un
grosso problema, mi rendo conto, ma anche agli umani succede:
capelli e cose di quel genere piovono gi continuamente,
ve l'assicuro.
Bernie si  avvicinato, tenendo chiuso l'accappatoio.
Ciao, Charlie.
Ciao, pap.
Far tardi a scuola, ha detto Leda.
Ci vediamo nel weekend.
Possiamo andare a fare campeggio?
Certo, perch no?
Perch ci saranno trentacinque gradi, ecco perch, ha
detto Leda salendo in auto.
Ciao.
Ciao.
E poi sono partiti. Il sole si rifletteva sul retro della macchina,
e Bernie salutava con la mano.
Con tutta quell'agitazione, non avevo visto arrivare l'altra
macchina. Ne era uscita una donna, e ci stava osservando.
Bernie si  girato verso di lei.
Bernie Little?
S?
Buongiorno, mi chiamo Suzie Sanchez. Si  avvicinata
per tendergli la mano. Bernie l'ha presa, chiudendosi convulsamente
l'accappatoio sul davanti con l'altra mano. Perplesso,
ha inarcato le sopracciglia. Ha sopracciglia scure e sporgenti,
che parlano un linguaggio tutto loro. Del Valley Tribune,
ha detto lei. Spero di non aver sbagliato il giorno.
Che giorno?
Per quell'articolo di cui abbiamo parlato... un giorno
nei panni di un investigatore privato. Il tenente Stine del dipartimento
locale di polizia ci ha raccomandato lei.
Ah, ha fatto Bernie. S, certo, ora mi ricordo. Ne aveva
parlato anche a me? Forse s, forse no. Bernie ha gettato
un'occhiata ai suoi piedi scalzi. Ho fatto un po' tardi ieri sera,
mi spiace, ha detto. Per via di... certi imprevisti. Torno
subito da lei.
Lo sguardo di Suzie Sanchez si  spostato sulla strada,
nella direzione dove era sparita Leda. Non c' fretta, oggi
non ho preso altri impegni. Poi mi ha guardato. Aveva gli
occhi luminosi, scuri e brillanti come il ripiano laccato che
abbiamo in cucina. Che cane carino!  suo?
Si chiama Chet.
Posso accarezzarlo?
Non sa in che guaio si sta cacciando. Suzie Sanchez ha
riso. Una risata non proprio bella come quella di Charlie, ma
abbastanza simile. Mi si  avvicinata mostrandomi la mano -
sapeva di sapone e limoni - poi mi ha grattato fra le orecchie,
proprio nel punto dove mi prudeva. Ah...
Gli piacciono i bocconcini? Se mi piacciono i bocconcini?
Che razza di domande! Ha rovistato nella borsa e ha tirato
fuori un biscotto a forma di osso, taglia maxi.
Va in giro con dei biscotti per cani nella borsa?
I reporter s'imbattono continuamente nei cani, ha detto
lei, e non tutti sono gentili come Chet. Si  abbassata, mettendomi il biscotto a portata di fauci.
Non sarebbe gentile azzannarlo con ingordigia, non sarebbe
in armonia con il mio aspetto garbato. Mi stavo proprio dicendo questo quando... gnam!
Suzie Sanchez ha riso di nuovo. Ho trangugiato il biscotto
in due morsi, forse uno solo. Di una marca che non conoscevo,
e il migliore che avessi mai assaggiato. Che meraviglia!
Posso dargliene un altro? ha detto lei. Ne ho una scatola piena in macchina.
Mi sono sentito investire da una corrente d'aria fortissima.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Pedinamenti: me ne sono sorbiti un milione. D'accordo, magari
non un milione. La verit  che non mi  molto chiaro
che cosa significhi esattamente un milione - e nemmeno gli
altri numeri, se  per questo - ma ne ho capito il succo da
Bernie. Un milione significa molti, come mille miliardi,
un'altra delle cifre preferite da Bernie, di certo ancora pi
grossa.
Com' eccitante! ha esclamato Suzie.
Ce ne stavamo seduti l, io, Bernie e Suzie Sanchez. Abbiamo
un pick-up perfetto per i pedinamenti, vecchio, nero,
poco appariscente. Il sedile anteriore  a tre posti, perci io
sedevo in mezzo a loro. Non era granch, con quello specchietto
retrovisore che interferiva con la visuale, ma non sono
il tipo che si lamenta.
In che senso, eccitante? ha domandato Bernie.
Mah, il solo fatto di sapere che in qualsiasi momento potrebbe
accadere qualcosa di drammatico. Suzie ha indicato
con la tazza del caff un gruppo di uffici dall'altra parte della
strada.
Eravamo nella Valley, ma non chiedetemi in che punto.
La Valley si estende all'infinito e in tutte le direzioni, e sebbene
io sia abbastanza sicuro di poter ritrovare la via di casa
da qualsiasi luogo, lo farei grazie a una tecnica che voi non
capireste.
Bernie ha aperto una bustina, ne ha versato il contenuto
nel caff e ha mescolato con una matita. Drammatico, non
direi. Non necessariamente.
Ma il divorzio  un evento che cambia la vita, no? Io
questo lo chiamo drammatico.
Bernie ha annuito, un movimento lento della testa, con gli
occhi abbassati, un gesto che significava che lei aveva catturato
la sua attenzione. Gli occhi poi si sono sollevati: su di
me, su di lei, e poi altrove.
Lei ha mai divorziato?
Oh, no, ha risposto Suzie. Ma lo hanno fatto i miei genitori,
dunque so in che modo pu cambiarti la vita.
Bernie sorseggiava il caff. Mi  capitato di assaggiarlo,
una o due volte: non capisco proprio cosa ci trovino di tanto
speciale. La mia bevanda preferita  l'acqua: sempre deliziosa,
e non delude mai. Allora lei ... ehm... sposata?
La gente aveva cominciato a uscire dai portoni degli uffici.
Sapevo che cosa significava: ora di pranzo. Del resto, anch'io
avevo un po' fame, anche se di solito mangio solo mattina
e sera. Non so perch, chiedetelo a Bernie.
A quel punto, dovevamo osservare con molta attenzione,
nel caso il nostro uomo si perdesse nella folla. Ma Bernie
non stava osservando con attenzione, anzi non osservava per
niente. In realt, si guardava le mani - mani grandi e forti,
con un dito o due che curvano un po' all'infuori - facendo
cosa, non ne avevo idea. In attesa che Suzie rispondesse alla
sua domanda? Era cos? Poi Suzie ha detto qualcosa. Me la
sono persa perch in quel momento, dall'altra parte della
strada, dietro a due donne,  spuntato il tizio. Bernie se la cava
meglio di me con le facce, specialmente da lontano, ma
gli stavamo alle costole da giorni e giorni e poi aveva i baffi,
una specie di linea nera e folta che gli divideva la faccia in
due e lo rendeva facilmente riconoscibile.
Perch Chet ringhia cos? ha chiesto Suzie.
Non lo... poi finalmente Bernie ha sollevato la testa e ha
guardato fuori dal finestrino.  lui. Justin Anthony Terzo.
Ha pure un'aria sospetta, ha detto Suzie.
Bernie si  messo a ridere. E che c'era di tanto divertente?
Justin Anthony III  montato su un SUV enorme - di certo
uno di quegli Hummer che Bernie odia tanto, o forse no:
l'identificazione dei modelli di automobile  un altro dei
miei punti deboli, le macchine hanno tutte lo stesso odore -,
poi, si  immesso nel traffico. Noi lo abbiamo seguito.
Bernie guidava tenendosi sempre a una macchina o due
dal soggetto, che  la parola che usiamo per tutti quelli che
pediniamo. Dapprima mi sono seduto ben dritto, poi per mi
sono messo in piedi con la faccia appiccicata al parabrezza.
Chet. Seduto, per l'amor di Dio. Guarda cos'hai combinato
sul vetro.
Ma... Okay, mi sono seduto.
E non ansimare.
Per quello non potevo farci niente.
Suzie ha tirato fuori un taccuino. Allora, qui la storia 
che la sua cliente, la signora...
Non avr intenzione di usare i veri nomi?
Solo il suo, Bernie.
E quello di Chet. Chet pu citarlo.
 un diminutivo di qualcosa? Chester?
Chester? Era un nome, Chester? Oddio, non potevo chiamarmi
Chester.
Chet e basta, ha detto Bernie
Uff!
Suzie scriveva sul taccuino. Allora, la sua cliente sospetta
il marito di tradimento?
Ma non ha prove. E se le trovasse, il divorzio sarebbe
molto pi vantaggioso per lei.
Sono ricchi?
Ricchi non direi. Lui  un broker, lei un perito immobiliare.
Tipica coppia della Valley.
Bernie si  messo di nuovo a ridere. Perch? Chiss, ma
faceva piacere sentirlo.
E l'istinto che cosa le dice? Tradisce o no?
Tradisce, tradisce, ha risposto Bernie.
Ma l'ha pedinato per una settimana senza risultati. Che
cosa la rende tanto sicuro?
Il novanta percento delle volte, quando una moglie sospetta
del marito, ci prende.
E perch?
Intuito femminile.
La penna di Suzie si muoveva velocemente. E il contrario?
I mariti che sospettano delle mogli?
Ci azzeccano la met delle volte, forse meno.
Davvero? E perch?
Forse gli uomini hanno un'immaginazione troppo sviluppata.
Mi prende per i fondelli!
Ho lanciato un'occhiata a Suzie. Bernie non la stava nemmeno
sfiorando, teneva entrambe le mani sul volante. Non ci
sono state spiegazioni - non che l'argomento o altre chiacchiere
mi importassero particolarmente: dopotutto eravamo
in servizio - perch in quel momento il SUV ha svoltato in
una stradina e ha parcheggiato davanti a un lungo edificio,
basso e pieno di porte, con un enorme cartello a forma di
cactus.
Il Saguaro Motor Inn? ha detto Suzie. Mia sorella e le
sue amiche hanno alloggiato qui l'anno scorso.
Un luogo rispettabile in una zona tranquilla, ha detto
Bernie, facendo marcia indietro per andare a mettersi al lato
opposto del parcheggio. Dopotutto  un broker.
Justin Anthony III  uscito dall'auto,  entrato in una porta
in fondo all'edificio,  ritornato con in mano una chiave.
Ha camminato fino a una porta all'altra estremit dell'edificio,
 entrato.
Bernie ha tirato fuori il registratore: Ore dodici e ventidue,
il soggetto Justin Anthony Terzo entra nella stanza trentasette
del Saguaro Motor Inn, sei-tre-sette-uno, East Pico
Road, ha bisbigliato.
Ci siamo messi ad aspettare. Le dispiace se fumo? ha
chiesto Bernie.
Lei fuma?
Non esattamente. E non l'ha accesa. Da un lato, come
dicono gli umani - che forse se avessero quattro zampe penserebbero
diversamente - so quanta fatica ha fatto per smettere,
dall'altro, l'odore mi piace.
Da quanto conosce il tenente Stine? ha chiesto Suzie.
Qualche anno.
Parla benissimo di lei.
Bernie ha fatto un gesto con la testa, un movimento impercettibile.
Il mio preferito: significa che  contento.
Mi ha menzionato che lei era a West Point.
Gi.
Bisogna essere davvero in gamba, solo per essere ammessi.
Bernie restava in silenzio. Non staccavamo gli occhi dalla
porta: le due cifre riuscivo a vederle, due piccoli pezzi di metallo,
ma per il numero dovevo fidarmi di Bernie.
E il baseball che c'entra? Il tenente Stine mi ha accennato
qualcosa al riguardo.
Giochicchiavo. Avevano problemi con i lanciatori quell'anno.
Altrimenti non avrebbero mai scelto me.
Lanciava per l'esercito?
Altro cenno del capo, questo non molto entusiasta.
Adoro il baseball. Era un lanciatore di potenza o di
astuzia?
Potenza, se vuole chiamarla cos, finch non mi  esploso
il braccio.  l che ho capito che l'astuzia forse non era
proprio...
Si  interrotto di colpo. Una piccola auto  entrata lentamente
nel parcheggio andando a mettersi accanto al SUV. Ne
 scesa una donna del tipo tutto curve,  andata alla porta 37,
barcollando un po' sui tacchi a spillo, e ha bussato. La porta
si  aperta dall'interno. E ho intravisto Justin Anthony III
senza vestiti addosso. In quello stesso istante c' stato il clic
della macchina fotografica di Bernie. La porta si  richiusa.
Lui ha parlato ancora nel registratore, ha descritto la donna,
ha annotato l'ora d'arrivo, modello e targa dell'automobile.
Ha scattato altre fotografie. Poi ha aperto il portatile e ha
picchiettato sui tasti.
L'auto  registrata a nome di Cara Thorpe.
Tic tic tic.
Ha un appartamento a Copper City, lavora per una compagnia
di assicurazioni, mai stata sposata, niente figli, classe
di credito sei-tre-cinque.
Non scendiamo? ha chiesto Suzie.
Per fare cosa?
Non vuole provare a fare delle foto dalla finestra o qualcosa
del genere?
Bernie  rimasto in silenzio. Io ho distolto lo sguardo dalla
porta del motel e l'ho fissato. Il colore della sua faccia stava
cambiando, diventava pi intenso. Si chiama arrossire,
questo lo so. L'arrossire  qualcosa cui Bernie fa sempre
molta attenzione quando interroga qualcuno, un fatto importante,
anche se non ne so bene il motivo, ma su di lui non l'avevo
mai visto.
Le prove che gi abbiamo dovrebbero bastare, ha detto.
Direi. Il nudo frontale era il massimo della prova, almeno
nel nostro lavoro. Gli umani sembrano cos colpevoli senza
vestiti addosso. Caso chiuso. Al contrario di me o dei miei
compari, Iggy compreso: semplicemente, i vestiti non ci servono,
fine. Le scarpe, per esempio: che me ne farei delle
scarpe? Di cappotto e cravatta? Ma per favore!
Suzie ha girato una pagina del taccuino. Il tenente Stine
ha detto che lei ha lasciato il dipartimento di polizia circa sei
anni fa.
Vero.
Per quale ragione?
A volte Bernie ha un modo tutto suo di prendere un
profondo respiro attraverso il naso, emettendo una specie di
debole fischio, per poi buttarlo fuori dalla bocca, lento e silenzioso.
Lo ha fatto in quel momento.  ora di andare.
E quale percorso l'ha condotta fin qui, da West Point?
Fa davvero tutto parte della sua storia?
D'accordo, questo resta fra noi.
Mi piace il deserto. Specialmente il deserto americano.
Ne ha visti altri, di deserti?
S.
In guerra?
S.
Pu raccontarmi qualcosa?
Mi sono drizzato di colpo. Di questo lui non parlava mai
con nessuno. Bernie ha allungato una mano per aggiustarmi
il collare. La targhetta di metallo era finita all'interno. Ah...
meglio, adesso. Non c' molto da dire.
Poi, un lungo silenzio, a parte il debole fruscio della penna
di Suzie che scriveva sul taccuino.  passato un po' di
tempo. La mia mente  scivolata verso una salsiccia portoghese
che avevo mangiato una volta, non riuscivo a ricordare
dove e quando, ma avevo il suo gusto ancora in bocca, proprio
l in pieno pedinamento.
E cosa mi dice di... ha ripreso Suzie, ma in quel momento
esatto la porta del motel si  riaperta.  ricomparso Justin
Anthony III, completamente vestito. Si  lisciato i baffi,
 montato sul SUV,  ripartito.
Bernie ha annotato l'ora.
Finisce qui? ha chiesto Suzie.
Aspettiamo che se ne vada anche lei.
Perch?
Nessuna ragione in particolare. La stanza era vuota
quando siamo arrivati.
Tipo, bisogna chiudere il cerchio?
Bernie ha sorriso. Esattamente. Lui e Suzie si sono
scambiati una rapida occhiata. Il significato? Boh.
Ce ne stavamo l seduti, in attesa che riapparisse anche
Cara Thorpe. Invece  arrivata un'automobile, ha rallentato e
ha parcheggiato accanto alla sua. Ne  uscito un uomo con
un cappello da cowboy. Ha camminato fino al numero 37 e
ha bussato. La porta si  aperta e l'uomo  entrato, ma prima
che la porta si richiudesse ho fatto in tempo a intravedere Cara
Thorpe. Senza vestiti pure lei.
Suzie aveva gli occhi spalancati. Cornifica il cornificatore?
E pure a sue spese, ha detto Bernie. Chiss se stanno
anche consumando dal minibar.
Suzie  scoppiata a ridere. Ha intenzione di riferire anche
questo alla sua cliente?
Bernie ha fatto di no con la testa. Non porterebbe a nulla
di buono.
Ha girato la chiavetta. Da dietro la porta 37 mi  sembrato
di sentire un piccolo strillo. Gli umani strillano, e a volte lo
fanno anche i suini; come il pecari, per esempio: li ho sentiti
strillare da vicino pi di una volta. E chi altri, ancora? Non
mi viene in mente nessuno.
Adoro dormire ai piedi del letto di Bernie, ma il mio posto
preferito per il pisolino  l'angolo pranzo, sotto il tavolo
con la schiena contro il muro, al fresco e all'ombra. In pi
c' sempre la possibilit di trovare qualcosa di buono da
sgranocchiare vicino alla sua sedia. Faccio tutti i giorni un
pisolino, a volte anche due, ed ero proprio l, appena sistemato
per schiacciarne uno di quelli buoni, quando  entrato Bernie.
Ho aperto un occhio. La met sopra del suo corpo non
riuscivo a vederla. In quella sotto, indossava scarpe da ginnastica
e pantaloncini. La lunga cicatrice che gli attraversa una
gamba sembrava bianchissima in confronto alla pelle.
Dormi?
Ho dato un piccolo colpetto di coda.
Sul giornale  uscito l'articolo, quello sul nostro pedinamento.
Dopo un frusciare di carta, Bernie si  schiarito la voce. Io
lo faccio solo in casi di emergenza, come quando mi si incastra
un osso in gola.
Beccato! Un giorno nella vita di un detective privato
della Valley, di Suzie Sanchez. Avete mai visto Robert Mitchum
nei panni di Philip Marlowe, il celebre detective di
Raymond Chandler? Anche se i due non si somigliano affatto,
 a lui che mi ha fatto pensare l'investigatore Bernie Little
dell'Agenzia Investigativa Little: un tipo alto e dinoccolato,
uno di quegli atletici personaggi tosti e stagionati.'
Bernie ha smesso di leggere. Uno dei suoi piedi dava dei
colpetti sul pavimento. Dinoccolato? Che diavolo ?
La sedia ha scricchiolato. Si  alzato ed  uscito dalla
stanza. Nel cielo sopra la casa  passato un aeroplano, molto
in alto, un debole suono lontano e rilassante. Ho richiuso
l'occhio.
Stavo per addormentarmi, quando Bernie  ritornato.
Dinoccolato. Definizione del dizionario: "Chi si muove
goffamente, strascicando i piedi". E questo dove l'ha visto?
Io non strascico i piedi.
Bernie ha fatto qualche passo girando in tondo per la cucina,
a scopo di verifica. Io ho aperto di nuovo l'occhio. Dalla
mia posizione, non mi pareva proprio che strascicasse i
piedi. A volte  vero che Bernie zoppica un po', specialmente
quando  stanco, ma questo  per via della ferita.
Si  seduto. Altro fruscio di carta.
"Affiancato, durante l'ultimo pedinamento, dalla vostra
reporter e dal suo vivace bastardino, Chet, Little dichiara di
non amare i casi di divorzio, anche se in questa occasione..."
Mi sono girato dando la schiena. Bastardino? Che razza
di giornalaccio poteva mai stampare una parola simile? Ho
richiuso l'occhio, ho stirato le zampe e mi sono messo comodo.
Chet? Coraggio, svegliati.  tempo di rimettersi un po'
in forma.
Eh? Rimettersi in forma? Per quanto mi riguarda, io sono
tutto muscoli al cento percento, come sempre. Sono scivolato
fuori da sotto il tavolo, mi sono stirato in avanti sciogliendo
bene i muscoli della schiena, e con una bella scrollata per
concludere, di quelle che mi increspano la pelle avanti e indietro
come un'onda.
Bernie se ne stava l in piedi, in calzoncini e canotta.
Andiamo a fare una corsa.
Andiamo? Di solito quando si va fuori io corro e Bernie
cammina, Bernie che corre sarebbe davvero una novit. Abbiamo
imboccato la porta sul retro, poi abbiamo attraversato
il giardino e, superato il cancello, ci siamo diretti verso il
canyon. Bernie ha cominciato a correre - insomma, pi o meno
- su per il sentiero che porta alla collina con quella grossa
roccia piatta sul cucuzzolo. Si stava bene. Il sole era nascosto
dietro le montagne lontane, ma il cielo era ancora chiaro e
l'aria non troppo calda. Avanzavo saltellando accanto a Bernie,
poi ho iniziato a corrergli un po' intorno a cerchio, e
quando mi sono rotto sono partito a saetta verso la cima.
Quasi subito ho avvistato una lucertola, una di quelle verdi
con gli occhi minuscoli. Mi ha visto pure lei ed  sfrecciata
verso un terrapieno pi in alto. Io le sono corso dietro, l'ho
raggiunta in un baleno, ho spiccato un balzo con le zampe
davanti ben tese, atterrandole proprio addosso. Ma...
Che cos'era successo?! Se l'era svignata dentro a una fenditura,
un piccolo foro rotondo nella terra. Allora ho cominciato
immediatamente a scavare, a gran velocit, artigliando
a ritmo spedito con tutte e quattro le zampe, e presto mi sono
ritrovato con un gran bel buco.
Tutto d'un tratto, per, ho captato qualcosa, un tanfo sgradevole
con una vaga traccia di bacon. Significava una cosa, e
una soltanto: pecari!
Ho sollevato la testa, ho annusato l'aria. Nessun dubbio.
Proveniva da un punto pi basso della collina, vicino al sentiero.
Ho dato un'occhiata intorno. Che strano: avevo scavato
un buco, ma non sapevo pi bene perch. Ho messo il naso
a terra e ho iniziato a trotterellare sulla traccia di quell'odore.
Il tanfo si faceva sempre pi forte. Sarebbe stato un gioco
da ragazzi! Niente batte la caccia:  il massimo dei massimi.
E quando avrei messo le grinfie su quella bestiola strillante,
allora s che...
Chet! Chet!
Ho guardato verso il basso. Bernie aveva smesso di correre,
a dire il vero non si muoveva proprio pi. Se ne stava l in
piedi in mezzo al sentiero, le mani sui fianchi, il petto che andava
su e gi. Coraggio. Torniamo a casa.
Tutto l? Gi finita la corsa per tenersi in forma? In quel
momento, proprio quando il bello era gi finito, ho avvistato il
pecari, molto grosso e molto vicino. Un istante, e stavo gi caricando
a tutto gas, con il vento che mi sferzava le orecchie. Il
pecari ha sguainato le zanne - figuratevi se la cosa poteva fermarmi!
- e ha fatto un piccolo e rapido movimento da un lato.
L'ho fatto anch'io, velocemente, col pelo ritto sulla schiena,
con una sensazione di caldo e freddo insieme, e... Ahi!
Sono finito dritto contro uno di quei cactus scheletrici. Di
quelli pieni di spine.
In cucina, Bernie mi stava estraendo le spine con le pinzette,
a una a una, a cominciare dal naso. A partire da oggi,
ho intenzione di andare a correre tre o quattro volte alla
settimana, perci dovrai mettere pi giudizio se vuoi venire
con me.
Andare a correre senza di me? Oh no! Certo che avrei
messo pi giudizio, qualsiasi cosa fosse.
Ha tirato via un'altra spina. Ah. Mi sentivo meglio. Il dolore
passava in fretta. Anzi, non lo ricordavo quasi pi.
Dinoccolato? Glielo faccio vedere io cosa...
In quel momento  squillato il telefono. Bernie non ha risposto,
lasciandolo fare alla segreteria. La luce ha iniziato a
lampeggiare e poi  arrivata la voce di una donna.
Signor Little? Sono Cynthia Chambliss. Madison  di
nuovo scomparsa.  pi di un giorno che  sparita. Non ho
fatto niente, per via di come si erano messe le cose l'ultima
volta, ma adesso sono davvero preoccupata.
Bernie ha preso il ricevitore.  rimasto in ascolto mentre
le mani tastavano in giro alla ricerca di una sigaretta. Poi
l'hanno trovata, e lui se l' accesa.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Bernie ha aperto la zip di un sacchetto di plastica. Ti ricordi di questa? mi ha chiesto, tirando fuori la federa di un cuscino e tenendomela davanti al naso.
Le ho dato una rapida annusata: giovane femmina umana, tracce di miele, ciliegia e fiori giallo-sole che stanno sui bordi delle strade. Certo che me lo ricordavo; anzi mi sembrava pure un po' offensivo che me lo chiedesse.
Perch fai quello sguardo?
Sguardo? Che sguardo? Sono uscito per un giro sulla veranda dietro casa, la coda alta e ben tesa, e mi sono rinfrescato con un sorso d'acqua della fontana che aveva messo l Leda.
L'acqua usciva dal becco di un cigno di pietra. Non avendo mai visto un vero cigno in vita mia, mi chiedevo quanto fossero catturabili quando ho sentito Iggy abbaiare. Iggy ha un latrato acuto. Un guaito irritante tipo yip yip yip. Ho abbaiato in risposta. Breve silenzio, e poi ha abbaiato di nuovo.
Ho abbaiato anch'io. Poi lui. Poi ancora io. Poi di nuovo lui.
Poi di nuovo io. Poi di nuovo... insomma, abbiamo preso proprio un bel ritmo. Sempre pi rapido. Ho abbaiato, ha abbaiato, ho abb...
Una donna ha gridato: Iggy, per l'amor di Dio, che diavolo ti piglia?
Una porta ha sbattuto. Iggy  rimasto in silenzio. Io ho abbaiato lo stesso.
E in quel momento, cosa sento? Da qualche parte, lontano
da l, qualcuno mi abbaiava in risposta, un latrato sconosciuto.
Aveva un suono femminile, anche se non ne ero sicuro.
Un silenzio. E poi... s: lei ha abbaiato. E mi mandava anche
un messaggio, un messaggio del tipo pi eccitante. Ho abbaiato
in risposta. Ha abbaiato anche lei. Ho abbaiato. Ha abbaiato.
Poi, di nuovo yip yip yip: Iggy era tornato. Lui ha abbaiato.
Lei ha abbaiato. Ho abbaiato anch'io. Ha di nuovo
abbaiato lui. Ha abbaiato anche...
Chet. Cos' 'sto casino? Forza, andiamo.
Bernie aveva gi aperto il cancello. Mi sono precipitato
fuori e sono balzato sulla Porsche prima di lui. Al mio posto, quello davanti.
Capitan Sgranocchio se ne stava appollaiato e ci guardava
senza dire niente. Eravamo di nuovo nella stanza di Madison.
Bernie faceva domande. Cynthia rispondeva, ma senza
essere di grande aiuto. Lo capivo dalla faccia di Bernie,
da come gli si increspavano le sopracciglia cozzando l'una
contro l'altra. Ho annusato un po' in giro. La stanza di Madison
non aveva esattamente lo stesso odore di prima. Ho
guardato sotto il tavolino della TV. La busta con la marijuana
era sparita.
Ha chiamato la polizia?
Non ancora. Aspettavo di parlare prima con lei.
La chiami, ha detto Bernie. Poi ha scritto qualcosa su
un biglietto. Chieda di lui.
Vuol forse dire che lei non mi aiuter?
Posso parlarle in tutta franchezza?
Certo. Le mani di Cynthia tremavano, in modo impercettibile,
ma non riuscivo a notare che quello.
Perch non ci sediamo? ha detto Bernie.
Cynthia si  seduta sul letto di Madison. Bernie, alla scrivania.
Io, dove mi trovavo, su un soffice tappeto con una fantasia
a fiori.
Sua figlia sembra molto sveglia, e sono sicuro che in
fondo  una brava ragazza. Ma tutti a un certo punto cominciano
a sviluppare una vita indipendente, una vita che non
necessariamente condividono con i genitori.
Cosa sta cercando di dirmi?
Ricorda l'altra sera, quando Madison  tornata a casa
tardi raccontandole la storia del Dottor Zivago? ha detto
Bernie. Ecco, era solo quello: una storia.
Cynthia  impallidita. Al contrario dell'arrossire, quando
il sangue scorre via. Si capiscono molte cose dal flusso
del sangue sulla faccia degli umani. E lei come lo sa?
Bernie gliel'ha spiegato: qualcosa sui campi da tennis che
avevo gi sentito, ma che ora non ricordavo. Ho inclinato un
po' la testa da un lato e mi sono grattato dietro l'orecchio.
Ah: che piacere. Mi sono dato anche una leccata o due al pelo,
cos, senza un vero perch.
Per concludere, ha detto Bernie, credo che presto si rifar
viva con un'altra balla.
Cynthia faceva di no con la testa. No. Lei non passerebbe
mai l'intera notte fuori, per nessuna ragione. E se dovesse
farlo, andrebbe a dormire da qualcuno dei suoi amici, ma
nessuno di loro l'ha vista... li ho chiamati tutti.
Tim compreso?
Chi  Tim?
Quel ragazzo pi grande che pare l'abbia accompagnata
a casa dal centro commerciale di North Canyon.
Cynthia ha aperto la bocca, l'ha richiusa. Mi piace sempre
vederlo fare, non so perch.
E Damon? Il suo ex marito?
Quel bastardo non l'ha vista.
Bernie si  grattato anche lui dietro l'orecchio.
Lei... ehm... sembra avercela un po' con lui.
Ha criticato la mia capacit di educare mia figlia, ha risposto
lei. Che diritto ha di fare una cosa simile?
Bernie ha allargato le mani e poi le ha unite di nuovo. Un
suo modo per non dire niente. Cynthia lo ha guardato dritto
negli occhi e poi  scoppiata in lacrime. Bernie ha sollevato
le sopracciglia. Io mi sono alzato e ho dato una zampata a un
batuffolo di polvere.
Per l'amor di Dio, singhiozzava Cynthia, mi dica solo
che me la ritrover. Il problema non sono i soldi.
Ma quello che cerco di dirle  che non  davvero scomparsa,
ha detto Bernie. Potrebbe tornare qui da un momento
all'altro, come l'ultima volta. E quando lo far, il mio consiglio
 che tutti e tre, lei, Damon e Madison, vi mettiate seduti a...
Ma Cynthia non ha fatto che piangere pi forte. Devo
forse mettermi in ginocchio e supplicare?
Oh no. No, no, no, ha detto Bernie. Dio mio, no.
Era chiaro che lui avrebbe voluto essere fuori da l. E io pure.
Ho solo bisogno di tutte quelle cose di cui parlavamo la
volta scorsa: nomi e numeri di telefono dei suoi amici, e di
tutti quelli che sono importanti nella sua vita. Pratica qualche sport?
Tiro con l'arco, ha risposto Cynthia, asciugandosi gli
occhi.  arrivata terza al campionato di Upper Valley.
Dov' il suo arco?
Le sopracciglia di Cynthia - due sottili curve, pi scure
dei capelli - si sono sollevate. Era sorpresa. Su certe persone,
a volte le domande di Bernie producono questo effetto. Poi
lei ha aperto l'armadio. L'arco, lungo e nero, era appeso a un
gancio, con accanto una faretra piena di frecce dalle piume bianche.
Aggiunga anche l'allenatore e i compagni di squadra, ha detto Bernie.
Cynthia  andata alla scrivania, e si  messa a scrivere una lista.
Bernie l'ha esaminata: Non vedo Damon.
Cynthia ha afferrato la penna, ha scritto velocemente, calcando bene sul foglio.
Ecco.
Bernie ha piegato il foglio, se l' ficcato in tasca, si  alzato per uscire.
Non vuole del denaro?
Cynthia aveva il trucco che le colava gi per la faccia, rivoli
neri e verdi, come una maschera spaventosa di Halloween,
la peggior festa in assoluto degli umani. Per qualche
ragione questa Cynthia cominciava un po' a piacermi.
Mi ha gi dato cinquecento dollari, ha risposto Bernie.
Se me ne servono altri glielo far sapere.
Oh, Bernie.
Siamo andati fino al centro commerciale di North
Canyon. Bernie ha girato e girato per un bel pezzo nel parcheggio,
poi finalmente ha trovato un posto. Aveva gi cominciato
a borbottare. Odia i centri commerciali, odia lo
shopping in genere. Siamo scesi. Arrivati all'ingresso, Bernie
si  bloccato davanti a un cartello. Io non so leggere, ma
c'era il disegno di un mio compare attraversato da una linea spessa.
Oh oh, ha fatto Bernie.
Ci siamo rimessi in auto. Bernie ha girato ancora un po'
fino a che non ha trovato l'unico spazio libero dell'intero
parcheggio all'ombra di un albero.
Resta qui, ha detto, dandomi una pacchetta sulla testa.
Torno pi presto che posso.
Ero furioso, ma che ci potevo fare? Non era mica colpa di
Bernie. Ho brontolato un po', poi mi sono messo gi, mi sono
mordicchiato la zampa, mi sono sentito un po' meglio.
Fuori, la gente andava e veniva.
Ehi, mamma. Guarda che cane carino.
Non ti avvicinare troppo.
Non lo posso accarezzare?
Non essere ridicolo. Sono allergica.
Una parola che odio.
Non vedi come spalanca la bocca? Vuol dire che  aggressivo.
Sbrigati.
Prima di tutto, spalancavo la bocca per sgranchirmi la mascella,
sempre piacevole e rilassante. Secondo, non mi sentivo
aggressivo. Quella doveva avermi confuso con gli ippopotami,
dei brutti cosi che ho visto su Discovery Channel, e con
i quali non ho niente a che fare. Ho guardato verso le porte
del centro commerciale laggi in fondo. Nessuna traccia di
Bernie. Mi sono disteso. Un pisolino? E perch no? Ho chiuso
gli occhi.
Stavo sognando. Un bel sogno che all'improvviso per si
 trasformato in un incubo. Ho aperto gli occhi con un sussulto
e l, in piedi proprio accanto alla macchina, c'era un tizio
molto grosso, pi alto e pi largo di Bernie. Aveva i capelli
chiari, forse addirittura bianchi, ma non era vecchio,
dato che non aveva rughe sulla faccia. Una faccia che non
mi piaceva per niente, di certo per via degli zigomi larghi e
delle orecchie piccole. Mi sono drizzato sul sedile e ho abbaiato
pi forte che potevo, probabilmente perch mi ero
spaventato.
Il tizio ha fatto un salto indietro. Normale. Ma mentre a
quel punto molti altri se la sarebbero svignata, lui no. Anzi,
la sua faccia si  alterata di rabbia, gli si sono scoperti i denti,
e ha detto qualcosa che non ho capito - forse in una lingua
sconosciuta - ma ho intuito che doveva essere cattiva. E poi,
da sotto la camicia ha tirato fuori un coltello, lungo e con la
lama lucente. Rapidissimo, si  chinato e ha pugnalato uno
dei nostri pneumatici. L'aria  uscita con un sibilo. Prima ancora
che io potessi reagire, ha fatto un passo e ne ha pugnalato
un altro.
A quel punto sono letteralmente volato fuori, e a denti
sguainati, potete giurarci. Una delle mie zampe lo ha urtato
sulla spalla. Questo lo ha fatto un po' avvitare, per poi,
senza perdere l'equilibrio, mi ha colpito violentemente con
il coltello. Mi sono sentito sfiorare dalla lama, ma non mi
sono lasciato intimorire e gli ho affondato i denti nella
gamba. Lui ha grugnito e il coltello gli  caduto di mano. 
piombato risuonando sull'asfalto, ha rimbalzato ed  finito
dentro alla griglia di un tombino. Senza mollare la presa,
davo degli strattoni per farlo cadere a terra. Lui si  messo
una mano in tasca e quando l'ha tirata fuori c'era sopra
qualcosa di metallico che subito dopo mi  arrivato addosso
come un lampo. E l, per un po' tutto si  fatto pi confuso.
Un attimo dopo, l'ho visto che correva verso il fondo del
parcheggio.  balzato su una macchina. Io mi sono lanciato
all'inseguimento a razzo, ma l'auto  partita in quarta. Allora
ho dato gas e l'ho raggiunta, correndole affianco e abbaiando
furioso a pi non posso. Lui si  sporto dal finestrino, ha dato
una brusca sterzata con il volante e dopo un colpo tremendo
mi sono ritrovato in volo.
Chet? Chet?
Sta chiamando il suo cane, signore? Credo che sia questo
qui.
Giacevo sull'asfalto e non mi sentivo tanto bene. C'era
un bambino che mi guardava. Bernie  arrivato di corsa.
Non volevo che mi vedesse cos, e allora ho cercato di mettermi
in piedi. Mi  costato un grosso sforzo. Una delle zampe
davanti non ne voleva sapere. Gli sono andato incontro
zoppicando.
Oh, mio Dio. Bernie si  inginocchiato e mi ha preso la
testa fra le mani. Che cosa ti  successo?
Il bambino si  avvicinato:  stato investito da una macchina.
Investito da una macchina? Bernie sembrava sconvolto.
Si  guardato intorno. Che macchina?
Era una blu. Il suo cane la stava inseguendo.
Inseguiva una macchina?
S. Poi si sono scontrati. Il tipo magari non l'aveva nemmeno
visto. Era un uomo, credo.
Che aspetto aveva?
Non so bene.
Hai idea del tipo d'automobile?
Solo che era blu.
Bernie mi ha accarezzato, molto delicatamente.
Cristo, sta sanguinando. Gliel'ho visto negli occhi,
quanto era sottosopra.
Mi sono leccato via un po' di sangue dalla spalla. Non era
granch, nulla di grave. Almeno mi levava dalla bocca il sapore
di sangue di quel tizio orribile.
Per caso hai visto cos' successo alla mia macchina?
ha chiesto Bernie.
La sua macchina?
Quella laggi.
Bernie si  rialzato e ha fatto per tirarmi su. Io preso in
braccio? Non se ne parla proprio. Mi sono fatto indietro.
D'accordo, andiamo allora, ha detto Bernie.
Abbiamo camminato fino alla Porsche, io, Bernie e il
bambino. Zoppicavo pochissimo.
Wow, ha esclamato il ragazzino. Qualcuno le ha fatto
a fette le gomme. Poi ha lanciato un'occhiata verso il punto
dove ero stato abbattuto. Crede che sia lo stesso tizio?
Bernie ha fatto s con la testa, e gli ha passato un biglietto
da visita. Se ti viene in mente qualcosa, fammi uno
squillo.
Wow! Un investigatore privato? Per davvero?
Il bambino se ne  andato, e Bernie ha fatto un po' di telefonate:
carro attrezzi, assicurazione, veterinario. Veterinario?
Oh oh! Mi sono avvicinato alla grata del tombino e ho
cominciato ad abbaiare.
Andiamo, Chet.
Abbaiavo e abbaiavo.
Falla finita. Si va dal veterinario, punto e basta.
Bernie! Guarda nel tombino!
Ma lui, niente. Quando  arrivato il carro attrezzi, Bernie
mi ha tenuto aperta la portiera della cabina. Mi sono arrampicato
per entrare, probabilmente senza la consueta agilit.
Amico, tutto bene?
Ehi, ha detto l'autista. Che bel cane.
Pu dirlo forte.
Ci siamo procurati dei nuovi pneumatici, che la franchigia
copriva solo in parte. Non conosco la franchigia, ma
qualsiasi cosa sia, Bernie non mi sembrava felice. Poi siamo
andati dal veterinario. Si chiama Amy.  una tipa grande e
grossa, con voce gentile e mani delicate, ma ogni volta che
entro in sala d'aspetto mi piglia la tremarella. E questa volta
non ha fatto eccezione.
Che ti  successo, povero piccolo? mi ha chiesto lei.
Mi hanno fatto sdraiare su un tavolo. Ho sentito una punturina
e poi pi niente. Amy  andata avanti a curarmi.
Strano tipo di ferita questa, per un incidente d'auto, ha
detto.
Ah s? ha fatto Bernie.
Sembra pi la ferita di un'arma da taglio, ha continuato
Amy. Forse  stato colpito da un pezzo della cromatura.
Cromatura? Una parola conosciuta? Mi sa di no.
D'altronde, stavo perdendo un po' il filo. Me ne restavo l disteso
buono sul tavolo, con le loro bocche che si muovevano, di
Bernie e di Amy, e con i suoni che mi passavano sopra, avanti
e indietro. Poco dopo la tremarella se ne  andata. In fondo,
non mi sentivo troppo male.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Eravamo seduti nel soggiorno con la TV. Bernie sul divano,
con il portatile sulle gambe, e io in poltrona, con la zampa
malata appoggiata su un cuscino.
In TV davano Il mastino dei Baskerville. L'avevo gi visto
pi volte di quante fosse possibile contarne - che nel mio
caso  fino a due: io e Bernie, per esempio - ma di quell'urlo
del mastino che continuava a spaventare a morte tutta quella
gente, non ne avevo mai abbastanza. Pensavo che se solo potessi
ululare cos... Ehi! Magari ci riuscivo.
Chet, per favore. Fai ogni volta la stessa cosa, sempre allo stesso punto.
Ah s?
Picchiettava sui tasti. Sto cercando di concentrarmi. Viene
fuori che ci sono tre Tim o Timothy all'ultimo anno del liceo
a Heavenly Valley. Tic tic. E uno di loro fa parte del
club di tiro con l'arco. Tim Fletcher. Mi ha gettato un'occhiata
al di sopra del computer. Capisci dove ci porta?
Proprio per niente.
Bernie ha preso il telefono e ha schiacciato dei tasti. Persone
scomparse, per favore. Il sergente Torres. Mi ha guardato
di nuovo. Come stai? mi ha bisbigliato.
Io? Mai stato meglio. Il mastino dei Baskerville ha ululato
di nuovo e Sherlock Holmes ha fatto una faccia pensosa.
Ah, quell'urlo!
Chet, per l'amor del cielo! Oh, ciao Rick, no, no, stavo
solo parlando con... Ti ho chiamato per quella donna,
Cynthia Chambliss. Ti ha contattato a proposito di sua figlia?
 rimasto ad ascoltare. Rick? Credo si chiami Madison,
non Meredith. Ha ascoltato ancora un po'. Questo 
quello che penso anch'io, si far viva. C' solo una cosa per
che mi disturba Hai saputo della sua prima sparizione, quella
che poi si  rivelata una bufala? Altra pausa. Poi Bernie
ha cominciato a raccontare di quel primo episodio.
Sullo schermo, Sherlock Holmes fumava la pipa. Chiss
che effetto fa, fumare una pipa.
Improvvisamente avrei tanto voluto che Bernie si accendesse
una sigaretta. Certo, non  carino da parte mia, ma mi
piace talmente l'odore.
Il punto, Rick,  che Madison quella sera  stata vista al
centro commerciale di Canyon Mail, ma sebbene fosse nella
fila della biglietteria, al cinema poi non c' andata. Secondo
il mio testimone - una cassiera che l'ha identificata da una
foto -  arrivato un ragazzo, i due hanno parlato un po', poi
se ne sono andati insieme. Ecco, il fatto che abbia mollato la
coda non mi convince. Credo che dovremmo scoprire chi era
quel tipo. Sentivo la voce dall'altra parte del telefono, tono
fiacco, poco collaborativo. Allora su questo indagher personalmente,
ha detto Bernie. Nel frattempo, mi raccomando,
fate partire la segnalazione. S, lo so che contraddice
quello che io., ma...
Poi Bernie ha messo gi il telefono. Si  alzato, ha fatto
scorrere la vetrata ed  uscito sulla veranda. Sotto una delle
sedie, ha trovato un pacchetto di sigarette tutto ammaccato.
Ci ha frugato un po' dentro, ne ha pescata una e mi ha lanciato
uno sguardo colpevole. Povero Bernie. Fumare non gli fa
bene, anche se non so perch, ma d'altra parte gli piace cos
tanto. Si  picchiato sulle tasche. So cosa vuol dire: fiammiferi.
Ne ho notato una scatoletta sul divano, sono saltato gi
dalla poltrona e...
Acc! La zampa. Mi era completamente passato di mente.
In ogni caso, per, non era poi cos terribile. Sono andato al
divano, ho azzannato i fiammiferi, glieli ho portati fuori.
Chet! Non dovresti... Ehi. Che hai l? Ha afferrato i
fiammiferi. Bravo. Mi ha dato una pacchetta sulla testa.
Mentre calava la sera, siamo rimasti seduti l: Bernie a fumare,
io controvento per sentirmi il fumo entrare nelle narici.
Ha dato una lunga boccata. Vuoi sapere cosa penso?
Certo che s.
Dovrei ricostruire quella prima sera, quella della mancata
sparizione, scoprire tutto quello che  successo, dov' andata,
con chi, perch. Mi sa che qui, qualcosa di grosso bolle
in pentola.
Difficile da seguire. Ero l l per gettare la spugna, ma la
parte finale ha attirato la mia attenzione. Qualcosa che bolle
in pentola? Dove? Preferisco la griglia, se devo proprio scegliere,
ma anche in pentola a volte ci sono cose interessanti.
Mi ricordo, per esempio, ai tempi di Leda...
Allora, cosa abbiamo, in termini nudi e crudi?
Nudi e crudi? Sul nudo non avevo idee, ma sul crudo... e
se avessimo guardato dentro la pentola? Ho gettato il naso in
aria per cercare di fiutarne l'odore in giro, ma con scarsi risultati,
sui fornelli di casa nostra non c'erano pentole. L'unico
odore di fumo era quello della sigaretta di Bernie: ha tirato
un'altra lunga boccata e l'ha lasciato uscire dalle narici.
Ah! Com' piacevole e tranquillo starsene sulla veranda.
E proprio in quel momento, cosa ti vedo l sotto il barbecue,
con una minuscola estremit sporgente? Non mi dire! La
chiusura in bellezza di una bella, bellissima serata! Proprio
cos: un hot dog dimenticato, quasi carbonizzato, proprio come
piacciono a me, a parte il nome che non ha proprio senso.
Quand' che avevamo cucinato fuori l'ultima volta? Boh.
Erano mosche quelle due che si stavano gi dando da fare
con il bocconcino? Probabile, ma non pi per molto! L'ho
trangugiato al volo. Gnam! Bella la vita che facevamo, io e
Bernie.
Secondo me, nudi e crudi, i fatti che abbiamo sono due,
ha detto Bernie. Uno: un ragazzo arriva alla fila per entrare
al cinema, e Madison molla l per andare con lui. Due: lei
racconta alla madre di aver avuto un passaggio a casa da
Tim, un ragazzo dell'ultimo anno di liceo. Fai attenzione,
Chet, non sto dicendo che  effettivamente cos che lei  tornata
a casa.
Ho fatto attenzione. Ma quello a cui voleva arrivare, se
mai c'era, mi era oscuro, inoltre mi stava venendo voglia di
vomitare.
Bernie ha aspirato un'altra boccata, lasciando cadere un
po' di cenere che si  messa a svolazzare nella brezza. E che
brezza! Arrivava dal canyon ed era carica di cos tanti odori
che non riuscivo nemmeno a distinguerli tutti, ma di una cosa
ero sicuro: quel grasso pecari era in zona. Questo mi ha fatto
venire in mente l'odore del bacon, e poco dopo mi sono ritrovato
l nell'angolo della veranda a risputare fuori l'hot dog.
Bernie mi si  precipitato accanto. Chet, amico, tutto bene?
Mi ha passato delicatamente la mano sulla ferita ricucita.
Non hai niente di rotto dentro, vero? Forse dovremmo
tornare dal veterinario.
Il veterinario? Ma non se ne parla proprio. Basta che
guardi gi, Bernie, e vedrai che  l'hot dog, cerca di capire.
Ma quando l'ho fatto io, ho visto che non c'era pi niente
che somigliasse a un hot dog. A quel punto, a corto d'idee,
ho agitato vigorosamente la coda.
Bernie ha afferrato il messaggio. Pi o meno. Bravo,
amico mio. Ha girato il rubinetto della canna per annaffiare
e ha pulito l'angolo della veranda. La canna mi manda sempre
su di giri. Bernie ha annaffiato un po' anche me. Dopo
che mi sono dato una vigorosa scrollata, lui mi ha strofinato
addosso un asciugamano. Quello che cerco di dire :
cominciamo con il verificare se davvero  stato Tim l'arciere ad
avvicinare Madison mentre era in fila al cinema.
Niente in contrario. Siamo rientrati in casa. Io ho ricevuto
un bastoncino da masticare. Bernie si  fatto un t. Poi ha trovato
un numero di telefono che corrispondeva a Tim l'arciere
e l'ha chiamato. Nessuna risposta. Un'automobile  passata
lentamente davanti casa.
Oggi  sabato, perci niente scuola, mi ha spiegato Bernie.
Okay. Tanto per me i giorni sono tutti uguali.
Ci siamo messi in macchina molto presto diretti all'autostrada.
Abbiamo superato il centro commerciale di North
Canyon e abbiamo preso un'uscita che portava a una zona
molto simile alla nostra, solo che l non c'erano canyon, soltanto
case e ancora case. Abbiamo parcheggiato di fronte a
una di queste: in fondo al vialetto c'era un pannello con un
canestro da basket. C'era anche un prato verde, e un'ombra
ha attraversato la faccia di Bernie. C' qualcosa sui prati verdi
nel deserto che non gli va proprio gi. Noi sul nostro prato
non abbiamo nemmeno un filo di verde.  tutto secco e marrone,
eccetto in primavera.
Bernie mi ha aperto la portiera e sono saltato gi. Solo una
leggera fitta alla spalla, niente di serio, stavo molto meglio!
Abbiamo camminato fino alla porta d'entrata, veramente
io trotterellavo anche un po'. Bernie ha bussato.
La porta si  aperta. Vado io! E una bambina in pigiama
si  affacciata. Abbracciava un animale di peluche che sembrava
proprio... aspetta... S! Questa  una cosa che davvero
non capisco. A me non verrebbe mai in mente di andarmene
in giro con un fantoccio umano!
Tim  a casa? ha chiesto Bernie.
Timmy dorme fino a tardi, ha risposto la bambina. 
grosso il suo cagnolino.
Si  infilata il pollice in bocca. Se ne avessi uno, lo farei
anch'io tutte le volte che posso.
Si chiama Chet, ha detto Bernie. E gli piacciono i
bambini.
Posso accarezzarlo?
Certo.
Ha avvicinato la mano e mi ha toccato il naso, cos delicatamente
che me ne sono accorto appena. Ha freddo al
naso.
Dall'interno della casa  arrivata la voce di una donna.
Kayleigh? Che stai... E poi  apparsa la donna. In accappatoio
e con i bigodini in testa, e con una roba verde e appiccicosa
su tutta la faccia.
Chet!
Ops. Mi ero messo a ringhiare senza farlo apposta. Molto
male, ma quella faceva paura. La donna ha afferrato Kayleigh
e l'ha tirata indietro. Che cosa sta succedendo qui?
Mi chiamo Bernie Little, le ha offerto un bigliettino.
Sono un investigatore privato e vorrei parlare con Tim.
Un investigatore privato? Mio figlio, Tim?
Sissignora. Tim Fletcher, se questo  l'indirizzo giusto.
C' stato un piccolo incidente gi al liceo di Heavenly Valley,
e suo figlio potrebbe fornire utili informazioni.
Incidente? Tim non mi ha parlato di nessun incidente.
Dorme fino a tardi, ha detto Kayleigh.
Kayleigh, ha ribattuto sua madre, per favore, vai un
attimo nella tua stanza.
Non mi va.
Non ho detto che questo incidente riguarda direttamente
Tim, ha precisato Bernie. Ha a che fare con il club di tiro
con l'arco.
 stato colpito qualcuno? ha chiesto la donna. Con
una freccia?
Kayleigh ha spalancato gli occhi.
Non che io sappia, l'ha rassicurata Bernie. Non ancora.
Ma non vorremmo certo che accadesse una cosa del genere,
vero? Pensi alla responsabilit.
La donna si mordicchiava il labbro. Bernie  un asso nello
spingere la gente a farlo, soprattutto le donne. Significa sempre
che stiamo per arrivare a qualcosa.
Vado a svegliarlo. Pu aspettare... si  data un'occhiata
intorno, forse stava per dirci di aspettare fuori, ma in quel
momento  arrivato il furgone di un giardiniere e ha parcheggiato
proprio l di fronte alla cucina. L'abbiamo seguita
all'interno. Un momento. Entra anche il cane?
 un cane poliziotto addestrato, ha dichiarato Bernie.
Chet, ha detto Kayleigh. Ha freddo al naso.
Siamo rimasti ad aspettare in cucina, Bernie al tavolo, io
alla finestra. Sentivo delle voci arrivare dal piano di sopra.
Bernie si  alzato, ha aperto il frigo e ci ha dato una sbirciatina.
Bernie  fatto cos: cerca i dettagli e colma le lacune. Era
gi tornato al suo posto quando la donna  rientrata. Le strascicava
dietro un ragazzo alto in boxer e t-shirt, con i capelli
arruffati e gli occhi gonfi.
Mio figlio, Tim, ha detto la donna.
Ciao, Tim. Siediti.
Tim si  seduto. Abbiamo avuto una fase, io e Bernie, in
cui guardavamo molti film sugli zombie. Tim si muoveva come
loro. Quando mi ha visto, mi  sembrato perplesso.
Signora Fletcher? ha detto Bernie. Sarebbe meglio
se potessi parlare con Tim da solo. Ne avremo per pochi
minuti.
Da solo? Perch?
Procedura standard. E dicendo questo, ha tirato su le
spalle come a significare: stupido, lo so, ma che posso farci?
Siamo nella stessa barca. Bernie sarebbe stato un grande attore.
Almeno, questo a detta di sua madre. Parler di lei pi
avanti, se ne avr occasione.
La donna ha sbattuto un po' gli occhi ed  uscita dalla
stanza: Chiama se hai bisogno, Tim.
Tim ha risposto con un grugnito. Emanava odori pungenti.
Ho preferito tenermi a distanza.
Bernie gli ha rivolto un sorriso, del genere che se uno non
lo conosce potrebbe sembrare amichevole. Vedo che tua
mamma ha fatto il caff. Ne vuoi?
Tim ha fatto no con la testa.
 tua la Mustang sul vialetto?
Tim ha grugnito.
Bella bestia. Ne avevo una simile, pi o meno alla tua
et. Cosa sei... all'ultimo anno?
Tim ha fatto s con la testa.
Liceo di Heavenly Valley?
Altro cenno del capo.
Progetti per il prossimo anno?
Tim ha tirato su le spalle.
Devi averne le palle piene di sentirti fare 'sta domanda.
Tim ha guardato Bernie, poi ha pronunciato le sue prime
parole.
Ho superato il test d'ammissione per l'universit dell'Arizona.
Congratulazioni, ha detto Bernie. Buona universit.
Vedrai, saranno i quattro anni migliori della tua vita, te lo
garantisco... sempre che tu riesca a stare alla larga dalla prigione.
Gli occhi di Tim, di colpo meno assonnati, si sono spalancati,
come quelli della sorellina, e ha buttato fuori un'altra
parola: Eh?
E il modo pi sicuro per finire dritto in galera, sarebbe
quello di nascondermi qualcosa.
Nascondere? E cosa potrei mai...
Cominciamo dalla sera di mercoled scorso, quando hai
accompagnato a casa Madison Chambliss. La bocca di Tim
si  aperta ed  rimasta cos per un momento. Con la Mustang,
suppongo.
Tim ha fatto no con la testa. Aveva della cispa agli angoli
degli occhi. Mi viene pure a me.
Era un'altra automobile?
No, nessuna automobile.
Non ti seguo.
Cio, io non l'ho accompagnata a casa.
Bernie ha sospirato.  un grande sospiratore, ha vari tipi
di sospiri secondo le occasioni. Il problema  che lei invece
ha detto che lo hai fatto.
No che non l'ho fatto. Ma cosa succede? Io credevo che
c'entrasse il club del tiro con l'arco.
Bernie si  appoggiato all'indietro sullo schienale della
sedia, che ha scricchiolato. Invero che oggigiorno si viene
accettati all'universit grazie ai test d'ammissione anticipata
senza dover aspettare di passare l'ultimo esame, ha detto.
Il problema  che devono essere rispettate delle condizioni.
Come probabilmente saprai, devi mantenere alto il tuo profilo scolastico. E assieme a quello, altre cosucce ancora, come
la condotta. Una lettera al dipartimento di ammissione sulla
tua mancata collaborazione riguardo a un caso di scomparsa
di persona potrebbe farli ricredere.
Come sarebbe... una scomparsa di persona?
Esattamente.
Chi  scomparso?
Dimmelo tu.
Io non lo so.
Prova a indovinare.
Gli occhi di Tim si sono mossi di lato.  cos che fanno
gli occhi degli umani quando si mettono a riflettere. Bernie
aspettava. E io pure.
Maddy?
Buona alla prima, ha detto Bernie. Adesso sono quasi
due giorni che manca da casa. Tu ne sai niente?
No, giuro.
Parlami un po' della vostra relazione.
Non abbiamo una relazione. Siamo amici.
Amici? E la vostra differenza d'et?
 una ragazzina in gamba.
In che senso?
Non so,  diversa.
Diversa come?
Intelligente. Divertente.
La madre ha fatto capolino dalla porta. Niente pi bigodini,
niente pi roba verde sulla faccia, ma qualcosa in lei faceva
ancora paura. Tutto bene, Timmy?
Ma non faceva paura a Tim. Va' via, mamma. Lei 
sparita. E chiudi la porta.
La porta si  chiusa. Tim ha fissato Bernie.
Bernie ha inclinato la testa e ha sollevato un sopracciglio.
Una delle sue espressioni d'incitamento, come a dire: coraggio,
vai!
Tim ha abbassato il tono nella voce: Maddy mi aveva
detto di non dire niente. Ma se  scomparsa per davvero...
Di non dire niente su cosa?
Sul fatto di averla accompagnata a casa.
Allora sei stato tu?
Tim ha fatto s con la testa.
Dopo il cinema?
Tim ha scosso la testa. Lei al cinema non c' stata... ha
detto cos perch sua madre non potesse scoprirlo.
E dov' andata?
Tim si  strofinato la faccia, cominciava ad avere l'aria
sempre meno da zombie.
Ha incontrato qualcuno, credo al centro commerciale.
Magari al cinema aveva pure intenzione di andarci, all'inizio,
non lo so.
Chi  che ha incontrato?
Tim ha abbassato lo sguardo sul pavimento. L'ho fatto anch'io
e ho notato alcuni corn-flakes sotto il tavolo.
Tim, ha detto Bernie. Guardami.
Tim l'ha guardato.
Quando le persone vengono date per scomparse, di solito
o vengono ritrovate subito o non vengono ritrovate per
niente.
Tim si mordicchiava il labbro, anzi lo masticava proprio.
E noi la fase del ritrovamento rapido la stiamo ormai superando.
Tim ha fatto un respiro profondo, e poi si  lanciato: Ruben
Ramirez.
Chi ?
Un ragazzo.
Anche lui studente al liceo di Heavenly Valley?
Lo era. Ha mollato la scuola. Vive per conto suo.
Che cosa fa?
Tim ha di nuovo abbassato gli occhi. Non so bene.
Ma se dovessi tirare a indovinare?
Silenzio.
Allora ci provo io. Spaccia il fumo.
Tim ha sollevato lo sguardo, sorpreso.
Se l' portata a casa sua?
S.
E dove?
Non so esattamente. Dopo la pista sportiva.
Non sai esattamente? ha chiesto Bernie. Ma non sei
andato a prenderla l?
No. Mi ha telefonato, mi ha chiesto di andarla a prendere
a quell'emporio in Almonte.
Vicino alla stazione di servizio Getty?
Proprio quello.
Era sola?
S.
Dunque l'hai presa su e accompagnata a casa.
S.
Cosa ti ha detto?
Non molto.
Ti ha spiegato perch se n'era andata via da Ruben?
Tim ha tirato un altro profondo respiro. Le aveva messo
le mani addosso.
E poi?
Tim si  stretto nelle spalle. Ha girato i tacchi e se n'
andata all'emporio.
A piedi?
Presumo di s.
Pessima zona.
S.
Di che umore era?
Difficile dirlo.
Che altro ti ha detto?
Solo di tenere il becco chiuso.
Era turbata?
Non pi di tanto.
Era fatta?
Un po', forse.
Bernie si  alzato. E io pure. Ne avevamo abbastanza di
quel cicaleccio. Era l'ora di risolvere il caso com' nostra
pratica, con me che stano il cattivo. Bernie gli ha dato un biglietto
da visita. Qualsiasi cosa ti venga in mente, qualsiasi
cosa tu abbia dimenticato, chiamami immediatamente.
Tim ha fatto cenno di s. Crede che Ruben sia un... ehm...
 quello che scopriremo presto.
Ce ne siamo andati. Prima di uscire per io ho fatto una piccola deviazione sotto il tavolo di cucina e mi sono sbafato i corn-flakes. Quelli con il miele sopra: i miei preferiti.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Eccoci qua, siamo arrivati, ha detto Bernie, strombazzando
contro una di quelle pacchiane auto rasoterra davanti a noi
che aveva sterzato all'improvviso. La desolazione pura e
semplice.
Quella desolazione per aveva un buon odore: nient'altro
che grasso, ma di tutti i tipi. Grasso di pizza, grasso di automobile,
grasso di patatine fritte, grasso di capelli umani. Me
ne stavo seduto impettito sul sedile davanti, assimilando il
pi possibile, con il naso che fremeva. Quella storia ci metteva
davvero di ottimo umore, a me e a Bernie. Per una volta
non era uno di quegli orribili casi di divorzio, ma la nostra
specialit: persone scomparse.
Bernie sfoggiava una delle sue camicie hawaiane pi belle,
quella con su il bicchiere del Martini. Io indossavo il collarino
di pelle marrone con la medaglietta d'argento. Ne avevo
anche uno nero, per le grandi occasioni.
Sai cosa c'era qui, Chet? E nemmeno troppo tempo fa?
Un'unica e immensa prateria, ranch a perdita d'occhio.
Una volta avevamo visitato un ranch, io, Bernie, Charlie e
Leda. Non fatemi dire niente dei cavalli: tutte primedonne,
nessuno escluso, ottusi e pericolosi insieme. Quel posto lo
preferivo cos com'era, grasso e senza cavalli.
Abbiamo svoltato per una strada laterale, con il selciato
tutto crepato e pieno di buche, e ai lati alcune case piccole e
malandate. Bernie ha frenato di fronte a una di queste. Ha
aperto il cruscotto, ha tirato fuori la pistola, una calibro 38
special, e se l' infilata in tasca. Cosa che non accade spesso.
Solo per precauzione, mi ha spiegato. Forza, andiamo.
Sono balzato fuori.
Va meglio, eh?
Meglio? Meglio di cosa? Ma di che stava parlando... ah,
gi. Mi sono dato una bella scrollata. Bernie ha aperto il cancelletto
e abbiamo attraversato un giardino che aveva nel bel
mezzo un divano polveroso, con le molle arrugginite che
spuntavano qua e l.
Arrivati alla porta, Bernie ha bussato.
Dall'interno, una voce: Sei tu, Decko?
S, ha risposto Bernie.
La porta si  aperta. Ha fatto capolino un tizio giovane ed
enorme. I suoi occhi, da piccoli che erano si sono fatti ancora
pi piccoli. Un ciccione dagli occhi a fessura: non mi piaceva,
non mi piaceva nemmeno un po'.
Non sei Decko, ha detto.
Davvero accorto! Ha risposto Bernie. Questa mi sfuggiva
proprio: stava chiamando quel tipo corto? Certe sviste
non sono da Bernie. Sono un investigatore privato, ha continuato,
e ha mostrato il nostro biglietto da visita.
Il ciccione non l'ha nemmeno degnato di uno sguardo.
Sto cercando un ex studente del liceo di Heavenly Valley
di nome Ruben Ramirez.
Mai sentito nominare. Il ragazzo ha tentato di chiudere
la porta. Bernie l'ha bloccata con un piede. Quella mossa
gliel' avevo gi vista fare prima: una delle sue mosse migliori.
No? ha detto Bernie. Per cosa sta allora erre-erre?
Eh?
Il ciondolo d'oro che hai al collo, ha indicato Bernie.
Erre-erre.
Il ragazzo si  portato le dita alla catena, che era una di
quelle grosse e pesanti. Ha mosso le labbra, ma non  riuscito
a venirsene fuori con niente.
Magari si riferisce a Roy Rogers? ha insistito Bernie.
C' un loro negozio proprio qui dietro l'angolo.
Eh? ha fatto di nuovo il ragazzo. Io stesso ero un po'
confuso.
Sai una cosa, Ruben? Ora che le presentazioni sono andate,
che ne dici di entrare, sederci e risolvere l'intera faccenda?
Risolvere quale faccenda?
Il caso su cui stiamo lavorando.
Non so di nessun caso.
Un caso di persona scomparsa, ha detto Bernie. Ha
davvero un modo tutto suo di spingersi al nocciolo delle cose,
un modo che a Leda non  mai piaciuto. A me invece s.
Risulta che la persona scomparsa sia un'amica tua, frequenta
il liceo di Heavenly Valley e si chiama Madison
Chambliss.
Mai sentita.
Bernie ha fatto uno dei suoi cenni con la testa, di quelli
che non hanno nulla a che vedere con l'intesa. Ho davvero
una buffa sensazione, Ruben, la buffa sensazione che in questo
esatto momento lei sia dentro casa tua.
Con mia grande sorpresa - e, ne sono certo, anche di Bernie
- Ruben ha dato prova di essere uno di quei tipi enormi
ma veloci come un fulmine. Ho visto a malapena quello che
 successo, e dubito che Bernie ne abbia colto anche solo un
lampo. Il pugno di Ruben, pi grosso di una palla da softball
- il genere di palla che trovo assolutamente inutile -  partito
all'improvviso dal basso con un sibilo, ed  piombato su Bernie,
esattamente sulla punta del suo mento. Lui non  certo
finito a terra - ce ne vuole per abbatterlo - ma ha barcollato
all'indietro. A quel punto ci ho visto rosso, alla faccia di Bernie
che  convinto che io non sia capace di distinguerlo, il
rosso. Quello che so,  che subito dopo Ruben e io ci stavamo
rotolando sul pavimento sudicio.
Lo tenevo per la gamba dei jeans con una presa eccellente.
Ruben ne indossava un paio molto largo: me ne ero riempito
tutta la bocca. Poi ha afferrato qualcosa dal pavimento,
forse una lampada, e con quella ha cominciato a colpirmi
sulla testa.
Ti ammazzo! gridava, chiamandomi con tutta una serie
di nomi terribili Io ho continuato a ringhiare e a tener duro.
Poi, a un tratto, ho visto Bernie a terra assieme a noi. Ha
messo un braccio intorno al collo di Ruben, una di quelle
prese che conosce lui, e Ruben si  afflosciato.
Bernie si  tirato su.
Okay, Chet, lascialo. Su amico, sei stato grande, ora per
lascia andare... Chet!
Ho lasciato andare, magari non proprio subito. Dei brandelli
di jeans mi penzolavano dalla bocca, impigliati ai denti.
Bernie me li ha tolti.
Ottimo lavoro. Stai bene?
Mai stato meglio. Non sentivo niente di niente. Bernie si 
allontanato in fretta e furia per andare a perlustrare la casa,
mentre io restavo di guardia a Ruben. Quello ha aperto gli
occhi sbattendo le palpebre. Io gli ho abbaiato sulla faccia.
Lui si  tirato indietro con un sussulto. Non sei certo il primo,
razza di pivello!
Lei qui non c', ha detto Bernie rientrando nella stanza.
Ma hai delle armi interessanti, Ruben. Bernie aveva un kalashnikov
in una mano e un fucile a canne mozze nell'altra.
E tutta quella droga... quanta sar? Quattro, cinque chili?
Ruben si  alzato a sedere, massaggiandosi il collo.
Sar il nostro piccolo segreto, ha detto Bernie, avvicinando
una sedia per mettersi accanto a lui, con il fucile puntato
con noncuranza alla sua testa. L'erba, le armi... per ho
bisogno della tua collaborazione riguardo a Madison.
Tieni quel tuo cazzo di cane lontano da me.
Parla bene, ha detto Bernie.
Eh?
Non devi riferirti a Chet in quel modo.
Ruben ha battuto le palpebre. Tieni il tuo cane lontano
da me, cazzo!
Gi meglio, ha detto Bernie. Siamo abbastanza ragionevoli,
Chet e io.
Ruben mi ha lanciato uno sguardo strano. Cio? Nel senso
che io non ero ragionevole?
Ma, come voleva Bernie, ho rinculato. E cos facendo, ho
notato un hamburger mangiato per met sul ripiano della cucina,
un vero hamburger con salsa e tutto quanto. Non l'ho
toccato. So che non ha senso, ma non mi andava proprio.
Bernie ha dato alcuni colpetti con il fucile sulla spalla di
Ruben, non molto forte.
Madison Chambliss, ha detto poi. Fuori il rospo.
Cio, che vuoi sapere, amico?
Comincia dalla biglietteria del cinema al centro commerciale
di North Canyon.
Ruben ha alzato le spalle. Mah... ero l che bazzicavo,
davo un'occhiata in giro, e lei fa: "Ehi, Ruben".
Allora la conoscevi gi.
S.
Da?
Eh?
Da scuola? Eravate in classe insieme?
Classe, amico? Ma va'...
Era una cliente?
Ruben ha guardato prima Bernie, poi me. Ho provato il
bisogno urgente di dargli un morso a una gamba. Gi. Una
cliente. Lei fa: "Ehi, Ruben", e poi parliamo un po', lei cercava
un po' di roba. Allora ce la siamo filata qui.
E?...
Gliene ho venduta per cinque dollari.
E poi l'hai accompagnata a casa.
Gi.
Dove abita?
Silenzio. Io intanto mi avvicinavo alla sua gamba centimetro
dopo centimetro, sempre fermo in posizione seduta,
ma trascinando il sedere sul pavimento.
O l'hai fatta scendere all'emporio?
S, all'emporio.
Vuoi che ti faccia una profezia? ha detto Bernie. Il tuo
futuro non  molto brillante.
Eh?
Andiamo avanti. Quand' l'ultima volta che l'hai vista?
Ma cosa stai dicendo?  quella l'ultima volta che l'ho
vista.
E che mi dici di due giorni fa?
Due giorni fa?
Gioved. Quando Madison  scomparsa.
Ah!  scomparsa?
Vuoi un consiglio? Solo le persone intelligenti riescono
a spacciarsi per idiote.
Non ti seguo, amico.
Mi trovavo ormai a una sola lunghezza. Le labbra mi si
sono ritirate sui denti per conto loro.
Dammi i tuoi spostamenti, ha detto Bernie, a partire
da gioved mattina.
Gioved mattina? Stavo ancora dentro.
Di cosa stai parlando?
Ero sotto chiave, amico. Mi hanno beccato per eccesso
di velocit mercoled sera. Qualcuno ha garantito e sono
uscito su cauzione solo poche ore fa.
Bernie lo ha fissato a lungo. Poi ha posato il kalashnikov
e ha preso il cellulare.
Maledizione, non c' rete.
Vuoi usare il mio?
Bernie ha usato il suo. Ha fatto un numero. Gina? Sono
Bernie Little. Sto cercando conferma degli orari di arresto e
rilascio di una recente detenzione al carcere della contea, il
nome  Ruben Ramirez.
Siamo rimasti in attesa. Ruben mi fissava i denti. La voglia
di mordere - mi succede di rado, ma quando succede, oh
cavoli! - si faceva sempre pi forte.
Grazie, Gina. Bernie ha riattaccato e ha restituito il telefono
a Ruben.
La tua storia regge.
Non mi chiedi scusa?
Bernie  scoppiato a ridere. Adoro la risata di Bernie. Come
quando faccio quella corsa folle nel prato, zumando
avanti e indietro: funziona sempre.
Che c' di tanto divertente? ha chiesto Ruben.
Bernie ha smesso di colpo. Gli ha di nuovo dato dei colpi
sulla spalla con il fucile, questa volta molto pi forte. Ruben
ha sussultato.
Vogliamo fare attenzione?
Ero chiuso in cella, amico. Che diavolo...
Dimentica quella parte. Madison com' arrivata a casa
da qui?
Te l'ho gi detto. L'ho accompagnata in macchina.
O qualcosa del genere. Non ho sentito bene perch in quel
momento le mie fauci si sono chiuse all'improvviso intorno
alla gamba di Ruben. Non con forza. Nessuna perdita di sangue
o drammi simili, ma quel bambinone ha cacciato un urlo
come se l'avessi squartato in due.
Va bene, va bene: non l'ho accompagnata. Tieni fermo il
tuo maledetto cane.
Parla bene!
Oddio, andiamo... amico.
Ruben si dimenava sul pavimento.
Chet?
Io ho aperto le mandibole. Ma ce l'ho dovuta mettere
davvero tutta.
Magari prenditi una piccola pausa, Chet.
Bernie aveva ragione. Ho vagato in giro per un po', azzannando
al volo l'hamburger con fare distratto.
Se non l'hai accompagnata tu, Bernie stava dicendo,
allora come c' arrivata a casa?
Lei se n' andata, non so altro.
In questa brutta zona? Perch avrebbe fatto una cosa simile?
Che ne so.
Pensaci. Vogliamo davvero saperlo, Chet e io.
Ruben mi ha lanciato uno sguardo nel quale ho visto il
terrore, su questo nessun dubbio. Io mi stavo leccando la salsa
dell'hamburger dalle labbra.
Non era successo niente. Mi sentivo solo un po' romantico.
Lei non era in vena.
Non dai l'idea di essere un tipo romantico.
Ruben ha aggrottato le sopracciglia in modo pensoso, come
se avesse appena scoperto qualcosa di nuovo su di s.
Non l'ho toccata, ha detto. O solo appena. Lei ha preso
e se n' andata.
In che direzione?
Verso Almonte.
Sei stato l a vedere?
Non ho visto proprio lei, ha detto Ruben. C'era quella
strana macchina qui di fronte.
Cosa aveva di strano?
Ruben ha alzato e abbassato le spallone. Non era di
qui. Ha guardato verso la finestra. Uno dei vetri stava su
grazie al nastro adesivo. Forse il fighetto le ha offerto uno
strappo.
Che fighetto?
Il fighetto biondo nella macchina. Ha aperto la portiera
mentre lei stava passando, tipo che ha allungato una mano.
Ha allungato una mano?
Capito, no? Per fermarla. Ma lei non si  fermata. Anzi
forse si  messa a correre, ora che ci penso. Verso Almonte,
pi o meno.
E il fighetto biondo?
 tornato in macchina ed  partito.
Per inseguirla?
Non mi ricordo.
Rifletti.
Ruben ha strizzato gli occhi per concentrarsi. Il tempo
passava.
Bernie ha sospirato. Che tipo di macchina era?
Una BMW, ha detto Ruben.  soprattutto per questo
che l'ho notata.
Modello?
Non so niente di modelli.
Colore?
Blu.
Quando Bernie  preoccupato per qualcosa, gli si avvicinano
le sopracciglia, e gli occhi sembrano guardare verso
l'interno.  quello che stava succedendo adesso.
Tornando verso la nostra automobile, ho annaffiato con
qualche goccia il cancelletto e forse un altro posto o due.
Abbiamo fatto un tentativo all'emporio di Almonte. Nessuno
si ricordava di Madison. Anch'io ho cominciato a
preoccuparmi, di che cosa esattamente non saprei.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Ecco qua un possibile scenario, ha detto Bernie, lasciandomi
per strada fin dall'inizio. Certo, ha senso, ma preferirei
quasi che non ce l'avesse, ha proseguito, perdendomi del
tutto. Stavamo percorrendo la nostra via, Mesquite Road. Ho
notato Iggy appostato dietro alla finestra di casa sua. Mi ha
notato anche lui e ha abbaiato, un latrato che non riuscivo a
sentire. Correva avanti e indietro al di l del vetro. Io mi sono
alzato ancora di pi sul sedile davanti e mi sono girato verso
di lui con le orecchie drizzate. Poi l'ho perso di vista.
Supponiamo, stava dicendo Bernie, che qualcuno abbia
tentato per ben due volte di sequestrare Madison. Lei pu
anche non aver capito che cosa stesse succedendo la prima
volta, fuori dalla casa di Ruben, liquidando magari il fatto
come la solita scocciatura del classico deficiente. Ma se anche
si fosse spaventata - cosa che io non credo - Tim Fletcher
non ha detto forse che non le era sembrata turbata?
Bernie ha fatto una pausa, mi ha lanciato uno sguardo.
Tim Fletcher? Aspetta, chi era quest'altro?
Spaventata o no, il punto  che non aveva intenzione di
raccontarlo alla madre, perch se no avrebbe dovuto confessare
che la storia del Dottor Zivago era tutta una balla. Capisci
dove ci porta questo?
No che non lo capivo. Com'era possibile che il cattivo
non fosse Ruben Ramirez? Ci assomigliava pure, e aveva l'odore
di tantissimi cattivi che avevamo sgominato.
Ci porta alla conclusione che non si tratta di un rapimento
improvvisato, ma di qualcosa di premeditato. Chiunque
sia, ha fallito la prima volta, quando lei  uscita dalla casa di
Ruben, ma c' riuscito la seconda. Dove e come resta da vedere.
E se  cos, dobbiamo cercare un tizio biondo con una
BMW. Una BMW blu, secondo Ruben; non  che sia proprio
il testimone pi attendibile.
Ha fatto un'altra pausa. Riconoscere i veicoli o i colori
non  certo il mio forte, anche se ho presente il blu, che  il
colore del cielo e degli occhi di Charlie. Bernie ha svoltato nel
vialetto di casa. E quella macchina al centro commerciale,
non era forse...
Si  bloccato. Tutto quel parlare di macchine, e adesso ce
n'era una nel vialetto, immensa e nera, che non conoscevo.
Bernie ha parcheggiato sulla strada. Un uomo  sceso dalla
grossa auto scura e ci  venuto incontro. Siamo usciti anche
noi. Il tizio era alto quasi quanto Bernie, ma non cos largo.
Aveva una di quelle barbette a punta che catturano sempre
la mia attenzione, e stavo l a osservarla quando il suo
odore mi ha colpito, il peggiore in assoluto al mondo: odore
di gatto. L'uomo che occupava il nostro vialetto puzzava di
gatto. Ce l'aveva addosso dappertutto.
Sto cercando Bernie Little, ha detto l'intruso. Certe
persone - Suzie Sanchez, per esempio, e naturalmente Charlie
- hanno delle voci amichevoli. Quest'uomo, per niente.
Presente, ha detto Bernie.
Un fremito di stizza ha attraversato la faccia dell'intruso.
Mi chiamo Damon Keefer. Ho saputo che mia moglie, senza
consultarsi con me, l'ha ingaggiata per cercare mia figlia
Madison.
Ci ha ingaggiati, s, ha detto Bernie.
E?... ha detto Damon Keefer.
E?... cosa? ha risposto Bernie.
Domande, solo domande, sempre domande. Anch'io ne
avevo una, di domanda. C'era un gatto, o magari pi di uno,
dentro quella macchina nera? Improbabile: i gatti, al contrario
dei miei amici, non amano scorrazzare in auto, altra caratteristica
sconcertante. Che c' di meglio, dico io, di una bella
corsa in macchina? Forse una cosa o due - ripensavo a quell'abbaiare
femminile di non molto tempo prima - ma non
tante. Possibile che i gatti non sappiano come divertirsi?
Chiss. Insomma, le possibilit che dentro a quella macchina
ce ne fosse uno erano minime, ma non inesistenti. E un gatto
nella macchina nera significava un gatto nella nostra propriet.
Un gatto nella nostra propriet? Ho udito un suono
potente e rimbombante, e ho avuto la vaga impressione che
uscisse proprio dalla mia gola. Un attimo dopo ero in azione.
E... cosa? stava ripetendo Damon Keefer. Voglio un
rapporto sullo stato attuale dell'indagine, ecco che cosa. Suppongo
che lei non l'abbia trovata se no avrebbe... ehi! Che
diavolo sta facendo quel cane?
Come cosa sto facendo? Il mio lavoro, amigo. Che in quel
momento significava verificare se in quella macchina nera -
non dimentichiamo: parcheggiata nel nostro vialetto, mentre
noi eravamo rimasti bloccati fuori sulla strada - c'erano dei
gatti. E come lo si pu fare se non stando in piedi sulle zampe
posteriori, piantando quelle anteriori sulla portiera in modo
da avere il muso ben incollato al finestrino? Elementare.
Maledizione, mi sta grattando la vernice!
Chet!
Buone nuove: nessun gatto. Mentre facevo scivolare le
zampe per ritornare gi composto, ho udito un suono che pi
che a una grattata assomigliava a quello del gesso su una lavagna.
Quel suono mi fa sempre un certo effetto, a partire
dalla collottola. Mi sono venuti i brividi, con le labbra che
schioccavano a vuoto qua e l. Mi sentivo benissimo, bene al
punto che mi sono sparato una corsa in giro per il giardino,
un testacoda dietro l'altro, con zolle di prato che volavano da
tutte le parti.
Chet, per l'amor di Dio!
Ho frenato con derapata a zampe rigide, una delle cose
che so fare meglio, e per niente facile: provateci voi, una volta.
Ho trovato un rametto a portata di fauci. Mi sono buttato
gi, zampe anteriori e posteriori ben distese, e ho cominciato
a masticarlo. Ah, eucalipto, probabilmente volato gi dall'albero
del vecchio Heydrich. Una delizia.
In piedi accanto alla macchina, Bernie e Keefer stavano
esaminando la portiera.
Mi mandi il conto, ha detto Bernie.
Masticavo il bastoncino e riuscivo a sentire l'odore del
mio alito. Era buono.
A cosa servirebbe? ha detto Keefer. Lei non farebbe
che caricare il conto delle sue spese... so come funzionano
queste cose.
Bernie gli ha lanciato un tipo di occhiata che raramente
gli avevo visto prima. Io non carico il mio conto spese.
Keefer ha sostenuto il suo sguardo, ma non per molto.
Faccia come vuole. Ascolto il suo rapporto e poi me ne
vado.
Ha mai avuto a che fare con un investigatore privato in
vita sua?
No, grazie a Dio.
Allora forse non sa che non  a lei che devo fare rapporto.
Ma solo al mio cliente, eccetto alcune informazioni che
sono obbligato per legge a riferire alla polizia.
Il suo cliente? Ma di che diavolo sta parlando?
A pagarmi l'onorario  Cynthia. Questo fa di lei il mio
cliente.
La faccia di Keefer si  gonfiata: un'altra cosa a che vedere
con la circolazione del sangue, ma non come quando si arrossisce.
Questo rigonfiamento negli umani  segno di rabbia.
Nel mio mondo, rabbia e suono vanno insieme, ma
quando Keefer ha parlato la sua voce non mi  sembrata pi
forte, anzi sembrava che lui avesse addirittura abbassato il
volume. A volte gli umani - non tutti, ma alcuni - hanno la
capacit di disorientarti.
Questo mi dice che lei non  poi cos astuto. Qualsiasi
detective appena decente avrebbe intuito subito che ogni
centesimo che Cynthia possiede viene direttamente dalle
mie tasche.
Bernie? Non cos astuto? Ho smesso di masticare il ramoscello,
ho raccolto bene le zampe di dietro, pronto a intervenire.
Bernie ha mantenuto la calma. Questo non cambia le cose.
Capisco che  un momento duro, per lei, e se Cynthia concede
il permesso le fornir un aggiornamento.
Non ho bisogno del suo permesso per...
Forse potremmo incontrarci tutti e tre a casa sua.
A casa mia? Perch a casa mia?
Madison non ha una sua stanza?
S, ma...
Vorrei vederla.
Perch?
Procedura standard, ha risposto Bernie. Sto cercando
di ritrovare sua figlia.
 possibile che se la sia svignata a Las Vegas.
Las Vegas?
E un'impulsiva, proprio come sua madre.
Madison ha forse problemi con il gioco?
Non intendevo Las Vegas in quel senso...
 mai scappata di casa?
Come faccio a saperlo? Crede che mi tengano al corrente?
Secondo Cynthia non ci sono storie di fuga.
Cosa si aspetta che dica?
Si spieghi.
 una pessima madre... non  evidente?
Ha mai lei cercato di ottenere la custodia di sua figlia?
No, ha detto Keefer. Una ragazzina ha bisogno della
madre. Almeno, questo  quello che pensavo all'epoca. Ma
adesso... Ha alzato le mani, i palmi verso l'alto. Gli umani
lo fanno quando non gli resta altro. Conosco quella sensazione.
Quando arrivo a quel punto, se sono dentro casa schiaccio
un pisolino, se sono fuori, marco la zona: sempre un'eccellente
via di scampo.
Bernie stava fissando Keefer con la testa inclinata di lato,
l'aria pensosa. Un'espressione che mi  molto familiare: significa
che sta cambiando idea su qualcosa, magari scegliendo
una nuova tattica. Sa cosa le dico? E se Cynthia la chiamassi
adesso? Potremmo trovarci direttamente qui da me.
Ci siamo incontrati tutti nello studio, Cynthia e Keefer
sulle sedie per i clienti, Bernie alla scrivania e io sotto. Da l
riuscivo a vedere i due dalla vita in gi. Lui indossava pantaloni
scuri e mocassini con delle nappine. Lei portava i sandali
e aveva le gambe nude. I loro piedi giunti guardavano in direzioni
opposte.
Mi sentivo le palpebre pesanti.
Prima di tutto, ha detto Bernie, vorrei partire da una
domanda davvero importante.
I piedi hanno cominciato a farsi nervosi, prima un sandalo,
poi una nappina.
Qualcuno di voi ha per caso ricevuto una richiesta di riscatto?
Riscatto?
I due hanno pronunciato la parola allo stesso tempo. C'era
qualcosa di sgradevole nell'insieme delle loro due voci.
Se  cos, il tizio al telefono vi avr minacciati di non
parlarne con nessuno, ha detto Bernie. E vi garantisco che
non dirlo a noi sarebbe un grave errore.
Chi  "noi"? ha chiesto Keefer.
Bernie mi ha dato un colpetto alla coda con il piede.
L'agenzia, naturalmente. Ma non avete risposto alla mia
domanda.
Non  successo niente di simile, ha detto Cynthia.
Che cosa sta cercando di dirci?
Vuole forse insinuare che si tratta di un rapimento? ha
chiesto Keefer.
Le mani di Cynthia hanno cominciato a strizzarsi l'una
nell'altra. Oh mio Dio!
Al punto in cui siamo, nulla  certo, ha detto Bernie.
Per caso, ha dei nemici?
Chi, io? ha ribattuto Cynthia.
O rivali sul lavoro?
Ora le sue mani si contorcevano proprio. Non li considero
proprio dei rivali, ma...
Per l'amor di Dio,  intervenuto Keefer. Tu disegni
auguri virtuali. Lui si riferisce al business vero.
Le mani di Cynthia si sono separate e si sono chiuse a pugno.
C' stato un silenzio. Poi Bernie ha preso la parola. Lei
 un imprenditore edile, signor Keefer?
Possiedo il residence Pinnacle Peak di Puma Wells, ha
risposto Keefer. I concorrenti fanno parte del business. Ma
nel nostro ambiente non ci sequestriamo i figli l'uno con l'altro.
E se tutto quello che ha sono solo congetture, non ha alcun
diritto di spaventarci in questo modo.
Sono solo congetture? ha chiesto Cynthia.
Potete chiamarle cos, ha detto Bernie. Ma sono basate
su informazioni che abbiamo approfondito, per lo pi riguardanti
i movimenti di Madison mercoled scorso, la sera
in cui presumibilmente  andata al cinema.
Ha cominciato a raccontare l'intera storia. Il suono della
sua voce mi arrivava sempre pi flebile e indistinto. Mi sentivo
tutto tiepido e confuso, proprio sul punto di schiacciare un
pisolino. Ho sentito Keefer chiedere: Ha riferito di questa
sua teoria alla polizia? E poi Bernie, sempre pi lontano, rispondere:
Non ancora. E comunque hanno gi fatto partire
le segnalazioni, e per di pi...
Dopodich sono passato oltre confine, sprofondando nel
mondo dei sogni.
Quando mi sono svegliato, Bernie e io eravamo soli. Lui
sedeva alla scrivania con un assegno in mano. Sono sgusciato
fuori da l sotto, mi sono sgranchito stiracchiando bene in
avanti le zampe anteriori, ho abbassato la mandibola fino quasi
al pavimento, il culo per aria. Una sensazione bellissima!
Bernie ha abbassato gli occhi su di me. Non  proprio andata
come speravo, ha detto, sventolando l'assegno. Due
bigliettoni da mille. E allora? Dov'era il problema? Gi 
buono un bigliettone, due  ancora meglio. Il problema  che
l'ha firmato Keefer. Ora sono clienti entrambi. Avrei preferito
lei soltanto. Lui  talmente...
Qualsiasi cosa Bernie avesse da dire su Keefer, volevo saperla,
ma in quel momento hanno suonato alla porta. Siamo
andati ad aprire e ci siamo trovati davanti Charlie, con lo zaino
in spalla.
Ciao, papi. Ciao, Chet.
Il finestrino di un'auto parcheggiata in strada si  abbassato
e Leda ha guardato fuori. Lo riprendo al pi tardi fra un
paio di giorni.
Affianco a lei ho notato Malcolm il boyfriend: era al volante
e stava parlando al cellulare. Ho abbaiato. E perch diavolo
non avrei dovuto?  sempre uno spasso vedere Malcolm
il boyfriend incollarmi lo sguardo addosso. Si percepisce
lontano un miglio che  terrorizzato a morte da me e dai miei
simili.
Charlie  entrato in casa. Gli ho dato una bella leccata sulla
faccia. Lui ha fatto: Oooooh, con un simpatico sorriso
tutto storto. Sono pronto per andare a fare il campeggio, ha
detto.
Campeggio?
L'hai promesso!
Allora prepariamoci.
Abbiamo imballato la tenda, i sacchi a pelo, i materassini,
la pompa dell'aria, i picchetti, il mazzuolo di legno, una borsa-frigo
piena di cibi e bevande.
Dimentichiamo niente? ha detto Bernie.
I fiammiferi, ha risposto Charlie.
Bernie  scoppiato a ridere. La mia coda ha buttato gi
qualcosa dal tavolino del salotto. Ci provavo, a tenerla a freno.
Quando siamo usciti di casa, era gi sera. Bernie ha fatto
scorrere la porta a vetri e abbiamo sistemato tutta l'attrezzatura
- io avevo la responsabilit del mazzuolo - nel giardino
sul retro. L abbiamo montato la tenda, piantato i pioli, gonfiato
i materassi, srotolato i sacchi a pelo. Abbiamo due tipi
di campeggio: quello dove andiamo in macchina fino al deserto,
e poi quest'altro. Charlie preferisce questo, specialmente
quando nel bel mezzo della notte sente la mancanza di
un letto vero.
Bernie ha disposto a cerchio delle pietre, ci ha buttato su
un po' di legna, ha acceso un fuoco. Charlie ha arrostito delle
salsicce infilate sulla punta di un bastoncino, con il fuoco
che gli risplendeva sulla faccia. Bernie ne ha prese due,
Charlie una, io due, e poi una terza, pi tardi, direttamente
dalla confezione mentre nessuno stava guardando.
Dopo  stato il momento delle toffolette arrostite, che io
non ho proprio toccato. Mi piace la crosticina esterna, ma deve
esserci un trucco per masticare l'interno tutto appiccicoso
che io non sono mai riuscito a scoprire.
Mentre il fuoco si consumava, Bernie ha cantato una canzone
chiamata Rawhide. Si  unito anche Charlie. E l'ho fatto
anch'io, con quegli acuti wooh-wooh che riesco a fare se
punto il naso dritto contro il cielo.
 ora della nanna, compagni, ha detto Bernie.
Lui e Charlie sono entrati nella tenda. Io mi sono arrotolato
accanto al fuoco che languiva, concentrandomi sulle braci.
Da dentro la tenda sono arrivate un po' di chiacchiere, poi il
silenzio. Ah, il campeggio. Ho chiuso gli occhi.
Mi ero quasi addormentato, quando le mie orecchie hanno
captato una voce lontana. Un abbaiare che avevo gi sentito,
quello di lei, la stessa di alcune sere prima. Ma stavolta
pareva non fermarsi pi. Mi  passato il sonno di colpo, anzi
mi sentivo proprio sveglio. Addirittura ritto su tutte e quattro
le zampe, accanto al cancello sul retro che dava sul canyon.
Chiuso, naturalmente, e alto, forse alto quanto Bernie, se non
di pi. Ma vi ho gi parlato delle mie prodezze con il salto?
Un attimo, forse anche meno, ed ero gi dall'altra parte.
Bauuu! Ho seguito il suono, in stato di massima allerta.
Non mi ero mai sentito cos forte in vita mia. Sarebbe stato
magnifico! Il latrato non mi ha attirato in mezzo al canyon,
ma sulla strada davanti a casa nostra e gi per la collina, dalla
parte opposta rispetto a Iggy.
Avevo superato solo poche abitazioni, quando ho notato
un'auto parcheggiata con dentro due uomini seduti davanti.
Era buio, il lampione pi vicino stava gi all'angolo, ma la
mia vista  buona anche di notte, altroch. E cosa ti vedo?
Che l'uomo seduto al lato dei passeggero aveva i capelli
chiari, gli zigomi larghi, le orecchie piccole. Io quello lo conoscevo.
Ma certo! Chi altri poteva essere? Aveva il finestrino
aperto, con il braccio che sporgeva fuori. Non riuscivo a
ricordare tutto quello che Bernie aveva detto, ma di una cosa
ero certo: lui era il cattivo.
Ho caricato, sono balzato, gli ho bloccato il gomito.
Il cattivo ha strillato. L'uomo al volante ha detto: Boris?
Che razza di...
Poi mi ha visto ed  sceso con un'arma tozza, di un tipo che
avevo gi visto prima, ai tempi del corso alla K-9: un Taser.
Allora ho percepito un crepitio e come una luce colpirmi
il collo. In quell'esatto istante, un dolore feroce mi ha percorso
il corpo a scosse, avanti e indietro. Sono caduto a terra, in
preda agli spasmi. Volevo abbaiare per farmi sentire da Bernie,
il campeggio era vicino, ma non ci riuscivo. Le portiere
della macchina si sono aperte. Il portellone del bagagliaio 
balzato su di botto. Boris e l'autista - un piccoletto scuro con
sopracciglia che si univano al centro - sono usciti, mi hanno
afferrato e mi ci hanno gettato dentro. Un tonfo. Il coperchio
si  richiuso violentemente. Non riuscivo a vedere niente. Poi
l'automobile ha cominciato a muoversi. Mi sembrava di impazzire
in quello spazio minuscolo, sbatacchiavo dappertutto.
Non riuscivo nemmeno a mettermi su dritto!
Bernie! Bernie!
Dopo un po' l'auto si  messa a correre pi veloce. Ho udito un piagnucolio. Ero io. Brutto segno. Non sentivo pi nemmeno dolore!
Mi sono sdraiato e ho cercato di stare calmo. Dopo un po' ho percepito un odore familiare, molto tenue, quasi al limite delle mie facolt: un odore di giovane femmina umana, con tracce di miele, di ciliegia e di quei fiori giallo-sole che a volte si vedono sui bordi delle strade.
Madison era stata l dentro prima di me.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Io ho una vista eccellente, al punto che giorno o notte per me
non fanno molta differenza. Ma adesso, per la prima volta
nella mia vita, non riuscivo a scorgere niente di niente. Non
mi piaceva neanche un po'. Mischiato a quello di Madison,
c'erano molti altri odori: di olio, di gomma, di rifiuti putrefatti.
E c'erano persino suoni, acuti e piagnucolosi. Dopo un
po' mi sono accorto che ero io. Di nuovo? Dovevo piantarla.
Ho cominciato a tremare. Poi ho smesso di fare anche quello.
Sono rimasto semplicemente disteso nel buio pi pesto. Ma a
cosa serviva, restarmene l sdraiato ad aspettare?
Ho allungato una delle zampe davanti, e ho toccato un lato
del baule. Era una buona idea cominciare a rasparci sopra?
Per come la vedo io, grattare sulle cose  sempre una buona
idea. Ho grattato, dunque. Al tatto, mi pareva un materiale
genere tappeto. Ho grattato ancora un po', ben presto impegnando
tutte e quattro le zampe, piantandoci ben dentro gli
artigli, strappando via di tutto: roba rigida, roba soffice, mi sa
anche dei fili elettrici. Un piccolissimo lampo, e poi di nuovo il buio.
Non so perch, ma il piccolissimo lampo mi sembrava
un fatto promettente. Allora ho grattato ancora pi forte.
Uno stridio di freni. La macchina si  fermata, talmente di
colpo che sono andato a picchiare contro la parte di fronte
del bagagliaio. Una portiera ha sbattuto, e poi un'altra. Passi
in avvicinamento. L'auto faceva dei rumori strani, come degli
scoppiettii metallici. E su questi, riuscivo a sentire anche
il sibilo acuto del vento.
La voce di un uomo: Cosa  diavolo questo?
Be', Boris, pare che i fanalini si sono fottuti, ha detto
qualcun altro. Ho riconosciuto la voce: era quella dell'autista
piccoletto dalle sopracciglia unite.
Fottuti?
Sai, andati in merda.
Questo lo vedo, ha detto Boris. Sto chiedendo perch...
tu hai responsabilit di cura di macchina. O qualcosa
di simile: Boris era difficile da capire.
Stamattina funzionavano, ha detto il piccoletto. Poi ho
sentito un tap-tap, forse le sue dita che picchiettavano sul rivestimento
di un fanalino. Deve essere stato il cane.
Il cane rompe luci... tu chiedi che io credo?
L'hai sentito l dentro, no? Come picchiava da tutte le
parti.
Cane che rompe fanalini in coda? ha insistito Boris.
Non logico.
Eh? ha fatto Harold.
Non avevo capito bene nemmeno io.
Vuoi che apra il baule? ha domandato Harold.
Quello invece l'ho capito. Mi sono contorto per mettermi
sulla pancia, ho raccolto bene le zampe sotto il corpo, mi sono
rannicchiato. Ero pronto. Era la mia occasione! Presto il
coperchio si sarebbe sollevato e...
No, ha risposto Boris. No ora. Al ranch, apriamo.
Come vuoi. Ma che ne faremo di quel maledetto cane?
Non ce lo so niente, ha detto Boris. Questo cane  seccatura.
Allora perch non gli spariamo adesso, e lo lasciamo sul
bordo della strada?
Uhm, ha fatto Boris. Pausa. Poi ha ripreso: Mr. Gulagov
 maestro di logica. Lui far decisione.
I loro passi si sono allontanati crocchiando sul terreno. Le
portiere si sono aperte e poi richiuse. Ci siamo rimessi in
viaggio. Ho grattato un po' intorno, ma non  successo nulla.
Mi sono sdraiato. L'automobile ha cominciato a sobbalzare.
 passato del tempo, che mi  sembrato tantissimo, tra
scossoni e buio totale, senza altri suoni o odori. Tenevo gli
occhi aperti anche se non c'era niente da vedere. L'importante
era stare in allerta, star pronto in ogni momento. Bernie dice
sempre: una cosa - non ricordo esattamente la parola - dipende
essenzialmente dalla preparazione. Allora ho cominciato
a pensare a Bernie. Vi ho mai parlato del suo odore? Il
migliore fra quelli di tutti gli umani che abbia mai incontrato...
in realt, un po' da cane, in qualche modo. Sul serio,
proprio buono cos. Non come il mio, naturalmente. Il mio 
il meglio del meglio. Difficile descriverlo: un misto di vecchia
pelle, sale e pepe, pelliccia di visone - conosco le pellicce
di visone perch Bernie ne aveva una, di sua nonna, che
poi ha regalato a Leda - con in pi una pastoia, una delle parole
preferite di Bernie che significa, credo, un lieve sentore
di pasta: nel mio caso al pomodoro. Mi tornava in mente la
prima volta che avevo annusato Bernie, ai tempi del corso alla
K-9. Poco prima di quello spiacevole...
L'auto si  fermata. Le portiere si sono aperte e richiuse.
Mi sono rannicchiato pronto al balzo. Ma non  successo
nulla. Certo, ho sentito dei passi, ma si allontanavano. Poi,
silenzio, eccetto il suono del vento, molto debole.
Che cosa succedeva? Ero pronto, deciso a saltare, ad attaccare,
a battermi per la libert: ma finch non aprivano il
baule, era tutto inutile. Cosa potevo fare? Non mi veniva in
mente niente. Eccetto Bernie!
Ho aspettato, e ho aspettato ancora. Dovevo essere pronto,
dovevo stare in allerta. Bernie sarebbe andato fiero di me
per come sono restato pronto e in allerta... fino a quando le
palpebre non mi si sono fatte molto pesanti.
Criiic. Tump. Dov'ero? Che...
Il baule era spalancato, il portellone vibrava ancora. L'avevano
aperto! Lo sentivo cigolare, ma non riuscivo a vedere
niente... con tutta quella luce del sole che mi accecava. Per
potevo fiutare gli odori, eccome se ce n'erano: odori di uomini,
e tutti sgradevoli. Adesso! Ho fatto un balzo verso la luce.
Poi c' stata una gran confusione: riflessi metallici, facce
di umani, un atterraggio un po' scomposto. Ho rimbalzato in
avanti andando a sbattere contro qualcosa di solido. Che cos'era?
Mi ero appena lanciato dentro a...
Clang!
Una gabbia? Oh, no! Una gabbia, no!
Dopo aver messo meglio a fuoco, mi sono voltato di scatto:
troppo tardi. Boris ha fatto scivolare il chiavistello, la porta
si  bloccata. Mi sono gettato con violenza contro le sbarre,
ho abbaiato con furore, ho scrollato la gabbia: tutto inutile.
Dopo un po' mi sono accontentato di star l a ringhiare,
guardando fuori.
C'erano tre uomini, mi osservavano: Boris, Harold l'autista,
e un tizio basso e tozzo con un collo grosso, braccia e
gambe grosse, la testa rasata.
Il terzo uomo ha detto: Bella bestia. Il suo modo di parlare
mi ricordava quello di Boris, ma era meno strano.
Lo credi, capo? ha detto Harold.
Mi ha dato molta seccatura, Mr. Gulagov, ha detto Boris.
Perfino mi ha morsicato braccio. Ha mostrato il braccio.
Guarda... cerotti.
Mr. Gulagov non ha fatto una piega. Lui guardava me.
Aveva occhi piccoli e privi di colore, all'ombra di sopracciglia
cespugliose.
Forse potremmo addestrarlo.
Per fare che?
Per combattere contro altri cani, per cosa se no? Fanno
dei gran bei combattimenti di cani. In Messico, mi pare. Avevo
intenzione di investirci.
Ci sono soldi da fare? ha domandato Boris.
Quando c' il gioco, ci sono i soldi, ha risposto Mr. Gulagov.
Ricordati questa lezione, Boris.
Sissignore.
Me la ricorder anch'io, ha aggiunto Harold.
Mr. Gulagov non ha minimamente fatto attenzione a Harold.
Stava fissando me.
S,  una bella bestia. Dategli degli ossi.
Degli ossi? ha ripetuto Harold.
Per ricompensa.
Ricompensa? ha detto Boris. Lui  nemico.
Mr. Gulagov ha sorriso. Aveva denti grossi per essere un
umano, e brillanti, i pi brillanti che avessi mai visto.
Vedrai, Boris. Ne far un amico.
Con ossi?
Certo, con gli ossi, ma non solo. Abbiamo ricompensa, e
abbiamo punizione. Matematico, Boris. Ricompensa pi punizione
uguale fedelt.
Il cane diventer fedele?
Al cento percento, ha dichiarato Mr. Gulagov. Vivr e
morir per me. Ma prima dobbiamo dargli un nome.
Credo che uno ce l'ha gi, ha detto Harold. L, inciso
sul coll...
Mr. Gulagov gli ha gettato un'occhiata. L'autista ha smesso
di parlare.
Lo chiameremo Stalin.
Stalin? Come il tizio che...
Un nome, un messaggio, ha detto Mr. Gulagov. Poi, si
 acceso un grosso sigaro e ci ha parlato intorno. Porta Stalin
dietro il granaio.
Tutto  successo in fretta, difficile da seguire. Io fedele a
quello l? Mai! E io mi chiamo Chet, punto e basta!
Si sono tutti allontanati verso alcuni edifici. Una volta siamo
andati a visitare un ranch, io, Bernie, Charlie e Leda, ve
l'ho gi raccontato? Questo posto me lo ricordava un po', eccetto
che qui era tutto in rovina, e in giro non c'erano cavalli.
L'avevo capito subito perch l'odore di cavallo mancava.
Dietro agli edifici sorgeva una collina ripida e rocciosa, molto
alta, con cactus che spuntavano qua e l. E oltre la collina,
non c'era niente: solo deserto. Deserto a perdita d'occhio, e il
vento che fischiava come se stesse soffiando forte, anche se
in punta di pelo non riuscivo a sentirne.
Ho udito il rumore di un motore che partiva e da dietro
uno degli edifici  arrivato Harold al volante di un carrello
elevatore giallo. Conosco i carrelli elevatori per via di un caso
di furto in un magazzino che Bernie e io avevamo risolto
tempo prima.  venuto dalla mia parte e si  fermato. Poi,
con un lieve sibilo i due bracci si sono abbassati. Il carrello si
 avvicinato ancora di pi, andando a infilare i bracci proprio
sotto la gabbia. La faccia di Harold era vicinissima. Non mi
piaceva quella faccia con quell'unico grosso sopracciglio,
neanche un po'.
Tranquillo, Stalin, ha detto.
Non ci ho pensato su un momento, e mi sono scagliato
contro di lui. Avevo completamente dimenticato la gabbia fino
a che non ci sono andato a sbattere ripiombando sul fondo.
Dopodich, un po' intontito, mi sono accorto a malapena
della risata di Harold.
Ci siamo diretti lentamente verso gli edifici: una lunga casa
bassa, un granaio, alcuni capannoni. Avevano le pareti di
legno crepate, la vernice scrostata, una o due finestre rotte.
Arrivati al granaio, Harold ha abbassato la gabbia a terra, ha
fatto marcia indietro e se n' ripartito.
Era tutto molto tranquillo. In cielo, il sole si era alzato ancora
di pi. Anche il calore si era alzato. Non riuscivo a sentire
odore di acqua, non nella gabbia, neppure altrove. Avevo
molta sete. Andavo avanti e indietro. Ho cominciato a sbavare,
e anche a schiumare un po'. Mi sono messo disteso.
Ed  allora che, alla base della collina rocciosa che stava
di fronte, ho notato un grande buco nero con un paio di binari
arrugginiti che portavano all'interno. Sapevo cos'era: una
miniera. Bernie aveva una fissa con le miniere abbandonate
nel deserto. Ne avevamo esplorate molte, e una cosa la ricordavo
bene: che fresco c'era l dentro! Quel ricordo continuava
a restarmi appiccicato in testa, mentre il giorno si faceva
sempre pi caldo.
Dietro la collina, il sole si stava abbassando. L'aria diventava
pi mite, ma la sete non mi passava. Avevo la lingua
spessa e asciutta, quasi estranea, come se non facesse parte di
me. Le ombre si allungavano. Il cielo si faceva pi scuro.
Tutto a un tratto ho fiutato dell'acqua, un aroma netto e
squisito, con tracce di roccia e metallo. Poi, dei passi. Mi sono
tirato su.
Mr. Gulagov  apparso da dietro l'angolo del granaio.
Trasportava una grossa ciotola. L'acqua traboccava da ogni
lato. Si  fermato di fronte alla gabbia, ha messo la ciotola a
terra. Avrei potuto infilare la lingua fra le sbarre e leccarne
un po'. Ma era un pizzico troppo lontana.
Ha abbassato gli occhi su di me. Ciao, Stalin. Come ti va
la vita?
Non ho reagito, non ho mosso un muscolo, non ho emesso
un suono. Il mio nome non  Stalin.
Tu e io saremo buoni amici, Stalin. Fa un po' caldo l
fuori. Non hai sete?
Io, immobile.
Ecco dell'acqua. In questa vecchia miniera abbiamo acqua
di pozzo, buona e fresca.
Ha dato un colpetto con il piede alla ciotola. Una piccola
onda ha traboccato dai lati. Ne vuoi un po', di quest'acqua
buona e fresca? Posso avvicinarla, nessun problema. Tutto
quello che devi fare  una cosa molto semplice... sederti.
Ha fatto una pausa. Pronto? Stalin, seduto.
Io sono rimasto in piedi.
Seduto!
Mi sono messo ancora pi in piedi.
Non deludermi, Stalin. Devi essere addestrato. Devi imparare
il significato di "seduto".
Quello che imparo  un fatto che riguarda me e Bernie.
C' qualcosa che presto imparerai da me... non tollero
la disobbedienza. E la spunto sempre io.
La sua voce si  alzata e la sua faccia  diventata tutta rossa.
Seduto! Seduto! Siediti, stupido cagnaccio.
Nessuna possibilit.
Mr. Gulagov ha dato un calcio alla ciotola dell'acqua e se
n' andato con passo pesante.
Una volta sparito dalla vista, ho incastrato la lingua fra le
sbarre e ho leccato un po' di poltiglia bagnata.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Ero steso a terra con la lingua penzoloni. Ansimavo, non riuscivo
proprio a smettere. Ripensavo a quell'unica volta che
avevo visto la neve. Era stato durante un'escursione che Bernie
e io avevamo fatto in montagna, non so bene dove. Prima
c'era stata una lunga corsa in macchina. Poi avevamo cominciato
a salire, sempre pi in alto, e tutto d'un tratto il suolo
era bianco. Che sorpresa! C'era del bianco ovunque e io mi
ero messo a zigzagare dappertutto.
Neve, Chet! Questa  neve.
Non ne avevo mai sentito parlare. L'avevo annusata, assaggiata,
mi ci ero rotolato dentro. Brrrr! Mi dava i brividi!
Bernie tirava palle di neve. Io le afferravo a mezz'aria e mi si
spiaccicavano sul naso. Scivolavo ovunque, di fianco, all'indietro,
in ogni direzione. Ci eravamo divertiti come matti, e
poi, sulla via del ritorno, eravamo arrivati in un punto dove
tra alcune rocce la neve si scioglieva in acqua e scorreva -
gorgogliava, per usare la parola adoperata da Bernie - in un
ruscello. Io ci avevo infilato direttamente il muso: l'acqua pi
buona mai bevuta in vita mia.
Ripensandoci adesso - in realt non riuscivo a pensare
proprio a nient'altro- chiuso nella gabbia dietro al granaio di
Mr. Gulagov, avevo smesso di ansimare.
Fuori era ancora un po' chiaro, quando li ho uditi tornare.
Mi sono alzato, mi sentivo un po' strano, non molto bene.
Questa volta c'erano solo Boris e Mr. Gulagov. Nessuno dei
due portava dell'acqua.
Wow, ha esclamato Boris. Ha lingua che somiglia a
pezzo di legno.
Non importa, ha fatto Mr. Gulagov, agitando la mano. I
grossi anelli che aveva sulle dita catturavano la poca luce che
restava. I cani possono stare molti giorni senz'acqua.
Credevo che erano i cammelli, ha detto Boris.
Mr. Gulagov si  irrigidito.
 uno scherzo?
Oh, no, signore. Nessuno scherzo.
Eccellente. L'umorismo  rischioso.
Mi ricorder.
 rischioso e non  per tutti.
Non faccio pi.
Degli scherzi, lascia che sia io a occuparmene, ha detto
Mr. Gulagov. Cominciamo.
Si sono avvicinati alla gabbia. Boris ha allungato una
mano.
Adesso?
Adesso.
Boris ha sfilato il chiavistello, ha aperto la porta della
gabbia. Grosso errore, amico! In un lampo sono balzato all'attacco
lanciandomi dritto oltre la porta...
Oh no! Un tintinnio, un bagliore metallico, e poi qualcosa
mi si  stretto intorno alla gola. Ho perso l'equilibrio, e subito
dopo mi sono ritrovato lungo disteso nella sporcizia, con il
collo sempre pi serrato. Guardando su, piantato proprio di
fronte a me, ho visto Mr. Gulagov. Inclinato all'indietro, tirava
forte l'estremit di una catena, digrignando quei denti
enormi che aveva. Conoscevo quel tipo di catena con il collare
a strozzo, l'avevo vista usare alcune volte con animali del
mio quartiere, ma non mi piaceva, e nessuno me l'aveva mai
fatta portare, nemmeno prima dell'arrivo di Bernie. Ho lottato
contro i robusti anelli di metallo, contorcendomi e ribellandomi,
ma non facevo che peggiorare le cose.
Non fai che peggiorare le cose, ha detto Mr. Gulagov,
stringendo ancora di pi, sollevandomi a forza. Non riuscivo
a respirare. Mi sforzavo di ingollare aria, ma non passava
niente. Ho la tua attenzione adesso, Stalin? Silenzio. Tutto
cominciava a farsi annebbiato. Seduto.
Ha mosso le mani. La catena si  un po' allentata. Ho respirato,
ancora e ancora. La catena era pi lenta,  vero, ma
non tanto da permettermi di farlo senza emettere dei rantoli.
Seduto.
Sono rimasto in piedi. Non mi sentivo molto bene, ma restavo
in piedi.
Forse lui ha udito cattivo, ha detto Boris.
No, ha detto Mr. Gulagov. Non  in quello che  cattivo.
Poi ha sorriso. Ha sorriso proprio rivolto a me, con quei
grossi denti lucidi. Ero confuso, perch nella mia esperienza,
quando un umano sorride, di solito  buon segno. E, approfittando
di quel mio momento di confusione, Mr. Gulagov ha
dato un fortissimo strattone alla catena. Sono piombato a terra.
Il collare sempre pi affondato nel collo.
Ora proviamo di nuovo, d'accordo? ha detto Mr. Gulagov,
senza smettere di sorridere. Poi, ha allentato la catena
abbastanza da farmi tirare qualche respiro rauco.
Su, ha ordinato. Io sono rimasto gi. Mr. Gulagov ha sospirato.
Boris? La frusta.
Frusta normale o frustino da cavallo?
Frustino, direi.
Dov'? ha chiesto Boris.
Ma devo proprio fare tutto io? Vai a cercarlo.
Boris si  allontanato.
Sono rimasto sdraiato a terra, con la lingua nella polvere,
incerto su che cosa fosse un frustino. Mr. Gulagov mi
fissava. Qualcosa in quegli occhi mi ha fatto distogliere lo
sguardo.
Hai carattere, ha detto. Sarai un ottimo cane da combattimento,
dopo che ti avr domato.
Quando Boris  tornato, ho visto cos'era un frustino.
Schioccalo, tanto per dimostrazione, ha ordinato Mr.
Gulagov.
La mano di Boris ha fatto uno scatto. La frusta  balenata
come un fulmine, non molto oltre la mia testa. Mr. Gulagov
ha dato uno strattone alla catena, trascinandomi su in piedi.
Stalin. Seduto!
Io non mi sono mosso. Era buio e in una delle finestre in
cima al granaio si  accesa una luce. Ho notato qualcuno dietro
al vetro... una ragazza. Di pi, una ragazza che conoscevo:
Madison Chambliss. Ehi! L'ho trovata!
Boris? ha detto Mr. Gulagov. Ora fagli vedere che effetto
fa sulla carne.
Il frustino?
E di che altro vuoi che stia parlando?
Madison ha aperto la finestra e ha cacciato fuori la testa.
Non fate del male a quel cane!
Mr. Gulagov e Boris hanno guardato su.
Dov' Olga? La faccia di Mr. Gulagov si  fatta tutta
rossa e gonfia. Che sta succedendo?
Una donna grossa con i capelli a crocchia si  precipitata
alle spalle di Madison, aveva le braccia levate come la strega
di uno di quei vecchi film dell'orrore di Bernie. Mentre veniva
allontanata, Madison ha sgranato gli occhi. Ehi.  quel
cane che...
Poi  stata trascinata via. In quel momento mi sono accorto
che la pressione intorno al mio collo era quasi scomparsa.
Ho dato un'occhiata di sbieco a Mr. Gulagov. Non ho avuto
nemmeno bisogno di girare la testa per sbirciare: un altro dei
vantaggi dei cani, dato che non abbiamo gli occhi ravvicinati
davanti come quelli degli umani. Lo sguardo di Mr. Gulagov
era ancora sulla finestra, la mano che reggeva la catena si era
rilassata.
Sono scattato in avanti.
Maledizione! ha detto Mr. Gulagov.
Il guinzaglio si  teso, ma solo per un istante, poi gli 
sfuggito di mano. Libero! Mi sono messo a correre, ho deviato
verso l'estremit lontana del granaio, trascinandomi dietro
la catena. Una porta del granaio si  aperta e Harold  uscito
fuori. Emanava da lui un nuovo odore, un odore che Bernie e
io incontriamo spesso: l'odore di una pistola che ha sparato
di recente. La mano di Harold  andata alla tasca. Se avevo
gi visto che cosa sono capaci di fare le pistole? Fin troppe
volte. Mi sono girato dall'altra parte, ma Boris era gi in moto,
il frustino ben alzato. Allora ho deviato di nuovo, partendo
a tutta birra verso l'unica direzione rimasta, la collina rocciosa.
Se solo riuscivo a raggiungerla, forse...
Uccidilo! ha gridato Mr. Gulagov.
 risuonato uno sparo, poi un altro. Un proiettile  rimbalzato
su una roccia proprio vicino a me. Ho raggiunto i
piedi della collina e mi sono tuffato all'interno della miniera
senza pensarci due volte, forse nemmeno una. Le pistole continuavano
a sparare. Io continuavo ad avanzare. S, l'avevo
gi visto che cosa sono capaci di fare le pistole.
La debole luce dell'esterno mi ha accompagnato dentro la
miniera per un breve tratto, poi il buio mi ha inghiottito. Sentivo
le traversine dei binari sotto le zampe, e i tratti di terra
battuta tra l'una e l'altra. Dopo un po', mi sono guardato indietro.
L'ingresso era un anello buio e confuso nell'oscurit.
Ancor pi lontano, intravedevo le luci del granaio. Sono rimasto
l con una delle zampe davanti sollevata da terra, come
faccio di solito quando ascolto con la massima attenzione.
Silenzio, eccetto per il vento del deserto. Furtivamente, sono
ritornato sui miei passi verso l'apertura. Lentamente, molto
lentamente. Riesco a essere molto silenzioso quando voglio:
silenzioso come un'ombra, dice sempre Bernie. E proprio
come un'ombra stavo avanzando adesso. Pochi passi ancora,
e avrei raggiunto l'entrata. E poi? Zoom! Sarei volato via da
l, confondendomi con le altre ombre della notte, filando dritto
a casa.
Ma proprio mentre stavo facendo l'ultimo, lentissimo
passo, l'estremit della catena - me ne ero completamente
dimenticato! - ha urtato contro una delle rotaie facendo un
rumore metallico.
Poi ci sono stati dei lampi di luce, accecanti come il sole.
Eccolo!
Di colpo, ho fatto dietrofront e sono scattato verso il fondo
della galleria, inseguito senza sosta dal clangore della catena.
Ho sentito una pistola sparare e una pallottola rimbalzare
con un suono acuto su una delle rotaie, talmente vicino a
me che sono balzato in aria con tutte e quattro le zampe sollevate
da terra.
Mr. Gulagov era vicino, troppo vicino. Inseguitelo, ma
usate il cervello... c' un'unica uscita. Voi lo sapete. L'animale
invece non lo sa.
Diceva a me? Sarei stato io l'animale? E c'era qualcosa
che non sapevo? Che cosa? Non capivo. Correvo e basta,
affondando sempre di pi nel buio della miniera. Uno sguardo
alle mie spalle, e mi sono visto alle calcagna un raggio luminoso
che mi dava la caccia. Sete, fatica: le avevo completamente
dimenticate, andavo a tutto gas. Esisteva forse al mondo
un umano capace di battermi nella corsa? No di certo!
Dalle voci che sentivo alle mie spalle, la distanza che ci
separava aumentava. Seguite il rumore.
Il rumore? Che rumore? Ma se ero come un'ombra! Poi
mi sono ricordato della catena. Ma perch non facevo altro
che dimenticarmene? Ho rallentato, ho girato la testa, ho addentato
il metallo freddo, ho morsicato pi forte che potevo.
Niente. Spezzare quegli anelli con i denti andava oltre le mie
possibilit. Ho continuato a provarci lo stesso. Poi all'improvviso
il raggio di luce mi ha colpito e ha continuato a inseguirmi.
Non rallentare ora, Chet!
Davanti a me, ho intravisto il tunnel piegarsi pi avanti in
una curva. Pam: un altro colpo di pistola. Qualcosa mi ha
sfiorato il pelo all'estremit della coda, e subito dopo un pezzo
di legno  saltato in frantumi proprio accanto a me. Sono
filato via, sfrecciando dietro la curva e nell'oscurit.
Correvo. Correvo a pi non posso, ancora e ancora, ma il
suono della catena continuava a seguirmi, e con un'occhiata
alle spalle ho visto che mi seguiva anche la luce. Brutto segno.
Ci voleva un intervento, una soluzione, ma cosa? Poi,
ho capito: ci voleva un buco, un posto dove nascondermi
tranquillo. Ma buchi non ce n'erano, allora ho continuato a
correre, magari non pi al massimo della velocit. Ho dato
un'altra occhiata alle spalle: la luce si faceva pi vicina, di
certo mi avrebbe beccato di nuovo. Ho tentato di accelerare,
e forse ci sono anche riuscito, almeno un po', ma dopo poco
ho fiutato un nuovo odore: acqua. Acqua!
Ho seguito quell'odore, il migliore del mondo - diciamo,
il secondo migliore del mondo - lungo la galleria, ma perdendone
quasi subito la traccia. Mi sono fermato. Ho annusato
in giro. Non fermarti, Chet! Corri! Invece, mi sono fermato.
Avevo bisogno di acqua, solo un goccino. Ho di nuovo
sentito le voci, e adesso la luce della torcia risaliva veloce i
binari. Ho fatto qualche passo indietro, verso le voci e la luce,
ed ecco di nuovo l'odore dell'acqua. Sembrava provenire
dalla parete della galleria. Mi sono mosso in quella direzione
e l'odore si  fatto pi intenso. L'ho seguito e... questa poi!
L'odore arrivava fin dentro il muro. Proprio cos: usciva da
un'apertura che potevo a malapena vedere, forse un'altra galleria,
anche se molto pi stretta.
Proprio mentre la luce stava per colpirmi, e rendermi visibile
a tutti, io mi sono infilato dentro a quell'apertura, graffiandomi
su una roccia appuntita o un pezzo di legno rotto.
Ho avanzato un po', finalmente silenzioso, ora che sotto le
zampe non avevo pi le rotaie su cui far risuonare la catena.
Poi, ho udito la voce di Harold. Era molto vicina.
Perch non aspettiamo di fronte all'imboccatura? L'ha
detto lei che da qui c' solo una via d'uscita.
Mi sono messo pancia a terra, immobile.
Chi  fra noi quello che prende decisioni, Harold?
Lei, capo. Ma qui  pericoloso... le travi sono tutte
marce.
In quel momento ho sentito qualcosa scricchiolare, un
suono vago e distante. Forse hai ragione, ha detto Mr. Gulagov.
I loro passi si sono fatti lontani, attenuandosi piano piano
Io sono rimasto fermo l, con l'odore dell'acqua che diventava
sempre pi forte. Dopo un po' ho ripreso a seguirlo strisciando
sulla pancia. Ora sentivo anche un debole gocciolio.
Ho tirato fuori la lingua e ho leccato la parete. Ah, l'acqua,
che veniva gi dalla faccia rocciosa! Ho leccato la parete.
Leccavo e leccavo, rimpinzandomi di acqua fresca, un po'
salata per i miei gusti, ma sempre deliziosa.
Ho bevuto finch la lingua non mi  ritornata delle dimensioni
normali. Ho bevuto finch non ne ho potuto pi. Ho cominciato
a sentirmi meglio. Sono rimasto sdraiato a riposare
nel mio buco. C'era un gran silenzio. L'unico suono era il
battito del mio cuore, e stava rallentando. Le palpebre mi si
sono fatte pesanti.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Rumore di acqua che goccia, un suono tranquillizzante. Significava
che il lavello della cucina perdeva di nuovo. Succede:
Bernie possiede una cassetta degli attrezzi, fa tutte le riparazioni
di casa, alcune pi volte. Un giorno gli si  incastrata
la mano nel tritarifiuti e la scatola dei fusibili ha cominciato
a fare fumo e allora i pompieri...
Ho aperto gli occhi. A casa? In cucina? Macch! Mi  tornato
tutto in mente. Ero nella miniera, immerso nel buio. E
quello cos'era? Buio, certo, ma non del tutto. In lontananza
intravedevo una piccola lama di luce dorata. Mi sono alzato e
ho capito che non mi era tornato in mente proprio tutto: avevo
dimenticato la catena al collo. Mi sono rovesciato sulla
schiena, dimenandomi di qua e di l per tentare di liberarmi
di quella cosa. Ma la catena restava dov'era, attorcigliata intorno
alla mia gola, con l'estremit che strisciava per terra.
Mi sono messo seduto, fermo e zitto - io so sedermi benissimo,
caro Mr. Gulagov - e ho drizzato le orecchie. Per
non c'era niente da ascoltare, a parte il gocciolio dell'acqua.
Ne ho leccata un po' dalla parete e mi sono diretto verso la
luce.
In effetti era piuttosto lontana. Pi mi avvicinavo, meglio
riuscivo a vederla. Mi trovavo in una galleria stretta che
diventava sempre pi stretta, con soffitto e pareti che mi si avvicinavano
a mano a mano che avanzavo. A un certo punto,
ho dovuto perfino rannicchiarmi per raggiungere la sorgente
della luce, una feritoia striminzita. L'ho annusata, sapeva di
cose che stanno all'aperto: foglie di mesquite, fiori, e un altro
odore che mi ricordava quello dei gatti. Ho dato un colpo alla
fessura con la zampa. Un pezzo della parete si  sbriciolato
e la fessura si  fatta pi larga. Ho continuato con le zampate
e la fessura si  trasformata in un buco. Ci ho guardato
attraverso e ho visto delle grandi rocce, una palla di erba che
rotolava nel vento e una collinetta in lontananza.
L'attimo dopo, ero gi l tutto intento a scavare. Scavavo
come un pazzo, pi veloce di quanto avessi mai fatto, con
polvere e pietre che volavano in tutte le direzioni. Ben presto
il buco  stato abbastanza grande da passarci con la testa. Ce
l'ho infilata, ho scrollato via un po' di pietrisco e ho visto
dov'ero sbucato: su un ripido pendio, molto in alto rispetto
alla pianura. Ho cercato di far passare anche il resto del corpo,
ma non riuscivo ad andare pi n avanti n indietro. Roba
da panico. Le zampe davanti erano bloccate, ma non quelle
dietro, che hanno cominciato a pedalare in tutti i sensi. Ho
sentito una specie di brontolio e all'improvviso la montagna
intera si  messa a tremare. Per tentare di disincastrarmi, ho
preso a contorcermi a pi non posso senza smettere di scavare.
All'improvviso si  sentito un boato tremendo e sono stato
sputato dritto fuori dal buco. Anzi, quel buco era proprio
sparito. Sono ruzzolato gi per la ripida scarpata, con rocce e
zolle di terra che mi rimbalzavano tutto intorno.
Poi finalmente mi sono fermato sul bordo di una striminzita
sporgenza, con la catena che mi sbatteva addosso e la
polvere che volava da tutte le parti. Sentivo dolore? No. Neppure
sete e fatica, solo un po' di fame. La mia mente  andata
a quella bistecca tirata fuori dal frigo, con sopra un mucchio
di salsa, che avevo diviso con Bernie. D'accordo: avevo
molta fame.
Mi sono tirato su e mi sono dato una bella scrollata, impestando
tutto. Tornata la visibilit, sono riuscito a scorgere il
deserto gi in basso. Si stendeva a perdita d'occhio, con delle
montagne in lontananza: nessuna traccia di Mr. Gulagov e
del suo ranch, nessuna costruzione di nessun tipo in vista,
niente umani. Ero libero! Il mio primo pensiero  stato: tornare
a casa da Bernie.
Gi, casa... e da che parte era? Ho annusato un po' intorno.
C'ero gi riuscito una volta a ritrovare la strada di casa
seguendo il mio odore. Un odore molto buono, ve ne ho gi
parlato? Adesso per l'unica traccia che captavo mi riportava
su per la montagna e alla miniera. Direzione sbagliata,
potete giurarci. Ho percorso per il lungo la sporgenza, alla
ricerca di una via per arrivare in basso. Nell'aria c'era ancora
quello strano odore di gatto, che non era proprio di gatto,
ma in qualche modo lo era forse anche di pi. Individuato
uno stretto passaggio, l'ho seguito gi da un lato dello sperone,
e tutt'intorno a un grosso masso delle dimensioni di
un'automobile. Aria non troppo calda, sole limpido. Non era
poi cos male. Avevo la coda dritta in allerta, un po' scodinzolante.
Tutto sommato mi sentivo abbastanza bene, e se
avevo dei crucci da qualche parte non me ne veniva in mente
nemmeno uno.
All'improvviso, con l'unico avvertimento di un leggero
soffio d'aria alle spalle, qualcosa di grosso e di forte mi ha
colpito con una violenza tale da sollevarmi da terra, facendomi
poi atterrare molto pi in basso sul pendio. Mi sono girato,
ho guardato su, e ho visto un bestione simile a un gatto
venire verso di me a balzi, un animale che avevo gi visto su
Discovery Channel: un puma! Enormi zanne, enormi mandibole,
enormi occhi gialli: un gatto dilatato a dimensione da
incubo. Che cosa mi aveva detto Bernie quella volta davanti
alla TV? Se mai ti capiter di incontrare uno di quei citrulli,
fai di tutto al di fuori di correre. Corri e sei fottuto. E poi,
dopo uno o due bourbon - che su Bernie non sempre hanno
un bell'effetto - aveva anche fatto l'imitazione, e si era avvicinato
con le dita artigliate. Fermo, Chet, fermo, aveva
detto.
Mi fido di Bernie. Credo a ogni minima cosa che mi dice.
Mi sono girato e sono schizzato via.
Correvo come il vento, con le zampe che quasi non toccavano
terra, le orecchie appiattite all'indietro Eppure la belva
mi  arrivata quasi subito addosso, gli artigli affondati nella
mia schiena. Siamo rotolati gi per la montagna, avvinghiati,
le facce che quasi si toccavano. Quegli occhi: erano gli occhi
di un killer!
Poi un cactus gigante ha arrestato la nostra corsa. Mi sono
tirato su immediatamente, e quel mostro ha fatto lo stesso. Si
 accovacciato, pronto a balzare.
L'ho affrontato ringhiando, non sapevo nemmeno perch,
ringhiavo e basta. L'altro ha avuto un momento di esitazione,
come in preda a un dubbio - Bernie aveva ragione! - e poi,
invece di balzare, mi ha mollato una zampata, cos veloce
che non ho fatto nemmeno in tempo a tirarmi indietro. Ho
sentito dolore a un fianco, ma guarda! gli si era impigliato un
artiglio a uno degli anelli della catena. Altra pausa. Ne ho approfittato
per girare leggermente la testa e morderlo sulla
spalla. E l, quello ha ruggito: un verso orribile, rimbombante
come un temporale. Mi ha fatto rizzare il pelo. Ha cercato di
liberarsi con uno strattone, e ho sentito la sua forza tremenda
vibrarmi su tutto il corpo. La catena si  subito spezzata, la
belva ha fatto un altro ruggito, accucciandosi pronta al balzo.
Ma un istante dopo il ruggito si  trasformato in una specie di
rantolo strozzato, una cosa a me molto familiare per via degli
incidenti con gli ossi di pollo. E quello che cos'era? Dietro
agli enormi denti, in fondo alla gola spalancata, c'era un
anello della mia catena. Evidentemente doveva essergli volato
in bocca. La belva  indietreggiata, chinandosi in avanti
per tentare di sputarlo fuori. Io me la sono data a zampe levate,
senza mai voltarmi a guardare indietro fino a quando non
ho raggiunto il deserto in pianura. Di quel mostro, pi nemmeno
l'ombra.
Ho seguito il sole: pareva la cosa giusta da fare. Mi conduceva
verso quelle montagne che vedevo in lontananza. Ho
cominciato a trottare. Che bello essermi liberato di quella catena!
Una volta partito, avrei potuto trottare per sempre.
Ma quando il sole  calato dietro le montagne, e l'aria si 
fatta subito pi fredda, stavo ormai avanzando al passo, e
nemmeno tanto veloce. Fame, stanchezza, sete: tutto in una
volta. Avevo la lingua di nuovo asciutta, troppo grossa per
starmi in bocca. Attacchi di affanno andavano e venivano, in
pi di tanto in tanto fiutavo del sangue, doveva essere il mio.
A un tratto, ho incontrato un cartello su un palo piantato in
mezzo al niente. L'ho osservato per un po'. E ho osservato le
montagne. Non mi sembrava che si fossero tanto avvicinate,
per la loro ombra s, e continuava ad avanzare verso di me.
Poi si  fatta notte. Il cielo si  riempito di stelle. Sapevo
che la direzione era giusta, e ho continuato per la mia strada.
All'improvviso, ho visto una luce in lontananza, una luce irregolare,
gialla e tremolante. Subito dopo ho fiutato un odore
di fumo. Ma non solo di fumo, anche di carne: carne alla griglia!
Ho accelerato, trottando perfino un po'. Lentamente, la
luce gialla e tremolante  diventata un fuoco, con delle sagome
umane che si muovevano tutt'intorno. Mi sono avvicinato,
facendo per attenzione a restare nascosto nell'ombra,
fuori dal raggio di luce. Umani, certo, del genere biker. Non
ci piacevano i biker, a me e a Bernie.
Seduti intorno a un grande fuoco da campo, degli uomini
e delle donne bevevano, fumavano, arrostivano hamburger.
Le loro moto erano in piedi accanto a una casupola in rovina.
Quanti erano? Un genere di risposta, questa, che davvero non
posso darvi.
Ehi, e quello cos'?
Mi si sono drizzate le orecchie.
Un coyote?
Ho indietreggiato, non ero certo in vena di insulti.
Ma va'. Sembra un cane.
Fin quaggi?
Deve aver fame.
Ehi, cagnetto... ne vuoi un pezzettino?
Non molto pi tardi, sedevo intorno al fuoco alle prese
con un hamburger, che non era il primo, e socializzavo con i
biker. Di certo la mia opinione su di loro era cambiata, almeno
su quelli l. Erano grossi, e anche le donne, con un mucchio
di tatuaggi e piercing - gi solo la loro vista mi dava una
sensazione sgradevole su tutta la pelle - ma erano tutti molto
cordiali.
Ha l'aria davvero distrutta.
Chiss da dove viene.
Controlla la medaglietta.
Non ce l'ha la medaglietta, ha detto una signora biker,
venendomi vicino e dandomi un buffetto gentile.
Nessuna medaglietta? Oh! In effetti non sentivo pi il collarino.
Perduto? E com'era successo?
Ha qualcosa sulla schiena, ha detto la signora biker.
Sembra del sangue raggrumato.
Il pi robusto fra loro, un gigante con un'enorme barba
bianca, si  chinato a guardare. Non  niente, ha detto.
Dovresti vedere quell'altro!
Tutti sono scoppiati a ridere, e hanno continuato per un po'.
Hai sete, cagnone?
Certo che s.
Ti piace la birra?
Per niente. A me piace solo l'acqua, ma non pareva che ce
ne fosse nei paraggi. Qualcuno ha riempito di birra un vecchio
cerchione. Ne ho bevuto un sorso. Niente male, davvero
niente male. Ne ho leccato ancora un po'.
Ehi amico! ha detto un tizio. E mi ha dato una pacchetta.
La signora biker me ne ha data un'altra. Poi il tizio grosso
li ha spinti via per subentrare con delle altre pacchette,
trangugiandosi contemporaneamente una birra. Ben presto le
fiamme hanno cominciato a danzare ovunque in modo interessante.
Un'altra signora biker si  infilata una mano sotto la
t-shirt e ha tirato fuori un'armonica. La luna  salita alta in
cielo e io le ho dedicato qualche ululato. Lo stesso hanno fatto
uno o due dei miei amici. Erano degli ululatori eccellenti,
quasi al mio livello. Qualcuno mi ha di nuovo riempito il cerchione.
Sono stato il primo ad aprire gli occhi, la mattina dopo.
Non mi sentivo molto bene. C'erano biker addormentati un
po' ovunque, alcuni non molto coperti.
Come tutti gli umani, avevano un aspetto migliore da vestiti.
Sono andato dietro alla casupola in rovina, per fare
quello che avevo da fare. Quando sono tornato, gli altri stavano
cominciando a svegliarsi. Fiutavo tutti i tipi di odori umani
conosciuti, e qualcuno per me del tutto nuovo.
Postumi della sbornia, ha detto uno.  da quando sono
diventato grande, che non ricordo un risveglio senza postumi
della sbornia.
Capirai che record! Ha risposto un altro.
Il tipo grande e grosso con la barba bianca si  grattato
per un po' - buona idea! Mi sono grattato un po' anch'io - e
poi ha detto: Su, si sgombra.
E il cagnone?
L'enorme barbuto mi ha guardato. Non possiamo mica
lasciarlo qui, ha detto.
Il grosso biker aveva una grossa moto, argentata e splendente.
Ci sono finito seduto sopra, dietro di lui, assicurato
con una corda elasticizzata. La prima volta in moto della mia
vita! Mi sono sentito subito molto meglio, sveglio e riposato,
addirittura con una gran voglia di birra.
Correvamo attraverso il deserto, con gli occhi che mi lacrimavano
per il vento, le orecchie sparate all'indietro, e strane
formazioni di rocce che mi sfrecciavano accanto. Il mio
compagno ha girato la testa per gridarmi cose che non riuscivo
ad afferrare bene: Born to be wild... like a true nature's child...
Gli ho abbaiato nell'orecchio.
Easy Rider, amico! ha continuato a strillare lui. Come figli selvaggi della natura... si vola!
Oh yeah, fratello! Ho abbaiato in delirio. E abbiamo fatto perfino delle impennate.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Attraversavamo correndo il deserto. Oh, e che fracasso facevamo!
A volte il grosso biker e io eravamo in testa, a volte
restavamo indietro, per far passare una bottiglia di tequila,
per esempio. Le montagne si facevano sempre pi vicine, e
presto abbiamo cominciato a correre su strade asfaltate, strette
all'inizio, poi con molte corsie e del traffico. Ma rallentavamo
forse? Proprio per niente! Al contrario! Eravamo nati per essere selvaggi!
Un po' pi tardi, dopo avere raggiunto i piedi della catena
montuosa, siamo entrati in una citt. L'intera compagnia si 
fermata fuori da un bar - capivo che era un bar per via del
bicchiere da Martini al neon sulla vetrata, ma anche per l'odore
di vomito umano nell'aria - e sono tutti entrati, eccetto
me e il mio grosso compagno di motocicletta. Noi due abbiamo
proseguito. Svoltato un angolo, siamo saliti su per una
traversa con pochi edifici ai lati, alcuni sbarrati con delle assi.
Ci siamo fermati di fronte all'ultimo stabile della fila. Il
mio compagno di moto  sceso e mi ha slegato.
Una corsa figa, eh? Coraggio, ragazzo, andiamo.
Sono saltato gi e l'ho seguito lungo un sentiero di
ghiaia che conduceva al cancello dell'edificio. Cancello che
si  poi chiuso dietro di me. Ehi! Sentivo l'odore dei miei,
dei miei simili! Dovevano essere tanti, tantissimi. Che razza di posto...
Il biker ha aperto la porta e siamo entrati. Ci siamo ritrovati
in una piccola stanza con un bancone, e dietro a questo
una donna. E quanti odori! Ancora pi di prima, tutti odori
del mio popolo. Che  un'altra delle idee di Bernie: noi siamo
un vero popolo dentro a un popolo.
La donna ha sollevato lo sguardo. Nello scorgere il mio
amico biker, le  svanito il sorriso. Desidera?
Lui mi ha indicato con il pollice. Ci portava infilato un
grosso anello d'argento, e nel vederlo mi sono deconcentrato,
cogliendo probabilmente solo una parte di quello che poi
ha detto subito dopo, ...preso un randagio.
Non ha una medaglietta? ha chiesto la donna.
No. Mi sa che ha passato un gran brutto momento, ma  un buon diavolo.
Perch non lo adotta? Potremmo vaccinarlo anche subito e...
Il mio compagno di moto ha agitato la mano: No.
Lo sa che solo il quindici percento dei cani abbandonati
nei canili riesce poi a ritrovare il suo padrone?
Che storia  questa? Un canile? Ci sono gi stato una volta
in un canile, ma era una copertura. Io e Bernie stavamo indagando
su un caso di merci rubate che non ho mai capito
molto bene. Ma sui canili, alcune cose, per, s che le avevo
capite: niente spazio, niente corse in libert, molti misteriosi
arrivi e partenze, soprattutto partenze. Mi sono girato verso
la porta. Chiusa, e non c'erano altre uscite.
No. Ha detto il biker.
E che solo il venticinque percento viene adottato?
Non sapevo nemmeno questo.
Ma lo sa almeno che cosa succede agli altri? ha chiesto
la donna. E ha aggiunto, abbassando la voce: Qui, per
esempio, concediamo un periodo di grazia di tre giorni, se
capisce cosa intendo.
Il mio amico mi ha gettato una lunga occhiata. Ho agitato
la coda, ma non molto: non capivo periodo di grazia, e anche
tre giorni mi sembrava un po' confuso. Ho notato una volta
di pi quanto tutto nel mio compagno di moto fosse grosso.
Tutto, eccetto gli occhi.
Okay, per me si chiude qui, ha detto.
Si  girato e ha fatto per andare alla porta. Io gli ho trottato
dietro, certo di una cosa soltanto: si chiudeva qui anche
per me. La donna  scoppiata a ridere. Non  che per caso
quello intelligente  lui?
Non so come, ma un attimo dopo me la sono ritrovata alle
spalle e, prima ancora che io potessi capire cosa stava succedendo,
mi stava infilando un guinzaglio al collo. Non tirava
troppo forte, giusto il minimo per farmi sentire la pressione.
Colto di sorpresa, l'ho guardata. Quando mi sono girato di
nuovo verso la porta, questa si stava accostando e il mio compagno
di moto era sparito.
Buono, cagnone, ha detto lei. Mi ha girato intorno inginocchiandosi
di fronte a me per accarezzarmi sulla testa.
Sei il genere di cane che un padrone ce l'ha, ci giurerei.
Dov' il tuo collare?
Bella domanda.
Mi ha grattato dietro l'orecchio, proprio come si deve.
Era una grande esperta. Come ti chiami?
Chet. Mi chiamo Chet. Abito in Mesquite Road, ho un lavoro
importante e il miglior socio del mondo.
Lei ha sospirato. Hai fame? Per lo meno possiamo nutrirti.
Si  rialzata, mi ha guidato fino a una porta oltre il bancone.
Subito dopo averla varcata,  partito un concerto di latrati tremendi.
Eravamo in un corridoio. Su entrambi i lati c'erano delle
piccole gabbie chiuse con griglie e catenacci, ciascuna con
uno dei miei simili imprigionato dentro. Piccoli, grandi, maschi,
femmine, di pura razza o senza razza, tutti intenti ad
abbaiare eccetto un pitbull. Mi ha guardato con quei suoi occhi
marroni e opachi. Mi sono venuti in mente i film sulle prigioni che guardavo con Bernie.
Piantatela! ha urlato la donna.
Tutti si sono zittiti di colpo. Perch? A me  venuta voglia
di abbaiare, e l'ho fatto. Ma nessuno si  unito a me. Siamo
arrivati a una cella vuota. La donna mi ha fatto entrare e mi
ha tolto il guinzaglio. Ssh, buono, ha detto. Ssh. Bravo, cane.
Mi sono calmato. Lei se n' andata. Ha fatto un po' avanti
e indietro per il loculo. Il fondo, privo di parete, si apriva su
una gabbia esterna. Sono andato l fuori. Riuscivo a sentire
l'odore di quello che era passato da l prima di me, e di quelli prima ancora. Nella gabbia accanto stava dormendo un
bassotto. Bernie li chiama salsicce. Mi piacciono i bassotti:
Bernie dice che Iggy ha qualcosa del bassotto. Ho toccato
con la zampa il catenaccio che ci separava. Il bassotto non si
 svegliato. Allora mi sono girato verso la gabbia all'altro lato.
C'era sdraiato uno spaniel, una mosca panciuta gli svolazzava
attorno al naso. Mi piacciono anche gli spaniel: Bernie
dice che Iggy ha qualcosa anche dello spaniel. Mi sono avvicinato,
ho dato un colpetto di zampa alla gabbia. Lo spaniel
ha aperto gli occhi, mi ha guardato per un momento e poi li ha richiusi.
La donna del canile  tornata con una ciotola di crocchette
e una di acqua. Ecco qua, ha detto. Poi se n' andata richiudendo la griglia con il catenaccio.
Ho bevuto l'acqua, ho lasciato perdere le crocchette, non
avevo fame. Sono andato avanti e indietro ancora un po', poi
sono uscito di nuovo. Del bassotto, nessuna traccia. Mi sono
sdraiato. Il sole si  spostato nel cielo. Le ombre si sono allungate.
Si  fatta notte. Da lontano arrivava il debole rumore delle motociclette.
...
.
...
Ho sognato l'oceano. In realt c'ero gi stato sull'oceano,
una volta, dopo aver chiuso un caso. Il caso non me lo ricordavo
pi, a parte quando avevo afferrato il cattivo per la
gamba dei pantaloni, ma l'oceano, quello s che me lo ricordavo.
Che cavalloni! Io e Bernie che ci lanciavamo sulla cresta
delle onde, ribaltandoci e sbatacchiando ovunque. Che
spasso! Specialmente dopo che avevo rinunciato a trascinarlo in salvo a riva, e dopo che avevo smesso di star male a furia
di bere acqua. I frangenti si abbattevano sulla spiaggia
senza sosta. Bernie rideva a crepapelle. Aveva incontrato
una donna e sembrava piacerle. Per tutto il tempo che era rimasto
a parlare, lei non aveva mai distolto gli occhi da un
lungo filo di muco che gli pendeva dal naso. Muco verde,
secondo me, ma Bernie dice sempre che io non sono affidabile in fatto di colori.
Mi sono svegliato affamato ma riposato, in forma e pronto
a cominciare la giornata. Poi ho visto dove mi trovavo. La
coda mi  piombata al suolo. L'ho rimessa su dritta, ho lasciato
la cella e sono andato nella gabbia esterna. Lo spaniel
era disteso l dove l'avevo visto l'ultima volta. Aveva gli occhi
aperti. Ha agitato la punta della coda, appena appena. Io
ho agitato la mia in risposta. Delle mosche gli volavano intorno.
Mi sono girato verso l'altra gabbia, quella del bassotto,
ma lui non era l. Al suo posto c'era uno di razza mista, pi o
meno della mia taglia. Andava avanti e indietro. Mi ha visto
ed  partito subito all'attacco, senza un attimo di esitazione.
Forse non aveva notato la grata. Ci  rimbalzato contro,  caduto
scivolando su un fianco,  scattato in piedi con una contorsione
del corpo, ed  rimasto l a fissarmi con la bava che
gli colava dalla bocca.
Sono rientrato nella mia stanza, ho girato un po' in cerchio
e poi mi sono coricato. Quel posto non mi piaceva.
 arrivato il cibo: era mangiabile. Mi hanno riempito la
ciotola dell'acqua fino all'orlo.
Qualcuno mi ha portato a fare una passeggiata su uno
spiazzo senza alberi, e mi ha lasciato un mucchio di tempo
per fare quello che avevo da fare. Nel canile erano tutti gentili,nessuna lamentela. Per continuava a non piacermi.
Un uomo con un blocco per appunti  passato davanti alla
mia gabbia e ha guardato dentro. Ehi, ha gridato a qualcun
altro. Conta anche il primo giorno?
S, ha gridato quel qualcuno in risposta.
Anche se non  interamente di ventiquattro ore?
Nuove disposizioni.
Allora gliene restano...
L'uomo ha fatto un segno con la penna e ha proseguito,
lasciando dietro di s un odore che mi ha messo a disagio.
Ho chiuso gli occhi e mi sono appisolato, non un vero e proprio
sonno, ma del genere che odio: quello che si prova quando
non c' nient'altro da fare.
E questo?
Ho aperto gli occhi. Della gente era in piedi davanti alla
mia cella, mi guardava attraverso la grata; la donna del canile
con quella che sembrava una famiglia: mamma, pap, due
figli.
Troppo grosso. Pensa quanto costa dargli da mangiare.
 carino. Guarda che orecchie buffe.
Rimborser una parte del suo cibo con la mia paghetta.
Per favore, pap! Possiamo prendere lui, per favore?
Ci penser su.
Ha tempo fino a domani, ha detto la donna del canile.
Fino alle nove di mattina.
Non che mi intenda di progetti, ma nella mia testa ha cominciato
a formarsi un piano. La prima fase era andarsene
con quella piccola e simpatica famiglia. Poi ne venivano altre
un po' pi vaghe, per arrivare a quella conclusiva: correre a
casa da Bernie. Mi sono alzato e mi sono avvicinato alla grata,
agitando la coda e cercando di non dare l'aria di essere un
gran mangione.
Visto com' affettuoso, pap? Oh, per favore. Mamma,
convinci pap a dire di s.
Il piano stava funzionando, e anche molto bene. Ho scodinzolato
con pi energia, mi sono sollevato sulle zampe posteriori,
ho dato dei colpetti alla catena nel mio modo pi affabile.
Ma - oh oh! - che cosa stava succedendo? La piccola e
graziosa famiglia balzava all'indietro spaventata?
Mi sembra un po' troppo aggressivo, ha detto la mamma.
Aggressivo, io? Ho rinculato, e mi sono ritrovato a colpire
l'aria con le zampe.
Abbiamo un'altra possibilit in fondo al corridoio, ha
detto la donna del canile.  incrociato con un terrier australiano,
credo.
Ho sempre voluto andarci in vacanza, ha detto la mamma.
Questo  molto mite e molto, molto pi piccolo. Pare
che il suo nome sia Boomerang, ma potete mettergli quello
che vi piace di pi.
Se ne sono andati via, sparendo dal mio campo visivo.
Sono crollato carponi.
Il tempo trascorreva lento, ma ne avevo comunque perso
il senso. Restavo perlopi sdraiato, nella cella o nella gabbia
esterna. Il grosso razza mista, il mio vicino, rimaneva all'interno.
Riuscivo a sentire il suo odore. A un certo punto ho
aperto gli occhi e ho visto un uomo in camice bianco aprire
l'altra gabbia. Lo spaniel si  alzato lentamente e l'ha seguito
attraverso il cortile in terra battuta, fino a una piccola costruzione
con la porta di metallo e un'alta ciminiera di mattoni
sul tetto. La sua coda non stava n su n gi, ma dritta all'infuori
in un modo che mi piaceva: avrebbe potuto essere un
buon amico, ne ero certo.
Ho dormito un po', mi sono svegliato per l'odore del fumo.
Non era un fumo buono, come quello degli hamburger
sul barbecue. Ho guardato fuori, ho notato un piccolo pennacchio
bianco uscire dal camino e svolazzare tutt'intorno.
Sono rientrato, mi sono sdraiato nell'angolo pi distante
della cella, ma non riuscivo a tener lontano quell'odore.
Mi sono svegliato che era mattina. Un po' affamato, per
riposato, pronto a cominciare la giornata. Poi ho visto dove
mi trovavo. Sono uscito nella gabbia esterna. Il grosso razza
mista se ne stava sdraiato con la faccia girata di l, immobile.
Nell'altra gabbia, al posto dello spaniel ora c'era un cucciolo.
Non appena mi ha visto,  corso alla grata e ci ha incastrato
dentro il naso, in realt, quasi tutta la faccia. Era
molto piccolo. Mi sono avvicinato e gli ho dato una piccola
spinta con la zampa.  ruzzolato all'indietro,  rimbalzato in
piedi,  andato di nuovo a incastrare il naso, pronto a ricominciare
il gioco da capo. Ma proprio in quel momento fuori
in cortile ho udito la voce di una donna, una voce che conoscevo.
...e i nostri lettori adorano le storie sui cani, allora ne
abbiamo creato una serie intera.
La conoscevo quella voce, ma di chi era?
E una di queste storie sar sui rifugi? ha chiesto la donna
del canile.
Sono andato all'estremit della gabbia per guardare, e gi
sul fondo del cortile l'ho vista che parlava con un'altra persona:
chiunque fosse, non riuscivo a vederla perch era nascosta
da un capanno.
Esattamente, ha detto l'altra voce, quella familiare. E
voi mi siete stati caldamente raccomandati.
Davvero? Mi fa piacere. Da dove vuole cominciare?
Forse da qualche statistica, tanto per avere una visione
d'insieme. Dopodich, direi di vedere i cani e fare qualche
foto, se possibile.
Nessun problema. La donna del canile si  spostata di
un passo verso il capanno e non sono pi riuscito a vedere
nemmeno lei. Cominciamo in ufficio, ha aggiunto. La voce
si affievoliva mentre si allontanavano.
E non mi faccia dimenticare, ha replicato l'altra, ormai
quasi inudibile, che ho portato dei bocconcini.
Dei bocconcini?
E poi, davvero ai limiti delle mie capacit, se non oltre,
ho captato: Biscotti per cani. Ne ho una scatola piena in
macchina.
Biscotti per cani? Una scatola piena in macchina? Suzie!
Suzie Sanchez!
Ho cominciato ad abbaiare. Abbaiavo e abbaiavo, a pi non posso, con tutta la mia forza, scagliandomi contro la gabbia, ancora e ancora.
Ma loro non sono tornate. Invece, la porta di metallo in fondo al cortile si  aperta e ne sono usciti un uomo e una donna, tutti e due in camice bianco.
Che gli prende? ha detto l'uomo.
Credo che alcuni di loro se ne rendano conto.
Ma sii seria!
Venivano verso la mia gabbia. Io mi sono immobilizzato.
Sono seria, ha risposto la donna. Capiscono molto pi di quello che crediamo.
L'Uomo ha scosso la testa. Amo i cani come tutti, ha detto, ma questa  una vera stronzata sentimentale.
La donna gli ha gettato uno sguardo seccato, che lui non ha notato perch stava aprendo la mia porta. Ehi, amico. Andia...
Mi sono dato alla fuga prima ancora che finisse la frase, una fuga verso la libert e verso Suzie San...
Ma non abbastanza in fretta. Mentre le passavo accanto, la donna mi aveva fatto scivolare un cappio di corda sulla testa, e ora lo teneva ben stretto nonostante io la trascinassi per
tutto il cortile. Poi  arrivato anche l'uomo, e io non sono pi riuscito a muovermi.
Wow, ha detto la donna. Com' forte. Ha allungato una mano per farmi una carezza. Ho cercato di morderla. Ha indietreggiato con gli occhi spalancati. Mi hanno portato - o meglio, tirato - fino alla porta di metallo, e mi hanno obbligato a oltrepassarla.
L dentro faceva un grande freddo.
...
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...
CAPITOLO 13.
...
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...
Un luogo gelido, con luci troppo forti che illuminavano macchinari che non capivo. Non fatemi dire niente sui macchinari!
La falciatrice  uno tra i peggiori, e questi, anche se non assomigliavano granch alle falciatrici, in qualche modo sembravano altrettanto orribili. Mi sono girato verso la porta metallica: chiusa.
Eccoci qui, ragazzone, ha detto l'uomo. Salta su.
Lass? Su quel tavolo di metallo? E perch mai avrei dovuto?
Sono rimasto dov'ero, con le quattro zampe ben piantate
a terra. La donna si  avvicinata e mi ha accarezzato dolcemente
sulla testa. Proprio come l'altra donna all'entrata,
era davvero un'accarezzatrice esperta. Va tutto bene, diceva.
Pat pat.
Vogliamo solo darti un'occhiatina, ha detto l'uomo. E
poi abbiamo finito.
Le loro voci erano gentili. E lo erano anche le loro mani:
mi hanno tirato su e mi hanno messo sul tavolo. Com'era
freddo quel piano di metallo!
Gi bene, da bravo, vecchio mio.
Sono rimasto dov'ero, dritto sulle zampe, un po' ansimante
nonostante il freddo.
Sdraiati, forza, ti sentirai molto meglio, ha detto la donna.
Sarai fuori di qui in un attimo, ha aggiunto l'uomo.
La donna gli ha gettato un'altra occhiataccia. Non sapevo
perch, ma non m'importava. Avevo la mente altrove: intendeva
dire fuori da quella stanza o fuori del tutto da quel posto,
dal canile? Fuori dal canile: ecco cosa volevo. Ero cos
concentrato sul pensiero di andarmene da l che non ho fatto
quasi caso mentre mi spingevano gi su un fianco. Oh, cos
gentilmente. Ogni loro movimento era delicato. Sapevano
davvero come maneggiare un tipo come me.
Poi sono arrivate altre carezze, e non mi ero quasi reso
conto che delle specie di ceppi, credo di gomma, mi erano
scivolati addosso bloccandomi sul ripiano del tavolo. Me ne
sono accorto che era troppo tardi. Ho cercato di lottare, di alzarmi,
di dimenarmi, almeno di muovere il corpo da qualche
parte, in qualche modo. Niente da fare. Ho abbaiato. Era tutto
quello che potevo fare, e allora l'ho fatto. Con la coda dell'occhio
ho visto l'uomo trasportare l accanto una macchina
su delle rotelle, una macchina con un lungo tubo che finiva
con un ago appuntito. Ho abbaiato con tutto me stesso, cos
forte da non sentire il rumore della porta che si apriva, e da
perdermi quasi la voce della donna del canile.
...e qui  dove... Oh, scusate, non sapevo che foste occupati.
Non c' problema, ha detto l'uomo.
Possiamo tornare pi tardi, ha proposto la donna del
canile.
No, ha detto un'altra donna. Mi sono zittito di colpo.
Sarebbe meglio che io guardassi, ha aggiunto. Suzie!
Suzie Sanchez era sulla soglia, e io non riuscivo a vederla, bloccato
com'ero.
Adottiamo i metodi pi compassionevoli, ha detto la
donna del canile.
I pi all'avanguardia, ha confermato l'uomo. Ma quella
la metta via, se non le spiace... niente foto.
Quanto tempo impiega? ha chiesto Suzie.
Dall'endovenosa? Trenta secondi, al massimo.
Forse meno, ha detto la donna del canile.
Poi c' stato un rumore, sommesso e selvaggio. Ero io
che ringhiavo. La donna in camice bianco mi ha accarezzato
con la sua mano gentile. Ho ringhiato ancora pi forte.
 normale una resistenza simile? ha chiesto Suzie Sanchez.
Non la definirei resistenza, ha risposto la donna del canile.
 che il luogo non gli  familiare, tutto qui.
In quel momento ho sentito una stilettata acuta sulla parte
alta di una delle zampe posteriori.
Ora non dobbiamo fare altro che girare questa piccola
valvola e...
Ehi, ha fatto Suzie. Questo qui mi ricorda qualcosa.
Il cane? ha chiesto l'uomo.
S, il cane. Da dove arriva?
Da qualche parte nel deserto, forse addirittura dal Nuovo
Messico, ha risposto la donna del canile. L'ha portato qui
uno di quelli che girano in moto... nessun collare, nessuna
medaglietta.
Ho udito dei passi veloci, e poi sono riuscito a vedere Suzie.
Suzie! Ha guardato gi verso di me, gli occhi strizzati, la
faccia preoccupata. Chet? Sei tu?
Che domande! Avrei forse bisogno di una medaglietta
penzolante al collo di Suzie per riconoscerla?
Ero completamente bloccato, non potevo muovere un muscolo.
S, s, sono io, Chet, proprio io. Come potevo fare a...
E poi mi sono reso conto che se non potevo muovere niente,
potevo per muovere la coda. L'ho alzata e scagliata gi sul
tavolo con il tonfo pi forte che potevo. Cos rumoroso da far
tremare il tavolo di metallo assieme a tutte le pareti di quella
stanza gelida.
Non tocchi quella valvola! ha ordinato Suzie.
Stavamo correndo nell'automobile di Suzie, con me seduto
davanti. Fra noi, una scatola di biscotti per cani. A volte lei
allungava una mano e me ne dava uno. A volte mi allungavo
io e le davo una leccata sulla faccia.
Cosa ci facevi quaggi Chet? E poi: Dov' Bernie?
Le ho dato un'altra leccata, era tutto quello che potevo fare.
Lei  scoppiata a ridere.
Smettila... o causerai un incidente.
Io l'ho smessa, pi o meno.
Suzie aveva un odore di frutta... mele e fragole. Non che
sia un gran mangiatore di frutta, ma l'odore mi piace. Per essere
un'umana, Suzie ha un buon profumo, fra i migliori che
ho mai incontrato. Ci sono mischiati anche dei fiori, quei piccoli
fiori gialli che le api... ma non fatemi dire niente sulle
api, che ne ho avuto gi pi che abbastanza.
Di colpo mi  tornata in mente Madison che mi guardava
gi dalla finestra di quel granaio alla miniera, e tutta quella
brutta gente. Ho girato la testa per dare un'occhiata al finestrino
di dietro. Suzie ha controllato lo specchietto retrovisore.
Che c' l, Chet? L'unica cosa che vedevo era il traffico
che scorreva nel solito modo. Giurerei che proprio adesso
stavi pensando a qualcosa. Darei non so che per saperlo.
Mi si sono rizzate le orecchie da sole, chiss perch. Suzie
mi ha allungato un altro biscotto. Dove li trovava dei biscotti
cos buoni, cos croccanti? Ho cercato di gustarmelo
piano, ma non mi riusciva. L'ho trangugiato d'un colpo. Poi
ho infilato il naso fuori dal finestrino. Si sentivano odori fantastici,
e scorrevano cos veloci che riuscivo a malapena ad
afferrarli tutti. Ho visto un uccello planare l vicino, a bassa
quota. Non mi piacciono gli uccelli. In pi, non sono mai riuscito
ad acchiapparne uno, anche se l'ho visto fare ai gatti, e
a veder loro sembra addirittura una sciocchezza. Ho abbaiato
all'uccello che per sembrava non sentire, allora ho abbaiato
un po' di pi. Fantastico essere proprio l, in piena attivit!
Esiste forse una vita migliore della mia? Ditelo voi!
Chet! Che ti piglia? Stavo dando delle zampate sul cruscotto,
cos, senza una vera ragione. Ops: forse l'avevo anche
un po' graffiato.  di pelle!
Lo sapevo, naturalmente, conosco molto bene la sensazione,
l'odore, il sapore della pelle. Mi sono sentito in colpa,
ma non per molto, perch quelle sensazioni fantastiche mi
avevano invaso completamente. Al punto che stavo quasi per
grattare il cruscotto ancora un po'. Che vita!
La strada saliva a tornanti su per una montagna. Dalla cima,
abbiamo guardato gi dall'altra parte: una pianura costruita
e piena di roba umana a perdita d'occhio, fino ad altre
montagne laggi, vaghe e lontane.
L'aria oggi non  troppo inquinata, ha detto Suzie. In
effetti si pu capire perch la chiamano Valley.
Ah. E perch? Io non lo capivo. Capivo per che la Valley
era casa, e mi sono proteso un po' in avanti. Dopo aver guidato
in discesa, abbiamo preso un'autostrada e ci siamo infilati
nel traffico che si muoveva a singhiozzo. Bernie si sente
molto frustrato quando resta imbottigliato nel traffico, borbotta
fra s e a volte d dei colpi sul volante. Suzie invece
sembrava non farci caso. A un tratto ha cominciato a fischiettare
un motivetto - avevo gi sentito molti uomini fischiare,
ma mai una donna prima d'ora - lanciandomi di tanto in tanto
dei sorrisi. Stavamo proprio bene insieme, Suzie e io.
Eravamo oramai arrivati all'ultimo biscotto, quando ho
individuato una figura familiare: la grossa statua di legno del
cowboy all'esterno del Torrente in secca - Birra e bistecche,
uno dei ristoranti preferiti di Bernie. Piace anche a me. Hanno
un patio sul retro dove i miei simili sono molto ben accolti.
Che liti su quel patio... lasciamo stare, che  meglio!
In quel momento ho udito uno strano suono, una specie di
struscio.
Suzie mi ha lanciato un'occhiata. Siamo vicini a casa,
eh?
Mi sono reso conto che quel buffo suono era la mia coda
che frustava avanti e indietro sul sedile.
Non preoccuparti, ha detto Suzie, tirando fuori la macchina
fotografica e scattando una foto al cowboy dal finestrino.
Non manca molto.
Conosco la preoccupazione, di solito faccio il preoccupato
stando eretto, con la testa inclinata da un lato, ma ora non
era proprio il caso.
Usciti dall'autostrada, abbiamo fatto un po' di curve e subito
dopo ci siamo trovati sulla Mesquite Road. Eccola, la
casa di Iggy, con Iggy alla finestra! Come mi ha visto, ha cominciato
a saltare su e gi in quel suo modo buffo, con le
guance cascanti che a ogni balzo gli dondolavano da una parte
all'altra. Dentro l'automobile non c'era posto perch potessi
saltare anch'io su e gi, che era quello che avrei tanto
voluto fare. Cos, mi sono limitato a dare qualche zampata
sul cruscotto.
Chet!
Poi, finalmente, siamo arrivati a casa nostra, mia e di Bernie.
Tutto era rimasto uguale: i tre alberi nel giardino davanti,
il masso alla fine del vialetto, lo steccato che ci separa dal
vecchio Heydrich. L'unica differenza era un enorme cartello
sulla strada: la fotografia di un mio simile con addosso un
collare che sembrava proprio il mio, esattamente lo stesso
che avevo perduto. Ma, un momento! Era davvero il mio,
quello marrone con la medaglietta d'argento. Cosa voleva dire?
Non riuscivo a capirci niente.
Suzie ha letto il cartello. Hai visto, Chet? 
"Grossa ricompensa.
Nessuna domanda". Poi ha parcheggiato nel vialetto.
Come lei ha aperto la portiera, io sono volato letteralmente
fuori, scavalcandola. Mi sono messo a correre per tutto il
giardino, facendo brusche deviazioni qua e l con zolle di
terra che saltavano per aria, e qualche breve sosta per marcare
il grosso masso, tutti e tre gli alberi, lo steccato, e... anche
la porta d'entrata? Oh oh!
La porta si  aperta.
Bernie! Che aspetto orribile aveva: smagrito, con profondi
segni scuri sotto gli occhi.
Ma che diavolo... ha cominciato a dire. Chet!
La sua intera faccia  cambiata di colpo. D'un tratto, Bernie
appariva in ottima forma. Si  chinato su di me e poi le
cose sono accadute molto pi rapidamente. In qualche modo
Bernie  stato buttato a terra, cos come molte altre cose, inclusa
forse una lampada e la vecchia rastrelliera con la sua
collezione di berretti da baseball. Ci siamo rotolati sul pavimento
con i berretti che ci piovevano addosso.
Chet! Fermo!
Poco pi tardi ci stavamo rilassando nel soggiorno con la
TV. Bernie e Suzie ai due lati opposti del divano, io sul pavimento,
bello comodo con le zampe davanti raggomitolate
sotto il mento. Loro bevevano vino e mangiucchiavano bastoncini
salati, l'unico spuntino disponibile. In quanto a me,
avevo gi trangugiato pi che abbastanza.
Dico sul serio a proposito della ricompensa, stava dicendo
Bernie.
Sciocchezze.
Non sono sciocchezze. Voglio davvero che lei...
Non dica altro.  gi una gioia per me il fatto di essere
capitata l.
Insisto.
Va bene... pu invitarmi a cena una di queste sere.
Davvero?
I loro occhi si sono guardati, poi hanno guardato altrove.
Lo sguardo di Bernie  scivolato su di me. Ha cambiato
espressione, come fa quando  su un caso e gli balza in testa
una delle sue idee. Noi,  cos che ci dividiamo il lavoro: Bernie
 quello delle idee, io quello dello scavo.
Dove ha detto che era quel posto?
Sierra Verde.
Sierra Verde, Chet? E che ci facevi laggi?
Non ne avevo idea. I dettagli stavano svanendo in fretta.
Quello che ricordavo chiaramente era la sensazione del guinzaglio
con la catena che mi soffocava, l'odore di Madison e
la corsa a gran velocit sulla motocicletta. Ah, s: e anche
Mr. Gulagov e la sua banda.
...per questa storia sui canili, stava dicendo Suzie.
Avevo bisogno di equilibrare un po' con un luogo pi rustico
come Sierra Verde. Un vero colpo di fortuna.
Dei biker?
 quello che mi hanno riferito. Oltre a qualcosa sul suo
ritrovamento in Nuovo Messico.
Bernie si  chinato e mi ha toccato la schiena.
E qui, cosa gli  successo?
Non me l'hanno detto. Suzie si  messa gli occhiali.
Cosa per me sempre molto strana, mi fa anche un po' paura.
Forse perch, con gli occhiali, gli umani assomigliano ancora
di pi a delle macchine. Sembra comunque che stia guarendo
bene.
Adesso mi stava tornando in mente anche quella parte.
Perch stai ringhiando, amico? Ho sollevato la testa e
ho abbaiato, una volta sola breve e forte. Cos' che ti disturba?
Ho fissato Bernie. Lui mi osservava attentamente. I puma,
Bernie! Uff, al diavolo. Ormai ero a casa, sano e salvo. Ho
abbassato la testa, ho chiuso gli occhi. Sentivo la loro chiacchiera
andare e venire. Che bei suoni. Suzie ha riso. Qualsiasi
cosa Bernie le ha detto dopo, l'ha fatta ridere ancora pi
forte. Anche Bernie ha riso... con quella risatina tranquilla
che gli viene tutte le volte che riesce a far divertire qualcuno.
Non  che si senta tanto spesso.
Era solo una mia impressione o la loro distanza sul divano
si stava un po' restringendo? Mi pareva proprio di s, ma di
colpo ero troppo stanco anche solo per aprire gli occhi. Il
tappeto era cos soffice, la mia pancia cos piena. In fondo
ero qui, a casa. Una bella dormita mi avrebbe davvero...
Lo squillo improvviso del telefono, un suono che detesto,
ha spinto via il sonno. Ho aperto gli occhi. Bernie stava parlando
con qualcuno. Niente di nuovo. Mi dispiace, ha detto,
prima di riattaccare e girarsi verso Suzie. S, sedevano
proprio pi vicini, e lei si era tolta gli occhiali. Un caso di
scomparsa di persona. Nessun progresso.
Chi  la persona scomparsa?
Una ragazzina di nome Madison Chambliss.
Mi sono alzato e ho cominciato ad abbaiare.
Chet? Mi sono precipitato alla porta d'entrata. Chet?
Che ti prende? Cosa c' fuori?
Bernie ha afferrato una torcia e ha aperto la porta. Io sono
corso fin sulla strada. Mi era tornato in mente il ranch di Mr.
Gulagov, la miniera, la vecchia fattoria di fronte, Madison alla
finestra. Ma dov'era quel posto? Ho trotterellato qua e l,
fiutando alla ricerca di una pista che mi ci potesse riportare:
l'odore di Mr. Gulagov, di Boris, di Harold l'autista, di Madison,
o anche il mio. Niente. Ho rallentato, ho girato in cerchio,
mi sono fermato.
Che t' venuto in mente, amico?
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
La mattina dopo, io e Bernie abbiamo subito cominciato a
darci da fare sul caso Madison Chambliss.
Come prima cosa, siamo andati in macchina al Paradiso
della ciambella, io stavo sul sedile davanti, in cielo nemmeno
una nuvola, tutto andava alla grande. Una volante della
polizia stava aspettando sul posto. Bernie ha accostato in pieno
stile sbirro, con le portiere del guidatore affiancate. Il finestrino
della volante si  abbassato sulla faccia di Rick Torres,
l'amico di Bernie che lavora ai casi di persone scomparse.
Ha passato un caff e una ciambella a Bernie, e ha detto:
Ehi, Chet, come te la passi?
Non mi lamento. Ce n' una in pi, e ha sollevato una
ciambella.
Ho cominciato ad agitare la coda.
Chet ha gi fatto colazione, ha detto Bernie. E non 
mai andato matto per i dolci.
Come sarebbe?
Calorie vuote, ha continuato.
Eh? ha fatto Rick.
Sul serio. Ho letto qualcosa sulla nutrizione. Guarda cosa
sta succedendo al nostro Paese.
Rick si  guardato intorno.
Parlo dell'aspetto che abbiamo oggi e di quello che avevamo
una volta.
Ricevuto, ha detto Rick.
Bernie gli ha lanciato una lunga occhiata. Poi ha dato un
gran morso alla ciambella e ha parlato con la bocca piena:
A che punto siamo?
Rick ha affondato i denti nella sua. Riuscivo a sentirne il
profumo fin da l. Non so a che punto sei tu, ha detto, parlando
anche lui a bocca piena. Ma quello che abbiamo :
nada. Ha tirato fuori un taccuino, ha dato una scorsa alle
pagine. Ho interrogato i genitori, Cynthia Chambliss e Damon...
ha fatto una pausa, strizzando gli occhi sul foglio.
Strizzare gli occhi  una di quelle espressioni umane con cui
sarebbe meglio andarci piano, secondo me. Non riesco
nemmeno a leggere la mia scrittura... Keller?
Keefer.
Ah s? Rick ha tirato fuori una penna da dietro il parasole,
ha fatto un segno sulla pagina. Strana coppia, Cynthia
e Damon. Lui crede che la figlia sia scappata a Las Vegas, e
lei che sia stata sequestrata.
Qualche prova che si tratti di un caso o dell'altro?
No. Nessuna richiesta di riscatto, nessun avvistamento.
Abbiamo controllato la scuola, gli insegnanti, gli amici: tutti
dicono che era una ragazzina normale, pi intelligente della
media.
Era?
Rick ha girato la pagina. Ah s: c' solo un piccolo dettaglio.
Quale?
Un breve accenno al fatto che bazzicava intorno a un tizio
che fuma droga, e forse la spaccia.
Ruben Ramirez?
Rick ha sollevato gli occhi, e anche le sopracciglia.
Lascia perdere, ha detto Bernie. Ha un alibi.
Okay. Riassumendo, abbiamo fatto partire le segnalazioni,
inviato la sua foto con descrizione a tutti i dipartimenti
dello Stato, controllato gli ospedali della Valley. Insomma, le
solite cose.
Bernie ha fatto s con la testa. Un'altra cosa, ha aggiunto,
dando ancora un morso alla ciambella. Dovremmo
cercare una BMW, probabilmente blu, guidata da un maschio
biondo.
Mi sono messo ad abbaiare. Si sono girati tutti e due a
guardarmi.
Mi sa che la vuole, quella ciambella, ha detto Rick.
Bernie ha sospirato: D'accordo.
La ciambella  passata da Rick a Bernie, e poi in bocca a
me. Ho adottato la tecnica del doppio morso che metto in
atto per i grossi bocconi, tirando indietro la testa sul secondo.
Andata. Deliziosa. Rick Torres mi piaceva sempre di
pi. Ma non era certo per la ciambella che mi ero messo ad
abbaiare, no? Avevo abbaiato per... oh, diavolo, che cos'era?
Anno e modello? ha chiesto Rick.
Bernie ha scosso la testa. Non  nemmeno certo che si
tratti proprio di una BMW, ma credo che dovresti aggiungerla
alla tua lista.
E rendere pubblico anche il fatto della macchina?
Bernie ci ha pensato un po'. Quando pensa, quando lo fa
con la massima concentrazione come adesso, le cose intorno
sembrano fermarsi. Non ancora, ha risposto.
Ma tu tendi per il rapimento?
S.
Un rapimento e nessuna richiesta di riscatto? ha detto
Rick. Brutto segno.
Ha mangiato l'ultimo pezzo di ciambella, poi si  leccato
la punta delle dita. Io mi sono leccato tutt'intorno alla bocca,
ho perfino recuperato qualche briciola zuccherata.
...
.
...
Su una cosa ha ragione, mi ha detto Bernie, mentre facevamo
il pieno al distributore di fronte al Paradiso della
ciambella, e io cominciavo a sentirmi un po' fatto per via
dell'odore di benzina. Nessuna richiesta di riscatto  un
brutto segno. Ha avvitato il tappo del serbatoio. Io ho dato
un'ultima forte sniffata, sentendomi un po' strano, ma nel
senso buono. Per, sai che cosa mi domando?
Perch non avevamo comprato un bel pacco di ciambelle
da portarci a casa?
Mi domando: perch Damon Keefer continua a dire che
la figlia  scappata a Las Vegas?  salito in macchina, ha girato
la chiavetta. Proviamo a scoprirlo.
Mi stava benissimo. D'un colpo, ho smesso completamente
di pensare alle ciambelle.
Abbiamo guidato su per delle strade in collina, con complessi
residenziali su entrambi i lati, l'uno attaccato all'altro,
e molti in costruzione.
Indovina quanta gente viene ogni giorno a vivere nella
Valley, ha detto Bernie. E solo per parlare di quelli che lo
fanno legalmente.
Non ne avevo la minima idea. E poi, in fondo, a chi interessava?
A volte Bernie si preoccupa senza ragione.
Per migliaia di anni questo posto  stato un'immensa
prateria. Ci scorrevano i fiumi. Oggi dov' finita tutta quell'acqua?
Ho gettato uno sguardo fuori, e ho notato subito dei bellissimi
arcobaleni creati dall'acqua su un campo da golf.
Qual era il problema? Goditi la giornata, Bernie! Gli ho dato
un colpetto con la testa. Lui  scoppiato a ridere. Sono felice
che tu sia tornato.
A casa e in servizio!
Appena superato il campo da golf, abbiamo svoltato. All'angolo
c'era un grosso cartello: "Benvenuti al residence
Pinnacle Peak di Puma Wells", ha letto Bernie. "Il complesso
pi lussuoso e prestigioso della North Valley. Interamente
cintato". La strada portava fino alla cima di un
canyon tortuoso.
Preferisco il mio prestigioso posto non cintato, ha borbottato,
un commento che mi ha avvolto nel pi assoluto mistero.
Davanti avevamo un camion che stava tracciando una linea
gialla in mezzo alla carreggiata. Era divertente da matti
stare l a guardarlo. Avevo una tale voglia di saltar gi a leccare
quella linea gialla e luccicante, che facevo persino fatica
a rimanere seduto.
Chet, per l'amor di Dio, gi!
Abbiamo superato delle case, alcune non ancora terminate.
Se ne stavano tutte raggruppate insieme, separate l'una
dall'altra solo da un piccolo spazio. Una grande palma era
stesa a terra in un giardino, accanto a un buco.
Buffo, ha detto Bernie. Giorno feriale, mattina inoltrata
e nessun operaio in vista.
Abbiamo parcheggiato di fronte a una delle case finite.
Sulla finestra c'era un cartello.
"Casa tipo e ufficio vendite", ha letto Bernie. Dopo essere
scesi dall'automobile, ci siamo diretti alla porta. Bernie
ha bussato.
Avanti, ha risposto una donna.
Ci siamo ritrovati in una stanza dal pavimento in mattonelle,
belle fresche sotto le zampe. Al centro c'era una fontana,
con l'acqua che cadeva a cascata in una piccola pozza.
Cosa andava dicendo Bernie? Ma se c'era acqua dappertutto!
Seduta a una scrivania accanto alla fontana, una donna
stava picchiettando sulla tastiera di un computer.
Dottor Avery? ha chiesto, alzandosi in piedi.
Era alta come Bernie, con dei lunghi capelli chiari legati
in una coda e delle piccole orecchie. Ed era bella: l'ho capito
da come Bernie ha inciampato leggermente nel fare il passo
successivo.
Non l'aspettavo cos presto.
Chi  il dottor Avery? ha chiesto Bernie.
La donna ha sbattuto gli occhi. Bernie  un asso nel far
sbattere gli occhi alla gente, ve l'ho forse gi detto? Non 
qui per vedere gli ultimi schizzi delle casitas di Red Rock?
Certo, ha detto Bernie. Ci daremo senz'altro un'occhiata.
Ma prima vorrei vedere il signor Keefer.
La sta aspettando?
Non esattamente, signorina...
Larapova. Elena Larapova, vicepresidente marketing.
...signorina Larapova, ma so che ci ricever.
La signorina Larapova mi ha lanciato uno sguardo, facendo
un simpatico schiocco con la lingua. Un verso che mi piaceva.
Ho scodinzolato in risposta.
Il signor Keefer in questo momento  sul cantiere.
Pu chiamarlo?
Forse. Chi devo dire...?
Bernie le ha offerto un biglietto da visita. Lei l'ha preso,
poi mi ha guardato, spalancando gli occhi. C' un problema?
ha chiesto Bernie.
Oh, no, no, signor Little.  che... non ho mai incontrato
un detective in vita mia.
Bernie ha sorriso. Mica mordiamo.
Parla per te, avrei voluto dire.
La signorina Larapova ha preso il telefono.
Pronto, da... signor Keefer? C' qui il signor Little, vorrebbe
vederla. Dopo essere rimasta per un momento in
ascolto, ha riappeso. Mi segua.
Siamo usciti e siamo saliti su una golf cart: la signorina
Larapova al volante, Bernie al suo fianco, io dietro. Ero gi
stato sulle golf cart. Le adoro.
Viene anche il suo cane?
Obiezioni?
No. Gli animali beneducati sono sempre i benvenuti a
Puma Wells.
Be', allora spero che far un'eccezione per Chet.
Prego?
Per entrambe le cose: beneducato e animale. Bernie si
 messo a ridere per i fatti suoi. Ma di che diavolo stava parlando?
Si spieghi, per favore.
Ero completamente con lei.
Scusi, ha detto Bernie. Scherzavo.
La signorina Larapova gli ha gettato un'occhiata, con gli
angoli della bocca che si piegavano all'ingi, espressione
frequente sui visi delle donne dopo uno degli scherzi di Bernie.
Poi si  fatta un po' pi in l sul sedile e ha preso la pista
riservata ai golf cart. Lungo il fairway, ha accelerato verso un
grosso edificio in lontananza. Non vedevo giocare nessuno,
ma all'improvviso da dietro una collina  planata una pallina,
ha colpito terra proprio affianco a noi e ha rimbalzato. Io l'ho
afferrata al volo prima ancora di capire cosa stessi facendo.
Con uno sguardo alle spalle, ho notato un'altra golf cart che
raggiungeva la cima di una collina dietro di noi. Mi sono appiattito
sul sedile posteriore, masticando silenziosamente.
Allora, ha detto Bernie, che cosa l'ha portata fin qui?
La faccia umana stupita  una delle mie preferite. Ed  quella
che la signorina Larapova mostrava in quel momento. Non
 russa? ha continuato Bernie.
Lei ha fatto s con la testa. Ma sono in questo Paese da
anni, e ora sono una cittadina americana come lei.
Anche migliore, ne sono certo.
Russa? Un momento! Quello mi ricordava qualcosa, ma
cosa? Ho continuato a rimuginarci sopra mentre mi davo da
fare con il rivestimento della pallina. Per esperienza, sapevo
che al suo interno c'era un sacco di roba interessante.
.. .e adoro i grandi spazi, stava dicendo la signorina Larapova.
Non ci sono grandi spazi in Siberia?
Lei ha un gran senso dell'umorismo. Ma di certo, non
abbastanza da farla ridere. Ha continuato a guidare fino al
grosso edificio. La club house, ha detto. Ristorante di
classe e bar, piscina interna coperta ed esterna con vasche
idromassaggio, millecinquecento metri quadri di palestra con
personal trainer, bagno caldo giapponese e sauna finlandese,
bagni termali con trattamento completo.
Quanto costa?
Solo i residenti possono essere membri.
E per loro  gratis?
Per la prima volta, la signorina Larapova  scoppiata a ridere.
La risata umana di solito  uno dei suoni pi belli, come
credo di avere gi detto, ma quella della signorina Larapova
non lo era. Era rimbombante e strana, come una specie
di esplosione.
Gratis? ha detto. La quota d'offerta iniziale per appartamenti
di tre stanze  di centocinquantamila dollari, e questo
in fase di promozione.
Promozione?
Solo fino ai primi di settembre, per il Labour Day. Poi,
si sale a duecentomila. Oltre alla quota per i campi da golf,
ovvio.
Ovvio, certo, ha ripetuto Bernie.
Una volta scesi dalla vettura, abbiamo seguito la signorina
Larapova fin dietro alla club house. Che cos'hai in bocca,
Chet? mi ha chiesto Bernie.
Ho ingoiato quello che restava della pallina con espressione
innocente. Sul prato, molto pi indietro da l, due golfisti
camminavano in piccoli cerchi, a testa bassa. Il golf  un
gioco che non ho mai davvero capito.
Dietro alla club house c'era un'enorme piscina. Ho raggiunto
il bordo trotterellando. Ehi. Non c'era acqua! Non che
ci sarei saltato dentro - quasi sicuramente no - ma mi piace
osservare l'acqua. Un uomo con un vestito scuro sedeva l vicino
sotto l'ombrellone, accanto a un tavolino con sopra una
tovaglia bianca. Una volta ne avevo tirato una per il bordo
con pessimi risultati. E per qualche ragione ora le mie fauci
avrebbero tanto voluto impadronirsi di quest'altra. L'uomo
stava parlando al telefono. Puzzava di gatto. Ho notato la
barbetta e l'ho riconosciuto: Damon Keefer.
Si risolver, cristosanto, ha detto. Uno dei suoi piedi
tamburellava velocemente sotto il tavolo, lontano da ogni
sguardo, ma non dal mio. Che razza di... Poi ci ha visto.
Devo andare, e ha riattaccato.
Bernie e la signorina Larapova si sono avvicinati al tavolo.
Io sono rimasto dov'ero, sul bordo piscina, in preda a un
sorprendente attacco d'indigestione. Keefer ha fatto un gesto
con la mano, e Bernie e la signorina hanno fatto per sedersi.
Posso occuparmene io, Elena, ha detto Keefer.
La signorina Larapova, colta nell'atto di spostare una sedia,
si  immobilizzata.
Come desidera, signor Keefer, ha detto. Mi ha gettato
una rapida occhiata, ha girato sui tacchi e se n' andata.
Mi sono girato anch'io, e ho vomitato i resti della palla da
golf nella piscina vuota. Ah, mi sono subito sentito molto
meglio: di nuovo in forma perfetta e, che ci crediate o no,
leggermente affamato. Ho annusato l'aria sperando in alcuni
avanzi. Le piscine sono il luogo ideale per ritrovare una o due
patatine dimenticate, o magari uno di quei mini hot dog - occhio
per agli stuzzicadenti che ci viaggiano insieme, l'ho
imparato a mie spese - ma non ho fiutato altro se non l'odore
di gatto che emanava Keefer. Mi  subito tornato in mente il
puma. Poi  comparsa una vaga memoria di Madison, ma in
un attimo si  dissolta.
Bernie sedeva di fronte al tipo, le mani unite sul tavolo.
Ho sempre una buona sensazione quando le mani di Bernie
sono unite in quel modo, non so dire perch.
Novit? ha chiesto Keefer. Sotto il tavolo, il suo piede
continuava a tamburellare. In realt, aveva tutta la parte inferiore
del corpo nervosa, mentre quella superiore restava
calma.
Temo di no. Abbiamo seguito una o due piste, ma non
sono approdate a nulla.
Cosa sta cercando di dire, allora? Che vuole abbandonare
il caso?
Per niente.
Non mi dica che vuole altri soldi.
Ora il punto non sono i soldi, signor Keefer. L'acconto
versato ci basta fino alla fine, e solo allora le manderemo la
nota spese. Il punto su cui dobbiamo concentrarci ora  che
tutto finisca bene.
Keefer ha preso un pacchetto di sigarette dalla tasca e se
n' accesa una.
Crede che non lo sappia?
Ha soffiato via il fumo dalle narici, cosa che piace fare
anche a Bernie. Infatti, teneva lo sguardo inchiodato su quelle
scie di fumo. Keefer lo ha notato. Ne vuole una?
No grazie, ha risposto, anche se scommetto che moriva
dalla voglia.
Sono stato in contatto con Rick Torres dell'Ufficio persone
scomparse. Lei gli avrebbe detto di essere convinto che
Madison  scappata a Las Vegas. Keefer ha alzato le spalle.
E a me lei ha detto la stessa cosa.
Keefer ha tirato una lunga boccata. Tutto quel nervosismo
della parte sotto del corpo si  un po' placato. Las Vegas 
solo un esempio.
Di che cosa?
Del tipo di posti dove potrebbe essersela svignata.
Ma Cynthia dice che prima d'ora non se l' mai svignata.
Cynthia, cristosanto!
Ha qualche ragione per credere che non stia dicendo la
verit?
Un mucchio.
Un mucchio?
Come gli anni che la sopporto.
La parte sotto del corpo gli  ripartita a tutto gas.
Per quanto ne sa lei, per, Madison  mai scomparsa in
questo modo?
Quello che io so di Madison si limita a un weekend su
due, alternando Natale con il Giorno del Ringraziamento. Ha
idea di cosa significhi?
Bernie non ha risposto, si  limitato a guardarlo.
Keefer ha tirato un'altra boccata, poi ha gettato la sigaretta
facendola volare dentro la piscina vuota. No, ha detto.
La risposta  no. Non l'ha mai fatto prima.
Buono a sapersi. Perch voi non vorreste certo spedirci
fino a Las Vegas a caccia di farfalle.
Caccia di farfalle! L'avevo gi sentito dire, ma non c'ero
mai stato. Suonava come una delle cose pi eccitanti del
mondo. S, ci volevo andare a caccia di farfalle, e se per questo
bisognava andare fino a Las Vegas, qual era il problema?
Keefer ha scoccato a Bernie una strana occhiata, il cui
motivo mi  completamente sfuggito.
No, ha detto, certo, che non lo vorremmo.
Lasciando perdere almeno per ora l'ipotesi della fuga,
ha detto Bernie, non restano che gli incidenti...
Che genere di incidenti?
Di ogni genere: stradali, ricreativi, domestici. Ma Rick
Torres ha controllato tutti gli ospedali della Valley ed  tornato
a mani vuote. Ci significa che probabilmente abbiamo a
che fare con un sequestro, e potrebbe essere di due tipi: con
riscatto o senza riscatto.
Gliel'ho detto l'altro giorno: non ci sono state richieste
di riscatto.
Ha controllato?
Controllato cosa, cristosanto?
Posta, e-mail, fax, segreteria telefonica.
Vengono controllati costantemente. Non dimentichi che
qui io gestisco un business.
Bernie si  guardato intorno. Notevole, uno dei migliori
che io abbia mai visto.
Migliori? Ma di cosa? A volte era difficile comprendere
Bernie. Ma Keefer pareva averlo capito. Gli ha rivolto un
breve cenno d'intesa.
L'altra volta le ho chiesto della concorrenza.
E io le ho risposto che non ci rapiamo i figli l'uno con
l'altro.
Ricordo. Ma come fa a essere sicuro che tutti i suoi concorrenti
rispettino la legge?
Cosa intende dire?
Alcuni business funzionano da facciata, o sono finanziati
da organizzazioni criminali.
Non nell'immobiliare, non qui nella Valley.
Come fa a esserne certo?
Esattamente come lo  lei riguardo ai punti chiave nel
suo mestiere, sempre che lei sia uno in gamba.
Cos'era quello, un insulto? Non lo capivo. In pi, la faccia
di Bernie non aveva fatto una piega.
E che cosa mi dice sui fornitori?
Che dovrei dire?
O sugli appaltatori, sulla manodopera... mai avuto problemi
con loro?
Non faccio che avere problemi con loro.  cos che va in questo mestiere.
Gravi fino a che punto?
Non al punto da sequestrare persone, se  questo ci a cui vuole alludere. Negoziamo, risolviamo i nostri contrasti, si continua a costruire.
Bernie si  di nuovo guardato intorno. E che mi dice di oggi?
Oggi?
Non vedo nessuno... non  un qualunque giorno lavorativo?
Prima di rispondere, Keefer ha preso tempo. Si  acceso
un'altra sigaretta, ha buttato fuori un po' di fumo. Povero
Bernie, di nuovo con quello sguardo bramoso negli occhi.
S, un giorno lavorativo qualunque.  solo una pausa un
po' pi lunga, tutto qui.
E in generale come sta procedendo il pinnacolo di Wells?
La voce di Keefer, gi acuta, si  fatta ancora pi affilata.
Il residence Pinnacle Peak di Puma Wells, ha precisato, va alla grande.
Lei  proprietario al cento percento?
Certo.
Chi la finanzia?
Sotto il tavolo: contorsioni a pi non posso.
Diverse stimate banche della Valley. Non risolvono certo
con i rapimenti i conti in rosso, se mai ce ne fossero, ma comunque
non ce ne sono.
Non sto certo ipotizzando che Madison abbia qualcosa a
che fare con il suo business.
Bene.
C' qualcuno fra questi - concorrenti, fornitori, banchieri,
dipendenti - che guida una BMW probabilmente blu?
A decine. Che razza di domanda ?
Sotto il tavolo: altre Contorsioni, forse pi di prima.
Non di quelle pi acute, lo ammetto, ha detto Bernie.
Poi ha fatto un profondo respiro, e ha lasciato uscire l'aria
lentamente. Questo significava che stava per cambiare tattica.
Non appena possibile, vorrei vedere la stanza di Madison.
Di quale stanza parla?
Di quella che occupa quando sta con lei.
Perch?
Perch  la prassi.
Sotto il tavolo, le gambe di Keefer si sono date una calmata.
L'accompagno io, ha detto. Vediamoci all'ufficio fra
quindici minuti.
...
.
...
Bernie e io siamo ritornati gi lungo il fairway a piedi.
Passeggiare con Bernie era il meglio del meglio. Mi sono
messo a correre girandogli un po' intorno a cerchio, tanto per
divertirmi, e sperando anche in un piccolo inseguimento, ma
lui sembrava distratto.
Keefer  furbo, ha detto. Molto furbo.
Davvero? Non me ne ero accorto.
Sono apparsi degli operai, spingendo carriole e trasportando
pale, rastrelli, piccole zappe e altri strumenti che non
conoscevo. Quando sono arrivati a portata di voce, Bernie li
ha salutati agitando la mano e ha chiesto: Finita la pausa?
Uno degli uomini si  messo a ridere: 
Senhor, la pausa dei tre giorni.
Come mai cos lunga?
L'uomo ha fatto un gesto con la mano, strofinando insieme
il pollice e un altro dito. Che voleva dire? Una pallina da
golf ha picchiato contro un albero ed  rimbalzata l vicino.
Io le sono andato furtivamente incontro.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Entra anche il cane?
Eravamo all'esterno della casa di Keefer. Davvero molto
grande, aveva mura tutt'intorno e una scultura di metallo di
fronte, una strana scultura, enorme e luccicante, anche se la
forma mi ricordava quella di una pompa antincendio. Se non
fosse stato per quegli occhi che mi sentivo addosso, sarei di
certo andato dritto l a marcare la zona.
Si chiama Chet, ha detto Bernie.  specializzato in casi
di persone scomparse.
Keefer ha puntato gi il naso guardandomi dall'alto in
basso. Anch'io ho quel tipo di sguardo, che mi viene pure
meglio per via che ho il naso pi lungo.
Si riferisce al suo fiuto?
Tra le altre cose.
Keefer mi stava fissando. Si era reso conto che, grande
saltatore come sono, in un lampo avrei anche potuto balzargli
sulla faccia con i denti di fuori? D'accordo, ha detto.
Siamo entrati. Sorpresa: un'enorme casa dagli enormi
spazi aperti, un lucido pavimento di mattonelle, e come unico
pezzo di arredamento... un divano di pelle. Appollaiato su
quel divano, ci avrei giurato anche a occhi chiusi: un gatto.
Un gatto che puzzava come Keefer, ma peggio. Mi ha notato
subito, naturalmente. Gli si sono rizzati tutti i peli e ha fatto
un verso tipo quello del puma, ma pi debole. Ecco: i gatti
sono dei puma nani. Invece io non sono il nano di nessuno,
bamboccio!
Ehm, ha detto Keefer, il suo cane  a posto?
In che senso?
Come "in che senso"? Lo guardi... sta per attaccare
Prince.
Prince? ha detto Bernie. Non dirmi che non aveva notato
il gatto! Com'era possibile? Keefer glielo ha indicato.
Oh, Chet non farebbe mai una cosa simile, ha detto Bernie,
sbirciandomi di sottecchi.
Qualcosa nel suo sguardo mi ha fatto notare che avevo
una delle zampe anteriori per aria e mi stavo per piegare in
avanti, forse in un modo che chi non mi conosceva poteva anche
interpretare come aggressivo. Ho riportato la zampa a
terra, assumendo un'aria pacifica. Il pelo di Prince si  rilassato
e, prima di arrotolarsi sul divano e dare la schiena alla
stanza, mi ha guardato in quel solito modo sdegnoso dei gatti
che mi fa sempre ribollire il sangue. Quel genere di atteggiamento
mi entra sottopelle come nemmeno potete immaginare.
Avrei voluto acchiapparlo e... Ma non era il momento,
non mentre eravamo in servizio. Qualche altra volta, per, se
mai mi fosse capitato di incrociare per caso il vecchio Prince
in un vicolo buio, mettiamo, o magari...
Bel posto, qui. Ci ha appena traslocato?
In realt me ne sto andando.
Ah.
Gi, ha detto Keefer. La stanza di Madison  da questa
parte.
L'abbiamo seguito per un lungo corridoio con una serie di
porte chiuse, fino a una stanza sul fondo. Ne ho sentito l'odore
immediatamente - miele, ciliegia, fiori color del sole - anche
se era molto tenue. La stanza conteneva un letto, una
scrivania, una cassettiera, roba cos. Bernie si aggirava osservando
il genere di dettagli che lui sa come cercare. Sulla scrivania
c'era una foto incorniciata. Con le foto spesso ho dei
problemi. Preferisco guardare la TV, Discovery Channel e
anche molti film - date un'occhiata a Zanna Bianca che lotta
con Cherokee; per non parlare di quel programma che una
volta abbiamo beccato, Quando mi salta la mosca al naso...
Wow, che scena quella dell'elefante! - ma con quella foto l,
nessun problema: Keefer e Madison stavano in piedi di fronte
alla gabbia di un uccello, le mani di lui sulle spalle di lei,
tutti e due sorridenti.
Quando  stata scattata?
Un paio di anni fa, ha risposto Keefer, quasi senza
guardarla.
 Capitan Sgranocchio quello l?
Keefer ha fatto s con la testa. Stupida bestia, ha detto,
e non avrei potuto essere pi d'accordo.
Poi, altra sorpresa, almeno per me: gli occhi di Keefer si
sono riempiti di lacrime. Oh oh! La faccenda del pianto. Come
ho gi detto, agli umani a volte viene fuori l'acqua dagli
occhi - di solito alle donne, ma non sempre, di solito per via
della tristezza, ma non sempre - e ogni volta che succede io
cado in confusione. E adesso una di quelle inondazioni stava
passando dentro a Keefer, a questo tipo che non mi piaceva
nemmeno tanto, con addosso la puzza di Prince. Sapevo che
possono piangere anche gli uomini: quando Leda aveva impacchettato
le cose di Charlie, l'avevo visto fare a Bernie.
Non ve l'ho gi accennato per caso?
Sono stato quasi sul punto di fare... come direste voi? Un
collegamento forse? Un collegamento tra la situazione di
Bernie e...
Ma non ci sono arrivato, perch proprio in quel momento,
sotto il letto ho individuato uno snack al formaggio. Gnam
gnam, e via. Partito. Niente male, se non facevi caso al lieve
sapore di polvere, ma io non sono certo schizzinoso su queste
cose. Quando mi sono girato Bernie stava fissando Keefer
con uno sguardo diverso.
Come descriverebbe il suo rapporto con Madison?
Che razza di domanda! ha detto Keefer, con gli occhi
che si asciugavano in fretta. Certo  che lei di figli non ne
ha, se no non me lo chiederebbe nemmeno. Maddy  la cosa
migliore della mia vita.
L'espressione sul volto di Bernie  cambiata di nuovo, diventando
gelida per un attimo, e poi indifferente. Odio vedere
quell'indifferenza sulla sua faccia. Mi sono avvicinato e
mi sono seduto ai suoi piedi. Mi ha dato l'impressione di non
farci caso.
Sto facendo del mio meglio per ritrovargliela, ha detto.
Ma ho bisogno di fatti. Se lei mi ha taciuto qualcosa, questo
 il momento di parlare.
Sono rimasti a osservarsi in silenzio per un po'. In silenzio,
per loro. Perch io ho sentito un latrato lontano, probabilmente
femminile, e forse del genere pi interessante.
Non ci sar un'altra occasione, ha continuato Bernie.
Keefer si  dato una leccata alle labbra. La lingua umana
non si vede tanto spesso, e quando accade  qualcosa che io
noto sempre. Questa volta, combinata con quella barbetta,
non mi pareva fare una gran figura, va' a capire perch. In
quel momento esatto, Keefer si  tirato fuori dalla tasca un
telefono. Ha controllato il piccolo schermo e ha detto: Devo
rispondere,  uscito dalla stanza ed  andato in corridoio.
Bernie l'ha seguito, camminando silenzioso, e si  fermato
dietro alla porta, dove Keefer non poteva vederlo. Io ho seguito
Bernie, ancora pi silenzioso. Abbiamo drizzato le
orecchie, e siamo rimasti in ascolto.
La voce di Keefer era bassa e bisbigliante, tipico della voce
umana quando  sotto pressione. Ho bisogno di pi tempo.
Poi, dopo un silenzio: Non lo dica nemmeno... da dove
chiama? Io... pronto? Pronto? Lo abbiamo sentito tornare e
ci siamo allontanati dalla porta. Bernie in punta di piedi, io
sui vecchi, affidabili e silenziosi cuscinetti delle mie zampe.
Cos' successo? ha chiesto Bernie.
Affari, ha risposto Keefer. Che non la riguardano.
Qualcosa a che fare con Madison?
No di certo. La lingua di Keefer  scattata fuori di nuovo.
Gliel'ho appena detto. Abbiamo dei problemi con alcuni
fornitori.
Fornitori di cosa?
Le narici di Keefer si sono dilatate. Cosa voleva dire? Non
capivo, ma mi metteva a disagio.
Impianti d'irrigazione. Ma a lei che gliene importa?
Ho bisogno che lei sia pi comunicativo.
Lo sono.
Non completamente. Prima della telefonata, era sul punto
di dirmi qualcosa.
Gli occhi puntati su Bernie, Keefer ha fatto una pausa.
Lei mi sembra un tipo acuto, ha detto. Com' che  finito
nella polizia?
In realt non ero abbastanza acuto per la polizia, ha risposto
Bernie. Ed ecco perch faccio il detective privato.
Keefer ha sbattuto le palpebre. Tra i due era in corso una
specie di lotta, ma per quale ragione? E chi  che stava vincendo?
Nessuna idea. Mi chiedevo in che modo tutto quel
botta e risposta mi avrebbe portato ad acchiappare il cattivo
per la gamba dei calzoni. Tutto quello che so  che quando
Keefer ha parlato di nuovo la sua voce mi  sembrata diversa meno sgradevole.
Lei diceva che ci sono due tipi di rapimento, con riscatto e...
Senza riscatto.
Cosa significa?
Devo forse spiegarglielo nei dettagli?
Keefer ha scosso la testa.
Mi domando solo perch lei sia cos fissato sulla questione del riscatto.
Ha forse qualche altra idea?
Esito a dirlo.
Non c' tempo per le esitazioni.
Keefer ha fatto s con la testa.  solo pura speculazione.
Ma ha un nome in mente.
Keefer ha sbattuto di nuovo le palpebre. Nessun fatto concreto, mi intenda, solo strane... sensazioni.
E il nome qual ?
Come prima cosa, lei non l'ha sentito da me.
Bernie ha inclinato la testa da un lato. Keefer l'aveva forse interpretato come un segno di intesa? Io so che  uno dei movimenti di testa di Bernie, non particolarmente significativo, che indica semplicemente che le cose si stanno muovendo nella direzione che vuole lui.
Qui lo dico e qui lo nego, ha continuato Keefer. Pura speculazione, come le dicevo, e non vorrei mai che...
Il nome. La voce di Bernie ha rimbombato nella casa vuota. Elettrizzante!
Keefer si  dato un'altra leccata alle labbra. Aveva la lingua corta e rigida, appuntita e pallida. A mio modo di vedere, quasi inutile.
Simon Berg.
Chi ?
Pensavo che a questo punto lei lo avesse gi incontrato.
Perch?
Simon Berg  il nuovo boyfriend di Cynthia.
Ah.
Cosa significa... "ah"?
Non ne avevo la minima idea nemmeno io.
Lo ha mai visto con Madison? ha chiesto Bernie.
Una o due volte.
E?...
Keefer ha fatto spallucce. Uno dei gesti degli umani, quel su e gi con le spalle, che non mi sono mai piaciuti.  solo una sensazione, tutto qui. Magari non  niente.
Ha mai accennato questa sensazione a Madison?
No. Forse avrei dovuto.
O a Cynthia?
Mi crede un idiota? Ho gi abbastanza grane con Cynthia.
Ha scritto qualcosa su un pezzo di carta e l'ha dato a
Bernie. Questo  il suo indirizzo... gestisce un business a Pedrola.
Allora, pensi che sia uno svitato? ha detto Bernie quando siamo tornati all'automobile.
Difficile a dirsi. A volte - come adesso, sull'autostrada, imbottigliati in un traffico che si allungava a perdita d'occhio, con tutti che andavano a passo di lumaca - pensavo che tutti gli umani fossero degli svitati.
Io non credo, ha detto Bernie.
In quel caso, nemmeno io.
Mi fa pensare anzi all'espressione "furbo come una volpe".
A me per niente. Conosco bene le volpi, ci ho avuto a che
fare pi di una volta nel canyon. Vigliacche, dalla prima all'ultima,
che si muovono furtive qui e l, arrivano di soppiatto
e poi si ritirano. E comunque in che senso, furbo come
una volpe? Ho osservato Bernie, sperando che non credesse
che le volpi fossero intelligenti, o ancora peggio, pi intelligenti
dei miei simili.  impossibile. Ho smesso di rimuginarci,
mi sono seduto bello dritto sul sedile davanti, e mi sono goduto la gita.
Una gita piuttosto lunga. Guidavamo con il sole alle spalle,
ma mille altri soli ci abbagliavano rimbalzando dai finestrini
delle macchine davanti. A un certo punto, Bernie ha
messo i suoi enormi occhiali scuri. Non mi piace quando li
indossa, forse ho abbaiato anche un po'.
Per l'amor di Dio, Chet... sono io.
Abbiamo lasciato l'autostrada, e subito dopo ci siamo trovati
in una zona industriale: lo capivo da tutti quei camion,
dalle piattaforme per il carico delle merci e dai recinti con i catenacci.
Pedrola, ha detto Bernie. Sai cosa c'era qui ai tempi?
Il primo Pedrola Ranch, il primissimo ranch per l'allevamento
di bestiame della Valley. E ora, guarda.
Gli ho posato una zampa sul ginocchio.
Giunti di fronte a un lungo edificio basso, Bernie ha parcheggiato
e ha letto il cartello: "Rover and Company". Chiss
che cosa fanno.
Ha aperto la porta e siamo entrati. Una guardia giurata seduta
a una scrivania ha alzato gli occhi.
Cerchiamo Simon Berg, ha detto Bernie.
La sta aspettando?
No, ha risposto Bernie, porgendogli un biglietto da visita.
Stiamo facendo un'indagine. Credo che accetter di riceverci.
La guardia giurata mi ha gettato un'occhiata, non aveva l'aria di essere disturbato dalla mia presenza, il che non  una reazione molto frequente. Aspettate qui, ha detto, uscendo da una porta sul fondo.
Bernie si  avvicinato alla scrivania e ha dato una sbirciata al blocco per gli appunti della guardia. Io ho annusato un po' in giro. Ehi! C'erano dei buoni odori l, anzi, pi che buoni.
La guardia giurata  tornata con un altro uomo, molto pi piccolo di lui e di Bernie. Era tutto vestito di bianco, indossava anche una retina per capelli bianca.
Bernie Little? ha detto, facendosi avanti a mano tesa.
Simon Berg. Cynthia mi ha parlato molto di lei.
Si sono stretti la mano, una delle migliori cerimonie di accoglienza fra umani, a mio modo di vedere, anche se pure nel mio mondo abbiamo i nostri riti di accettazione.
Ci sono notizie?
No, ha detto Bernie. Possiamo parlare un minuto?
Adesso?
 importante.
Certo.
Simon Berg si  rivolto alla guardia. Mi faccia una cortesia... vada a dire di sospendere con il numero tre.
La guardia  uscita di gran fretta.
Di cosa vi occupate qui?
Alla Rover and Company? Produciamo alimenti di prima
qualit per cani. Cento percento naturali, materie prime
fresche, niente additivi. E anche saporiti.
Ho capito una cosa al volo: questo qui non era il cattivo.
Simon Berg mi ha guardato e ha sorriso.
E lui deve essere Chet. Ne avevo uno che gli somigliava
molto quando ero piccolo: il Rover originario. Si  piegato
sulle ginocchia, mi ha preso la testa fra le mani in un
modo che non mi  per niente dispiaciuto. Oh, sei davvero
un bel cane, non  vero? Questo s che  un colpo di fortuna.
In che senso? ha chiesto Bernie.
Simon Berg si  rialzato. Oggi stiamo sperimentando un
nuovo tipo di stick da masticare, ricavato da pelle di prima
qualit importata dall'Argentina. Non mi dispiacerebbe testare la reazione di Chet.
Non credo che sia il suo genere di cose, ha detto Bernie.
Simon Berg ha guardato Bernie, poi  scoppiato a ridere:
E forse avremo il tempo per una breve visita.
Grazie, ha detto Bernie. Ma prima... lei per caso guida una BMW?
Io? Oh no... Sono per le ibride. Ho una Prius.
...
.
...
Ho testato il nuovo tipo di pelle secca da masticare. Abbiamo
fatto un giro per l'impianto dove venivano prodotti gli alimenti di prima qualit e mi sono prestato a qualche altro test. Meglio di cos, non poteva andarmi.
Voglio parlare di Madison, ha detto Bernie, mentre lasciavamo la stanza dei test.
Certo, ha detto Simon. Cynthia  preoccupata a morte, come me del resto, anche se cerco di non farglielo vedere.
Madison  una ragazzina splendida, e non solo per via della sua intelligenza. Se ha bisogno di altro denaro per continuare le indagini, me lo faccia sapere.
Bernie ha fatto s con la testa. Mi parli del suo rapporto con Madison.
 ottimo, almeno spero. A volte andiamo al cinema, tutti e tre insieme. Sono stato attento a non impormi, sono entrato nelle loro vite da poco e il divorzio di Cynthia  ancora una ferita aperta.
Che opinione ha di Damon?
Simon ha esitato. Proprio in quel momento alcuni dei miei nuovi amici sono usciti dal laboratorio con delle altre ciotole, e cos mi sono perso la risposta di Simon. In realt mi sono perso tutto finch non siamo risaliti in automobile.
Proprio quello che temevo, ha detto Bernie. Damon ci ha mandato inutilmente a caccia di farfalle.
A caccia di farfalle? Mancavano farfalle? E allora? Una o due farfalle non avrebbero certo reso quella giornata migliore.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Altro che farfalle, ha detto Bernie mentre eravamo in autostrada,
questo qui era un vero specchietto per le allodole.
Mi sa che Damon ci ha preso per degli allocchi.
Allocchi? Questa poi! Gi non sono un grande fan degli
uccelli, ma io e Bernie non somigliamo per niente a quei fattoni
dagli occhi a bottone. E il loro sapore... Aspetta, per ricordo
quel piccione allo spiedo avanzato - almeno, mi pareva
avanzato - che durante un party una volta ho prelevato da
un piatto. Quello era molto buono. Ma adesso che ci penso
gli allocchi, cacciati con lo specchietto per le allodole o no,
- non li ho mai assaggiati.
C' una bella differenza, Chet.
Tra cosa e cosa? Mi ero perso. Ho messo la testa fuori da
un lato. Il sole era caldo, la brezza cos forte da appiattirmi le
orecchie all'indietro. E indovinate un po' che cosa avevamo
dentro al baule? Sacchi e sacchi di campioni della Rover and
Company! C'era forse qualcosa al mondo che potesse preoccuparmi?
Ditelo voi.
Bernie mi ha gettato un'occhiata.
Che resti fra noi, ha detto, sto cominciando a preoccuparmi.
Oh oh!
Ha l'aria di una fuga da casa? No. Un rapimento da parte
di uno psicopatico? No. Un rapimento con richiesta di riscatto,
piuttosto: questa  la mia impressione.
Se quella era l'impressione di Bernie, allora era anche la
mia.
Per, capisci, no, qual  il problema?
Restavo in attesa.
Non  stato richiesto alcun riscatto. Chi ha mai sentito di
un sequestro con riscatto senza richiesta di riscatto?
Io no.
Allora, cosa sta succedendo?
Come se potessi averne una vaga idea! Forse aveva a che
fare con la caccia alle farfalle, o con gli specchietti per le allodole.
Alt, non correre, Chet. In realt una vaga memoria di
Madison alla finestra ce l'avevo.
Perch stai abbaiando?
Non lo sapevo bene, per ho continuato. Bernie si  guardato
attorno. Per via di dove siamo?
E dove eravamo? Bloccati nel traffico, quasi immobili.
Nei pressi di un grosso centro commerciale, con parcheggi a
perdita d'occhio, tutto vagamente familiare.
 il centro commerciale di North Canyon, Chet. Dove ti
sei fatto male.
S, dove mi ero fatto male, figuriamoci! Me lo ricordavo bene
quel primo incontro con Boris, come lui mi aveva assalito
nel sonno, aveva messo a terra le nostre gomme, mi aveva pugnalato
e poi investito con la macchina. Ma anch'io gli avevo
fatto male, non dimenticatelo! Ho abbaiato ancora pi forte.
Che ti piglia, amico?
Bernie ha preso l'uscita per il centro commerciale. Io mi
sono dato una calmata.
Abbiamo girato un po' per il parcheggio. Era da qualche
parte qui dietro, no? Forse all'ombra di questo albero? ha
detto Bernie mentre s'infilava in un posto libero. Siamo scesi
e abbiamo gironzolato un po' qui e l.
Bernie ha guardato la cima dell'albero. Cos' successo
qui, Chet? Com' andata la storia?
La storia? Ero qui appisolato all'ombra di quest'albero e
poi... mi sono fermato vicino al tronco, ci ho dato un'annusata:
accidenti! Tracce su tracce su tracce. Mai sentito niente
di cos complicato! Ho avuto un piccolo capogiro. Quando
mi  passato, ho rubato un attimo per alzarci la zampa contro
anch'io. Perch no?
Per tornare alla storia, niente di cui andare fiero: colto
nel sonno. Quello, il nocciolo della questione. Ho chinato il
capo.
Che c' che non va? Bernie si  avvicinato, mi ha accarezzato
la schiena. Che cos' successo veramente? Ha fatto
alcuni passi lungo la fila delle macchine parcheggiate.
Perch non proviamo a ricostruire... La sua voce si affievoliva,
e l'ho raggiunto. Avevamo parcheggiato in questo
posto, o forse in quest'altro. E poi? Quando sono uscito tu eri
a terra laggi.
Ha indicato un punto pi in l nella fila. Fianco a fianco,
siamo andati verso quel punto, e lungo la strada siamo passati
accanto alla grata di un tombino. Mi sono fermato, ho annusato
e poi ci ho appiccicato il naso infilandolo in una delle
aperture fra le sbarre.
Che cosa hai sentito, Chet?
Davvero di tutto. Ma il punto non sono gli odori. Il punto
 che quegli odori mi ricordavano quel tombino e quello che
c'era caduto dentro: uno dei ricordi pi taglienti della mia vita,
talmente tagliente che ho sentito male al fianco.
Perch abbai? Bernie si  messo carponi per sbirciare
attraverso la grata. Non riesco a vedere un tubo, e tu?
Nemmeno. Ma non ne avevo bisogno: sapevo cosa c'era
l sotto. Ho cominciato a dare zampate alla grata. Bernie mi
ha fissato per un momento, poi  andato a recuperare la torcia
in macchina. Adoro le torce, quel modo che hanno di
perforare il buio. Quando le usiamo mi sento sempre un po'
eccitato.
Smettila di correre qua e l in quel modo.
Ho smesso, sono tornato alla grata.
Bernie si stava inginocchiando di nuovo, con la torcia
puntata attraverso le sbarre. Fammi spazio, per l'amor di
Dio.
Ma non ci riuscivo proprio. Mi stringevo anzi contro Bernie,
scrutando in basso assieme a lui. Sul fondo luccicava
dell'acqua, e mi sembrava anche di vedere una di quelle scatole
per hamburger da fast-food. Preferisco gli hamburger
preparati da Bernie sulla griglia, anche se non ho niente contro
quelli del fast-food, niente di niente. Esistono gli schizzinosi
- Leda, per esempio - ma io non ne faccio parte.
Ehi, signore! Le sono cadute le chiavi della macchina
nella fogna?
Ci siamo voltati e abbiamo visto una donna corpulenta
appoggiata a un carrello della spesa. Vada da quelli della sicurezza...
hanno quei cosi.
Prego? ha detto Bernie.
Sa, per tirarle fuori, ha risposto la donna, masticando
un grosso pezzo di chewing-gum. Nient'altro che guai, il
chewing-gum, lo so per esperienza diretta.
Lo so perch sono stata tonta come lei e mi  successa la
stessa cosa.
Un po' pi tardi, intorno alla grata si era riunita una folla
numerosa: guardie giurate, clienti del centro commerciale,
ragazzini sullo skateboard - ci so andare benissimo anch'io,
magari ve ne parlo un'altra volta - e un ubriacone con gli occhi
velati che spingeva un carrello pieno di lattine ammaccate
e dall'odore cos forte da cancellare tutti gli altri, pi due
piccoli camion con le luci lampeggianti.
Il capo della vigilanza reggeva una lunga asta. C' un
magnete esagerato sulla punta, una mia invenzione, ha spiegato
a Bernie. Le ripescher le chiavi in un baleno.
Ha infilato l'asta fra le sbarre della grata. Tutti si sono
stretti intorno a cerchio, eccetto l'ubriacone che nel vedermi
mi ha sorriso. Un sorriso enorme, ma senza denti. Senza denti?
E come faceva?
State indietro, adesso, ha detto il capo della vigilanza.
L'asta pescava sul fondo, e lui teneva la testa reclinata da
una parte, come per ascoltare qualcosa. Anche la gente intorno
teneva la testa reclinata, come per imitarsi l'uno con l'altro.
Una volta io e Bernie abbiamo visto una trasmissione
sulle scimmie. Un gran bel programma: da allora il mio
sguardo sugli umani non  pi stato lo stesso.
Mi sa che ha abboccato, ha detto il capo della vigilanza.
State indietro.
State indietro, ha ripetuto l'altra guardia. Invece, tutti si
sono fatti ancora pi avanti.
 il momento pi delicato, ha detto il capo della vigilanza.
Portare il mostro in superficie. Ritirava l'asta lentamente,
con molta attenzione. Non vorrei che...
Finalmente l'estremit  emersa dalla grata del tombino, e
tutti sono rimasti senza fiato. Tutti, tranne Bernie e me - non
restiamo certo senza fiato, noi - e l'ubriacone.
Bloccato sul magnete a ferro di cavallo in cima all'asta
c'era un coltello, con una lunga lama scintillante.  caduto il
silenzio, fatta eccezione per l'acqua che gocciolava piano
dalla punta acuminata.
Otis De Wayne  il nostro esperto di armi. Vive a Gila
City, che  da qualche parte nella Valley, o forse no. Non ricordo
pi quello che ha detto Bernie, so solo che il retro di
casa sua si affaccia su colline in aperta campagna. Mi  sempre
piaciuto andare a trovare Otis. Da una parte, per via dell'aperta
campagna - non c' mai niente di meglio - dall'altra
perch spesso l dietro si va a sparare per provare le armi, che
 sempre un grande spasso. Detto questo, la cosa migliore 
Generale Beauregard, il pastore tedesco che vive l con lui.
Otis ha aperto la porta. Aveva i capelli lunghi fino alle
spalle e la barba fino al petto, e indossava un'uniforme grigia.
Ve l'ho gi detto che organizza ricostruzioni della Guerra
di Indipendenza, e una volta ci ha pure convinti a partecipare?
Del resto, il Generale stesso porta il nome di un confederato.
Quel tipo di attivit per me resta un mistero ancora
oggi. Mai ho sentito tanto caldo e mai ho mangiato tanta polvere
in vita mia. Per me la Guerra di Indipendenza puoi anche
tenertela, amico!
Bernie gli ha dato il coltello.
Oh, ha detto Otis, girandoselo fra le mani. Interessante.
Perch?
Ma quello che poteva esserci di interessante me lo sono
perso perch Generale Beauregard  arrivato saltellando e
ringhiando, pronto a mordere e con i canini ben esposti, un
po' da aggressivo, com' abitudine di quell'energumeno. Poi
ha visto che ero io, e ha subito cambiato atteggiamento. Generale
Beauregard e io all'inizio c'eravamo azzuffati un paio
di volte - anzi, una volta sola, in realt - e devo dire che era
rimasto piuttosto sorpreso. Ma  inutile rivangare il passato:
ora andiamo molto d'accordo. Non come con Iggy, anche se
per via della barriera elettrica Iggy e io non ce ne andiamo
pi insieme a zonzo come ai bei tempi.
Generale Beauregard mi ha dato una mordicchiata all'orecchio,
tanto per dire ciao. Io gliene ho data una pi tenace,
tanto per rispondere al saluto. Si  fatto una corsa intorno alla
nostra automobile,  ritornato sfrecciando e mi ha colpito
sul sedere. Ho fatto una corsa intorno all'automobile anch'io,
e sono tornato atterrandolo ancora pi forte, visto che Generale
Beauregard  un tipo al quale bisogna spesso rinfrescare
la memoria.
Ehi, voi due.
Eccolo l: siamo gi arrivati al sangue.
Ma noi eravamo gi lontani, partiti in un testa a testa intorno
alla casa, con la polvere che si sollevava tutt'intorno.
Rotte le righe, ce la siamo poi filata a pi non posso verso la
collina, con gli uccelli che si alzavano in volo da tutte le parti,
fino a che non abbiamo captato un odore davvero interessante,
tipo il nostro, ma pi aspro: coyote! La scia ci ha condotti
su per salite e attraverso un torrente - c'era odore di acqua,
ma senza acqua - fino a una pianura deserta a eccezione
di un cactus in lontananza. L'odore si  fatto pi intenso. E
non era una coda quella grigia lass, lontana, che brillava alla
luce del sole? Ci siamo lanciati fianco a fianco in una corsa
a tutto gas.
Al nostro rientro, eravamo molto assetati, Generale Beauregard
e io, e ci siamo inerpicati fin sul portico, forse zoppicando
un po'. La ciotola dell'acqua del generale era in un angolo.
Ci siamo avvicinati, facendoci largo a spintoni, e abbiamo
tracannato fino all'ultima goccia, prendendoci a testate.
Bernie e Otis sono usciti fuori. Cristo, ha detto Otis.
Ci hanno portati dentro e hanno cominciato a estrarci le
spine di cactus, a me per primo. Ero l'ospite.
Poi, Generale Beauregard e io ci siamo sdraiati su un tappeto
bello morbido, mentre Bernie e Otis sedevano a un lungo
tavolo tutto ricoperto dai coltelli della collezione di Otis.
Bernie ne ha preso uno e l'ha esaminato accanto a quello che avevamo recuperato dal tombino. Assomiglia a
questo qui.
Otis si  chinato a guardare. Aveva qualcosa impigliato
alla barba, forse un pezzo di uovo fritto. Ne avevo una gran
voglia: adoro le uova fritte.
Eccellente, Bernie. C' una certa somiglianza, e in fondo
perch no?  da secoli che i mastri fabbri di Solingen si
sono installati a Zlatoust. Da quelle parti  pieno di miniere
di ferro.
Non ti seguo, ha detto Bernie.
Sto solo dicendo che il coltello che ho io  tedesco mentre
il tuo non lo .
Ah, no?
Ma  costruito secondo il modello tedesco... hai avuto
occhio nel riconoscerlo.
Solo fortuna. Allora, da dove viene il mio coltello?
Te l'ho appena detto. Da Zlatoust. Quasi gemello di
questo.
Otis si  alzato,  andato verso il fondo del tavolo, ha preso
un altro coltello.
Il Korsa. Molto bello, mi  entrato la scorsa settimana.
Un bastardo dall'aria da niente... vuoi vedere quanto taglia?
Dopo essersi arrotolato una manica, si  passato la lama
sul braccio rasandosi via una chiazza di peli. Ma il tuo,
ugualmente affilato, stesso acciaio, quaranta per dieci ci-due-emme...
non  un Korsa. Prego notare il pi profondo canaletto.
Quel solco?
Esatto. Lascia fluire il sangue pi rapidamente. Un bellissimo
oggetto, Bernie, e piuttosto nuovo per me... grazie
per averlo portato. Qua. Dammi il braccio.'
No grazie. Va bene cos. Dove si trova Zlatoust?
Vicino alle miniere di ferro, non te l'ho detto?
Quali miniere di ferro?
Negli Urali, naturalmente.
Russia?
Conosci altri Urali? ha detto Otis. Poi  scoppiato a ridere.
Mi piace la risata di Otis. Di solito va avanti all'infinito
facendo un rumore da pazzi finch non finisce con un attacco
di tosse e con dei colpi sul petto. Sei sicuro che il tuo caso
non abbia qualche connessione con la Russia? ha chiesto,
dopo aver finito quella cosa di battersi il petto e aver bevuto
un bicchier d'acqua.
Bernie ha cominciato a scuotere la testa, poi si  bloccato.
Nessuna connessione, che io sappia, per c' una certa Elena
Larapova.
Chi ?
Una receptionist, o forse un'agente immobiliare, ha
detto Bernie. Fisicamente, sembra una di quelle tenniste
russe.
Otis si  strofinato la barba. Speravo che il pezzo di uovo
fritto cadesse gi, ma niente.
Pensi che le interesserebbe partecipare a una ricostruzione?
ha chiesto Otis. Potremmo usare delle donne... il
prossimo weekend abbiamo in programma la rappresentazione
dell'intera campagna di Chattanooga e Chickamauga.
Glielo chieder.
Potremmo usare delle donne, ha ripetuto Otis, questa
volta a voce pi sommessa, lo sguardo lontano.
Generale Beauregard mi stava russando accanto. Senza
preavviso, gli occhi mi si sono fatti pesanti. Ho preso un gran
respiro, lasciando che si chiudessero, e sono sprofondato subito
nel mondo dei sogni. Un mondo dei sogni dove il Generale
e io cacciavamo tutti i tipi di creature, grandi e piccole,
scatenando il terrore su tutti e tutto...
Chet? Sveglia! Stiamo andando via.
In piedi in un balzo, mi sono stiracchiato, e dopo una bella
scrollata ho seguito Bernie alla porta. Generale Beauregard
non ha nemmeno aperto gli occhi, limitandosi a sbattere
una volta soltanto, e appena appena, la coda sul pavimento.
Che spasso con quei poveri coyote! Quello sarebbe rimasto il nostro piccolo segreto.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
In macchina mi sono fatto una bella dormita, forse contorcendomi
un po' qua e l, con la testa incastrata verso il sedile
dietro, ma il movimento dondolante e il suono del motore mi
avevano drogato all'istante. Quando mi sono svegliato, perfettamente
riposato e impaziente di muovermi, stavamo arrivando
al Pinnacle Peak di Puma Wells. Non chiedetemi il perch.
Abbiamo parcheggiato di fronte alla casa tipo e siamo
scesi dall'auto. Bernie teneva in mano una busta di carta con dentro il coltello.
Ci siamo ritrovati di nuovo nella stanza con quel pavimento
di piastrelle belle fresche sotto le zampe e con la fontana
che per adesso non mandava pi acqua. Ho provato
l'impulso improvviso di avvicinarmi al bordo e alzare la
zampa. Perch mai? Non  che ne avessi proprio urgenza.
Seduta alla scrivania c'era una donna, aveva i capelli neri
e non era la signorina Larapova. Ci ha sorriso.
Anche Bernie le ha sorriso, ma il suo non era un vero sorriso
perch gli occhi restavano seri e mostrava solo i denti,
che non sono male per essere quelli di un umano... ve ne ho gi accennato per caso?
Cerchiamo la signorina Larapova.
La donna ha smesso di sorridere. Elena Larapova non  qui.
Quando torna?
Elena Larapova non fa pi parte della compagnia.
Non fa pi parte della compagnia? ha detto Bernie, poi
ha preso un bigliettino che stava sul bancone. C' scritto
qui... "Elena Larapova, vicepresidente marketing".
Temo che quel biglietto non valga pi, ha risposto la
donna. Lo ha preso dalla mano di Bernie e l'ha gettato nel cestino della carta straccia.
Chet!
Ops! Stavo ringhiando? Non me n'ero accorto. Ho
smesso subito, anche se non mi era proprio piaciuto come
quella aveva strappato il biglietto di mano a Bernie, nemmeno un po'.
Sa come posso contattarla?
Temo di no.
Ma nel caso arrivasse della posta per lei... avr pur lasciato un recapito.
Temo di no.
Bernie stava ancora sorridendo, e ora il suo sorriso sembrava sincero. Forse lo era. Bernie  pieno di sorprese. A volte fatico a capirlo. Non c' problema, ha detto. Devo solo parlare un momento con il signor Keefer.
Mi spiace... il signor Keefer  fuori per affari.
Stamattina era qui.
Ora non c'.
 a casa?
 in viaggio per lavoro.
Dove?
Non so esattamente.
Azzardando un'ipotesi?
La bocca della donna si  aperta e poi si  chiusa, ma non sono usciti suoni. Adoro quando Bernie riesce a scatenare questa reazione.
Siamo usciti da l sentendoci vincitori, almeno cos mi sentivo io.
In piedi nel parcheggio, Bernie ha provato a chiamare Keefer, a casa e al cellulare, nessuna risposta. Poi ha aperto il computer portatile e ha cercato il numero di telefono della signorina
Larapova. Ne ha trovato solo uno: l'ufficio da cui eravamo appena usciti.
E la nostra ipotesi qual , Chet? Dov' Elena Larapova?
Dov' Madison?
Madison? Rivedevo ancora la sua faccia in cima a quella
finestra del granaio, di fronte all'entrata della vecchia miniera.
Aveva anche cercato di aiutarmi, anzi lo aveva proprio fatto,
facilitando la mia fuga: mi ricordavo tutto benissimo. Ho
cominciato a trotterellare in giro per il parcheggio, fiutando
alla ricerca di una traccia che mi potesse ricondurre al ranch
di Mr. Gulagov. Il mio odore era nell'aria, facile da trovare,
ma tutto ci che sono riuscito a fare seguendolo  stato girare,
e ancora girare in cerchio.
Chet?
Poi, all'improvviso, forse perch avevo in mente proprio
il tizio, ho captato un odore vicino a un cespuglio in un angolo del parcheggio, un odore vago ma conosciuto. Umano,
maschio, stantio e un po' sgradevole, con una punta di barbabietola
bollita: Mr. Gulagov. Ho fatto il giro del cespuglio,
seguendo la scia fino alla porta dell'ufficio, dove poi  svanita.
Allora ho fatto dietrofront e sono tornato al cespuglio, alla
ricerca di una traccia che portasse in qualche altra direzione,
ma senza risultati. Mi sono seduto e ho cominciato ad abbaiare.
Chet? Che cos'?  Keefer? Di certo il suo odore 
ovunque qui intorno. Ho abbaiato ancora pi forte. Dammi
una mano, Bernie! Andiamo, amico. Non c' altro che possiamo fare qui.
No? Doveva esserci, invece, ma che cosa? Ce ne siamo tornati a casa.
...
.
...
Quando siamo entrati il telefono stava suonando. Dalla
segreteria  uscita la voce di Suzie. Salve. Niente di importante...
mi domandavo solo come stesse Chet.
Nel precipitarsi al telefono, Bernie  scivolato su uno dei
miei giocattoli - fra parentesi, il mio preferito, a forma di osso,
di una gomma molto gradevole da masticare - e ha lasciato
cadere la busta di carta. Mentre frenava con una derapata -
a gamba tesa, eccellente come la mia - il coltello  volato
fuori dalla busta andando a conficcarsi di punta nel pavimento,
con il manico che oscillava.
Pronto? ha detto Bernie. Chet! Piantala!
 rimasto in ascolto per un momento e poi ha detto:
Sta... uhm... bene, al solito... Chet!
Ma non potevo farci niente. Il coltello - quel coltello! -
piantato a terra, quella vibrazione che mi entrava nelle orecchie:
vi sareste messi a saltare su e gi anche voi, potete
scommetterci. Bernie ha afferrato l'osso di gomma e l'ha
lanciato dalla finestra aperta. Io mi ci sono tuffato dietro al
volo, ho attraversato di corsa il cortile sul retro, l'ho acchiappato,
ho fatto dietrofront e con un balzo sono rientrato in casa.
Un nuovo gioco, e che gioco! Dentro e fuori, corsa e salto: questo le aveva proprio tutte.
Chet! Bernie mi ha afferrato per il collare. Calmati.
Ho cercato di calmarmi, di mantenere salda la presa sull'osso
e al contempo di ansimare: troppe cose in una volta sola.
Ho notato a malapena che Bernie non era pi al telefono.
Per l'amor di Dio, Chet!... viene a cena da noi. La casa  un macello!
Oh oh! Macello. Non so bene cosa significhi, so solo che
ha a che fare con l'aspirapolvere, e durante l'aspirapolvere io
non posso proprio essere in casa, lo sappiamo per esperienza.
Bernie si  messo al lavoro. Io sono tornato nel cortile sul retro,
ho controllato per prima cosa il cancello - chiuso, peccato! -
e ho seppellito l'osso di gomma nell'angolo pi lontano.
Ho annusato un po' intorno rilevando il recente passaggio
di una lucertola, probabilmente una di quelle con gli occhi
piccoli e la lingua guizzante. A parte quello, nient'altro di
nuovo, cos ho disseppellito l'osso. Mi sono disteso a masticarlo
fino a che non mi ha fatto male la mandibola e poi l'ho
interrato di nuovo, scavando stavolta una delle mie buche pi
profonde. Ci  voluto un po' per rimettere dentro tutta la terra,
e pressarla come piace a me. Ci si sente a posto quando si
fanno le cose per bene.  uno dei detti di Bernie: se una cosa
va fatta, tanto vale farla bene.
Mi sono sdraiato un momento, senza pensare a niente. Il
sole era piacevole. Dopo un po' ho deciso di scavar di nuovo
fuori l'osso. Ma avevo appena scalfito la superficie quando
ho sentito Iggy abbaiare.
Ho abbaiato in risposta. Iggy ha abbaiato di nuovo. Mi sono
avvicinato allo steccato affianco e ho sbirciato attraverso
le assicelle. Iggy guardava fuori da una delle finestre laterali
di casa sua. Ho abbaiato. Lui ha girato di scatto la testa verso
lo steccato. Riusciva a vedermi? Perch no? In fondo, io riuscivo
a vederlo. Ha abbaiato. Ho abbaiato anch'io. E poi, da
lontano, si  sentito di nuovo il latrato di lei. Ho provato una
strana sensazione lungo la spina dorsale. Siamo rimasti in silenzio,
Iggy e io, in attesa che lei abbaiasse di nuovo. Iggy
aveva la faccia spiaccicata alla finestra, teneva le sue lunghe
orecchie pi dritte che poteva.
Oh Dio, ha detto Suzie quando Bernie  tornato dal
barbecue, con un grande sorriso sulla faccia e due enormi bistecche
perfettamente solcate dai segni di cottura.
Avrei dovuto dirglielo... io non mangio carne.
Il sorriso di Bernie ha fatto una cosa molto buffa:  rimasto
l ancora un po' mentre l'espressione sulla faccia gli cambiava.
Suzie non mangiava carne? Era come dire che non
mangiava affatto. Ero sotto choc. E Bernie pure: le bistecche
gli sono quasi scivolate dal piatto. Non del tutto purtroppo.
Mi sono rimesso seduto.
Oh... uhm...  colpa mia, ha detto Bernie. Qualcuno
come lei... avrei dovuto capirlo.
Suzie ha sorriso come se la cosa fosse divertente. Ma cosa
c'era da ridere nello scoprire di colpo che avresti saltato la
cena? Qualcuno come me?
Bernie ha fatto degli strani movimenti - qual era la parola
usata da Suzie? Dinoccolato? - ecco: ha fatto dei movimenti
dinoccolati e ha detto: Capisce... delicata.
Il sorriso di Suzie si  fatto pi ampio. S, si stava davvero '
divertendo. Delicata.
E forte, ha aggiunto Bernie. Forte e delicata. Certamente
pi forte che delicata.
Suzie  scoppiata a ridere. Una risata molto bella. Molto
pi gradevole di quella della signorina Larapova. Le dispiace
se do un'occhiata in frigo?
Oh no, non vorr mica...
Ma lo sportello era gi aperto. Mi arrangio con un po' di
questo, ha detto, tirando fuori qualcosa dal fondo.
Non posso lasciare che...
Andr benissimo. Le bistecche, per lei e Chet.
Oh, Suzie: che perla.
Loro erano seduti al tavolo di cucina. Io, nell'angolo accanto
alle mie ciotole.
Lo beve... ehm... il vino, vero? O no?
Adoro il vino.
Rosso o bianco?
Rosso, per favore.
Ehi, anch'io.
Vacci piano con il vino, Bernie. Questa  la prima cosa
che ho pensato: avevo gi visto delle faccende andare a rotoli
in quel settore.
Bernie ha servito il vino. Viene dall'Argentina.
 da sempre che voglio andarci.
Davvero? Anch'io.
Se continuava a dire anch'io la serata sarebbe andata per le lunghe. Ho attaccato la mia bistecca cominciando da un pezzo di grasso che avevo notato sul bordo.
Mmmm, delizioso, ha detto Suzie.
Le piace il vino?
Molto.
Bene, fantastico. Piace molto anche a me. Una bella sfumatura
di rosso. E il sapore non troppo... com' che si dice?...
Ma nello stesso tempo anche...
Poi, gli  morta la voce in gola. Spesso, anzi di solito,
Bernie finisce per essere l'umano pi brillante della compagnia.
Ma stasera non era cos.
Hanno brindato facendo tintinnare i bicchieri. Mi piace
molto quel tintinnare dei bicchieri, da sentire e da guardare,
ma soprattutto nel vedere che non si rompono. Ma come fanno?
Le mie avventure con i bicchieri non finiscono mai in quel modo.
Sotto il tavolo, i loro piedi non erano molto distanti. Bernie
indossava delle infradito. Aveva i piedi forti e grandi. Se
sei ridotto a trascorrere tutta la vita su due piedi, i suoi ti aiuterebbero
di certo. Suzie indossava dei sandali. Aveva piedi
forti anche lei, ma pi magri e molto pi piccoli. Le unghie
erano dipinte di un colore scuro e portava un anello d'argento
intorno a un dito. Una tipa interessante, Suzie, non c'
dubbio. Avrei tanto desiderato strisciare di soppiatto sotto il
tavolo per darle una rapida leccata alle estremit. Sono riuscito
a resistere. Lei era pur sempre l'ospite.
Qualche passo avanti sul caso della ragazzina scomparsa?
Bernie ha posato il bicchiere sul tavolo. Si  sporto in
avanti a schiena rigida, posizione da Bernie teso. Risposta breve o lunga?
Entrambe.
La schiena di Bernie, pur mantenendosi dritta, si  un po'
distesa. Non ancora da Bernie rilassato, ma era sulla strada.
Nessun passo avanti... questa  quella breve, ha detto.
Forse stiamo addirittura andando a ritroso.
Ma andare a ritroso non  proprio quello che fate voialtri?
Lui le ha lanciato un'occhiata obliqua. Gi. Poi  andato
al bancone di cucina, ha preso la busta di carta, ha tirato fuori il coltello e lo ha messo di fronte a Suzie.
Che cos'?
La nostra sola prova concreta, ha detto Bernie.  stata
usata per colpire Chet. L'aggressore guidava una macchina
blu. La sera in cui Madison  tornata a casa tardi, era stata
avvicinata da un biondo uscito da una BMW blu.
E dunque?
Bernie ha bevuto un goccio di vino, a dire il vero ne ha
buttata gi una bella sorsata. Prima possibilit: il biondo ci
ha riprovato e questa volta gli  andata bene. Seconda possibilit:
lei l'ha di nuovo scampata e adesso  in fuga.
E perch non  semplicemente tornata a casa? O non 
andata alla polizia?
A volte le dinamiche famigliari, e in questo caso non sono
eccellenti, intralciano la logica. Ma il problema che emerge
dalla seconda possibilit  dato dall'aggressione a Chet.
Se Madison fosse libera, nessuno si prenderebbe la briga di
seguirci.
Vi hanno seguiti?
Forse solo un avvertimento, magari rivolto a me. In ogni
caso, qualcuno ha preso Madison e non vuole che venga ritrovata.
E questo tornerebbe con il rapimento con riscatto,
solo che nessuno lo ha ancora chiesto.
Suzie ha indicato il coltello, senza toccarlo. E perch
non risalire attraverso questo?
 russo e non sappiamo altro. Il nostro esperto sta verificando
il numero di serie, ma non  come con le armi da fuoco...
non hai certo bisogno di una licenza per possederne
uno.
Suzie ha dato un morso a quello che aveva estratto dal frigo,
qualcosa di marrone e spugnoso. Mmmm, ha detto.
Evidentemente doveva piacerle. Sono ricchi i genitori di
Madison? ha chiesto, dopo aver bevuto un sorso di vino.
Il padre  Damon Keefer.  un imprenditore della North
Valley, a me sembra ricco.
Di quali imprese si  occupato?
In passato? Non lo so, ma in questo periodo sta portando
a termine qualcosa chiamato residence Pinnacle Peak di Puma
Wells. Ci tiene che il nome venga riferito correttamente.
Sono tutti uguali, ha detto Suzie. Ne ho scritte a centinaia
di storie di imprenditori edili. Ha fatto scivolare un piede
sotto il tavolo, per un pelo non sfiorava uno di quelli di
Bernie. Forse potrei dare una mano in qualche modo.
Oh, no, ha detto Bernie, non vorrei... E poi si  bloccato.
Che cosa? ha chiesto Suzie.
Bernie ha scosso la testa.
Ho una regola, ha detto Suzie. Una volta cominciata
una frase, bisogna terminarla.
Bernie si  messo a ridere. Poi gli  partito un calcetto che
 andato a colpirla abbastanza forte. Oh, scusi. Ha ritirato
il piede di colpo.
Di niente, ha detto lei, strofinandosi il piede con l'altro.
Coraggio, Bernie, sputa il rospo.
Lui si  bloccato. Un'immobilit dovuta forse al fatto che
gli aveva dato del tu e l'aveva chiamato per nome? Bernie 
carino, come nome. Il mio preferito numero due.
D'accordo! Forse non significa niente. Anzi, ne sono quasi
certo. Ma in questo lavoro prendi l'abitudine di controllare
ogni cosa.
Anche nel mio, ha detto Suzie. E che cos'hai controllato?
Keefer ha risposto a una telefonata. Non riuscivo a sentire
bene, ma sembrava qualcosa di spiacevole. Ha detto che
era il tizio che si occupa dell'irrigazione, qualsiasi cosa sia.
Ma tu non gli hai creduto, giusto?
Non me la conta giusta.
Chi poteva essere, allora?
Non ne ho idea.
Qualcuno a che fare con il caso di Madison?
Bernie taceva.
Forse non ti va di dirlo a voce alta?
Lui ha sogghignato, somigliando per un attimo a un bambino.
A Charlie, a dire il vero.
La sai una cosa? ha detto lei. E se io facessi un controllo
su questo fornitore?
La sai tu una cosa? ha detto lui. E se lo facessimo insieme?
Affare fatto, ha detto Suzie.
Splendido, ha detto Bernie, facendo dei gesti con le
mani che hanno finito per colpire il bicchiere di Suzie rovesciando
il vino dappertutto.
Ho chiuso gli occhi.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
A volte Bernie canta sotto la doccia. E Bernie che canta sotto
la doccia significa che le cose vanno a gonfie vele. Ha tre
canzoni da doccia: Your Cheatin' Heart, Born in the U.S.A. e
Bompity Bompity Bompity Bomp Blue Moon Blue Blue Blue
Moon, che  la mia preferita, ed  quella che stava cantando proprio adesso.
Il problema era che le cose non andavano a gonfie vele,
almeno non riguardo al caso Madison Chambliss. E proprio
quella era la nostra missione: ritrovare Madison Chambliss e
riportarla a casa sana e salva. Allora, perch Bernie cantava?
Ho dato una nasata alla porta del bagno e sono entrato.
Adoro le stanze da bagno. Lo confesso, mi sono sempre
divertito un mucchio l dentro. Noi ne abbiamo due, una senza
la doccia vicino alla porta d'entrata e l'altra in corridoio
fra le due camere da letto.
Sul pavimento c'erano pozzette d'acqua qua e l, come
sempre dopo le docce di Bernie. Ne ho leccata un po', e ho
notato che Bernie se ne stava in piedi di fronte allo specchio
in una strana posizione tutta attorcigliata, tentando di guardarsi
al di sopra della spalla.
Cristo, ha detto. Mi stanno crescendo i peli sulla schiena.
E allora? Che c' di male? Anch'io ho i peli sulla schiena,
ne ho moltissimi, spessi e lucenti, e nessuno ha mai fatto altro se non lodarli.
Ma perch proprio ora, all'improvviso? ha detto, allungando
la mano verso il rasoio. Le donne odiano i peli sulla schiena.
Davvero? Non certo le femmine del mio mondo. Non la
voglio fare troppo lunga, ma nessuna di loro si  mai lamentata
del mio aspetto fisico. La mente mi  scivolata all'istante
alla sconosciuta che aveva abbaiato da qualche parte laggi
in fondo al canyon. Bernie, mantenendosi in quella assurda
posizione, ha allungato il rasoio verso la schiena. Non ho
osato guardare.
Andiamo con la tua macchina, ha detto Suzie.  fantastica.
Quella vecchia carretta? ha replicato lui, ma da come le
sue spalle si sono leggermente raddrizzate ci scommetto che
gli faceva piacere. Siamo saliti a bordo. Bernie si  messo al
volante, poi c' stato un momento imbarazzante in cui tutti e
due, io e Suzie, abbiamo fatto per montargli affianco sul sedile
davanti.
Suzie si  messa a ridere. Vado dietro io.
Non  che ci fosse un gran sedile dietro nella vecchia Porsche,
impossibile stare comodi. Mi sentivo perfino in colpa,
ma dopotutto a chi  che toccava sempre il posto davanti?
Bernie le ha messo una mano sul braccio. No, no. Andiamo,
Chet, infilati dietro.
Infilarmi dietro? Stava parlando con me? Non mi sono
nemmeno mosso. Anzi, pure peggio: ho adottato la mia posizione
blocco totale, irrigidendo tutti i muscoli.
 un pezzo che non lo vedevo cos, ha detto Bernie.
Con quell'aria da mulo.
Mulo? Che cosa orribile da dire. Un vero colpo basso, su
questo nessun dubbio. Ma in una simile situazione di stallo,
qualcuno non doveva forse dare il buon esempio? Cos mi
sono infilato dietro nello spazio angusto - io, che peso pi
di quaranta chili - e ho rivolto l'attenzione a quello che stava
succedendo fuori dal finestrino di dietro, praticamente
niente.
Suzie si  seduta davanti. Bernie ha girato la chiavetta.
Adoro il rumore del tuo motore. Il modo come...
Lo adoro anch'io, per quello che stavamo sentendo adesso
non era il rombo del motore. Era piuttosto un acuto
hihihihi, un rumore da far venire i brividi gi per la schiena,
una specie di sinistra risata che di recente sentivamo un po'
troppo spesso nella Porsche, io e Bernie.
Bernie ha fatto vari tentativi, girando e rigirando quella
chiavetta sempre pi bruscamente. Niente, se non hihihihi,
che per si faceva sempre pi debole. Le automobili e quello
che succede l dentro: un completo mistero per me. Come lo
 per molti umani, del resto, cosa che all'inizio mi aveva sorpreso.
Maledizione! ha detto Bernie, espressione che di solito
non usa in casi simili. Poi ha spalancato la portiera e ha fatto
scattare il cofano. Da l in poi le cose sono successe come da
manuale: clangori, borbottii, imprecazioni, pezzi metallici
che partivano ovunque e rotolavano sotto la macchina, fili di
fumo, cofano che sbatteva, tracce di grasso sulla faccia di
Bernie, telefonata al carro attrezzi.
Ci siamo ammassati nella macchina di Suzie, Suzie al volante,
io sul sedile accanto, Bernie dietro schiumante di rabbia
e con le braccia incrociate sul petto. Le cose alla fine si
risolvono sempre per il meglio: questa  una mia profonda convinzione.
Deve essere quello l, subito dopo Home Depot. Ha
detto Suzie, indicando un punto un po' pi avanti. Ehi! Da
quel posto c'eravamo gi passati - un'enorme cascata di
fronte a un edificio basso - e ogni volta pensavo che mi sarebbe
piaciuto fermarmi a curiosare. All'improvviso mi  venuta
sete. E mi  venuta una gran voglia di correre a infilare
la lingua in tutta quell'acqua. Suzie ha letto il cartello: "Acqua,
acqua ovunque. Problemi d'irrigazione? Fate una sosta
e vi daremo la risposta". Carino lo slogan.
Eh? ha detto Bernie.
Ispirato al poema di Coleridge, La ballata del vecchio
marinaio, ha risposto Suzie. Acqua, acqua ovunque e
neanche una goccia da bere... Mi ero perso. E mi sa tanto
anche Bernie.
Maledizione! Ma questo  un deserto. Non ce n' di acqua,
acqua ovunque, e non ce n' mai stata. Perch tutti tendono
a dimenticarselo?
Suzie gli ha gettato un'occhiata attraverso lo specchietto,
un'occhiata che mi ha messo a disagio, come se lei pensasse
che in Bernie qualcosa non andava. Com'era possibile? Per
un momento o due mi sono anche preoccupato - volevo che
Bernie fosse felice, questo va da s - ma dopo aver parcheggiato
ed essere usciti dalla macchina, quella faccenda di poemi
e sguardi dal retrovisore era bella che svanita, e io trottavo
veloce diretto ai piedi della cascata. Ah! Fresca e spumeggiante:
una vera delizia.
Dall'edificio  uscito un uomo con un blocco d'appunti,
mi ha dato una strana occhiata - be'? Aveva forse paura che
gliela bevessi tutta, la sua cascata? - poi si  rivolto a Bernie.
Mi chiamo Myron King, sono il proprietario. Posso
aiutarla?
Ha mai venduto una di queste cascate, Myron? ha chiesto
Bernie.
Bernie  un grande interrogatore. Una delle sue qualit
migliori, una qualit che ha risolto molti casi - potr mai dimenticare:
Allora come la spiega quella cassaforte sulle sue
spalle? - ma dall'espressione sulla faccia di Myron ho visto
che questo interrogatorio cominciava male.
Vorrebbe comprarne una? ha chiesto Myron.
Bernie ha soffiato l'aria fuori dalle labbra chiuse, facendole
ballare in un modo che mi  sempre piaciuto, ma che
non  mai buon segno. Avevo l'impressione che le cose stessero
andando fuori dai binari e mi  venuta voglia di andarci
pure a me, magari alzando la zampa destra proprio sul mocassino
con le nappine di Myron: una follia, lo so. In quel
momento si  fatta avanti Suzie.
Stiamo ancora in fase di studio.
Studio di che?
Delle esigenze d'irrigazione per un complesso residenziale
che sar costruito intorno a un campo da golf.
Bernie le ha lanciato uno sguardo a sopracciglia sollevate.
Dove? ha chiesto Myron.
Per il momento resta confidenziale, ha risposto Suzie.
Myron ha fatto un cenno con la testa, uno di quei cenni
come a dire: hai a che fare con un tipo furbo.
I miei simili non sono mai furbi, ma so che cos' la furbizia:
ce n' un sacco nel mondo selvaggio. Prendete le volpi,
per esempio. Secondo Bernie, il furbo  il fratello svitato dell'intelligente,
qualsiasi cosa significhi.
Non avete ancora firmato l'accordo per il terreno? ha
chiesto Myron.
Qualcosa del genere, ha risposto Suzie.
Significa allora che state considerando la fornitura d'acqua
da zero, con rilevamenti, progetto, installazione?
Esatto.
Quante unit?
Suzie ha esitato.
Pensavamo sulla falsariga di un posto che abbiamo visto
l'altro giorno, ha detto Bernie.
Ora era Suzie che lanciava a Bernie una rapida occhiata,
come per... per sincronizzarsi sui tempi, come si fa in una
squadra. Impossibile, ovviamente: la squadra siamo io e
Bernie!
E di che posto si trattava? ha chiesto Myron.
Ti ricordi il nome?
E chi potrebbe dimenticarselo? ha detto Suzie, facendo
sorridere Bernie. Residence Pinnacle Peak di Puma Wells.
L'espressione di Myron  cambiata di colpo. Sembrava
che avesse appena masticato un limone. Cosa che ho provato
a fare anch'io, una sola volta. Be', buona fortuna, ha detto.
Eh? ha fatto Bernie.
Ne avrete bisogno, se il vostro modello  quello.
C' forse qualcosa che non va, con quel complesso? ha
chiesto Suzie.
Myron si  voltato e ha fatto un rumore con la bocca come
di uno sputo, anche se di sputi non ne sono usciti. Mi piace
molto lo sputo, magari potessi farli anch'io, per quello sputo
asciutto non mi significava niente.
Vuole approfondire? ha detto Bernie.
Eh?
Il mio collega intende dire: forse l'impianto d'irrigazione
al Pinnacle Peak  al di sotto dei vostri standard? ha spiegato
Suzie.
Diavolo, no  all'avanguardia, disegnato personalmente
da me, ho anche fatto correre un tunnel sotto tutte e sedici le
zone di buca per attingere a quelle famose sorgenti di Puma
Wells, o a quello che ne resta. Non ci sar nulla di pi verde
di quel campo da golf in tutto lo Stato.
Una cosa che detesto vedere in Bernie  quando quella
vena in mezzo alla fronte comincia a pulsargli. L'unica volta
che l'ho vista cos, subito dopo sono successe delle brutte cose.
E ora stava pulsando. Con la coda dell'occhio l'ha notata
anche Suzie. Sembra eccellente, Myron. Allora qual  il
problema?
Il problema? ha detto Bernie, alzando un po' la voce.
Il problema  che i tunnel... Si  interrotto di colpo. Per un
pelo non mi perdevo il rapidissimo pestone sul piede che gli
ha dato Suzie.
Il problema? Conti non pagati... o questo non  un problema
nel Paese dal quale venite voi?
Il peggiore, ha detto Bernie, con la vena bluastra ora
pi distesa, quasi invisibile.
Myron gli ha gettato una lunga occhiata, e ha fatto un altro
cenno con la testa, come a voler dire che finalmente erano
sulla stessa lunghezza d'onda, e magari diventavano anche
amici. Questo significava che non aveva il pieno controllo
della situazione. Non l'aveva capito di essere arrivato a un
pelo dal finire dentro alla cascata? Nutrivo ancora speranze.
Assolutamente giusto, ha detto Myron. Davvero il
peggiore. Cosa dovrei fare... strappar via tutte le mie condutture dal terreno?
Bernie stava per rispondere, ma Suzie  stata pi veloce di lui.
Certo che no. Ma non funziona esattamente come quando
si costruisce una casa? Non riceve un acconto e poi il resto
a rate con il procedere dei lavori?
Gi, ha detto Myron. Di solito  cos.
Invece in questo caso? ha chiesto Bernie.
Oh, certo, l'acconto l'ho ricevuto. E dopo mi sono anche
state pagate un paio di rate. Ma hanno continuato a verificarsi alcuni piccoli contrattempi.
Tipo?
Tipo somme che dovevano arrivare da un giorno all'altro
da una banca del Costarica. E il tizio  uno di quelli che parlano
in modo raffinato, sa essere molto credibile.
L'imprenditore edile?
Si chiama Keefer, ha detto Myron. Gi: raffinato.
Per intanto adesso non prende nemmeno pi le mie telefonate.
Mai pi nella vita, signore e signori!
Bernie e Suzie si sono scambiati una rapida occhiata.
Wow, ha fatto Suzie.
Ha davvero smesso di prendere le sue telefonate? ha
chiesto Bernie.
Crede che me lo stia inventando? Il mio avvocato gli sta
sbattendo in faccia ingiunzioni su ingiunzioni. Grazie a Dio
il casino  scoppiato prima che installassimo Splashorama.
Splashorama?
Myron ha indicato la cascata.
Avete di fronte a voi la bellezza di duecentocinquantamila
dollari. Tasse escluse. Roba di classe, signore e signori!
Ma posso mostrarvene una versione ridotta, se questo bambino
 un po' troppo costoso per le vostre forze.
'Fanculo, ha detto Bernie quando siamo tornati all'automobile
di Suzie, stessa distribuzione dei posti dell'andata,
anche perch io sono stato il primo a balzare dentro.
Scusa?
Lui e la sua roba di classe, sai che significa davvero?
ha detto Bernie. Una falda acquifera quasi prosciugata.
Fiumi che un tempo scorrevano in tutta la Valley fino al
golfo, di cui oggi non resta nemmeno pi un ruscelletto. E
sai perch?
Silenzio. Bernie era furioso, ancora per quei problemi
dell'acqua. Non lo capivo: ma se avevamo anche le cascate!
C' troppa fottuta gente in giro, ecco perch. E continuano
ad arrivarne, come... come un'alluvione asciutta.
Troppa gente? Non capivo nemmeno questo. Eccetto i
cattivi, i bulletti di quartiere e altri brutti soggetti, mi piace la
gente, pi ce n' meglio . E anch'io gli piaccio!
Posso citarti? ha chiesto Suzie.
Citarmi?
Quella cosa dell'alluvione asciutta... pu venirmi bene
per qualche pezzo, un giorno.
 tutta tua.
Suzie gli ha gettato un'occhiata attraverso lo specchietto.
Gli occhi umani hanno il vizio di farsi nebbiosi quando dietro
ci passano i pensieri, pensieri umani e complicati che a
mio modo di vedere finiscono sempre per rovinare lo spasso.
Allora, a che punto siamo?
Siamo? ha chiesto Bernie.
Con il caso.
Ah, gi. Il caso. Ha fatto uno di quei suoi profondi respiri
dal naso che adoro. A una evidente discrepanza, siamo.
Keefer dice di aver avuto una conversazione telefonica
con il tizio dell'irrigazione, ieri. Oggi, il tizio dell'irrigazione
dice che Keefer ha smesso di prendere le sue telefonate tre
settimane fa.
E dunque, socio?
Bernie si  messo a ridere. Alt! Socio? Ma di che stava
parlando? Sono io il socio. Ho girato la testa, ho mordicchiato
un po'il rivestimento interno della portiera, ho smesso solo
quando ho capito che era in vinile e non in pelle. Strano: il
cruscotto era in pelle, me lo ricordavo benissimo per via che
di recente ci avevo messo le zampe sopra. Chi ci capisce 
bravo, con queste storie di macchine. Quanto al sapore del
vinile, non parliamone nemmeno, che  meglio.
Quindi, ha detto Bernie. Dobbiamo vederci chiaro.
Come?
Ci sono due modi possibili. Potremmo...
Gli  suonato il telefono. La suoneria del cellulare di Bernie
sembra uno di quei vecchi telefoni dei film in bianco e
nero che guardiamo spesso. Adoro quei vecchi film perch il
bianco e il nero sono facili da distinguere, almeno per me.
Perch piacciano anche a Bernie non saprei, so solo che
quando c' da scegliere tra bianco e nero e colore, lui sceglie
sempre il bianco e nero.
 rimasto un po' in ascolto. Per una ragione che non so
spiegare, capivo che stava succedendo qualcosa. Okay, grazie,
ha detto prima di riattaccare. Era Rick Torres.
Madison Chambliss  stata avvistata a Las Vegas. Lui sta venendo
da noi.
Da noi, cio da lui e da me: a casa.
Suzie ci ha accompagnato in macchina. Non hanno detto
una parola per quasi l'intero tragitto. Me ne stavo zitto anch'io.
A Las Vegas non c'ero mai stato, sapevo solo che era
distante e che Bernie la odiava. Madison alla finestra: nella
mia mente adesso era un'immagine vaga, quasi svanita.
Quella vecchia miniera si trovava forse a Las Vegas? Non
aveva molto senso, ma non potevo esserne sicuro.
Siamo usciti dall'autostrada, abbiamo proseguito verso il
canyon, svoltando poi su Mesquite Road. Iggy non era alla
finestra, ma c'era un uomo nel nostro giardino. Non era Rick
Torres. Era un tipo alto con i capelli lunghi fino alle spalle.
Mi ricordava una star del cinema che Bernie detestava, in
quel momento mi sfuggiva il nome, ma il punto non era quello.
Il punto era che uno sconosciuto sostava nella nostra propriet.
Chi  quel fustacchione?
Le mani di Suzie hanno strizzato il volante. Oh, mio Dio.
Lo conosci?
Suzie ha fatto s con la testa.
Chi ?
Dylan McKnight.  il mio... il mio ex ragazzo.
Oh.
Ma cosa ci fa fuori?
Fuori da dove?
Carcere di Northern State, ha detto Suzie. Da diciotto mesi a due anni per uso di stupefacenti.
Eh?
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Richiami quel maledetto cane! ha strillato Dylan McKnight.
 nel suo territorio, ha detto Bernie, attraversando di
corsa il giardino per raggiungere l'albero contro cui l'avevo
bloccato. Poi mi ha afferrato per il collare. Non deve farne
una questione personale.
Territorio? Non conoscevo quella parola, assolutamente
mai sentita. Ma non  che la situazione fosse tanto complicata
da capire, e non avrebbe potuto essere pi personale. Dylan
McKnight, un estraneo, non invitato - e se non mi ero
perso qualcosa, addirittura un avanzo di galera, era sulla nostra propriet!
E ora dimostrava anche di essere uno di quegli umani terrorizzati
a morte da me o dai miei simili.  sempre uno spasso
imbattersi in uno di questi. Impossibile nascondermi quel
tipo di terrore: io lo fiuto. Mi sono imbattuto in Dylan ancora
un po', cercando di non essere troppo violento.
Me ne sbatto se non  personale, ha risposto lui, cercando
in qualche modo di salire sull'albero di schiena, una
cosa che non avevo mai visto fare prima.
Andiamo, Chet, ora calmati, mi ha detto Bernie.
Ho fatto uno dei miei pi cupi latrati, feroce e selvaggio,
un suono sorprendente che ha spaventato un po' perfino me.
Allora ho ululato di nuovo, ancora pi feroce di prima, come
per farmi paura per essermi spaventato. Dalla porta affianco
 arrivato l'yip yip yip di Iggy. Andavamo forte o no? Iggy  un vero amico.
Chet? Per l'amor di Dio! Chet! Gi.
Mi sono seduto, zitto e immobile.
Va tutto bene, ha detto Bernie. Mi ha accarezzato la testa,
che ancora mi turbinava, e ha indicato con il mento: A casa.
Sono andato a piazzarmi davanti alla porta, restando a
guardare. Bernie e Dylan McKnight erano in piedi accanto
all'albero. Dylan fissava Bernie con uno sguardo ostile. La
faccia di Bernie era illeggibile. Buon segno: aveva il controllo della situazione. Suzie  uscita dall'automobile ed  andata
verso di loro, lisciandosi il vestito.
Ciao Suzie. Come stai?
Io? Io sto bene. Tu piuttosto?
Dylan ha sorriso - aveva dei bei denti per essere un umano,
grandi e splendenti, dovevo riconoscerglielo - e ha detto:
Non mi lamento.
Suzie ha irrigidito tutto il corpo: non sembrava contenta.
Dylan, questo  Bernie. Bernie, Dylan.
Le presentazioni tra umani - le nostre prevedono un'annusata
e poi vanno molto pi velocemente al sodo - di solito
includono una stretta di mano, come forse ho gi menzionato,
ma non questa volta. Dylan ha rivolto a Bernie un piccolo
cenno del capo. Bernie non ha fatto niente. Suzie si  rivolta a Dylan.
Be', questa s che  una sorpresa.
Gi, anche per me, ha replicato lui.
Non ti seguo.
Non c' niente di nuovo in questo, bimba, ha detto Dylan
facendole un sorriso, non immenso, ma un po' stampato
come quello degli attori del cinema. Avevo beccato il tipo fin
dall'inizio.
Suzie ha sbattuto gli occhi, alcune volte e molto rapidamente,
che negli umani indica sempre un senso di smarrimento.
Quello che cercavo di dire : non sei uscito un po'
troppo presto?
Non mi sembri felice di vedermi, Suze.
Non stai rispondendo alla mia domanda.
Il sorriso gli si  sciolto in faccia, ma non troppo velocemente.
Interessante da osservare: l'avevo gi vista quella cosa
del sorriso che svanisce lentamente? Non che io ricordi.
Per qualche ragione, mi ha fatto venir voglia di morderlo,
morderlo proprio per bene. Ho gettato un'occhiata a Bernie e
sono rimasto dov'ero.
Vero. Sono uscito prima, ha detto Dylan. E poi si  rivolto
a Bernie. Sono stato ospite di questo grande Stato per
un po', nel caso te lo stessi chiedendo.
Non me lo sto chiedendo.
Suze ti ha gi informato, eh?  una tipa sveglia... forse
te ne sei gi accorto da solo. Ha fatto una pausa, gettando a
Bernie uno sguardo obliquo. Bernie taceva. La soluzione
del mistero,  che questo grande Stato sta affrontando un
problema di sovraffollamento, e un giudice ha dovuto far
uscire un paio di centinaia di noi prima che morissimo tutti asfissiati.
L ho avuto qualche problema di comprensione, e a met
mi sono arreso. Capivo solo che volevo morderlo, ora pi che mai.
 il tuo giorno fortunato, ha commentato Suzie.
Mi conosci. Dylan ha fatto una pausa, forse per lasciare
che lei dicesse qualcosa, ma lei non ha detto niente. Non
vorrei essere indiscreto... ma tu e... ehm... Bernie qui, fate coppia?
Non sono fatti tuoi. Comunque, la risposta  no.
Ho dato una rapida occhiata a Bernie. Guardava a terra.
Dylan ha fatto un altro dei suoi sorrisi smaglianti. Mille
scuse, ha detto. Me lo puoi fare un piccolo favore?
Come mi hai trovato?
Ho chiamato il tuo giornale.
E?...
E hanno detto che stavi lavorando a una storia su un investigatore
privato. Mi hanno dato questo indirizzo.
La testa di Bernie si  voltata di scatto verso Suze, qualcosa
che non si vede spesso: era sorpreso. Ho notato una palla
da tennis accanto all'albero e sono andato a raccoglierla.
Tutto l? Suzie stava dicendo. Ti hanno dato l'indirizzo...
cos?
Carina, la ragazza al telefono. Magari le ho dato l'impressione
che la situazione fosse pi urgente di quanto non
sia. Non l'ho fatto apposta, naturalmente.
Che situazione?
Sto traslocando.
Dove?
Los Angeles. Ho un lavoro che mi aspetta.
Che lavoro?
Roba interessante. Ho il volo oggi. La cosa ... non 
che mi dai un passaggio all'aeroporto?
Suzie si  guardata attorno: E come ci sei arrivato fin
qui?
Mi ha dato uno strappo un amico.
Suzie ha aperto la bocca per dire qualcosa. Capisco quando
un umano sta per dire di no, ho un mucchio di esperienza
al riguardo, e quello che stava arrivando era un no.
Ma in quel momento sulla strada  comparsa una volante
della polizia, ha rallentato e ha parcheggiato di fronte a
casa nostra. Ne  uscito Rick Torres in uniforme e pistola al
fianco.
D'accordo, ha detto Suzie a Dylan. Monta in macchina.
Sei uno zuccherino!
L'espressione da mangia-limone che avevo visto sulla
faccia di Myron King ora era apparsa su quella di Suzie. Che
c'entravano poi gli zuccherini con i limoni? Mi sentivo confuso.
Ci si vede, Bernie, ha detto Suzie.
S, ha detto Bernie.
Se ne sono andati. Noi siamo restati tutti l a guardare: io,
Bernie, Rick Torres.
E quella chi era?
Suzie Sanchez. Giornalista del Tribune.
Quella che ha scritto quel pezzo su di te?
Gi.
Ci ha dato la carica a tutti, gi al comando. Bernie taceva.
Ma i ragazzi sono tutti d'accordo sul fatto che ha detto
una cosa non giusta: Robert Mitchum non reggerebbe neanche
lontanamente il confronto con te.
Piantala.
Rick  scoppiato a ridere. Ehi, Chet. Si  avvicinato e
mi ha accarezzato la testa. Non ho una grande ammirazione
per i giornalisti, ha detto poi.
No?
Hanno sempre un loro piano nascosto. Per quanto ne so
io, non c' da fidarsi.
Ma che stava dicendo? Io mi fidavo di Suzie, poco ma sicuro,
una delle fonti di biscotti pi affidabili mai incontrate.
Stavo quasi per rinculare da Rick, che lui ha cominciato a
grattarmi alla base di una delle orecchie, un punto perfetto. E
quella cosa mi ha inchiodato dov'ero. Ah, bella la vita! Anche
se non per Bernie, forse, che se ne stava l a guardare la
strada vuota con una faccia da funerale. Perch poi? Ma non
avevo molte chance di arrivare in fondo alla questione, non
certo mentre ero l a godermi quella splendida grattatina.
Rick ha smesso - troppo presto, accidenti, sempre troppo
presto! - e ha tirato fuori una busta dalla tasca. Mi sono dato
una bella scrollata e ho liberato la mente, lasciandola calma e
muta, anzi direi tendente al vuoto.
Rick ha allungato la busta a Bernie. Bernie ha tirato fuori
una foto e l'ha esaminata.
 lei, ha detto. Madison Chambliss.
Scattata l'altra sera con un telefono cellulare all'esterno
della Palma d'oro, un cinema di Las Vegas. Puoi vedere la
biglietteria sullo sfondo. Salta fuori che il ragazzo che l'ha
scattata... il proiezionista che stava andando al lavoro...  un
patito della cronaca, ha visto la foto su un sito, forse il nostro,
e l'ha riconosciuta. Ovviamente non le ha parlato, ma
ha chiamato subito il dipartimento di polizia di Las Vegas.
Hanno controllato il telefono: il timecode dell'immagine corrisponde.
Era sola?
Pare di s, secondo il testimone. Lui entrava, mentre lei
usciva dopo una proiezione.
Bernie si  mordicchiato il labbro. Cosa che non mi capitava
di vedere spesso. Buon segno o cattivo segno? Mah,
chiss.
Sono stati informati i genitori?
S. Credo che la madre sia gi in viaggio.
E la polizia di Las Vegas?
L'hanno inserita nella lista delle persone in fuga. Rick
ha scosso la testa, non nel senso che significa no, ma come
per dire poche speranze, un sentimento che non ho capito.
Che  anche bella lunga, su a Las Vegas.
Rick ci ha dato uno strappo fino al garage. La Porsche era
nel parcheggio, tutta lavata e splendente. Bernie ha pagato il
conto e poi siamo partiti: Las Vegas!
Lo starter dello spinterogeno, ha detto Bernie dopo un
po', forse non proprio del mio stesso umore. Indovina quanto
costa?
Nessuna idea, sapevo solo che non era un bene, se no Bernie
non sarebbe stato cos preoccupato. Le nostre finanze
erano un disastro. Magari trovavo un portafoglio da qualche
parte. Era gi successo, pi di una volta, ma erano sempre
vuoti, anche se la pelle era deliziosa. Non mi veniva in mente
altro per far su un po' di soldi. Ma era davvero tanto importante?
Mangiavamo come dei re, avevamo un tetto sulla testa
e la macchina pi fantastica di tutta la Valley.
Il vento era fresco, il sole era caldo, viaggiavo seduto nel
sedile davanti: mi  tornato il morale alle stelle, anche se un
buon bocconcino non avrebbe guastato. Ho annusato l'aria,
niente di appetitoso nei paraggi, nemmeno qualcosa di vecchio
e muffito dimenticato sotto il sedile. Mentre superavamo
un rimorchio per cavalli, fra le asticelle laterali ho colto
di sfuggita l'occhio di un grosso esemplare, gli ho lanciato
un rapido bau-bau-bau, tipo fucile mitragliatore. Era forse un
barlume di terrore quello che gli ho visto nello sguardo mentre
filavamo via a tutta velocit? Nervosetti, i cavalli: che
spasso!
Poi mi  venuto sonno e mi sono sdraiato. Proprio nel momento
in cui stavo per appisolarmi, Bernie ha borbottato
qualcosa. E non stiamo certo in coppia, poco ma sicuro.
Oh oh! Si preoccupava proprio di un sacco di cose. Sono
scivolato nel mondo dei sogni ritrovandomi di colpo a cacciare
conigli.
Quando mi sono svegliato, il sole era basso sull'orizzonte
e stavamo guidando lungo un grande viale con strani palazzi,
strane luci, strana gente, strano tutto.
Las Vegas, ha detto Bernie. Guarda che fauna.
Fauna? Ma quale fauna? Dove? Quel ranch che avevamo
visitato ai tempi di Charlie e Leda, il famoso Circle Z: quello
s che aveva la fauna! E che conigli! Anche se quella faccenda
dei conigli non era andata a finire bene, causando dissapori
fra Leda e Bernie e molte notti a dormire sul divano per
Bernie, forse addirittura fino a quando lei e Charlie non si
erano trasferiti. I ricordi del Circle Z mi facevano pensare a
un altro ranch, s ma quale? Era un ranch... con una vecchia
miniera, s, proprio cos!... E con la faccia di Madison alla
finestra di un granaio. Non dovevo dimenticarlo: era un dettaglio
molto importante.
Perch abbai, amico? Ho guardato Bernie negli occhi,
senza smettere di abbaiare. Andiamo, Chet, vacci piano.
Ci sono andato piano.
Poco dopo, abbiamo parcheggiato di fronte a un palazzo
con un enorme cartellone sulla facciata e una palma d'oro illuminata
sul tetto. I grandi cartelloni significano sale cinematografiche,
luoghi per mia esperienza non molto ospitali. Pur
essendo un grande patito di cinema, non ci sono mai entrato.
Meglio che resti dove sei, Chet, ha detto Bernie uscendo
dalla Porsche. E che, non lo sapevo? Certo, mi sentivo comunque
un po' offeso. Ho aperto la bocca spalancandola al
massimo, va' a sapere perch.
Torno subito. Ma non ha fatto in tempo a fare nemmeno
due passi, che Damon Keefer  uscito dalla sua auto parcheggiata
dietro di noi. L'ho riconosciuto subito, in parte dalla
barbetta, ma soprattutto dal forte odore di Prince il gatto.
Nello stesso momento, da un'altra vettura parcheggiata un
po' pi in l,  uscita anche Cynthia Chambliss, che invece
sapeva di fiori e limoni con un pizzico di sudore umano. Si
sono avvicinati a Bernie. Lui si  voltato, e se li ' trovati di
faccia. L'avete rintracciata?
No. Ha detto Keefer.
Non ancora, ha aggiunto Cynthia. Ma lo faremo presto...
sono cos fiduciosa ora che sappiamo cosa sta succedendo.
Sarebbe a dire?
Cynthia si riferisce al fatto che si tratta chiaramente di
una fuga da casa, ha risposto Keefer, e non di qualcosa di
peggio.
Noi non ne siamo convinti, ha detto Bernie.
"Noi" chi? ha chiesto Keefer.
Gliel'ho gi detto. L'Agenzia Investigativa Little.
Che cos' che non va?  intervenuta Cynthia, con le sopracciglia
che si univano strizzandosi, segno evidente di ansiet
umana. Il sergente Torres ha detto di aver parlato con
lei. Non le ha detto niente della fotografia?
Davvero suggestiva. Ma non sono ancora persuaso.
Che importa che lei sia o meno persuaso. Cynthia e io
abbiamo deciso che i suoi servizi non sono pi necessari.
E perch?
Gliel'ho appena detto. Mia figlia  scappata di casa.
Era un'eventualit fin dall'inizio. Non  cambiato niente.
A parte la competenza territoriale. Abbiamo deciso,
Cynthia e io, che se scegliamo di procedere con un investigatore
privato ne ingaggeremo uno di Las Vegas.
La faccia di Bernie a volte ha un suo modo di sbiadirsi e
al contempo indurirsi, come se si trasformasse in pietra.
Quando succede, di solito segue una frase tipo: Attenti, cattivi
e brutti tipi. Ma non questa volta. Posso raccomandarvene
alcuni.
Sarebbe davvero... ha cominciato a dire Cynthia.
Non  necessario, l'ha interrotta Keefer. Ci faccia solo
avere la sua nota spese quando le sar possibile.
Pu aggiungerla al mucchio, ha detto Bernie.
Eh?
Da qualche parte sotto a quella di Myron King... non
vorrei saltare la fila.
Cosa intende dire? ha chiesto Cynthia rivolgendosi a
Keefer. Adesso l'aroma del suo sudore era un po' pi forte,
in realt piuttosto gradevole. Chi  Myron King?
L'uomo delle cascate, ha detto Bernie. Poi,  risalito in
auto.
La faccia di Keefer sembrava pi scura e gonfia. Cynthia
stava aprendo la bocca per chiedergli qualcos'altro. Ma noi
siamo schizzati via, con Bernie che faceva stridere le gomme.
Una cosa che adoro!
Dopo aver guidato per alcuni isolati, girando un po' di qui
e di l, ci siamo fermati a un emporio. Bernie  entrato,
uscendone poco dopo con sigarette e bastoncini da masticare.
Ha spostato la macchina all'ombra di un grande tabellone
con l'immagine di monete che uscivano da una slot-machine.
Ce ne siamo rimasti l seduti, a fumare e a masticare.
Stare su un caso quando non sei pagato, ha detto Bernie.
Ma si pu essere cos stupidi?
Vallo a sapere. Quei bastoncini avevano per me un sapore
nuovo, pi salati ma meno masticosi, in un modo difficile da
definire. Ne ho provato un altro.
Bernie ha dato una lunga boccata e ha buttato fuori il fumo
lentamente. Per favore: gli anelli di fumo! Adoro gli
anelli di fumo. Niente. Bernie non ne ha fatto nemmeno uno.
Sai qual  un'altra cosa che mi urta? Suzie non mi ha
detto che stava scrivendo un'altra storia. Pensavo che passasse
il suo tempo con noi, cos... sai, solo perch le andava.
Questa proprio non la capivo. Se Suzie passava del tempo
con noi,  ovvio che era perch le andava. Ci divertivamo un
sacco. E avremmo anche continuato, sempre che lei non dimenticasse
mai chi era il socio. Bernie ha fatto volare fuori la
sigaretta.
Sai una cosa, Chet? Andiamo a fare gli stupidi.
Oh, s!
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Dopo poco, eccoci di nuovo l davanti alla Palma d'oro. Nessuna
traccia di Keefer o di Cynthia. Il sole era tramontato e il
cielo si era fatto rosa scuro. Non avevo mai visto un cielo del
genere. Mi metteva a disagio. Mi sono dimenato un po' sul
sedile cercando la buona posizione.
 Las Vegas, ha detto Bernie. Non ci puoi fare proprio
niente.
Mi sono messo comodo. Poco dopo, un furgone mezzo
scassato  venuto a parcheggiare l vicino. Ne  uscito un uomo
con dei contenitori tondi e piatti sotto il braccio, tipo il
frisbee ma pi grandi. Nell'altra mano reggeva un sacchetto
di carta.
 lui, ha detto Bernie. Il proiezionista.
Il proiezionista - parola quanto mai oscura - era un tizio
piccoletto, magrolino, con tatuaggi sulle braccia e degli
spuntoni sui capelli. Come quell'esemplare  arrivato vicino,
Bernie ha aperto la portiera ed  uscito. Ha un momento?
ha chiesto. Sono un detective, lavoro sul caso Madison
Chambliss.
Il proiezionista si  fermato e ha alzato lo sguardo su Bernie.
Ho gi detto tutto quello che so a voialtri ragazzi.
Non ci vorr molto. Qual  il suo nome?
Il mio nome? Ve l'ho gi detto, ragazzi.
Me lo dica di nuovo.
Anatoly. Anatoly Bulganin.
Russo?
Americano. Nato e cresciuto a New York, come gi sapete
voi...
Bernie ha sollevato la mano con il palmo in fuori. Non
siamo quei ragazzi.
Eh?
Bernie gli ha passato il nostro biglietto da visita. Dopo
averci dato un'occhiata, Anatoly ha chiesto: Investigatore
privato?
Bernie ha fatto s con la testa. Ingaggiato per cercare la
ragazza.
Ah, eravamo ancora ingaggiati? Avevo l'impressione che
Bernie stesse cercando di metterlo nel sacco, ma non riuscivo
a collegare bene i pezzi. Poco importante, comunque, perch
in quell'esatto momento ho captato una zaffata di barbabietola
bollita. Mi sono drizzato sul sedile. Conosco le barbabietole
perch Leda le coltivava ai tempi in cui avevamo l'orto.
Quell'odore mi ricordava qualcosa, ma cosa? Ho cominciato
a sniffare l'aria.
Privato... non vuol dire allora che non sono obbligato a
rispondere alle sue domande? ha detto Anatoly restituendo
il biglietto.
Vero. Lei non  obbligato a rispondere a nessuna domanda.
Ma in questo caso... una ragazza scomparsa... non le
sembrerebbe un po' strano?
Gli altri ragazzi - quelli del dipartimento di polizia di
Las Vegas - hanno detto che  scappata di casa.
Per me equivale a scomparsa. Racconti rapidamente anche
a noi.
Anatoly ha sospirato, il tipo di sospiro che gli umani fanno
quando gettano la spugna. Bernie era in gamba a farlo fare
alla gente, e io ero pure meglio.
Mi trovo nel punto esatto in cui ero quando ho scattato la
foto, ha detto Anatoly. Stavo andando al lavoro, e lei stava
uscendo. Ha alzato la busta di carta in direzione della porta
del cinema. L'odore di barbabietole si  fatto pi intenso.
Sono un fanatico dei fatti di cronaca, e l'ho riconosciuta per
via di questo sito che visito.
Come si chiama?
Desert mayhem punto com.
Le ha parlato?
Non ero sicuro che fosse lei finch non sono rientrato
nel sito. Comunque che avrei potuto fare? Non sono che un
privato cittadino.
Non se ne faccia una colpa, Anatoly. Lei ha fatto la cosa
giusta. Lui si  rilassato un po' e gli  cambiato tutto il corpo.
Che aria aveva?
Come, che aria aveva?
Felice, triste, ansiosa, di fretta?
Quella di una ragazzina normale, non ho visto altro.
Mi basta, ha detto Bernie. Un'ultima cosa, ha aggiunto
mentre Anatoly si voltava per andarsene. Che film
davano ieri sera?
Anatoly ha agitato di nuovo la busta di carta, questa volta
verso il cartellone. Lo stesso di stasera. Cambiamo il gioved.
Bernie ha letto l'insegna a voce alta: Il ritorno dell'anticristo
parte seconda.
Pure meglio del primo, ha detto Anatoly.
Difficile da immaginare.
In quel momento, sono stato assalito da un'altra zaffata di
barbabietola. Arrivava dal sacchetto di carta, nessun dubbio,
ma il punto non era quello. Il punto era che mi ricordava...
Mr. Gulagov! Ho cominciato ad abbaiare. Anatoly ha avuto
un sussulto di terrore. Grandiosa visione!
Richiami il suo cane! Che diavolo succede?
Vero che non mi ero limitato ad abbaiare: ero addirittura
balzato fuori dalla macchina inchiodando Anatoly contro un
parchimetro.
Vacci piano, Chet, ha detto Bernie. Forse ho abbassato
un po' il volume.  addestrato alla scuola di polizia. Ha per
caso del fumo dentro a quel sacchetto, Anatoly? Guardi che,
per quanto ci riguarda, non  un problema.
Fumo? ha detto Anatoly. Macch fumo: questo  il
mio spuntino.
Polpettine di erba per caso?
No, n polpettine di erba n altri tipi di droga. Il mio
corpo  il mio tempio. Anatoly ha aperto il sacchetto perch
Bernie potesse guardare. Borsch.
E cos'?
Minestra di barbabietole.  un piatto russo.
Ho abbaiato ancora pi forte.
Chet! Per l'amor di Dio.  zuppa!
Zuppa. Questo lo sapevo, anzi a me piace anche molto la
zuppa, specialmente il brodo di manzo, ma questa minestra
di barbabietole mi ricordava...
Chet! Fermati!
Mi sono fermato. Ho rinculato.
Mi spiace per il malinteso, ha detto Bernie. E grazie
per il suo aiuto.
S, certo, malinteso, ha detto Anatoly, piegandosi per
raccogliere da terra quei grossi contenitori piatti, che pare
fossero caduti sul marciapiede.
Bernie si  voltato verso la macchina e poi si  bloccato.
Stavo pensando a una cosa.
Che cosa?
Zlatoust. Le dice niente questa parola?
Anatoly ha scosso la testa.
 russa, ha insistito Bernie. Forse la pronuncio male.
Forse, ha detto Anatoly. Ma non saprei dirle... non
parlo russo.
Abbiamo guidato un po' per Las Vegas. Abbiamo fatto
una puntata all'Ufficio persone scomparse e in alcuni ostelli
della giovent. Risultati: zero. Poi siamo tornati verso casa
sotto un cielo che pian piano ritornava normale. Nero e pieno
di stelle. Bernie fumava. Io masticavo una barretta Slim
Jim, presa da qualche parte lungo la strada. Adoro le Slim
Jim, potrei vivere solo con quelle. Era bello star l a mangiarla,
magari anche pi di una, osservando la punta ardente
della sigaretta di Bernie: per qualche ragione non riuscivo a
smettere. Ascoltavamo Billie Holiday. Lo senti questo? ha
detto Bernie. Roy Eldridge alla tromba. Il grande Roy Eldridge.
Certo che lo sentivo. Le trombe sono le mie favorite, fanno
il suono pi bello del mondo. Bernie ha schiacciato replay
e abbiamo ascoltato un'altra volta la stessa canzone. E
cos ancora e ancora. Lui  fatto cos, ogni volta che trova
qualcosa che gli piace.  una cosa che abbiamo in comune,
io e Bernie.
Lo chiamano Little Jazz, non so perch.
Neanche io. In pi, me ne frego.
Dopo un po' abbiamo fatto una pausa tecnica. Bernie si 
messo contro un albero. Io ho scelto un contenitore nella
spazzatura. Lui fissava il cielo. Io mi concentravo sul suono
dei due ruscelletti. Il mio riusciva meglio, anche per via di
quel suo scrosciare sul metallo.
La vedi la Via Lattea? mi ha chiesto Bernie.
Via Lattea? Di che diavolo stava parlando? I lunghi viaggi
in macchina non mi stancano, ma so che non  cos per Bernie.
Siamo risaliti in macchina. Bernie ha fatto per avviare il
motore, poi si  fermato.
Il ritorno dell 'anticristo parte seconda, ha detto. Una
ragazzina come Madison andrebbe forse a vedere un film del
genere? Ho aspettato una risposta. Niente affatto, Chet. Ci
scommetterei la casa.
No, quella no, per favore!
Quando siamo arrivati a casa, Bernie aveva gli occhi da
procione, cosa che puntualmente succede quando  davvero
demolito... ma non fatemi parlare di procioni!
Invece io mi sentivo piuttosto pimpante, dati i pisolini che
mi ero schiacciato strada facendo. Senza far caso alla luce
della segreteria telefonica che lampeggiava, Bernie ha aperto
lo sportello sopra al lavello di cucina e ha tirato fuori una
bottiglia di bourbon. A Bernie piace molto il bourbon, anche
se tenta di starne alla larga. Se ne  versato un bicchiere, l'ha
portato alle labbra e in quel momento si  accorto della spia
lampeggiante. Si  avvicinato e ha schiacciato il bottone.
Per prima, la voce di una Leda di pessimo umore. Questo
sabato siamo stati invitati a una crociera al largo di Cabo
San Lucas. So che era il tuo weekend, ma non vorrai certo
che Charlie si perda quest'occasione.
Poi, la voce di un uomo che non conoscevo. Sono Robert
Bulk. Assistente personale di un finanziere della regione.
Stiamo cercando qualcuno che si occupi della sicurezza
nel residence dell'isola di Maui per quindici giorni, a partire
da dopodomani. Il tenente Stine del distretto di polizia ha fatto
il suo nome. Il preavviso  breve, lo so, ma il compenso 
buono: cinquemila dollari. Se  interessato, mi risponda al
pi presto. Naturalmente, i cinquemila sono a settimana.
Poi, di nuovo Leda. Inoltre, non riesco a credere che tu
ancora non abbia rimborsato a Malcolm la retta scolastica.
Bernie  sprofondato nella sedia, tenendo mollemente il
bicchiere fra le dita. Cabo San Lucas? Una crociera? Niente
Charlie per il weekend? E che cos'era quella storia dell'isola
di Maui? Sono andato alla ciotola dell'acqua e mi sono fatto
un sorso: era piatta e senza sapore. Forse avrei potuto dirigermi
in bagno per cercarne di pi fresca, invece ho girato un
po' in tondo e mi sono sdraiato.
Bernie si strofinava la faccia. Sai a che cosa assomigliavano
quei tre messaggi, Chet? A un'opera teatrale in tre atti.
Vai a letto, Bernie. Per favore!
Che diavolo dobbiamo fare? Dieci bigliettoni. Ma perch
proprio adesso?
Ha buttato gi una lunga sorsata. Mi sono alzato e mi sono
avvicinato, sedendomi sul pavimento accanto a lui.
Bernie mi ha spazzolato via qualcosa dalla schiena. Che
cos'era? Speriamo non un'altra zecca!
Capisci il problema? disse. Dieci bigliettoni per un incarico
semplice a Maui a fronte di zero assoluto per un caso
che non abbiamo nemmeno pi.
Di Maui non ne sapevo niente. Ma incarico semplice mi
suonava bene.
E se poi alla fine saltasse fuori che Madison  davvero
scappata di casa?
Madison: la rivedevo ancora alla finestra. E risentivo anche
le sue parole: Non fate del male a quel cane. In quel
momento ho notato il coltello di Boris sul tavolo di cucina.
Mi sono avvicinato e gli ho ringhiato contro.
Chet? Continuavo a ringhiare. Lei non era scappata di
casa. Ringhiavo e ringhiavo. Che c', amico, cosa ti preoccupa?
Ha preso il coltello, girandoselo fra le mani. C'
qualcosa che ti turba.
Tamburellava con le dita sul bracciolo della sedia, buttando
gi il bourbon lentamente. Quando ha svuotato il bicchiere, ha
chiamato Robert Burk, assistente del finanziere, e ha rifiutato
l'incarico. Maui, qualsiasi cosa fosse, avrebbe aspettato.
Il telefono si  messo a squillare di prima mattina. Io ero
steso sul pavimento ai piedi del letto, comodo da non credere
e con la testa nella nebbia. Lass sul letto Bernie ha sbatacchiato
la mano a destra e a sinistra annaspando per il telefono,
e facendolo precipitare a terra. Cristo onnipotente, ha
detto.
Pronto? Pronto? Ehi, la voce di Suzie! Era un po' metallica
e distante: Bernie doveva aver schiacciato il pulsante
del vivavoce per errore. Pronto?
Suzie?
Ciao, ha detto lei. Non ti ho mica svegliato, vero?
Oh no, certo che no. Sono sveglio da ore.
Dopo una breve pausa, Suzie ha detto: Mi stavo giusto
chiedendo se l'avevi ritrovata.
No.
Sei andato a Las Vegas?
S.
Ma, alla fine,  scappata di casa?
Non ne sono certo.
Ah. E perch?
Ho sentito che Bernie si metteva seduto. Ho io una domanda
da farti.
Spara.
Che interesse hai in questa storia?
Che interesse ho? Non capisco.
Ci stai scrivendo su un pezzo?  cos?
Altra pausa. Non ho ancora deciso.
E quando pensavi di informarmi?
Scusami. Avrei dovuto. Ma non era la mia principale
motivazione.
E qual era la tua principale motivazione?
Silenzio. E in quel silenzio  giunta un'altra voce, la voce
di un uomo. Ehi, bimba. Chi  al telefono? L'ho riconosciuta,
e lo stesso ha fatto Bernie: riuscivo a capirlo dalla sua
faccia. Era la voce di Dylan McKnight, l'ex ragazzo di Suzie,
avanzo di galera e fallito. Mi sono alzato su tutte e quattro le
zampe.
Devo andare, ha detto Bernie.
No, aspetta. Sono... sono fuori citt, oggi, ma in seguito
alla nostra chiacchierata con Myron King ho pensato molto a
Keefer. Qual  la banca che gli gestisce i finanziamenti?
Grazie per la dritta, ha detto Bernie. Ciao.
Bernie? Aspetta, io...
Bernie ha riattaccato. Si  rivolto a me.  andata a Los
Angeles con lui. Aveva gli occhi vuoti. Gli ho spinto la testa
contro la gamba.
Dopo una rapida colazione - uova e pancetta per Bernie,
pancetta e crocchette per me - lui ha aperto la cassaforte del
suo ufficio e ha tirato fuori l'orologio. Bernie ha un orologio
di grande valore, ereditato dal nonno, un tempo proprietario
di un grosso ranch che era dove adesso ci sono Mesquite
Road e l'intero nostro quartiere, ma che poi aveva perso probabilmente
per problemi di bevute, anche se mi sa che il problema
delle bevute ha a che fare con un'altra storia raccontata
da Bernie su un altro dei suoi parenti. Ma lasciamo perdere.
Il punto  che Bernie quell'orologio non lo indossa mai,
resta sempre in cassaforte eccetto quando lo portiamo al banco
dei pegni di Mr. Singh.
Bernie! Chet! ha detto Mr. Singh. Come va oggi il nostro
bell'orologio?
Bernie glielo ha consegnato. Ce ne siamo andati con un
bel mazzo di bigliettoni nella tasca di Bernie e un morso o
due di kebab di agnello al curry nella mia bocca. Mr Singh 
una cannonata!
Poi abbiamo guidato fino da Leda. Lei e Malcolm, il boyfriend,
hanno una grande casa in High Chaparral Estate, uno
dei complessi pi belli di tutta la Valley. Gliel'ho sentito dire
pi di una volta. Malcolm  un brillante programmatore di
software, qualsiasi cosa sia, e fa soldi a palate, le ho sentito
dire anche questo, a Leda.
Abbiamo parcheggiato e siamo andati alla porta d'ingresso.
Leda e Malcolm hanno un grande prato verde, e il viottolo verso casa  fiancheggiato da ogni sorta di cespuglio fiorito.
Ho alzato la zampa una volta o due: ne conservo sempre
un po' per occasioni come queste. Bernie ha bussato alla porta
che si  aperta immediatamente. Telefono cellulare all'orecchio,
Malcolm ha sbirciato fuori, continuando a parlare di
qualcosa sulla cattura di un virus di quelli al top. Roba per
me del tutto nuova. Anche se qualcosa sulla cattura del topo,
con o senza virus, la so: una volta su Discovery Channel ne
ho visto uno mentre veniva catturato e inghiottito da un serpente.
Malcolm, sempre al telefono, ha salutato Bernie con
un'alzata di sopracciglio.
 per quei soldi che le devo, ha detto Bernie, con voce
calma, quasi inudibile, fatto raro per lui.
Ti richiamo. Malcolm si  infilato il telefono in tasca.
S?
Ecco qui, ha detto Bernie, tirando fuori delle banconote.
Teneva la schiena dritta, sentivo bene lo sforzo che gli costava.
E grazie.
Oh, be'... di niente, ha detto Malcolm, prendendo il
denaro con la punta delle dita come se fosse stato qualcosa
che puzzava.
In quel momento Charlie ha fatto capolino dietro di lui,
con lo spazzolino da denti in mano. Ha sgranato gli occhi:
Pap?
Ciao, Charlie.
Ciao, pap.
Charlie ha fatto un passo avanti, esitante. Bernie si  avvicinato
e l'ha preso in braccio.
Poi  comparsa Leda. E l  avvenuto un botta e risposta,
che per la maggior parte mi sono perso, eccetto una cosa del
tipo perch Bernie non avesse semplicemente inviato un assegno.
Ma a quel punto ormai Charlie mi aveva individuato.
Chet il jet!
 sgusciato via dalle braccia di Bernie, correndo verso di
me, e mi ha dato un grosso bacio. Io gliene ho dato un altro.
Mi  saltato in groppa e l'ho fatto cavalcare intorno al prato.
Charlie rideva e rideva, tenendosi stretto con le manine.
Corri cavallino! Mi sono impennato qualche volta, ma non
troppo. Lui faceva dei gridolini eccitati.
Per l'amor di Dio, ha detto Leda. Quelle sono le mie
ortensie!
Erano, ha precisato Malcolm.
Qualche istante dopo, eravamo sulla via del ritorno. Bernie
 rimasto in silenzio per quasi tutto il percorso. Solo
quando abbiamo svoltato per Mesquite Road, ha detto: Hai
idea di quanta acqua bevono quelle ortensie?
Oh no. Ancora l'acqua.
Bernie si  seduto con il portatile sulle ginocchia. Devo
riflettere, ha detto. Io fissavo il coltello posato accanto a lui
sul tavolo. Ho tentato di ringhiarci di nuovo contro, ma Bernie
non sentiva, forse per via che stava pensando molto intensamente.
Dopo un po' ha detto: Probabilmente Suzie ha ragione.
Riguardo a cosa? Boh. Ma cerco di non interrompere
quando  in corso una di quelle fasi di intensa riflessione. Di
l a poco, Bernie ha cominciato a fare una telefonata dietro
l'altra. Durante l'ultima, ha detto: So che la vostra banca
gestisce i finanziamenti per conto del residence Pinnacle
Peak di Puma Wells. Un silenzio, e poi: Oh, quando  successo?
Ha ascoltato ancora un po', ha detto arrivederci e
poi si  rivolto a me: La Western Commerce Bank si  liberata
di Keefer alcuni mesi fa, e il tizio ha riferito che sar difficile
che un'altra banca di questo Stato sia disposta a prenderlo
a bordo.
Tutta quella storia mi scivolava addosso. Ma il coltello sul
tavolo, il coltello di Boris, quella era tutt'altra faccenda.
Bernie ha picchiettato ancora un po' sulla tastiera. Poco
dopo la stampante ha buttato fuori dei fogli di carta. Bernie
me ne ha sventolato alcuni davanti al naso.
Guarda qui... tutte ipoteche sul residence.  un vero castello
di carte.
Un castello di carte? Uno dei miei giochi preferiti. Alla fine
arrivo io e vinco ogni volta! Bernie  tornato a concentrarsi
sulla tastiera. Io mi sono avvicinato al tavolo e ho ringhiato
al coltello, era pi forte di me.
Andiamo, Chet, sto cercando di pensare.
La casa  sprofondata nel silenzio. I pensieri di Bernie
turbinavano nell'aria come brezza leggera. Ho trovato un
bell'angolino sotto il tavolo, incuneato fra due sedie, e ho
chiuso gli occhi. Tic tic sulla tastiera: che suono rassicurante.
Avevo fiducia cieca in Bernie.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Mi sono risvegliato poco dopo la fine della fase di profonda
riflessione, e ho beccato Bernie che tastava le tasche di un
paio di jeans nella pila dei panni sporchi, evidentemente alla
ricerca di una sigaretta superstite. Oh, ciao Chet, ha detto,
buttando i calzoni da un lato in modo casuale, come se l'avessi
sorpreso proprio mentre preparava il bucato, ti va una
passeggiata?
Una passeggiata? Non  mai una brutta idea, specialmente
in momenti come quelli: capivo dagli occhi di Bernie,
piuttosto smorti, che la fase di profonda riflessione non l'aveva
portato molto lontano. Bernie pensa i pensieri migliori
proprio durante le passeggiate. I miei pensieri migliori invece
possono arrivare in qualsiasi momento, su questo sono abbastanza
imprevedibile.
L'attimo dopo eravamo fuori al sole e all'aria fresca, partiti
per un bel giro. Abbiamo risalito il canyon per poi ridiscendere
su Mesquite Road, oltre la casa di Iggy. La casa di
Iggy  pi piccola della nostra e un po' cadente, sul tetto qua
e l mancano delle tegole, e il legno diventa sempre pi sbiadito
e incolore. Almeno, a me sembra incolore: Bernie dice
sempre che non vado forte coi colori, basando la sua convinzione
su non so bene cosa. Ma torniamo alla casa di Iggy. Altro
particolare,  la sua et: sembra la pi vecchia tra tutte le
case di Mesquite Road. Avrebbe senso perch la coppia che
vive assieme a Iggy, il signore e la signora Parsons, sono vecchi
pure loro, magari hanno perfino conosciuto il nonno di
Bernie all'epoca del ranch. O forse  solo uno dei due ad
averlo conosciuto. Non so, ho i dettagli un po' confusi in testa.
Comunque, l'unica cosa moderna della casa di Iggy  la
barriera elettrica.
Quella volta, dopo averla installata dai Parsons, il tipo
della barriera elettrica era venuto anche da noi, facendo a
Bernie un lungo discorso su azioni legali e responsabilit,
tutti argomenti che ci disgustano, a me e a Bernie. Bernie l'aveva
interrotto, aveva preso in mano il nuovo collare di Iggy
ed era andato fino alla linea invisibile sul prato del mio amico
per provare l'effetto su di s. Subito dopo, si era girato
verso il tizio scrollando la testa. Fine della storia.
Ma da allora, i giorni vagabondi di Iggy sono finiti. All'inizio
usciva sul prato davanti alla casa, come sempre, e io andavo
a trovarlo per fare due salti. Ma poi, un po' lento nell'afferrare
il concetto della barriera elettrica, quando me ne
andavo lui tentava sempre di seguirmi, beccandosi ogni volta
una brutta scarica. Ora  difficile che esca fuori a giocare, e
fa le sue cose nel giardino sul retro, separato dal nostro dal garage dei Parsons.
Quando alla fine della passeggiata siamo passati davanti
a casa sua, l'ho beccato che guardava fuori dalla finestra. La
tecnica di Iggy del guardare fuori dalla finestra avrebbe bisogno
di essere migliorata. A volte tiene il naso troppo appiccicato
al vetro e finisce per appannarlo. Una cosa, questa,
che lo innervosisce. Come stavolta, per esempio. Ha cominciato
con quel suo guaito. Yip yip yip. Gli ho abbaiato in risposta.
Lui ha guaito di nuovo. La finestra si  appannata ancora
di pi. Poi: sorpresa! La porta d'ingresso si  aperta ed
 sbucata fuori la testa del vecchio Parsons. Indossava dei
calzoni lunghi e una camicia abbottonata fino al collo, ma i
piedi erano nudi. Perch quella cosa ha attirato la mia attenzione? Boh.
Signor Little?
Ci siamo fermati. S? ha risposto Bernie.
Ha un momento? ha detto il signor Parsons. Aveva una
voce stridente e debole.
Certo. Bernie si  avvicinato. Io l'ho seguito.
Straordinario, come lo fa, ha detto il signor Parsons.
Come fa cosa?
Starle sempre accanto, senza nemmeno il guinzaglio.
Chet non  un grande ammiratore dei guinzagli.
Il signor Parsons  scoppiato a ridere, una risata ansimante
che si  conclusa con una specie di rantolo. Non lo conoscevo
bene, ma stava cominciando a piacermi: quei piedi nudi
erano ampi e robusti, si allargavano da tutte le parti come
se non conoscessero molto le scarpe.
Non lo  nemmeno il vecchio Iggy. Ma non segue obbedendo
in quel modo, nemmeno per sogno e per nessuna ragione.
Il fatto  che la signora Parsons di recente non  stata
molto bene.
Mi dispiace.
Grazie. Secondo il dottore ha avuto un piccolo attacco
cardiaco. Ecco perch non ho portato fuori a spasso Iggy...
non posso davvero lasciarla sola, la mia signora Parsons.
Potrei portarcelo io a spasso, se vuole.
Davvero gentile. Ma non oserei tanto. Magari Chet pu
venire qui una volta o due a giocare un po' con Iggy nel giardino
sul retro.
Mi pare un'idea eccellente. Che cosa sta facendo in questo
momento?
Dall'interno della casa  arrivato il rumore di qualcosa
che sbatteva: di certo Iggy che si gettava contro la porta chiusa
che gli impediva di raggiungerci.
Ora non sarebbe proprio il momento migliore, ha detto
il signor Parsons. Devo dare le pillole alla signora Parsons,
 complicato, con tutte quelle che ci sono da contare.
Quando vuole che Chet venga qui, mi chiami.
Lo far. Mi fa piacere vedere che Chet sta cos bene. A
dire il vero, dopo l'altra notte ero preoccupato.
Quale notte?
Il signor Parsons ha strizzato gli occhi, come quando gli
umani cercano di vedere qualcosa a distanza. Non mi ricordo,
esattamente. Sa, prendo anch'io delle pillole. Le compro
su Internet, ma dovrebbero funzionare lo stesso come quelle
vere. Interferiscono con la mia memoria, che gi non  buona
di suo, soprattutto di questi tempi. Si  leccato le labbra. E
ora vederlo qui cos, magari sta' a vedere che ho frainteso
tutta la storia.
Quale storia?
 successo tutto in fretta, comunque.
Signor Parsons? Che cosa  successo?
Altri fracassi dall'interno della casa. Il signor Parsons
sembrava non sentirli.
Mi stanno tornando in mente dei particolari. Forse era
una di quelle notti in cui lei aveva la tenda montata in giardino
con il fuoco acceso. Una cosa che ci piace sempre guardare.
La signora Parsons pu vedervi dalla finestra del piano di
sopra, dove abbiamo la sedia a dondolo. Per farla breve, un
po' pi tardi... la signora Parsons doveva avere problemi a
mettersi tranquilla quella sera... io ero gi a pianterreno e ho
guardato per caso fuori dalla finestra della cucina. In quella
direzione. Il signor Parsons ha puntato il dito verso la strada.
Quello che credo di aver visto... difficile da dire, per via
che era buio e che  successo molto in fretta, come dicevo, e
dunque mi prenda con le pinze... la voce poi gli si  affievolita,
gli occhi gli si sono velati.
La prender con le pinze, signor Parsons. Che cosa crede
di aver visto?
Difficile da credere, in realt. Sembrava pi un sogno.
Ma l c'era una macchina parcheggiata, di fronte alla casa
dall'altra parte della strada, quella con il cartello in vendita,
e due tizi hanno gettato qualcosa nel bagagliaio e poi sono ripartiti.
Che genere di... qualcosa?
Quella  la parte tipo sogno, ha detto il signor Parsons.
Incubo, sarebbe pi adeguato. Ha abbassato lo sguardo su
di me. Io mi dicevo: Stai andando alla grande, vecchio mio.
Sputa l'osso. Mi  sembrato proprio un cane... ma non uno
qualunque. Questo cane qui. Chet. Si  allungato per farmi
una carezza. Le sue dita, gonfie e nodose, erano fredde.
Per adesso, eccolo qui, in carne e ossa, allora devo aver visto
chiss cosa.
Non credo proprio, ha detto Bernie. Gli si era indurita
la faccia. Cosa pu dirmi di quei due uomini?
Niente, ha detto il signor Parsons. Poi ha chiuso gli occhi.
Forse che uno era pi grosso dell'altro. Il biondo.
Uno dei due era biondo? la voce di Bernie si era fatta
pi affilata. I peli mi si sono rizzati un po' sulla schiena.
Il signor Parsons ha riaperto gli occhi. Era il pi alto. I
suoi capelli risaltavano nel buio.
Dall'interno  arrivata la debole voce di una donna: Daniel?
Daniel?
Scusi, ha detto il signor Parsons. Devo andare.
Ha chiuso la porta, e Iggy  andato di nuovo a sbattere
contro qualcosa.
Abbiamo attraversato la strada verso la casa con il cartello
IN VENDITA.
Che cos' successo qui, amico mio? ha detto Bernie.
Ho la sensazione di essere stato davvero stupido.
Bernie stupido? Non se ne parla proprio. Bernie  sempre
il pi intelligente del gruppo, eccetto forse quella volta che
stava sistemando le luci sull'albero di Natale. Magari questa
storia ve la racconto pi avanti.
Abbiamo osservato la casa con il cartello in vendita. Le
tende erano abbassate e c'erano dei giornali arrotolati buttati
nel vialetto. Sono andato ad acciuffarne uno. Stavo per mettermi
a correre in giro con quello, quando  uscita una donna.
Indossava un completo, portava una valigetta e aveva una
specie di telefono collegato all'orecchio.
 in anticipo, ha detto. Non comincia prima di mezzogiorno.
Non comincia che cosa?
La visita. Non  qui per questo?
Sono un vicino.
Oh. Qual  la sua casa?
Bernie l'ha indicata.
Incantevole, ha detto la donna avvicinandosi. E non
c' bisogno che le dica in quale splendida strada lei abiti, con
il canyon cos vicino. Il valore aumenta che  una meraviglia.
Se avesse mai intenzione di vendere... Ha tirato fuori un biglietto da visita.
Bernie l'ha preso, dicendo nello stesso tempo: Chet?
Io ho mollato il giornale, o ci che ne restava, e ho cercato di farmi piccolo.
Bernie ha esaminato il biglietto.  lei che vende questa casa?
Lei ha di fronte la regina dell'immobiliare dell'East Valley,
ha detto la donna. Poi ha detto anche il suo nome, che
io non ho colto per via di un seccante frammento di giornale
che mi gironzolava sotto la lingua. La donna e Bernie si sono
dati la mano. Lei era una di quelle stringitrici a due mani, e
tratteneva quella di Bernie un filo pi del necessario. Oh oh!
Anche il suo portamento era cambiato: le sporgeva gi cos
tanto il petto pochi minuti prima? In certe situazioni, e di solito
sempre in presenza delle donne, Bernie  vulnerabile. Ma ora non pareva farci caso.
Da quanto tempo  in vendita questa casa? ha chiesto
alla donna.
Da un paio di mesi, ma ci sono stati degli inquilini.
Ci sono ancora?
No, hanno traslocato la scorsa settimana, sono rimasti
solo qualche giorno, anche se avevano pagato in anticipo per
tre mesi.
Non ricordo di averli visti in giro, ha detto Bernie.
Che aspetto avevano?
Ho incontrato solo quello che ha firmato il contratto
d'affitto, un tizio alto e biondo, forse uno straniero... aveva
un forte accento. Svedese forse.
Si ricorda il nome?
Il nome? Dovrebbe essere nel contratto, ma io non...
Ha una fotocopia del documento d'identit?
Certo, ma...
Bernie le ha mostrato il biglietto da visita. Mi piacerebbe
vederlo.
La donna ha osservato prima il biglietto e poi Bernie.
Che sta succedendo? Lei ha detto di essere un vicino.
Ed  vero. Ma stiamo anche lavorando a un caso, e questo
tizio biondo ne  coinvolto.
Davvero non...
 scomparsa una persona. Si chiama Madison Chambliss.
Ha quindici anni.
La donna ha rivolto a Bernie una lunga occhiata, poi ha
cominciato a scavare dentro la valigetta. Ha tirato fuori un
fascio di carte, unite con una graffetta, e le ha date a Bernie
che ha cominciato a sfogliarle. Cleon Maxwell, quattordici-tre-zero-tre
North Coronado Road, Rosa Vista, ha commentato poi.
Come sarebbe Cleon Maxwell? Ma il nome del cattivo
era Boris! Che senso aveva? Bernie ha piegato la pagina in
modo da farmi vedere la foto in bianco e nero di una patente.
Mostra la foto al suo cane? ha detto la donna spalancando gli occhi.
Aveva un tono che non mi piaceva, per non potevo rimetterla
al suo posto. La verit  che non sono un asso, con le
foto, nemmeno con quelle in bianco e nero. L'uomo nell'immagine
aveva i capelli chiari e somigliava abbastanza a quello che ricordavo di Boris, ma non potevo esserne certo.
Tutt'altra storia, cara la mia regina dell'immobiliare, se le
patenti comprendessero un campione dell'odore invece della
foto, puoi scommetterci!
 un cane addestrato alla scuola K-9, ha detto Bernie.
Parzialmente addestrato alla scuola K-9, come sicuramente
ho gi detto. Ma dico io, perch quel gatto si era messo
in mezzo proprio durante il test finale, mentre seguivo una
traccia in aperta campagna? Il mio attestato era l che mi
aspettava, ma non l'ho mai ottenuto.
Come diavolo ho fatto a non accorgermene? ha detto
Bernie mentre guidavamo verso Rosa Vista. Sono stati l a
spiarci quasi fin da quando abbiamo preso il caso. Ha
sbattuto un pugno contro il volante. Un genere di cosa che
non accadeva spesso. Mi sa che il cervello mi perde dei
colpi, Chet.
Ho sperato che non fosse vero: il cervello di Bernie  una
delle nostre migliori risorse, alla pari con il mio naso. Gli ho
appoggiato una zampa sul ginocchio. Correva zigzagando
anche un po' nel traffico, cosa che non  affatto da lui. Per,
tutta quella velocit e quel qua e l erano divertenti, su questo
non c' dubbio. Ho smesso di preoccuparmi e mi sono
sentito di ottimo umore.
Siamo usciti dall'autostrada e ci siamo diretti verso il sole,
lungo una strada ampia e diritta. Coronado, ha detto
Bernie. Odio Coronado.
E perch? Assomigliava a cos tante strade della Valley,
cos ampia e diritta, sembrava di andare avanti all'infinito.
Lo sai che cosa ha fatto qui agli indiani quel maledetto
conquistador? ha aggiunto dopo un po', lasciandomi nel
buio pi totale.
Poi ha rallentato per leggere i numeri. Quattordici e uno,
quattordici e due... eccoci qua.
Abbiamo parcheggiato di fronte a un ristorante, uno di
quelli buoni. Non avevo bisogno di osservarlo, bastava l'odore.
Bernie ha letto l'insegna: "Costolette alla Memphis da Max".
Un ristorante di costolette? Ne avevo sentito parlare, ma
dentro a uno non c'ero mai stato. Avevo gi la bocca piena di
saliva, quando di colpo mi sono ricordato che di solito i ristoranti
non sono molto ospitali con quelli come me.
Il davanti dell'edificio era interamente di vetro. Siamo arrivati
fino alla porta, abbiamo esitato. Un uomo dietro al bancone
all'interno ci ha visti, mi ha indicato, poi ha fatto segno
di entrare muovendo le dita verso di s. Uno dei miei gesti
umani preferiti, quel movimento, al punto che vorrei tanto
avercele pure io, le dita. Bernie ha aperto la porta e siamo entrati.
Misericordia! C'era odore di paradiso nel ristorante di
Max. Ci siamo avvicinati al bancone.
Cerchiamo Cleon Maxwell, ha detto Bernie.
Eccolo, ha risposto l'uomo. Era questo qui Cleon
Maxwell? Ero proprio confuso: non assomigliava per niente
a Boris. Tanto per cominciare, era nero.
Bernie  andato avanti senza perdere un colpo. Siamo una
buona squadra io e Bernie, se mai non ve ne siete accorti. Ha
allungato a Cleon Maxwell il nostro biglietto da visita.
Stiamo lavorando a un caso, ha detto.  possibile che
lei sia stato vittima di furto d'identit?
Non me ne parli. Gangster russi, ecco che cosa mi hanno
detto quelli della polizia. Ma ho inserito subito un allarme
truffa sul mio registro delle operazioni prima che fosse troppo tardi.
Ottima notizia. Hanno beccato qualcuno?
Cleon Maxwell ha scosso la testa. Su questo, non erano troppo ottimisti.
Ha squillato un telefono, e poi un altro ancora. C' altro
che posso fare per aiutarla?
No. Grazie per il suo tempo.
Non lo dica nemmeno, ha detto Cleon Maxwell. Che
bel cagnone abbiamo qui. Gli piacciono le costolette, per caso?
In realt. Piacciono a tutti e due.
Sedetevi, allora.
Siamo tornati alla Porsche, parcheggiata di fronte al ristorante,
praticamente rotolando, tutti e due. Bernie ha ruttato
un paio di volte. Non ho mai mangiato cos tanto in vita
mia. Ma era buono, no?
S e ancora s! In pi avevamo ottenuto dei buoni due al
prezzo di uno, con i complimenti di Cleon Maxwell, forse il
pi grande essere umano di tutta la Valley, se non contiamo
Bernie, naturalmente. C' forse al mondo un lavoro migliore
del nostro? Ci siamo lasciati cadere sui sedili e abbiamo respirato,
lasciando che il mondo girasse. Bernie dice che il
mondo gira, e se gli va di pensarlo, fatti suoi. Ma io questa
cosa non l'ho mai notata. La gente entrava e usciva dal ristorante
di Max con l'aria felice, tutti, nessuno escluso.
Il contratto d'affitto  un vicolo cieco. Ora non resta che
una cosa da fare, per quanto ne so: dobbiamo risalire alla
notte in cui ti hanno rapito, ritrovare la pista. Ha detto Bernie dopo un po'.
Ritrovare la pista:  il mio forte. Di colpo mi sentivo di nuovo pieno di energia.
Ci significa ripartire dal canile di Sierra Verde.
Il posto dove mi aveva ritrovato Suzie? Di colpo, non mi sentivo pi molto bene.
Bernie si  allungato e mi ha fatto una carezza. Sulla sua mano ho trovato una traccia della salsa segreta di Max e l'ho leccata via, ma nel mio profondo continuavo a stare male.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Abbiamo attraversato la Valley con il sole alle spalle. Sembrava stendersi all'infinito.
Guarda qui, ha detto Bernie a un certo punto, accennando
con la mano. Da quando ci sono passato l'ultima volta,
 tutto nuovo. E dopo un po': E Coronado non era l'unico, sai? Erano tutti cos.
Eh? Stavamo ancora guidando su Coronado? A me quella sembrava pi un'autostrada.
Vedi anche tu quello che vedo io? Ha detto poco dopo.
Home Depot: materiali edili e manutenzione della casa.
Questo significa che stanno per costruire una nuova citt.
Poi ha cominciato a borbottare qualcosa riguardo a Home
Depot come nucleo di qualche orribile atomo. Bernie mi stava
perdendo. Ma la brezza che per un bel pezzo era stata calda
e che poi si era fatta pi fresca mano a mano che salivamo
sulla montagna era davvero fantastica. Avrei potuto correre
in macchina sul sedile davanti per sempre, continuando ad
andare, notte e giorno, ovviamente con qualche spuntino lungo
la strada, oltre alle occasionali pause tecniche.
Lascia che ti dica una cosa, ha detto Bernie mentre accostavamo
per fare benzina,  questa la ragione per cui sono
a favore dei casin indiani, costi quel che costi. Finalmente si
pigliano la rivincita, e magari sbancano i bianchi, scusa il calembour.
Nessun problema: a Bernie gli perdonavo tutto,
anche il calembour, qualsiasi cosa fosse.
Il lettore della carta di credito gli creava qualche problema,
cos  andato a pagare dentro. Magari ritornava con un
paio di Slim Jim, o addirittura con una confezione di bocconcini
al bacon. Era cos tanto che non ne mangiavo che avevo
quasi dimenticato la loro esistenza.
Dopo poco Bernie  uscito, senza Slim Jim e senza bocconcini
di bacon, ma solo con una bottiglia d'acqua. Questo
voleva dire che dopo quella scorpacciata al ristorante di Max
lui non aveva fame. Quei buoni significavano che un giorno
ci saremmo ritornati di certo: Bernie adora gli affari! Devo
dire che in quel momento non avevo fame nemmeno io, ma
di solito le soste per la benzina si accompagnano anche a dei
piccoli spuntini. Certo, sono pi buoni quando hai fame, ma
potrebbero mai essere cattivi? Mah, dite un po' voi.
Bernie mi ha versato dell'acqua nella ciotola da viaggio.
Ne ho leccata un po', buona e ghiacciata. Poi lui ha bevuto
direttamente dalla bottiglia, osservando il cielo: Che succederebbe
se i monsoni quest'estate non arrivassero?
Chi lo sa.
Abbiamo continuato ad arrampicarci su per la montagna,
girando a spirale da un tornante all'altro, lungo una strada
stretta e a due sole corsie. Raggiunta una zona deserta, il traffico
si  diradato. A un tratto eravamo da soli. A poco a poco
ho cominciato a fiutare ogni genere di odore selvatico e...
ehi! Che cos'era quella cosa che filava veloce un po' pi
avanti affianco alla strada? Sar mica stato un uccello corridore?
S! Era proprio un uccello corridore come Bip-Bip, ma
in carne e ossa, e senza Willy il Coyote alle calcagna. Da non
crederci quanto filava, quella piccola canaglia! Oh, ho sempre voluto...
Chet? Calmati, adesso.
Siamo sfrecciati accanto al corridore, ma ho fatto comunque
in tempo a cogliere l'espressione da osso duro in quegli
occhietti a palla. Lui ha virato, si  lanciato come un fulmine
nella macchia ed  svanito. Velocissimo, ma in una gara avrei scommesso su di me.
Poco dopo, abbiamo valicato un passo sulla cima della
montagna, cominciando a scendere dall'altra parte. L'aria
era frizzante, il cielo chiaro, la terra si stendeva a perdita d'occhio.
Da qui si riesce a vedere fino al Nuovo Messico, ha detto
Bernie. Messico: una parola che mi dava una gran brutta
sensazione, anche se non sapevo perch. Poi, mentre percorrevamo
una cittadina polverosa, mi sono ricordato che Mr.
Gulagov aveva detto di volermi addestrare per farmi fare dei
combattimenti laggi, in Messico. Qualche rapporto con il
Nuovo Messico? Non ne avevo idea. Per avevo un messaggio
per Mr. Gulagov: ora c' Bernie con me, amigo. E mi sono
dato una bella scrollata.
Sierra Verde, ha detto Bernie rallentando. Noti qualcosa
di familiare? mi ha chiesto, rivolgendomi un'occhiata.
Niente. Anche se... ehi, un momento! E quel bar l dietro
con un neon a forma di bicchiere di Martini sulla finestra?
Forse...
Non importa, ha detto Bernie. Cominciamo da qui.
Ha svoltato un angolo che portava a una strada laterale, in salita,
con degli edifici ai lati, alcuni sbarrati con delle assi. Abbiamo
parcheggiato di fronte all'ultimo della via. Bernie mi
ha lanciato uno sguardo con la coda dell'occhio. L'ultimo,
dietro a un cancello alto alla fine di un viottolo di ghiaia, era
basso e di un colore indefinibile, con un sottile filo di fumo
bianco che saliva dal retro: eccome se lo conoscevo quel posto,
aveva un'aria anche fin troppo familiare. Mi sono appiattito
sul fondo dell'automobile.
Ehi, amico, tutto a posto? Sono rimasto dov'ero. Il mio
corpo ha cominciato a tremare, senza che ci potessi fare
niente. Andiamo, Chet. Ho bisogno del tuo aiuto. Mi sono
arrampicato di nuovo sul sedile. Cos si fa. Salta fuori.
Saltar fuori dal sedile davanti: l'avevo fatto tantissime
volte, ma adesso, forse per via del tremore, sono scivolato e
sono ricascato all'indietro.
Va tutto bene, amico. La faccia di Bernie si era indurita,
con quello sguardo di pietra che ha quando  arrabbiato.
Arrabbiato con me? No, impossibile. Non con quella voce
gentile e morbida che aveva quando mi ha detto: Non prendertela,
torno subito.
Neanche per idea. Ho rannicchiato le zampe posteriori
per lo slancio e sono balzato fuori, riuscendo per un pelo.
Bernie non ha detto niente, limitandosi a darmi una bella
grattata fra le orecchie.
Abbiamo percorso il viottolo di ghiaia, fianco a fianco.
Bernie ha aperto il cancello. Ho colto l'odore dei miei simili,
di moltissimi di loro - il mio popolo, il popolo dentro al popolo,
come dice Bernie - e subito, tutto di quel posto malvagio
mi  tornato in mente. Ho alzato ben dritta la testa, come
pure la coda, e ho continuato ad avanzare.
Siamo entrati. Mi ritrovavo ancora una volta nella piccola
stanza della reception, con il bancone e con altri odori ancora,
compreso quello del fumo che ora capivo che cos'era. In
piedi dietro al bancone c'era un uomo in camice bianco. Se
lo conoscevo? Impossibile dimenticarlo! Era lui che mi aveva
promesso che da quella piccola costruzione con la porta di
metallo e la ciminiera di mattoni mi avrebbe fatto uscire in
un istante. Mi sono tenuto indietro di un passo.
Salve, ha detto l'uomo in bianco. Mi ha portato un randagio?
No, ha detto Bernie, con la faccia pi pietrosa che gli
avessi mai visto. Lo riconosce?
Chi? Il cane?
Si chiama Chet. Era qui da voi la settimana scorsa.
L'uomo in bianco ha scosso la testa. Abbiamo sempre un
gran traffico qui, molti clienti vanno e vengono, ventiquattro
ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
Questo cliente in particolare  stato ritirato da una mia
amica di nome Suzie Sanchez.  una giornalista del Valley
Tribune. Non le rinfresca per niente la memoria?
La bocca dell'uomo si  aperta. Gli sono venute delle
chiazze rosa sulla faccia, anche se sul colore esatto potrei
sbagliare. Ho smesso di tenermi a distanza e ho fatto un passo
avanti accanto a Bernie.
 difficile da dimenticare una come Suzie. Le ha per
caso menzionato la serie di servizi che sta preparando sui canili?
Oh, s, adesso comincio a ricordare. Questo qui  il suo
cane, vero? E la giornalista era... ehm... casualmente...
Non trovava le parole. Bernie non diceva nulla, limitandosi a fissarlo.
Sulla faccia dell'uomo  apparso un sorriso scemo: su da
un angolo e gi dall'altro. Pare che poi alla fine le cose si
sono sistemate, ha detto.
Bernie non era n d'accordo n contrario. Quello che
voglio da lei, ha detto, sono tutte le informazioni che avete
su come Chet  capitato qui dentro.
Mi spiace, non ero di turno quando...
Ma di certo avrete una registrazione.
Oh s, registrazione, certo. L'uomo si  spostato al
computer e ha schiacciato dei tasti. Ecco qui. Una stampante
ha cominciato a fare dei rumori, molto sgradevoli per
le mie orecchie. Poi il tizio ha allungato a Bernie un foglio di
carta. La carta  qualcosa di molto importante per gli umani:
ci perdono dietro un sacco del loro tempo. Un fascino che a me sfugge.
Gli occhi di Bernie si muovevano su e gi per la pagina:
leggeva. Una cosa che a me  sempre sembrata un po' strana.
Ha sollevato lo sguardo. Tutto quello che fornisce  la data
e l'ora di arrivo. Io voglio sapere chi l'ha portato qui.
Mi pare che fosse un biker, sa di quelli con le moto..
Il nome.
Alla ricezione c'era Doreen, ha detto l'uomo. Lei dovrebbe
sapere qualcosa... un momentino.
 uscito dalla porta sul retro. Momentino era probabilmente
un modo per dire fermo l, ma Bernie pareva non
aver capito perch ha fatto il giro del bancone e l'ha seguito.
Io ho seguito Bernie. L'uomo non sembrava accorgersi della
nostra presenza.
Abbiamo percorso il lungo corridoio che ricordavo, con
quelle celle su ogni lato bloccate da una grata con la catena,
e uno dei miei simili dentro a ognuna. Stavano abbaiando
tutti insieme. Di quelle voci non ne riconoscevo nemmeno
una, ma la donna sul fondo intenta a scrivere su un blocco,
quella s che l'avevo riconosciuta. L'uomo in bianco ha alzato
la voce per farsi udire su tutta quella agitazione. Ehi, Do,
c' uno stron...
La donna ha girato la testa e ci ha visti. L'uomo in bianco
ne ha seguito lo sguardo, e si  ammutolito. Bernie lo ha
ignorato, si  avvicinato alla donna, ma quello che si sono
detti me lo sono perso, perch in quel momento ho udito uno
yip yip yip che mi ricordava tanto Iggy. Oh, no! Mi sono girato
verso la cella pi vicina: non era Iggy, ma un cucciolo
che assomigliava a lui da piccolo. Ha infilato il naso in uno
di quei piccoli spazi della griglia. Mi sono abbassato velocemente
e gli ho dato un colpetto con il mio. Voleva disperatamente
uscire da l. Me lo dicevano i suoi teneri occhi marroni.
Pensava forse che potessi aiutarlo? Povero cucciolo.
Andiamo, Chet, andiamo fuori da qui, ha detto Bernie.
Pochi istanti dopo eravamo fuori, io e Bernie, di nuovo all'aria
fresca della montagna. Sono balzato al mio posto, superando
abbondantemente l'altezza della portiera, anzi forse
con il salto pi alto della mia vita, un record personale. Bernie
ha girato la chiavetta e ha dato gas. Finch non siamo arrivati
sulla strada principale, non ha detto una parola.
Brrr, ha fatto poi come se avesse freddo, dandosi addirittura
una scrollata non molto diversa dalle mie. Va bene,
Chet, allora, cos' che abbiamo?
Restavo in attesa.
Un grosso biker, nessun nome. Ci credi che non chiedono
neanche il nome? Per, quella parlava di un locale a volte
frequentato da questi tizi, che dovrebbe essere proprio qui in
zona...
Bernie ha accostato e ha parcheggiato di fronte al bar con
il neon del bicchiere. C'erano grosse moto su entrambi i lati.
Non osare fare nemmeno un respiro con quei bestioni, ha
detto Bernie. Per non parlare degli altri tuoi scherzetti.
Non me lo sognavo proprio: i biker erano miei amici!
Per! Bestioni: proprio un nome azzeccato per delle moto.
Sapevo bene di che cos'erano capaci le bestie di grossa taglia:
per esempio c'era stata quella visita, non proprio prevista,
a una fattoria di maiali... una lezione che non avrei dimenticato
tanto in fretta.
Abbiamo superato delle porte oscillanti da saloon, come
quelle dei vecchi western. C'era un tempo in cui guardavamo
molti vecchi western, io e Bernie. Ma Bernie non faceva che
continuare con Vedi?  cos che questi posti erano una volta,
andando avanti in questo modo fino a che poi non ci aveva
perso gusto. Dopodich i western erano finiti in fondo alla
pila dei DVD, e l erano rimasti.
Appena entrati, ci siamo fermati a guardarci intorno: alcuni
tavoli e un piccolo palcoscenico da una parte, un lungo
bancone del bar dall'altra, un tavolo da biliardo sul fondo, e
segatura sul pavimento. Segatura sul pavimento: che idea geniale!
Ho dovuto trattenere a forza l'impulso di rotolarmici
dentro.
Certo, c'erano anche dei biker: alcuni al bar, altri due al
biliardo... e uno dei giocatori era proprio il mio grosso amico.
L'ho riconosciuto immediatamente dalla stazza e da quella
sua barbona bianca, per non parlare dell'odore che riuscivo
a fiutare fin da l. Alcuni biker ci hanno gettato un'occhiata,
prima di tornare alla loro birra. Devono proprio andarci
matti per quelle bottiglie dal collo lungo.
Posso avere un attimo della vostra attenzione? ha detto
Bernie con voce forte e chiara. Si sono voltati tutti. C'
qualcuno fra voi che riconosce Chet, qui? Tutti quegli occhi
addosso all'improvviso mi stavano facendo una certa impressione.
Per scacciarla ho provato a torcere la testa, ruotandola
quasi all'incontrario.
Nessuno per rispondeva alla domanda di Bernie. Che
stava succedendo? Questi erano i miei amici biker. Oltre a
quello grosso ne avevo riconosciuto anche degli altri, come
la donna con la spilla da balia infilata nel sopracciglio, e il
piccoletto con la parte superiore delle braccia che mi ricordava
quel prosciutto che una volta Leda aveva servito a Natale.
Adoro il Natale, ve l'ho mai detto? Magari pi tardi avr
l'occasione di raccontarvi anche perch. In quel momento
non riuscivo proprio a capire come mai i miei amici biker -
avevamo anche cantato insieme! - si comportavano in quel
modo strano. Mi sono avvicinato al tavolo da biliardo e mi
sono fermato di fronte al tipo grosso agitando la coda.
Sembrerebbe che Chet ti riconosca, amico, ha detto
Bernie, avanzando e mettendosi al mio fianco.
Il mio grosso amico biker - non molti uomini fanno sembrare
piccolo Bernie, ma questo invece s - ha guardato gi
verso di noi e ha detto: Mi puzzi di sbirro. Non sono amico
degli sbirri.
Ehi! Forse che gli sbirri hanno un odore tutto loro particolare?
Se  cos, non me ne sono mai accorto. Possibile che
quel grosso biker avesse un fiuto migliore del mio? Saliva
nella mia stima, gi piuttosto alta fin da quella corsa in moto
e tutto il resto.
Sono un detective privato. Non uno sbirro.
Detective privato per me uguale a sbirro, ha risposto il
mio amico biker. A noi non ci piacciono gli sbirri.
Questo non mi stupisce, visto che siete dei biker.
Oh oh! Non ditemi che stava venendo fuori quel Bernie?
Perch proprio adesso?
La mano del grosso biker ha rafforzato la presa sulla stecca
da biliardo. Cominciava a cadere nella mia stima, a cadere
precipitosamente. Non sarai del genere sputasentenze?
Di certo per me suona proprio come uno sputasentenze,
ha detto il piccoletto con le braccia a prosciutto facendosi
avanti dal bar. Dalle mani gli penzolava una catena, grossa e pesante.
Bernie si  rivolto a lui. Quello che dico e quello che
senti non  detto che coincidano.
Eh? ha detto il biker con le braccia a prosciutto.
Ma non  il caso di approfondire. Credo che abbiate trovato
Chet nel deserto, e di questo vi sono grato. Tutto quello
che voglio sapere  come e quando  successo, dopodich da
qui ce ne andiamo e il divertimento pu riprendere.
Silenzio. Poi il biker con le braccia a prosciutto ha parlato
con una di quelle voci da caricatura, forse la voce umana
peggiore di tutte. Il divertimento pu riprendere, ha detto.
E poi, con la sua voce normale, anche quella piuttosto sgradevole:
Penso che  pure frocio, oltre che sputasentenze.
Bene, ha detto Bernie, almeno sai anche pensare. Ora
cerca di pensare a quando hai visto Chet per la prima volta.
Almeno io... cosa? ha detto l'altro, con la faccia che
gli si gonfiava assomigliando alle braccia a prosciutto. Razza
di figlio di puttana. E ha lanciato un colpo di catena contro Bernie.
Una cosa di Bernie  che pu muoversi veloce. Altra cosa
di Bernie, forse non molto bella,  che qualche parte di lui,
ma non spesso, non ha alcun problema nel cacciarsi in simili
situazioni, possibilmente le cerca pure. Questo fa di Bernie
qualcuno di assolutamente diverso da tutti gli umani che ho
mai incontrato. Per qualche ragione che non so, la catena non
l'ha colpito.  invece finita prima fra le mani di Bernie, e poi
in qualche modo attorcigliata al grosso collo del biker con le
braccia a prosciutto, che  crollato tutto stravaccato ai piedi
del bar con gli occhi rovesciati all'indietro. Una visione che
mi ha eccitato tantissimo. Ho dato un morso alla prima gamba
che ho visto. Da qualche parte in alto  arrivato un grugnito
e il grosso biker ha attaccato Bernie, roteando la stecca da
biliardo nel tentativo di dargli un colpo sulla testa. Mi sono
ricordato che Bernie aveva detto che per combattere con una
stecca da biliardo non bisogna rotearla, ma la si deve affondare
di punta nell'avversario. Sapevo perci che la questione
si sarebbe rapidamente conclusa. Bernie ha fatto un balzo in
avanti, ha eseguito quella cosa del taglio-della-mano-sulla-
gola e il grosso biker  piombato gi come quell'albero che
una volta avevamo abbattuto.
Adesso tutti i biker stavano avvicinandosi ruggendo, ma
Bernie pareva non avere fretta. Si  inginocchiato sulla schiena
del grosso biker, l'ha afferrato per la gola e ha detto:
Adesso datevi tutti una calmata, se volete che lui continui a vivere.
Il bar  sprofondato nel silenzio.
Bene, ragazzone, ha detto Bernie. Sputa il rospo.
Con voce affannosa, il grosso biker ha detto:  spuntato
dal nulla al nostro accampamento, quel fottuto cane, e...
Si chiama Chet.
Eh?
Di' Chet invece che fottuto cane.
Chet, ha detto il grosso biker.
Ho sentito un venticello alle spalle, poi mi sono accorto
che ero io: stavo scodinzolando. Era davvero il momento giusto?
Ho cercato di smettere.
Continua, ha detto Bernie.
 tutto. Il fott... Chet  arrivato all'accampamento dal
nien...
Dov'eravate?
Gi all'Apache Wash, vicino al confine con il Nuovo
Messico.
Disegnami una mappa.
Eh?
Bernie ha indicato il pavimento. Il biker ha allungato la
sua manona e ha disegnato una mappa nella segatura. Bernie
l'ha osservata, poi ha lasciato la presa e si  alzato in piedi.
Andiamo, Chet.
Ci siamo avviati verso le porte oscillanti. Non volava una
mosca. Passando vicino al bancone del bar, Bernie ha infilato
una mano in tasca e ha messo l alcune banconote.
Signore e signori, un giro per tutti, ha detto.
Oh Bernie! Le nostre finanze sono un disastro, possibile
che non te lo ricordi mai? Ma in quel momento cosa importava?
Bernie era il migliore, o no? Verso l'uscita, mi sono perfino concesso una bella rotolata nella segatura.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Attraversavamo il deserto seguendo una pista di terra che
di tanto in tanto spariva, almeno ai miei occhi. Immagina,
essere uno scout a quell'epoca. Doveva essere fantastico, no?
Come Kit Carson. Bernie era di ottimo umore. Da un lato si
ergeva una di quelle strane colline piatte. Che Paese! Vorrei
farmelo correndo in lungo e in largo senza mai fermarmi.
Abbiamo proseguito per un po'. Poi, a bassa voce, Bernie ha
aggiunto: Be', magari proprio di corsa no. E ancora: Dovrei
rimettermi un po' in forma.
Tutto a un tratto sembrava triste. Perch? Non capivo. Ho
aperto il pi possibile la bocca, allargandola proprio al massimo.
Quando lo faccio, a volte mi si aggancia il labbro a uno
dei denti. Bernie l'ha notato e ha sorriso.
La strada si  fatta accidentata e Bernie ha dovuto rallentare,
serpeggiando fra pietre e bassi cespugli spinosi. Dopo
un po' gli  venuta una buffa espressione sulla faccia. Si 
messo ad annusare l'aria. Ma non fatemi parlare dell'inutilit
del naso degli umani! Senti niente, Chet?
Da dove avrei dovuto cominciare?
Forse olio? Olio bruciato?'
Be', certo. C' sempre odore di olio bruciato quando siamo
sulla Porsche, ma ormai non ci faccio pi caso. Bernie ha
fermato la macchina, ha aperto il cofano, ha osservato il motore.
Io sono balzato fuori e mi sono messo a trotterellare un
po' in giro, alzando la zampa su alcuni cespugli ispidi e su un
masso tondo con una pietra piatta sulla cima: non potrei mai
ignorare una cosa del genere. Quando dopo un po' mi sono
girato, Bernie era sotto l'automobile, grugniva e armeggiava
con uno dei suoi attrezzi. Gli attrezzi: oh oh! Quando si tirano
fuori quelli, non succede mai niente di buono. Ho gironzolato
intorno a un cactus a forma di botte, e l a terra ho notato
un buco interessante. Ci ho infilato il naso e ho sentito
un odore tipo pesce, ma non cos forte, pi sottile e vago di
quello di un vero e proprio pesce. Quell'odore mi ricordava
una cosa, e una soltanto: serpenti! Ho tirato indietro la testa
di scatto. I serpenti mi spaventano a morte. Non mi vergogno
ad ammetterlo. Per una volta, e la cosa potrebbe sorprendervi,
ne ho catturato uno bello grasso e tutto nero, durante una
gita che avevamo fatto da qualche parte in cima a una pineta.
Chiss cosa mi era preso quel giorno! Stavamo camminando
insieme, io e Bernie, e tutto a un tratto...
Chet? Direi che possiamo ripartire.
L'ho guardato: il naso sporco di grasso, stava versando
del liquido in un imbuto che spuntava dal motore. Teniamo
lattine di un po' di tutto nel bagagliaio. Ha chiuso il cofano, e
subito dopo eravamo di nuovo per strada, soli, in quell'immenso
paesaggio.
Io continuavo a sentire odore di olio bruciato, ma Bernie
sembrava felice. Questa macchina durer in eterno, ha detto.
Esattamente quello che volevo sentire.
Abbiamo superato delle formazioni rocciose molto strane.
Le ombre, sempre pi lunghe - comprese quelle della
Porsche e delle nostre teste - correvano davanti a noi. Poi all'orizzonte
 apparsa una collina bassa e rotonda, sassosa e
rossiccia - ma sul colore rosso non prendetemi troppo alla
lettera - alla cui base ho notato una sagoma squadrata, tipica
della presenza di umani. Siamo passati accanto a una lattina
di birra ammaccata, poi a un'altra. Ci stiamo avvicinando,
ha detto Bernie. Aveva sulla faccia lo sguardo di chi sa le cose,
proprio come quello degli antichi scout di cui aveva parlato.
Kit Carson aveva seguito anche lui tracce di lattine di birra
nel deserto?
Poco dopo, il sentiero ha attraversato il fondo di uno di
quei torrenti prosciugati, roccioso al centro ma con degli alberi
verdognoli e un po' nani lungo i bordi.
L'Apache Wash, ha detto Bernie. C' dell'acqua
quaggi, e anche molta, ma per quanto tempo? Ho guardato,
ma io di acqua non ne ho vista, nemmeno una goccia. A
volte Bernie mi preoccupa. Questa storia dell'acqua lo sta facendo
diventare pazzo. Gli ho posato una zampa sulla gamba.
Ehi, amico, ha detto, e con un ultimo scossone siamo
saliti sull'altro argine del torrente.
Dopodich il sentiero  sparito. A quel punto per eravamo
praticamente arrivati alla base della collina, e ho visto
che la forma squadrata era la casupola in rovina che si trovava
vicino al bivacco dei biker. Abbiamo parcheggiato proprio
l accanto, siamo scesi e ci siamo avvicinati ai resti anneriti
del focolare. Bernie ha dato un calcio a una o due bottiglie,
ha tirato su il mozzicone di una canna, ha sbirciato dentro alla
casupola. Io ho disseppellito un pezzo di hamburger carbonizzato
e me lo sono lavorato in fretta. Bernie si  girato.
Chet! Che cosa stai mangiando?
Niente. Era la verit. Avevo gi bell'e finito. Ho annusato
intorno qua e l, e mi sono messo a trotterellare dandomi
un'aria indaffarata. Bernie  ritornato alla Porsche, ha tirato
fuori il binocolo dal cruscotto e lo ha puntato verso alcune
colline lontane, rosate - almeno credo - per via del sole al
tramonto. Non mi piace il binocolo, specialmente quando
Bernie se lo piazza sulla faccia infilandoci quasi gli occhi
dentro. Gli umani sono gi fin troppo vicini alle macchine,
perch io possa sentirmi tranquillo.
Chet. Calmati.
Venivano da me quei versi al limite del piagnucolio? Mi
sono calmato. Bernie ha scrutato per un po' l'orizzonte, poi
ha abbassato il binocolo. Si  seduto su un masso, ha aperto
una mappa e se l' sistemata sulle gambe. Io mi sono seduto
accanto a lui. Si tastava le tasche in un modo familiare, alla
ricerca di sigarette che non si portava mai dietro per via dei
suoi tentativi di smettere.
Qui al bivacco c'eri arrivato per caso, Chet, ma da dove
venivi? Da dove eri partito?
Restavo seduto in attesa che lo scoprisse lui. Nel frattempo,
cominciava a venirmi fame. Chiss se c'erano altri pezzi
di carne carbonizzata in giro. Ho annusato l'aria: poiana, dopobarba
di Bernie, gasolio, mesquite bruciato, e s certo, acqua.
Acqua fresca e corrente, anche se non riuscivo a vederla.
Ma niente hamburger. In compenso, c'era sempre quell'acuto
odore tipo pesce. Mi sono spostato un po' pi vicino a
Bernie.
Lui ha ripiegato la mappa, se l' infilata in tasca e si  rivolto
a me. Credi di riuscire a ricordarti qualcosa, amico?
Eh? Come ci sei arrivato fin qui? Mi ha grattato fra le orecchie,
beccando un punto che, a mia insaputa, aveva davvero
bisogno di una bella grattata. Non  che in questo momento
ci siano molte opzioni.
Cosa mi stava chiedendo? Come eravamo arrivati l? Certo
che me lo ricordavo, e potevo fare strada!
Calma, Chet, calma!
Ops. Che ci facevo con le zampe davanti sulle sue spalle
in quel modo? Mi sono rimesso gi su tutte e quattro. Bernie
 andato alla macchina,  tornato con la torcia e la nostra calibro
38 special, che si  infilato nella cintura. Mi piace quella
calibro 38 special. Bernie  un eccellente tiratore. L'ho visto
al poligono: mi piace anche il poligono, ma mi ci ha portato
solo una volta per via che l'intera avventura si era poi rivelata
un po' troppo eccitante. Certo, all'epoca ero pi giovane,
adesso la cosa la gestirei molto meglio. Ho fissato la pistola.
Spara a casaccio su qualcosa, Bernie, qualsiasi cosa!
Bottigliette di Coca-Cola su una staccionata, per esempio.
Riducile in frantumi! Niente da fare: la calibro 38 special rimaneva
incastrata nella cintura.
Vuoi dell'acqua?
Buona idea. Avevo sete e non me ne ero nemmeno accorto.
Bernie mi ha riempito la ciotola. Io ho bevuto. Pronto?
ha detto poi. Fai strada.
Mi sono avvicinato al fuoco del bivacco e ho dato qualche
zampata alla cenere. Poi gli ho fatto un giro intorno e mi sono
diretto verso il deserto, con il sole alle spalle e la mia ombra
di fronte che creava un lunghissimo Chet, sempre pi
lungo. Dopo un'annusata a terra, ho cambiato direzione. Abbiamo
deviato verso quelle colline rosate, Bernie indietro di
qualche passo, io con il naso all'aria, ma pi spesso a terra.
Cercavo l'odore che conoscevo meglio al mondo, il mio. Primo:
acchiappare il mio odore. Secondo: seguirlo fino al ranch
di Mr. Gulagov con quell'orribile vecchia miniera, e poi
affondare i denti in una o due gambe di calzoni. Caso chiuso.
Ma dov'era il mio odore? Ho cambiato di nuovo direzione,
puntando su una pianta appassita e verdastra, bassa e striminzita,
l'unico essere vivente nei paraggi. Ho annusato la
base della pianta, infilando il naso proprio in mezzo alle foglie,
sempre che quelle fossero foglie: lunghe cose simili a
cera e con su... oh oh... spine! Troppo tardi.
Abbiamo fatto una breve pausa. Bernie mi ha tolto gli
aculei, e poi io sono ritornato dritto alla pianta.
Chet, per l'amor di Dio!
Ho annusato e annusato, e forse proprio perch l'avevo
abbastanza infastidita dopo un po' la pianta ha ceduto il suo
segreto: un lieve, quasi indistinto odore di vecchia pelle, sale
e pepe, pelliccia di visone, pastoia (al pomodoro) e, a voler
essere del tutto onesti, una sana punta di qualcosa di maschio
e penetrante: sissignori! Il mio odore e quello soltanto: innegabile
prova che Chet il jet era passato da l.
Trovato qualcosa, amico?
Eh gi! Ho piazzato il naso sulla terra battuta, che adesso
era pi calda dell'aria, e ho annusato l intorno alla ricerca di
altre tracce del mio odore. Mi ci  voluto un bel pezzo, almeno
cos mi  sembrato, ma poi, accanto a un frammento arrugginito
di qualcosa fatto dall'uomo ma non pi riconoscibile,
ho captato un'altra traccia delle mie, ancora pi debole
della prima, quasi svanita. Mi sono girato verso le lontane
colline rosate, ho proseguito in direzione di quella con una
delle estremit pi alta, trottando lentamente, naso a terra.
Un'altra traccia? Forse s: ho cambiato di nuovo direzione.
Poi per un bel tratto niente di niente. Quando ho alzato gli
occhi quelle colline lontane erano ancora lontane, ma non
erano pi rosa eccetto la cima della pi alta. Le nostre ombre
erano sparite. A dire il vero, adesso l'ombra ricopriva ogni
cosa, e il cielo si stava scurendo.
Come sta andando? ha chiesto Bernie.
Si  alzato il vento, soffiava proprio da quelle colline. Ho
gettato il naso in aria, l'ho annusato. Come sta andando? Alla
grande. Ce l'avremmo fatta. Ma la verit era che quel vento
non trasportava nulla, nada, zero. E la cosa mi ha sorpreso:
di solito il vento sta dalla mia. Ho cambiato direzione ancora
una volta, ho annusato un rotolo d'erba: ancora poiana -
un gioco da ragazzi identificare il tanfo della poiana - e forse
una specie di lucertola, ma niente di mio. Il vento si  messo
a soffiare ancora pi forte, e il fascio di erba  rotolato via.
Si  fatta notte, una notte dal cielo infinito, nero e pieno di
stelle. Poco dopo  salita la luna, tonda e bianca. Bernie ha
tutta una serie di strane idee sulla luna - tipo che non ha una
luce propria e che un tempo faceva parte della Terra - ma tutto
quello che so  che su di me ha un certo effetto. Difficile
da spiegare, ma mi sento particolarmente sveglio al chiaro di
luna. E quella notte la luna era la pi brillante mai vista. Bernie,
qualsiasi siano le sue idee riguardo al chiaro di luna, non
ha avuto bisogno di accendere la torcia nemmeno una volta.
Continuavamo ad avanzare, accompagnati dall'unico suono
del vento. Bernie e io sappiamo come muoverci in silenzio.
A un certo punto ho individuato un luccichio, mi ci sono
precipitato e mi sono ritrovato ad annusare un pezzo di vetro.
Un indizio? Forse, ma solo forse, una traccia di visone, del
mio visone. Ho preso a muovermi a zigzag, cercando e cercando
ancora. Intanto la luna si spostava nel cielo. Ho fiutato
tracce qui e l - niente pi visone, ma pastoia un paio di volte,
afrore maschile una volta, mio di certo - e ho cambiato direzione,
e poi l'ho cambiata di nuovo, e forse ancora una volta.
Bernie mi camminava affianco. A volte quando mi mettevo
al trotto lui passava alla corsa, con il respiro che nel silenzio
gli si faceva affannoso.  trascorso altro tempo, e mi sa
anche parecchio. Bernie non diceva una parola, aveva fiducia
in me. Questo mi rendeva ancora pi forte. Avrei potuto continuare
a cercare per tutta la notte, se necessario.
E poi: finalmente! Davanti a noi, piantato nel bel mezzo
del niente, ho riconosciuto un cartello su un palo: un cartello
che ricordavo di aver visto la notte della fuga da Mr. Gulagov.
Sono corso l, con Bernie che mi seguiva. Per la prima
volta ha acceso la torcia e l'ha puntata sul cartello. Era vecchio
e consumato, con le lettere quasi tutte cancellate. Bernie
ha passato leggermente la mano sul legno: Qualcosa... fantasma...
otto chilometri. Si  rivolto a me. Citt fantasma,
molto probabilmente... ce ne sono parecchie qui intorno.  l
che eri, Chet?
Citt fantasma non mi diceva niente, ma era l che ero?
Oh, certo che s. Ho fatto un passo o due verso il cartello e
improvvisamente sono stato investito dal mio odore, la traccia
pi potente fino a quel momento. Ho decollato.
Chet! Chet! Rallenta!
Ho cercato di rallentare: una parola, con quell'odore che
si faceva sempre pi forte! Schizzavo avanti, tornavo indietro,
correvo a cerchio intorno a Bernie, e poi trottavo ancora
avanti. Abbiamo continuato a procedere cos, senza che mi
sentissi minimamente stanco, e quasi non mi sono accorto
che la luna cominciava a sparire, le stelle a farsi pi tenui, il
cielo a impallidire. Eravamo sulla pista, seguendo la scia, su
questo non c'era dubbio, ogni elemento era presente: vecchia
pelle, sale e pepe, pelliccia di visone, pastoia, afrore maschile.
C'era tutto! Mi sono messo a correre senza riuscire a fermarmi.
Bernie mi  stato dietro per un po', riuscivo a sentirlo,
ma a un certo punto ha rinunciato. Quando mi sono voltato
a guardare, non stava pi correndo, camminava a passo
lento. Bernie! Coraggio! Mi sono girato, ho spinto a tutto gas
in avanti, con il mio odore ovunque. Stavo proprio per raggiungere
la massima velocit quando...
Cosa vedo? Lattine di birra... i resti di un fuoco... una casupola
mezzo crollata? Oh no! Eravamo tornati al bivacco
dei biker. Ma com'era possibile? Avevamo cercato per tutta
la notte. Mi sono immobilizzato, con una delle zampe davanti
in equilibrio nell'aria.
Bernie mi ha raggiunto. Pare che abbiamo corso in circolo,
amico, ha detto con calma. Ho abbassato la zampa, e
pure la testa.
La luce del giorno illuminava il deserto, come pure tutta
la polvere che io e Bernie avevamo addosso. Per via del vento
che si era levato durante la notte? Chiss. Alla luce, ho notato
inoltre che Bernie aveva di nuovo gli occhi da procione.
Certo che  proprio bello il deserto, alla luce dell'alba. Ha detto.
Non per me, non in quel momento: mi sentivo cos male
per il mio fallimento che non osavo nemmeno guardare in
faccia Bernie. Siamo rimontati sulla Porsche, abbiamo attraversato
l'Apache Wash, abbiamo ripercorso il sentiero e risalito
le montagne, per poi ritrovarci a Sierra Verde. Mi sono
sdraiato sul mio sedile, stanco. Ma mi concedevo forse di
dormire? Neanche per sogno.
Hai fame, amico?
S che avevo fame. Ma mi concedevo forse di mangiare?
Neanche per sogno. Bernie ha fermato la macchina. Io mi sono
messo seduto. Eravamo parcheggiati davanti a un emporio.
Bernie ha preso la pistola che aveva in cintura e l'ha rimessa
a posto nel cruscotto. Stava per azionare la maniglia
della portiera, quando dall'emporio  uscito un uomo carico
di sacchetti di provviste. Un piccoletto, molto esile, con
braccia tatuate e capelli aguzzi.
Bernie si  immobilizzato. Non muovere un muscolo,
ha detto, cos piano che ho rischiato di non sentirlo.
Non ho mosso un muscolo, evitando anche di respirare. E
quel tipo tatuato dai capelli a punta? Certo che lo conoscevamo,
io e Bernie! Anatoly Bulganin, proiezionista del cinema
La Palma d'oro di Las Vegas. Eravamo lontani da Las Vegas,
questo mi era ben chiaro. E conosco Bernie. In quel momento
doveva stare pensando: Che cosa ci fa qui quel piccoletto?
Mi sono rianimato di colpo.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Anatoly Bulganin, il proiezionista dai capelli a punta, ha attraversato
il parcheggio, ha fatto scattare il bagagliaio di una
macchina e ci ha messo dentro i sacchetti, senza mai guardare
verso di noi. Bernie me l'aveva spiegato cos' che faceva
un proiezionista? Non ricordavo, ma si capiva gi solo dal
suono della parola che non doveva essere niente di buono.
Bingo, ha detto Bernie a bassa voce.
Bingo? E cosa c'entrava il bingo? Io credevo che fosse
quello strano gioco cui Bernie aveva partecipato all'associazione
filantropica della polizia per la raccolta di fondi, un
gioco al quale avrebbe anche vinto senza quel fatale incidente
che aveva coinvolto la mia coda e la sua cartella con i piccoli segnapunti.
La vedi quella macchina?  una BMW blu, ha sussurrato,
poi  uscito dalla Porsche. Anatoly, nel chiudere il bagagliaio
si  girato e l'ha visto. A quel punto la faccia del
proiezionista ha fatto delle cose buffissime. Ciao, Anatoly,
ha detto Bernie. Siamo un po' lontani da casa, no?
Io, ehm... ha cominciato a dire Anatoly. Poi, con incredibile
rapidit, ha fatto il giro dell'auto fino al posto di guida,
ha aperto la portiera senza nemmeno darsi il tempo di chiudere
completamente il bagagliaio, che  scattato di nuovo all'ins.
A quel punto sono scattato anch'io. Atterrato sull'asfalto,
ho poi rimbalzato oltre Bernie e mi sono lanciato su
Anatoly. Un pelo troppo tardi, per: la porta del conducente
si  chiusa con un colpo e con lui dentro, e io ho urtato contro
il duro acciaio con un tonfo che mi ha fatto fare una capriola
all'indietro. Subito dopo la BMW ha lasciato il parcheggio
con una sgommata, e mancandomi per un pelo.
Chet! Tutto a posto?
Mi sono girato rimettendomi sulle quattro zampe con un colpo di reni, malfermo all'inizio, poi mi sono ripreso. Stavo bene, solo un po' furioso.
In marcia. Pronti?
Ero pi che pronto. Siamo balzati sulla Porsche e ci siamo
lanciati alle calcagna di Anatoly il proiezionista. Era gi condannato, ma ancora lui non lo sapeva.
La BMW rombava lungo la strada principale, dopo avere
superato il bar con il neon del bicchiere sulla finestra - nessun
bestione parcheggiato fuori, ma era ancora un po' presto, ha sterzato su per una strada laterale facendo fumare le gomme.
Bernie non guidava certo a quella stessa velocit - non lo
farebbe mai in una zona popolata -, cos quando abbiamo
raggiunto la strada laterale Anatoly era sparito. Abbiamo risalito
la via tenendo a freno il motore, e dopo aver superato
le ultime case ci siamo ritrovati in una zona desertica. A quel
punto Bernie ha spinto a tutto gas. Quasi subito la carreggiata
asfaltata ha lasciato il posto a una strada sterrata e, pur non
riuscendo a vedere la BMW, la polvere di Anatoly era ancora
nell'aria, come una nuvola rivelatrice. Il nostro motore ha liberato
un ruggito da belva selvaggia. Le automobili sono come
le altre macchine? Impossibile. Detesto le macchine, ma
le automobili le adoro!
La strada - che si faceva sempre pi stretta e accidentata
- s'inerpicava su per la montagna curvando e ricurvando.
Bernie  un pilota eccellente, ve ne ho mai parlato? Slittavamo
nelle curve, rombavamo, ma il naso della Porsche era
sempre puntato dritto in avanti. Vogliamo poi parlare dello
sguardo sulla faccia di Bernie? Il migliore, lo sguardo del
cacciatore che avvista la preda. Magari con la preda non proprio
ancora in vista, ma il messaggio per Anatoly era forte e
chiaro: sei fatto, amico! Avevo gi partecipato ad altri inseguimenti
d'auto tipo quello - uno degli incentivi migliori del
nostro mestiere, gli inseguimenti in macchina - e finivano
sempre allo stesso modo, con la gamba dei calzoni di un cattivo
tra i miei denti.
La strada continuava a salire, con una minacciosa parete
ripida e scoscesa da un lato e uno strapiombo dall'altro. Bernie
ha scalato la marcia - adoro quando si scala la marcia,
specialmente per come il motore va subito su di giri schiacciandomi
indietro sul sedile - da vero maestro! Pu mai esserci
qualcosa di pi divertente? Ditemelo voi!
Ma dov'ero rimasto?
Alle calcagna di Anatoly con Bernie che scalava la marcia.
Ci siamo piegati in una curva a gomito, una curva con il
terrapieno che sporgeva molto al di fuori sullo strapiombo.
Da l siamo riusciti a vederne un'altra simile pi avanti e, alla
fine di quella, la BMW blu, inseguita da una nuvola di polvere
e con il bagagliaio ancora aperto che ondeggiava su e
gi. Era solo questione di tempo: una delle espressioni preferite
dagli umani, anche se non da me: tutto quello che riguarda
il tempo ha il vizio di scivolarmi via, come quella saponetta
che una volta ho cercato di acchiappare sul pavimento
del bagno. Ma so che in quel preciso momento l'espressione
era azzeccata, e ho cominciato a salivare come sempre mi
succede quando stiamo per acciuffare il cattivo.
La BMW  scomparsa dietro il tornante. Bernie ha cambiato
marcia, ci siamo lanciati lungo un breve rettilineo, raggiungendo
il curvone successivo, quello su cui avevamo visto
Anatoly pochi istanti prima. Passato anche quel tornante, la
strada si  fatta ancor pi stretta e sgangherata, continuando
in salita per un altro lungo tratto tutto curve. La BMW era
sempre davanti a noi, ma guadagnavamo terreno, e lo guadagnavamo
in fretta. Un'inezia dai capelli a punta avrebbe mai
potuto seminare Bernie? Ma non scherziamo!
Ci facevamo pi vicini, con Bernie che scalava, aumentava,
mani e piedi che facevano manovre, aggiustando la direzione
senza sosta. Ora riuscivo a vedere la testa di Anatoly
attraverso il finestrino di dietro della BMW. La muoveva in
continuazione, forse per tenerci sotto controllo attraverso lo
specchietto retrovisore. Terrificante visione, vero pivelletto,
ritrovarsi l'Agenzia Investigativa Little con il fiato sul collo?
La BMW ha dato ancora pi gas, poi ha cominciato a zigzagare,
con la coda che guizzava di qua e di l violentemente,
mentre l'automobile intera derapava sempre pi vicino al
bordo della scarpata. Proprio nel momento in cui sembrava
lanciarsi nel vuoto - ve l'ho detto che non c'erano barriere di
nessun genere? - si  raddrizzata di colpo con i sacchetti della
spesa che volavano fuori dal bagagliaio, e ha continuato la
corsa. Una mela si  librata in volo nel cielo blu e ho provato
l'urgente desiderio di andarla a riprendere. Pessima idea, lo
sapevo, ma non riuscivo a non domandarmi: Potrei mai farcela?
Con tutto quell'avanti e indietro di curve Anatoly aveva
perso molto terreno. Ci avvicinavamo rapidamente, mentre
tutto ci passava accanto come un lampo: i tornanti a ripetizione,
la polvere che ribolliva dietro alle ruote della BMW, il
pendio scosceso da una parte, lo strapiombo dall'altra, come
se stessimo costeggiando il bordo del cielo.
Io sedevo dritto, anche pi dritto del solito - in realt tenevo
le zampe davanti ben salde sulla cornice del parabrezza
- pronto allo scatto, efficace e attento.
Anatoly ha controllato ancora una volta lo specchietto retrovisore.
Adesso potevo vedere i suoi occhi spalancati dal
terrore. Un terrore che riuscivo perfino a fiutare. Bernie ha
sollevato la mano mostrando il palmo, che significa: fermo!
Ma Anatoly non si  fermato, anzi ha accelerato abbordando
un'altra curva, con il posteriore della BMW che slittava
da una parte e dall'altra.
In quell'esatto momento, Bernie ha fatto una delle sue cose
pi straordinarie: ha girato bruscamente il volante, scalando
al contempo, e ha superato come un lampo la BMW sul
lato della parete rocciosa.
Ora eravamo davanti, e Anatoly stava mangiando la nostra
polvere! Perfezione assoluta!
Adesso facciamo rallentare un po' la piccola carovana,
ha detto Bernie. Ecco Bernie in una sola parola: genio. E
poi lo multiamo per aver gettato rifiuti, ha aggiunto.
Gettato rifiuti? Non capivo, ed ero ancora l a rimuginarci
sopra, quando... boom! Qualcosa  andato storto. Prima di
tutto, un boom che pareva venire proprio da sotto di noi - oh
no, problemi con la Porsche proprio adesso! - seguito poi da
una nuvola nera, spessa e bagnata, che  schizzata da sotto il
cofano andando a spiaccicarsi sul parabrezza, accecandoci.
Dopodich le cose sono accadute molto in fretta. Abbiamo
cominciato ad avvitarci girando in tondo e pattinando al
contempo sulla strada stretta, rasentando la base della parete
rocciosa, con scintille che partivano da tutte le parti. Poi abbiamo
virato verso il burrone, con una ruota che spruzzava
manciate di ghiaia oltre il bordo, il pneumatico che forse
sgusciava nel vuoto un po' anche lui. Per tutto il tempo la
faccia di Bernie era rimasta impassibile, mentre cambiava
marcia, frenava, faceva girare le ruote di qua e di l. Ma non
riuscivamo a vedere niente, non attraverso il parabrezza tutto
annerito. Eppure continuavamo a girare e a girare, senza sosta.
La BMW ci aveva forse sorpassati? Mi sa di s, ma non
potevo esserne certo. In pi avevo altro a cui pensare in quel
momento: stavamo andando a sbattere di nuovo contro la parete
rocciosa, ma questa volta molto pi forte, cos forte che
sono stato sparato via dal sedile.
Sono seguiti alcuni momenti atroci, in cui mi sono librato
nel cielo aperto - come certi incubi che faccio a volte - in alto,
sempre pi in alto per poi ripiombare in basso, sempre pi
in basso. L'atterraggio  stato duro, ma sulle zampe. Ah, che
bello sentirle tutte e quattro! Anche se sulle zampe non ci sono
rimasto a lungo: sono andato avanti a rotolare fino a che
non mi sono fermato nel bel mezzo della strada, senza fiato
ma illeso.
Dopo essermi dato una bella scrollata, pi avanti ho notato
la Porsche marciare diritta e poi rallentare. Bernie aveva di
nuovo il controllo: ce la saremmo cavata. Ma in quel momento...
e quello cos'era? Un masso enorme  ruzzolato gi
dal pendio scosceso andando a finire con un tonfo terribile in
mezzo alla strada, proprio di fronte a Bernie. Non c'era nulla
che lui potesse fare: la Porsche ha centrato il masso in pieno,
ci  rimbalzata contro ribaltandosi,  volata in aria ed  precipitata
oltre il ciglio della strada. Sparita.
Bernie!
L'attimo dopo ero sul bordo del precipizio e guardavo
gi. Molto, molto pi in basso, la Porsche precipitava avvitandosi
nel vuoto. Cadeva gi, sempre pi gi, fino a che non
si  schiantata su una sporgenza ampia e rocciosa, esplodendo.
Poi, il silenzio. L'unico rumore, quello del mio respiro. Bernie!
Chet?
Ho guardato gi. L, appeso con una mano a una piccola
protuberanza della roccia, c'era Bernie, con la faccia insanguinata,
quasi a portata di zampa.
I nostri occhi si sono incrociati. I muscoli del braccio gli
sporgevano come grossi cavi mentre cercava di tirarsi su verso
il ciglio. Ma non poteva farcela, non con una sola mano, e
su quella parete tanto ripida e liscia non c'era posto per aggrapparsi
anche con l'altra. Mi sono proteso oltre il burrone.
No, amico mio.
Ho fatto finta di non sentire. Mi sono allungato ancora un
po' di pi, con le zampe davanti che raspavano sulla parete
dello strapiombo e le zampe dietro ancorate con tutta la mia
forza alla strada. Poi ho abbassato la testa, stirandomi pi che
potevo, ma non bastava. Non riuscivo proprio a raggiungerlo.
Tirati indietro, amico.
Nemmeno per sogno. Siamo restati un istante cos, con le
teste che quasi si toccavano, i muscoli del braccio di Bernie
che si tendevano. Poi lui ha avuto un'idea. Gliel'ho letto negli
occhi. Avevo gi visto quell'espressione molte volte. Ha
abbassato la mano libera, si  slacciato la cintura, l'ha sfilata,
ha afferrato saldamente un'estremit, poi mi ha lanciato l'altra
con la fibbia. L'ho afferrata con i denti e ho stretto, facendo
per attenzione a non spezzarla.
Al due, ha detto Bernie. Ero pronto: Uno, due.
Ho tirato indietro con tutta la mia forza. Bernie si reggeva
alla cintura e allo stesso tempo si aiutava con l'altra mano,
quella aggrappata all'unica sporgenza sulla parete di roccia.
Risaliva piano, molto piano, ma su, sempre pi su. Sentivo i
muscoli del collo, della schiena, delle zampe andarmi a fuoco.
Bernie continuava a salire, ancora e ancora, adesso con
gli occhi che arrivavano ormai al livello del bordo. Aveva
forse l'aria impaurita? Niente affatto, non per me. Ha mollato
la presa sulla sporgenza e ha sollevato la mano libera -
reggendosi per un momento solo grazie alla cintura - l'ha appoggiata
sul terreno in piano, premendo forte. Nello stesso
momento io ho tirato un'ultima volta, con tutta la mia forza,
e lui  venuto su. Prima  spuntata la met superiore, poi, dimenandosi,
Bernie e riuscito a trascinare sulla strada tutto il
resto del corpo. Salvo!
Mi ha abbracciato. Va bene, Chet, ora puoi mollare.
Ho cercato di mollare la fibbia della cintura, ma mi si era
incastrata fra i denti. Bernie mi ha liberato. Gli ho leccato la
faccia, che sapeva di sangue e di sudore. Mi ha preso la testa
fra le mani, stringendola con affetto.
Devo perdere almeno cinque chili, ha detto. Magari
anche sette o otto. Non ho idea di quanto sia, comunque per
me Bernie stava benissimo cos. Anche se non ho potuto fare
a meno di pensare che se magari dimagriva un po' sarebbe
stato pi facile tirarlo su la prossima volta, se mai ci ricapitava
una cosa del genere.
Intorno a noi il mondo stava in silenzio, fatta eccezione
per il lieve ronzio di un motore in lontananza. Abbiamo seguito
quel suono e laggi, su una strada che saliva su per
un'altra montagna, abbiamo notato un puntino blu in movimento.
Perlomeno ho preso il numero di targa.
Quello era proprio Bernie, sempre un pezzo avanti all'avversario.
Mi ha accarezzato la schiena. Ho appiattito gi le orecchie.
Ti devo molto, amico.
Che cosa ridicola. Noi siamo soci!
Ci siamo alzati, ci siamo avvicinati al ciglio del burrone,
abbiamo guardato gi in fondo i resti fumanti della Porsche.
Era comunque ridotta al lumicino. Ne compreremo un'altra.
Ridotta al lumicino? Ma se aveva fatto una fiammata. E
dove andavamo a trovarla un'altra cos bella, la pi eccezionale
in circolazione? Impossibile. E poi, la questione dei soldi
dove la mettiamo? Con le finanze ridotte a un disastro.
Bernie  un genio, ma allora come faceva a non pensarci, e a
non capire che d'ora in poi ce la saremmo dovuta cavare con
quel vecchio pick-up muffito?
La BMW ha la targa del Nevada, ha detto. Ci-tre-pi,
due-zeta-nove... tienilo bene in mente.
Mi ha sorriso. Impossibile arrabbiarsi con Bernie.
Ci siamo messi in marcia.
Siamo arrivati a casa stanchi, affamati e assetati. Bernie
ha pagato l'autista del taxi che avevamo preso dopo aver
scroccato dei passaggi, a un camionista e a un missionario, e
percorso dei tratti su autobus pubblici. Quando siamo entrati,
la lucina della segreteria lampeggiava. Sono andato alla mia
ciotola dell'acqua e l'ho prosciugata. Bernie ha preso la bottiglia
del bourbon dallo stipetto sul lavello di cucina e ha
schiacciato il bottone della segreteria.
Sono Cynthia Chambliss. Aveva un tono eccitato. Ho
ricevuto una telefonata da Madison. Sta bene, dice che presto
torner a casa... dopo aver risolto dei problemi. Dice di non
preoccuparci e di non sprecare tempo e denaro per cercarla.
Ecco, volevo solo informarla, mi sembrava giusto. Ha gi
mandato la nota spese a Damon? Vorrei anche dirle che le sono
davvero grata...
Bernie ha preso il telefono e ha fatto un numero.
Cynthia? Salve, Bernie Little. Ho avuto il suo messaggio
e... Si  interrotto. Sentivo la voce dall'altra parte della linea,
acuta e un po' strana. Sto bene, ha detto Bernie. Perch
non dovrei? Una pausa. E questo chi gliel'ha detto?
ha chiesto poi, posando la bottiglia sul ripiano di cucina senza
averla nemmeno aperta. Cynthia? Non  che per caso ha
registrato la telefonata di Madison? Altra pausa. Ben fatto.
Vorrei ascoltarla. Dall'altra parte, silenzio. Non ci vorr
molto, ha aggiunto Bernie. Arriviamo subito. Cynthia ha
cominciato a dire qualcosa che suonava come l'inizio di un
no, ma Bernie ha riattaccato e poi si  rivolto a me: Damon
le ha detto che ero rimasto ucciso in un incidente stradale,
e ha preso le chiavi del pick-up appese a un gancio accanto
al frigo. Cosa pu avergli fatto dire una cosa simile?
Boh. Bisogna approfondire proprio adesso? E la cena?
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Uomo in mare, ha gracchiato Capitan Sgranocchio con
uno di quei suoi orribili versacci. Oh!... Ti ci butterei a te!
Adesso la gabbia era sul bancone della cucina di Cynthia e
non pi nella stanza di Madison, e quella specie di uccello
dalle zampette squamose se ne stava l a fissarmi dal trespolo
con quegli occhietti da cattivo. Dall'ultima volta che l'avevo
visto, quella sua strana cresta appuntita sembrava essere cresciuta,
superando quasi le dimensioni della testa. Non gli piacevo.
Poteva esserci qualcosa di pi ovvio? Nemmeno a me
piaci tu, amigo.
Caff? ha proposto Cynthia. Pure lei era cambiata,
sembrava pi vecchia, pi magra, pi sciupata, con rughe sul
viso che prima non avevo notato. Ma gli umani, specialmente
le donne, su quello imbrogliano un po': magari ci facevo
caso solo ora perch aveva i capelli a coda di cavallo ed era
senza trucco.
Vorrei passare subito alla telefonata, ha detto Bernie.
Certo, ha detto Cynthia avvicinandosi al telefono.
Non so dirle quanto  stato meraviglioso sentire la sua voce.
Adesso possiamo superare tutto.
Tutto cosa?
Be', qualunque sia la cosa che la sta turbando, ha detto
Cynthia, mordicchiandosi il labbro. Maddy era in un'et
talmente delicata... adesso me ne rendo conto.
A che cosa si riferisce?
Il solco fra gli occhi di Cynthia si  fatto pi profondo. A
quando Damon e io abbiamo divorziato. All'epoca la cosa
parve non turbarla pi di tanto... ha tanti di quegli amici provenienti
da famiglie scopp... allargate, quel genere di cose.
Ma ora capisco che, anche se per i figli un divorzio  meglio
di un cattivo matrimonio, forse per una ragazzina come
Maddy, cos sensibile e intelligente... Ha guardato il pavimento,
con la voce che le si affievoliva.
Era cos brutta la vostra unione?
Non  d'accordo con me che per i figli  meglio il divorzio,
piuttosto che un cattivo matrimonio?
Ho notato un muscolo guizzare su un lato della faccia di
Bernie. Non sono n d'accordo n in disaccordo. Sto solo
chiedendole del suo.
A Cynthia si sono velati gli occhi. Che importanza pu
avere adesso?
Non so. Sto solo cercando di mettere insieme il puzzle.
Ci sono dei pezzi che non combaciano.
Sarebbe a dire?
In questo caso, non c'era niente che combaciasse, a mio
modo di vedere.
Ci arriviamo, ha detto Bernie. Prima, la telefonata.
 arrivata ieri. Per un pelo non l'ho persa... ero praticamente
quasi fuori dalla porta di casa. Ha schiacciato un tasto
della segreteria.
Pronto? Pronto? Mamma?
Quella voce la conoscevo, e mi piaceva anche molto. Era
la voce di Madison che aveva detto: Non fate del male a quel
cane. Difficile dimenticare una cosa del genere, e mai lo
far. Garantito al limone, qualsiasi cosa voglia dire.
Mamma? Ci sei? Sono io, Maddy.
La faccia di Bernie era immobile. Teneva la testa leggermente
piegata da un lato. Mi sono accorto che lo stavo facendo
anch'io.
Poi c' stato un clic e Cynthia, quasi senza fiato, che diceva:
Maddy? Maddy? Sei tu?
Ciao, mamma, sono io.
Maddy! Tesoro, o mio Dio! Stai bene? Dove sei...
Sto bene, mamma, sto solo... L si  interrotta, con dei
suoni come se stesse soffocando, come succede agli umani
quando stanno per mettersi a piangere, poi per, dopo aver
preso un lungo respiro, ha proseguito: .. .risolvendo dei problemi,
tutto qui.
Che genere di problemi? Sono morta di paura. Ti abbiamo
cercata ovunque e con ogni mezzo, polizia, investigatore
privato, tutto. Dove sei...
Stai tranquilla, mamma. Sto bene. Per questo ti ho telefonato.
Non preoccuparti... e non perdere tempo e denaro a
cercarmi. Torner presto, mamma.
Presto, quando?
Presto.
S, ma quando?
Presto, mamma. E sai una cosa?
Cosa?
Ho pensato che sarebbe carino avere un cane.
Un cane?
Un grosso cane dall'aria buffa, magari come quello che
ho visto l'altro giorno, con le orecchie di colore diverso. C'
la minima speranza di poterlo avere?
Bernie  impallidito, perdendo ogni traccia di colore dalla
faccia. L'avevo gi vista prima una cosa simile?
Certo, possiamo prendere un cane, ma quando...
Devo andare, mamma. Ti voglio bene.
Clic.
Bernie ha guardato Cynthia, poi me. Aveva il corpo immobile,
di un'immobilit che riuscivo a percepire. Sapevo
che stava pensando velocemente. A che cosa, non lo sapevo.
Ma un pensiero ce l'avevo anch'io: le orecchie di colore diverso
sono per forza una brutta cosa?
Bernie  andato alla segreteria telefonica, ha schiacciato
uno o due tasti. Si sono sentite delle voci umane parlare in un
modo buffo e rapidissimo, poi pi lento. Poi, di nuovo: Un
grosso cane dall'aria buffa, magari come quello che ho visto
l'altro giorno, con le orecchie di colore diverso. C' la minima
speranza di poterlo avere?
Non abbiamo mai discusso sul fatto di avere o no un cane,
se  questo che sta pensando, ha detto Cynthia.
Non  questo che sto pensando.
Cynthia sembrava non aver sentito: Voglio dire, quando
lei ha voluto Capitan Sgranocchio io ho detto subito di s.
Grosso, grossissimo errore.
Capitan Sgranocchio ha sollevato le ali in un modo che
mi ha fatto pensare al conte Dracula e poi ha gracchiato: Fallo
doppio.
Un cane sarebbe forse una specie di sostitutivo? ha detto
Cynthia.  qui che vuole andare a parare... un premio di
consolazione per la separazione dei genitori?
Difficile seguirla, ma premio di consolazione mi suonava
un po' offensivo. E dall'aria buffa? Da dove saltava fuori?
Non  qui che voglio andare a parare, ha detto Bernie.
Sulla faccia gli era ritornato il colore e adesso mi sembrava
un po' pi lui. Per un momento o due mi ero preoccupato.
Allora si spieghi.
Sua figlia  una ragazzina molto intelligente.
S, ma che c'entra questo con la telefonata?
Bernie ha esitato. Aveva uno sguardo duro, uno sguardo
che Cynthia non ha potuto non notare. Maddy sta dicendo
la verit, vero?
Riguardo a cosa? ha detto Bernie.
Riguardo al tornare presto a casa. Lo pensa anche lei,
vero? Il sergente Torres, comunque, lo pensa.
Gli ha fatto ascoltare la registrazione?
 stato qui un paio d'ore fa. Anche lui  convinto che lei
stia per tornare.
Bernie ha fatto s con la testa, un gesto che Cynthia forse
ha interpretato come se anche lui pensasse la stessa cosa.
Ma io lo conosco meglio di lei: quel piccolo cenno della testa
pu significare tutto, fa parte delle sue abilit di interrogatore.
Ma s, ha detto Cynthia. Altrimenti perch mai avrebbe
telefonato? Non vuole che io stia in pena, anche se lo sono
stata tanto che a momenti ci morivo. Le si sono riempiti gli
occhi di lacrime che poi sono traboccate scivolandole gi
lungo le guance.
Ehm, ha detto Bernie con l'aria un po' a disagio. Uhm.
Si tastava le tasche, alla ricerca di chiss cosa. Cynthia 
uscita dalla stanza in gran fretta. Bernie si  rivolto a me. Tu
l'hai vista Madison, vero amico? Tu hai gi afferrato l'intera
storia, e io neppure me n'ero accorto.
Ho agitato la coda. Cos'altro potevo fare? Ma avevo davvero
afferrato l'intera storia e risolto il caso? Per niente, dato
che lei non l'avevamo ancora ritrovata. Magari, sta' a vedere
che invece avevo mandato tutto all'aria. La coda mi si  immobilizzata.
Bel lavoro, amico, ha detto Bernie. Sei il migliore. Ma
qualsiasi cosa tu ti sia messo in testa con questo uccello,
scordatela!
Alt! Cosa intendeva dire? Certo, la distanza fra me e la
gabbia sembrava essersi in qualche modo un po' ridotta. A
dire il vero ero abbastanza vicino da poter sferrare un attacco,
se mai fosse stata quella l'idea che avevo in testa, ma i
miei pensieri erano totalmente diversi. Questa  la pura e
semplice verit.
Chet?
Mi sono allontanato furtivamente dal bancone, e mi sono
seduto dando la schiena a Capitan Sgranocchio. Cynthia 
rientrata dandosi dei colpetti sul viso con un fazzoletto. Mi
scusi.
Non ha nulla di cui scusarsi. Suppongo che Damon sappia
della telefonata.
Oh, s. Gliel'ho detto subito.
 venuto qui ad ascoltarla?
No. Ma gliel'ho riferita. Non abbiamo una relazione
particolarmente buona, nemmeno come ex coniugi, anche se
 passato tanto tempo, ma su questo argomento siamo sulla
stessa lunghezza d'onda.
Quale argomento?
Maddy e il suo bene.  la cosa migliore che ognuno di
noi due abbia mai fatto. Chi non  genitore forse pu non capire.
Mi scusi, non ricordo se lei ha figli.
Bernie ha di nuovo messo su quel suo sguardo duro.
Cynthia non aveva forse un'aria leggermente spaventata?
Avevo gi visto Bernie fare quell'effetto anche ad altri clienti
prima di lei. Quel... ehm... taglio sulla sua faccia sembra
che sanguini un po'.
Pessimo rasoio, ha detto Bernie, tamponandosi il taglio
con la manica.
Pessimo rasoio? Vero, Bernie si era gi tagliato rasandosi,
un mucchio di volte, ma... sulla fronte? Qualcosa mi diceva
che stava volutamente tacendo sulla nostra avventura sulla
strada di montagna a Sierra Verde. Perch? Nessuna idea. Mi
sono spostato cautamente un po' pi vicino a Capitan Sgranocchio,
che si  agitato nervosamente sul trespolo.
Vorrei avere una precisa cronologia degli eventi, ha
detto Bernie.
Quali eventi?
Primo, ha detto Bernie, quando  arrivata esattamente
la telefonata. Secondo: quando lei ha chiamato Damon. Terzo:
quando lei ha chiamato me. Quarto: quando Damon le ha
riferito della mia presunta morte.
Oh oh! In momenti come questo, quando Bernie se ne
parte con una lista di domande e numeri a mitraglia, io non
riesco proprio a mettere a fuoco. Cynthia ha cercato di dare
delle risposte. Bernie  tornato all'attacco con altre domande,
questa volta contandole sulla punta delle dita. Le parole si
mescolavano fra loro, trasformandosi in un rumore di fondo,
non particolarmente sgradevole. Mi sono accorto di avanzare
poco alla volta verso il Capitano, spingendomi nell'area di
attacco. Il ripiano di Cynthia era piuttosto alto. Se solo mi
riusciva di mettere il naso sopra il...
Va' a farti fotte re! ha starnazzato Capitan Sgranocchio
con un orribile stridio, sollevandosi un po' dal trespolo e agitando
di nuovo quelle ali da Dracula. Va' a farti fottere? Pensavo
che riuscisse a dire solo: Fallo doppio, Uomo in mare,
Madison  troppo forte. E ora aggiungeva Va' a farti fottere?
Irritante. Adesso lo...
Chet?
Ho cercato di sembrare innocente, che non  proprio cosa
facile quando vieni beccato con una zampa sul ripiano. L'ho
abbassata con fare evasivo. Bernie mi ha fatto una carezza
gentile, almeno questo era quello che pensavo prima di capire
che invece mi aveva agguantato stretto per il collare.
Un'ultima cosa, ha detto. Damon dove l'ha presa l'idea
che ero rimasto ucciso in un incidente?
L'ha sentito dire.
Dove?
Non me l'ha detto.
Mi faccia un favore. Gli lasci credere che  vero.
Troppo tardi. Gli ho gi detto che non lo . Ho fatto male?
Non importa.
E perch vorrebbe che Damon credesse una cosa del genere?
Che sta succedendo?
Glielo spiegher un'altra volta, ha detto Bernie. Ora
devo andare.
Non capisco...
Io nemmeno, ma qual era il problema? Ero molto pi abituato
di lei a Bernie e ai suoi modi.
Che ti  successo? ha chiesto Rick Torres.
Rasoio difettoso, ha risposto Bernie.
Ah, s?
Eravamo davanti al Paradiso della ciambella, parcheggiati
alla sbirro, le portiere di guida affiancate. Bernie ha dato
un morso alla sua ciambella glassata al cioccolato. Rick e io
ci stavamo lavorando un bombolone con sopra una bella
spolverata di zucchero.
Hai ascoltato il nastro? ha chiesto Bernie.
S.
Grande da parte di Cynthia, registrare la telefonata.
Che ne pensi? ha chiesto Rick.
Niente. Ha solo dato prova di presenza di spirito, tutto
qui.
Che ne pensi?
Niente.
Ehi, Chet, ha detto Rick guardando oltre Bernie. M'
avanzato un bombolone, vecchio mio.
S, ti prego. I pasti regolari parevano cosa rara, ultimamente,
e avevo una fame da lupo.
Calorie vuote, ha detto Bernie, alzando la mano. Il
bombolone extra  rimasto nella volante. Bernie ha mescolato
il suo caff con il dito. Il nastro?
Secondo me,  assolutamente kosher, ha risposto Rick.
Kosher: conoscevo gi quella parola. Aveva a che fare con
il pollo, per essere precisi con il miglior pollo che io avessi
mai mangiato. Era stato durante il ricevimento organizzato in
occasione dell'ultima missione di sorveglianza nel caso di
divorzio dei Teitelbaum.
Sono rimasto l in attesa di sentire che c'entrassero i polli
con il nostro caso.
La ragazza sarebbe scappata di casa solo per schiarirsi le
idee?
Succede in continuazione.
A ragazzi come lei?
Chi pu sapere com' lei veramente?
Io s che lo so:  eccezionale!
Prima, riceviamo una foto di lei che esce da sola da un
cinema di Las Vegas. E ora la telefonata. In pi... nessuna richiesta
di riscatto: questa, a casa mia  la cosa che pi conta.
Dunque, dato che so che comunque tu sei fuori dal caso, e lavorare
gratis nel mondo degli investigatori privati prima di te
 una cosa che non si  mai sentita, perch non aspettare e
vedere se ricompare nei prossimi giorni?
E tu? ha chiesto Bernie. Anche tu sei fuori dal caso?
Non c' nessun caso, Bernie.  questo che sto cercando
di dirti.
La voce di Bernie si  fatta tagliente. Hai cercato almeno
di controllare la provenienza della telefonata?
Non gettare addosso a me le tue frustrazioni, ha detto
Rick. Bernie taceva. Comunque, s. Abbiamo controllato.
Almeno, ci abbiamo provato: la telefonata arrivava da una
cabina, poteva essere ovunque.
E questo che cosa dimostra?
Dimostra che la ragazza ha usato un telefono pubblico.
E dove lo si becca un telefono pubblico oggigiorno?
Rick gli ha indicato una cabina l all'angolo.
Intendevo dire, ha detto Bernie, perch prenderti il
disturbo di cercarne uno quando comunque stai tornando a
casa?
E rieccoti di nuovo!
Dove?
L a fare congetture.
Non  vero.
S che lo , lo fai sempre. Non sempre i conti tornano.
Esiste il caso, il disordine, indizi che non combaciano.
Solo perch non siamo abbastanza ingegnosi per farli
combaciare.
Sono andati avanti a battibeccare cos per un po'. Mi stava
venendo sonno.
E che ne dici di questo, di indizio? stava dicendo Bernie.
Abbiamo trovato quella BMW blu.
Rick gli ha lanciato un'occhiata, poi ha aperto un taccuino
con una manata e ha cominciato a sfogliare. Quella con
il presunto biondo alla guida?
Non guidava lui, ma il proiezionista del cinema.
Quello di Las Vegas?
Si chiama Anatoly Bulganin.
Dove?
Su a Sierra Verde.
E qual  la sua versione?
Non abbiamo avuto il tempo di arrivare fino a quel punto.
Gli occhi di Rick si sono posati sul taglio sulla fronte di
Bernie. Targa?
Nevada. Ci-tre-pi, due-zeta-nove.
Mi ci metto subito, ha detto Rick. Ma non sorprenderti se ci porter a meno ancora di ci che abbiamo adesso. Si  leccato via il velo di zucchero dalle labbra. Io ho fatto lo stesso.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Indizi che balzano agli occhi, ha detto, anzi bofonchiato
Bernie. Ed  sempre cos, no?
Aveva bofonchiato molto durante la strada dal Paradiso
della ciambella a chiss dove eravamo diretti. Ma che importanza
aveva? Qualsiasi destinazione mi stava bene, finch ero
sul sedile davanti. Preferivo la Porsche, ma il bello del viaggiare
davanti sul pick-up  che si sta molto pi sollevati.
Guardar gi tutte quelle macchine che passano  molto pi
divertente. Perch? Non lo so.
Ho infilato la testa fuori dal finestrino. L'aria stava cominciando
a riscaldarsi - l'estate era alle porte, secondo Bernie
-, ma noi eravamo tipi da finestrino aperto senz'aria condizionata.
I tipi che hanno conquistato il West, come a volte dice lui.
Tanto per analizzare, ha detto Bernie. Oh oh! Analizzare:
non proprio il mio forte, mi sa. Cominciamo con una
semplice domanda. Di tutti quelli incontrati durante l'intero
caso, fin da quando Cynthia Chambliss  comparsa in auto
davanti a casa nostra, chi  il meno affidabile?
Ehi! Analizzare era un gioco da ragazzi, allora. Ovvio che
la risposta era Capitan Sgranocchio. Bastava uno sguardo a
quei suoi occhietti a bottone, per capirlo. Ma poi dove si
andava a parare? Capitan Sgranocchio vive in una gabbia, e
mettiamo pure che la notte riesca a uscire da l per andarsene
a svolazzare in giro, come potrebbe...
La risposta  una sola, ha detto Bernie. Damon Keefer.
Damon Keefer? Damon Keefer batte Capitan Sgranocchio?
Io non ne ero cos sicuro. Ma poi mi sono ricordato che
Keefer puzzava di gatto. Ho ripensato al gatto in questione,
Prince, con quei suoi modi sdegnosi, e mi sono trovato d'accordo
anch'io. Come al solito, Bernie aveva ragione. In una
macchina che passava affianco a noi, ho visto una donna al
volante che parlava al cellulare mentre un mio simile, seduto
dietro, teneva la testa infilata in un sacchetto della spesa, scodinzolando
all'impazzata la coda a cavatappi. Mi piaceva
davvero quella coda a cavatappi, mi domandavo anche se...
E cosa facciamo quando troviamo un anello debole? ha
chiesto Bernie. Ho rimesso dentro la testa. Per la risposta,
buio totale, ma la parola anello mi ha riportato di colpo al
collare a catena di Mr. Gulagov. Aveva cercato di cambiarmi
il nome in Stalin! Il mio nome  Chet.
Bernie mi ha lanciato uno sguardo. Esattamente, ha
detto, e solo in quel momento mi sono accorto che stavo ringhiando.
Quando troviamo un anello debole, facciamo
pressione e insistiamo finch non si arriva a qualcosa. Tutti pronti?
Nemmeno da chiedere.
Abbiamo localizzato Damon Keefer a casa sua, quell'enorme
casa con i muri tutt'intorno e con quella strana scultura
tipo pompa antincendio sul prato. In realt la scultura in
quel momento non era esattamente sul prato verde e lussureggiante
- non avevo bisogno di guardare in faccia Bernie
per sapere che si era rabbuiato - ma se ne stava l per aria,
penzolante da un gancio attaccato a una gru montata su un
grosso camion. Eccitante. Non vedevo l'ora di balzare gi
dal pick-up per vedere se riuscivo a spiccare un salto fino a
toccare quel coso. Invece continuavamo a starcene seduti l
dentro, con Bernie che osservava. Dopo poco la gru ha fatto
una rotazione, ha appoggiato la scultura sul ripiano del camion
e quello  partito. Gli uomini nell'abitacolo non erano
che vaghe forme dietro ai vetri della cabina. Le macchine
avrebbero potuto quasi fare tutto il lavoro da sole. Un'idea
che mi ha messo a disagio. Per sentirmi un po' meglio, ho
preso a mordicchiarmi un ciuffetto di peli.
Era il momento di agire? Macch: continuavamo ad
aspettare, e non chiedetemi perch. Ma quando Bernie pensa
che  meglio aspettare, allora si aspetta. Abbiamo un nostro
modus operandi, io e Bernie.
Dopo un po' Damon Keefer  uscito di casa, a piedi nudi
e in accappatoio.  andato verso il posto lasciato vuoto dalla
scultura. Sulla sua barbetta ho notato delle chiazzette bianche.
Un nuovo sviluppo che in qualche modo, non saprei
spiegare come, faceva il paio con le nuove rughe sulla faccia
di Cynthia. Era il momento di uscire o non ancora? Ho dato
un'occhiata a Bernie: s!
Come ho messo le zampe a terra, ho subito fiutato dell'alcol
nel fiato di Keefer. Difficile da credere, vista la distanza,
ma io ho un olfatto di certo migliore del vostro... o non ve
l'ho per caso gi detto?
Lui ha alzato lo sguardo e ci ha visti. Che diavolo ci fa
lei qui? Continuava con quel suo vizio di dire cose sgradevoli
a voce bassa e calma, che per non mi piaceva certo di
pi per questo.
Dov' finita la scultura? ha chiesto Bernie.
E a lei che gliene importa?
Mi piaceva molto. Anche se non sono un esperto d'arte.
 forse esperto in qualcosa?
Lo scopriremo presto.
Keefer ha sollevato il mento, tipico gesto di aggressivit
degli umani. Piuttosto strano, d'altronde, per via che cos
facendo lo si espone a uno schiaffone, e ho gi visto un mucchio
di volte cosa pu fare uno schiaffone sul mento.
Non scopriremo proprio un cazzo, ha detto. Non le
avevo forse detto di portare via le chiappe? Perch non le tiene
lontane?
Bernie  andato verso di lui. Con me saldamente al fianco.
L'odore di alcol si  fatto pi forte, mischiato a quello di
Prince: una delle peggiori combinazioni al mondo, proprio
l'opposto del profumo.
Nessun rancore, ha replicato Bernie. Keefer  sembrato
confuso. Ha aperto la bocca per parlare, ma prima che gli
uscisse anche una sola parola, Bernie ha proseguito: Quanto
le hanno dato per la scultura?
Cosa le fa credere che l'abbia venduta?
Perdoni l'errore, allora. Non sapevo che avessero addetti
all'esproprio anche nel mondo dell'arte.
Riuscivo a seguirlo, per ora: uno dei miei amici di nome
Bomber lavora nel business dell'espropriazione, un ingaggio
niente male, anche se non proprio al livello del mio.
Lei  davvero un tipo divertente, ha detto Keefer. Un
po' sconcertante, poich non  che lui avesse proprio l'aria
divertita. Si  messo una mano nella tasca dell'accappatoio,
ha tirato fuori le sigarette e se n' accesa una. Ho sentito il
corpo di Bernie irrigidirsi. Aveva una voglia matta di sigaretta.
Keefer ha tirato una lunga boccata, e quando ha ripreso a
parlare la sua voce sembrava pi sicura, come se la sigaretta
gli avesse acceso qualcosa dentro. L'ho venduta. E la cosa
non la riguarda.
Perch?
Mi era venuta a noia, ha detto Keefer. Come sta facendo
lei ora.
La sto annoiando? Questo mi sorprende. Keefer ha tirato
un'altra boccata, ha guardato Bernie da dietro una nuvola
di fumo, senza parlare. Ero venuto qui convinto che lei fosse
felice di vedermi.
E perch mai?
Cynthia dice che lei mi credeva morto in un incidente...
eppure, eccomi qui, come per miracolo, e lei non sembra
nemmeno contento.
Proprio cos: un miracolo! Ce l'eravamo cavata per un pelo su quello strapiombo, io e Bernie. Ma dall'espressione sulla
faccia di Keefer capivo che Bernie aveva ragione: miracolo
o no, Keefer non era per niente felice di vederci.
Voglio essere sincero con lei. Non mi sono mai piaciuti i
suoi toni, fin dall'inizio. E adesso che la telefonata di Maddy
prova che da un momento all'altro torner a casa, senza che
nessuno le abbia torto un capello, non vedo ragione per starmene
qui a parlare con lei un solo secondo di pi. E, gettato
il mozzicone della sigaretta sull'erba ingiallita dove prima
c'era la scultura, si  diretto tutto impettito verso casa.
Lo abbiamo raggiunto in due falcate, Bernie da un lato, io
dall'altro. Dare le spalle in preda alla collera non funziona,
ha detto Bernie. Ci sono troppe cose in gioco.
Keefer si  fermato e lo ha affrontato: Esca dalla mia
propriet o chiamo la polizia, ha detto. Questo funziona?
Bernie ha fatto s con la testa. Mi sta bene. Chiami pure
la polizia.
Mi  sembrato che la faccia di Keefer, cos come tutto il
resto del corpo, si gonfiasse. Di colpo ho creduto che avrebbe
preso a pugni Bernie. Dai, fallo, fallo! Ma forse perch
gli si stava aprendo l'accappatoio e ha dovuto rimetterlo a
posto con uno strattone, non  successo niente, niente di violento
comunque. Mi sono tornati in mente i biker e tutto
quel putiferio, e quella fantastica segatura. Quella s che era
vita per me!
Intanto Keefer, faccia e corpo, cominciava a sgonfiarsi,
come quel pallone da basket di cui una volta mi ero impadronito
dopo averlo visto rimbalzare fuori dal cortile di una
scuola.
Che vuole da me? Soldi? Cos' questo, un ricatto?
Perch mai dovrei ricattarla?
Che ne so! Voialtri avete una certa fama.
Voialtri chi?
I detective privati. Le voci girano...
Approfondiamo... che voci?
Voci di estorsioni, disse Keefer.
Estorsioni?
Lei comincia a lavorare per un cliente, ficca il naso nella
sua vita, trova la falla.
E qual  la sua falla, Damon? Risparmiamoci del tempo.
Gli occhi di Keefer si sono posati su Bernie, prima di scivolare
altrove.
Fino a che punto si  indebitato? ha detto Bernie.
Quanto si  esposto?
Lei  totalmente fuori strada. Io ho dei normalissimi debiti
di business, bilanciati dagli introiti, cos com' previsto
nel progetto pilota.
Che progetto pilota?
Quello del residence Pinnacle Peak di Puma Wells, naturalmente,
ha detto Keefer. Uno dei dieci pi importanti
progetti edilizi dell'anno, secondo il Valley Magazine... nel
caso fosse interessato a fatti concreti.
In quel momento mi  piovuto addosso un odore di gatto
abbastanza forte da darmi il capogiro. Ho sollevato lo sguardo,
e sul balcone sopra la porta d'entrata c'era Prince. E con
che cosa stava giocando? Un uccello morto? Magari ancora
moribondo? Disgustoso, che razza di comportamento. A me
non verrebbe mai in mente. Oltretutto non ho mai nemmeno
acchiappato un uccello in vita mia. Chiss poi perch!
E che mi dice degli altri suoi investimenti?
Quali altri investimenti?
Forse nel business del cinema?
Non la seguo.
Non  per caso azionista di qualche sala cinematografica?
ha chiesto Bernie. A Las Vegas, per esempio?
Mi  sembrato che Keefer si sgonfiasse ancora un po'.
Sta dicendo cose senza senso.
Penso a un cinema in particolare, ha aggiunto Bernie.
La Palma d'oro.
La faccia di Keefer ora sembrava come rinsecchita. Mi ricordava
un'indagine che una volta avevamo fatto in un ricovero
per anziani, qualcosa a che fare con partite di canasta
truccate, i cui dettagli non mi sono mai stati molto chiari.
Cosa sta dicendo?
Sto solo facendo una domanda:  proprietario della Palma
d'oro?
Una domanda ridicola, e la risposta  no. Non avevo
nemmeno mai sentito parlare di quel posto prima che telefonasse
la polizia.
Nessuna idea su chi sia il proprietario?
Keefer si  curvato leggermente, come colpito da una raffica
di vento. Come potrei sapere una cosa del genere?
Chiedo solo. Io sto cercando di riportare a casa sua figlia.
Ma che diavolo ha in quella testa? ha detto Keefer di
colpo nuovamente in via di rigonfiamento, con la faccia che
gli diventava tutta rossa. Io quello l non riuscivo proprio a
capirlo.  stupido o cosa? Lei  fuori da 'sto maledetto caso.
Anzi non c' proprio nessun caso, maledizione!... Maddy
se n' andata per schiarirsi le idee, e ora sta tornando a casa.
L'ha pur ascoltata la telefonata, no? Non capisce la sua lingua?
Non abbiamo bisogno dei suoi servizi. Ha avuto i suoi
soldi, pi di quanti ne meritasse. Ora sparisca.
Keefer, rosso e gonfio, continuava a non alzare la voce,
mantenendola bassa e sgradevole, il che in un certo senso era
pure peggio. Bernie stupido? Questa s che era bella. Sotto
l'orlo dell'accappatoio, Keefer era uno di quei tizi dai polpacci
magri, senza granch su cui affondare i denti, ma io mi
tenevo pronto lo stesso.
Io il nastro l'ho ascoltato, ha detto Bernie. Perch lei
non l'ha fatto?
Eh?
Se fossi stato in lei, per prima cosa mi sarei precipitato
da Cynthia per ascoltare il nastro con le mie orecchie.
Ma, grazie a Dio, lei non  me. Cynthia mi ha fatto un
rapporto completo.
 una spiegazione plausibile, ma non mi convince nemmeno
un po', perch lei mi sembra troppo distaccato.
Distaccato? ha detto Keefer. Senti da che pulpito! Lei
non ha la minima idea di quello che significa per me.
Che stava succedendo? Possibile che fosse Bernie ora a
sgonfiarsi un po'? Possibile che Keefer lo avesse in qualche
modo toccato? Non capivo.
Lei  un gran figlio di puttana, lo sa?
Pu anche darsi, ha detto Bernie. Stia a sentire allora
la teoria di un gran figlio di puttana. Lei non aveva bisogno
di ascoltare la telefonata perch l'aveva gi sentita.
Lei  pazzo. Pensa forse che Madison e io siamo in combutta?
Questa sarebbe l'ipotesi migliore.
Poi  seguita una pausa, forse perch Keefer stava incassando
le parole di Bernie. Io non incassavo proprio niente,
continuavo a tenere gli occhi fissi sui polpacci magri. All'improvviso,
li ho visti tendersi. Ho alzato lo sguardo di colpo:
Keefer stava tirando un pugno a Bernie. Bernie si  mosso
appena, spostando solo un po' la testa, e il pugno gli  passato
accanto senza colpirlo. In quel momento, mi sono scagliato
e ho azzannato una delle gambe, ma... ho finito per mordere
l'aria. Perch? Perch Bernie lo aveva gi afferrato e
sollevato da terra, spingendogli la schiena contro la porta.
Allora, l'ipotesi vera qual , Damon? disse Bernie.
Sentiamo la versione dei fatti.
Mi lasci andare.
Prima la verit.
La verit  su quel nastro. Non ne so pi di lei.
E poi Keefer ha cominciato a piangere a goccioloni, a
singhiozzare perfino: uno spettacolo rivoltante, a mio parere, e
probabilmente anche secondo quello di Bernie. Lo ha lasciato
andare. Quando i suoi piedi hanno toccato terra, lui ha barcollato,
cadendo quasi. Una piuma  caduta svolazzando dal
balcone.
Bernie fissava Keefer. Keefer guardava altrove, asciugandosi
gli occhi con la manica dell'accappatoio.
 la sua ultima occasione per scegliere da che parte stare,
Damon, ha detto. Che cosa le ha fatto pensare che fossi
rimasto ucciso in un incidente? Ci pensi bene... dalla sua risposta
dipende tantissimo, che lei lo sappia o no.
Sono andato a mettermi di fianco a Bernie. Non avevo
idea di che stesse parlando, ma so riconoscere la maestria
quando la vedo.
La bocca di Keefer si  aperta, si  chiusa, si  aperta di
nuovo. Poi, dopo essersi passato la lingua sulle labbra, ha
detto: Ho ricevuto una telefonata anonima.
Sul balcone, Prince si stava leccando una zampa con la
piccola lingua appuntita.
Ci siamo girati e ce ne siamo andati.
Keefer aveva scelto di stare dalla parte sbagliata. Io l'avevo capito fin dall'inizio, dalla prima volta che avevo sentito il suo odore, naturalmente.
A volte, maestria o no, riesco a essere un pezzo avanti a Bernie.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Nixon Panero  uno dei nostri migliori informatori, cosa piuttosto sorprendente dal momento che lo avevamo mandato al fresco per un anno o due.
Ha una carrozzeria in fondo a una serie di altre carrozzerie
lungo il viale di una zona squallida e senza alberi, dove a
ogni angolo ciondolano dei fannulloni buoni a nulla. Quando
siamo arrivati al cancello di Nixon con il pick-up, anche il
mio vecchio amico Spike se ne stava l a ciondolare, anzi se
ne stava proprio stravaccato a zampe divaricate. Nel vedermi,
ha sollevato la coda. Spike  un tipo dallo sguardo truce, in
parte rottweiler, in parte pitbull, in parte non lo so. Ai suoi
tempi ha partecipato a numerose zuffe, inclusa quella con me
la notte in cui avevamo fatto abbassare la cresta a Nixon. Ma
ora sta invecchiando,  meno litigioso e la sua faccia da guerriero
si sta imbiancando.
Nixon era seduto su una sedia in cortile. Controllava uno
dei suoi lavoranti che con dei colori a spruzzo stava dipingendo
delle fiamme su un parafango nero. L'aria era intrisa
di odore di vernice, dolce e acre allo stesso tempo. Ehi, ragazzi,
 un bel pezzo, ha detto. E la Porsche?
Bernie ha scosso la testa.
Alla fine t'ha lasciato nella merda, eh? ha detto Nixon,
come se gli facesse piacere. Ha occhi troppo ravvicinati, anche
per un umano, e mi allarmano gi solo a guardarli.
Qualcosa del genere, ha detto Bernie.
Nixon ha sputato a terra. Posso rimediartene un'altra,
anche pi malconcia.
Ah s? E a quanto?
Non l'ho ancora a tiro. Sto solo dicendo che si pu fare.
O qualcosa del genere. Non stavo veramente ascoltando,
per via che Nixon  un masticatore di tabacco, e la cosa rende
i suoi scaracchi particolarmente interessanti. Mi sono avvicinato
al punto dove era atterrato lo sputo. Aveva lo stesso
odore del fiato che Bernie ha la mattina, dopo aver passato la
notte a fumare e non si  ancora lavato i denti. Solo che quello l era pure pi forte, con un che di amarognolo. In un caso
come questo, normalmente, avrei buttato l una o due leccate
di prova. Ma non stavolta, amigo.
Supponiamo, stava dicendo Bernie, che un tizio debba
prendere dei soldi in prestito.
Non c' bisogno... noi due, io e te, c'abbiamo storia,
ha risposto Nixon, e ha cominciato a ridere. La risata  andata
un po' troppo per le lunghe, si  ingolfata ed  finita con
dei colpi di tosse pi un altro scaracchio, che  andato a
spiaccicarsi a terra vicino a me. Puoi pagarmi a una settimana,
a un mese, come ti pare.
Sto parlando di centinaia di migliaia, ha detto Bernie.
Forse anche di pi.
Per una Porsche con trent'anni sul groppone?
La Porsche non c'entra. Bernie ha preso un bidone della
spazzatura capovolto e ci si  seduto sopra. Mi sono seduto
anch'io.
C'entra con un tizio, una specie di palazzinaro che nel
bel mezzo di un grosso progetto si trova tagliato fuori dalle
banche e non ha altre risorse, almeno che io sappia.
Non stiamo parlando di te?
Ti sembro forse un palazzinaro?
Gli occhi ravvicinati di Nixon hanno osservato Bernie.
Forse con una bella ripulita, una sistemata ai capelli, delle
scarpe nuove. Le scarpe la dicono tutta, Bernie... non posso
credere che ancora non l'hai capito. Poi, ha aperto una scatolina
piatta e si  infilato in bocca un altro pezzo di tabacco.
Allora, questo palazzinaro gira alla ricerca di soldi?
Questa  la mia teoria. Voglio trovare chi  quello che
glieli presta, chiunque sia.
Il secondo sputo era pure pi grosso del primo e anche
pi puzzolente. Mi sono avvicinato e mentre abbassavo la
testa per dargli un'altra annusata qualcosa mi ha colpito da
dietro. Mi sono voltato, ed ecco l Spike. Mi ha colpito di
nuovo, spingendomi via dallo sputo, e ha cominciato ad annusarlo
lui. L'ho spinto indietro, senza quasi riuscire a spostarlo:
Spike  troppo pesante, e ancora molto forte. Ma ora
con lo sputo toccava a me, cos l'ho colpito di nuovo, questa
volta con pi energia. Spike mi ha affrontato sfoderando i
denti, ora tutti gialli e marroni, e mi ha ringhiato addosso.
Gli ho mostrato i denti anch'io, e gli ho ringhiato addosso in
risposta.
Ehi, piantala!
Come sarebbe? Spike che la pianta davvero solo perch
glielo dice Nixon? Spike ha girato un po' su se stesso e poi
 andato a coricarsi all'ombra del carro attrezzi, con quella
faccia bianca che risaltava rispetto al corpo. Per qualche ragione,
mi ha messo tristezza. Mi sono allontanato dallo
sputo.
Pi arancione, sulla punta di quelle fiamme, ha detto
Nixon. Un po' pi di grinta, cazzo.
Il pittore ha fatto s con la testa e ha spruzzato un po' pi
di arancione. Lui  tornato a Bernie. Questo tuo palazzinaro
ha un nome?
Damon Keefer.
Mai sentito. E si  impelagato con qualche strozzino per
una somma a sei cifre?
S,  una stima possibile.
Nixon si  dato una grattata alla testa. Ho sentito di colpo
prurito anche alla mia, cos mi sono grattato, prima con una
delle zampe davanti, poi pi energicamente con una di quelle
di dietro, che  sempre una garanzia. Soldi veri. La lista si
restringe un po'.
Ha tirato fuori dal taschino un mozzicone di matita e un
sudicio blocchetto a spirale, e ha cominciato a scrivere. Abbiamo
i fratelli Spirelli. Ha leccato la punta della matita. Di
colpo mi  venuta una voglia matta di leccarla anch'io. Poi
c' Albie Rose, ma dicono che adesso si  messo a riposo, e
magari non ha voglia di immischiarsi in una cosa del genere.
Lo conosci Albie?
Ne ho sentito parlare.
Si  sposato otto volte.
Questo non lo sapevo.
Tutte ballerine di Las Vegas, dalla prima all'ultima, tre
di loro di nome Tiffany.
Las Vegas continua a rispuntare nel caso.
Allora forse dovresti provare con Albie. Ha del business
su a Las Vegas.
Non  che per caso ci gestisce una sala cinematografica?
Non mi sorprenderebbe...  il genere del tipo istruito.
Bernie gli ha lanciato un'occhiata.
Un intellettuale, cio.
Ho sentito parlare anche di questi, ha detto Bernie.
Qualcun altro?
Nixon ha strizzato tutta la faccia. Alcuni umani lo fanno
quando cercano di far uscire un pensiero. Preferirei che lasciassero
stare. C' Marcellus Clay a Sunshine City, diversifica
un po' in questo periodo - immigrati clandestini, coca,
furto d'identit - ma continua a dare soldi a strozzo. Poi ha
aperto gli occhi, li ha sbattuti un paio di volte, ha scritto sul
blocchetto e si  incastrato la matita dietro l'orecchio. C'era
modo di riuscire ad acchiapparla? Direi che pi o meno, la
lista  questa, ha detto poi. Ha strappato un foglietto di carta
e lo ha allungato a Bernie.
Niente russi? ha chiesto Bernie.
Non conosco nessun russo. Non ne conosco e non ne voglio
conoscere. Comincio a cercare tra le vecchie Porsche?
Dipende dal prezzo.
Soldi, soldi, soldi, ha detto Nixon. Non per farmi i cavoli
tuoi, ma forse dovresti alzare un po' le tue tariffe.
Ci far un pensiero.
Fallo, ti prego! In quell'esatto momento la nostra tariffa
era addirittura zero. Che razza di business era il nostro?
Albie Rose viveva nella casa pi enorme che avessi mai
visto, quasi un palazzo, circondato da mura altissime. Un tizio
con delle spallone e una pistola al fianco ci ha accompagnato
fino a una gigantesca piscina, passando per un immenso
prato verde. Su una sedia a sdraio, infilato dentro a un minuscolo
costume da bagno, riposava un uomo vecchio e grasso.
Aveva la pelle unta e molto abbronzata, proprio dello
stesso colore di quel tacchino per il Giorno del Ringraziamento
che una volta Leda aveva lasciato troppo in forno.
Ho cercato di non guardare.
Signor Rose? ha detto il tizio con la pistola.
Il vecchio ha aperto gli occhi, occhi duri che non mi piacevano
per niente.
Lei  Bernie Little? ha chiesto.
Bernie ha fatto s con la testa.
Con un gesto della mano, Albie Rose ha allontanato il tizio
con la pistola. Questi  andato fino all'estremit della piscina
ed  rimasto in piedi accanto al trampolino, probabilmente
morendo dal caldo, tutto vestito di nero com'era. Anch'io
avevo molto caldo. L'acqua aveva un'aria invitante.
Ho fatto qualche ricerca, ha detto Albie Rose, continuando
a starsene sdraiato sulla schiena. Lei ha una reputazione
interessante.
Bernie ha di nuovo fatto s con la testa.
Albie Rose ha guardato verso di me.
Non  un animale di quelli addestrati all'attacco, vero?
No. Addestrato, no.
Un animale? Ero io, l'animale! Mi sono avvicinato al
bordo della piscina.
Non amo la violenza, ha detto Albie Rose.
Io nemmeno, signor Rose.
Mi chiami Albie. Solo le mie mogli mi chiamavano signor
Rose. Ma riguardo alla violenza, a volte non c' altra
soluzione... dico bene, Foster?
S signore, ha risposto l'uomo con la pistola.
Sono sicuro che questa non  una di quelle volte, ha
detto Bernie.
Si sieda.
Bernie ha avvicinato un'altra sedia a sdraio e si  seduto
sul bordo. So che lei  una specie di finanziatore.
Non una specie. Che somma le serve?
Nessuna. Sto solo cercando di scoprire come funziona il
business.
Perch?
Per servire meglio la mia clientela.
Albie gli ha dato una lunga occhiata, poi si  tirato su a
sedere. Foster?
Foster si  avvicinato, ha sollevato lo schienale della
sdraio di Albie Rose,  ritornato al suo posto accanto al trampolino.
Il vecchio si  scrollato via con la mano il sudore che gli
colava sul petto flaccido. Aveva lo stesso tanfo di quel formaggio
vecchio che Bernie una volta aveva portato a casa.
Per qualche momento il solo odore che ho fiutato sono state
le ondate di rancido provenienti da Albie. Continui.
Supponiamo che qualcuno venga da lei per del denaro,
facciamo cinquecentomila, tanto per dire una cifra... poi che
succede?
Dico di s o di no.
Basandosi su quali criteri?
Qualsiasi, dipende.
Da che cosa?
Albie ha tirato su le spalle. Se mi guarda negli occhi, o
se lo fa troppo a lungo. Magari  un piagnucoloso... non presto
ai piagnucolosi. O magari non indossa la cravatta.
La cravatta?
Se vieni da me per del denaro devi indossare una cravatta.
Sono della vecchia scuola.
E riguardo alla ragione del prestito...  un fattore che
conta?
Ragione del prestito?
Quello per cui serve il denaro.
Sopravvivenza. Vengono da me per ragioni di sopravvivenza.
Sempre la stessa storia.
Supponiamo che lei dica di s per cinquecentomila dollari,
ha detto Bernie, e quello che prende a prestito si riveli
poi un po' lento nel restituire la somma.
Sarebbe seccante. Ma io non mi intrometto. Gestire le
seccature  compito di Foster.
Foster restava muto accanto al trampolino.
E come le gestisce?
Un tempo Foster era una promessa del baseball. Era stato
addirittura selezionato dai Dodgers. Conserva ancora la
mazza.
Una Louisville Slugger, ha detto Foster. La voce era
normale, ma era riuscito in qualche modo a farle attraversare
tutta la piscina.
Ne avevo una anch'io, ha detto Bernie. Qualche seccatura
di recente?
No. Da anni. Con uomini del talento di Foster... basta la
parola.
Foster ha fatto un lieve inchino. Ma  soprattutto la nostra
filosofia a far andare lisce le cose, capo. Se mi consente
di dirlo.
La filosofia? ha chiesto Bernie.
In cinque parole, ha detto Albie. Affari con chi ha
contante.
Per esempio?
Dentisti. Adoro i dentisti. Fanno molti soldi, cercano investimenti
in giro, non ne azzeccano uno, ci restano sepolti
sotto.
Cosa mi dice degli imprenditori edili?
Non li tocco nemmeno con una pertica.
Perch?
Per quello che le ho appena detto: solo con chi ha contante.
Gli imprenditori edili non ne hanno affatto. Sognatori,
certo, e io confido nei sognatori, ma che cosa devono avere
oltre ai loro grossi e stupidi sogni?
Contante.
Adesso s che va forte, ha detto Albie. E la lezione 
gratuita.
Bernie ha fatto uno di quei suoi cenni dai molti significati.
Gli occhi duri di Albie lo hanno osservato con pi attenzione.
Adesso ho io una domanda per lei. Chi  l'imprenditore
edile che la paga?
Non sto lavorando per nessun imprenditore edile. Ma
uno di loro ha a che fare con il caso di cui mi occupo.
Nome?
Damon Keefer... sta portando avanti un grosso progetto
a Puma Wells.
Puma Wells... Mia moglie, cio una di loro, Tiffany mi
pare, o forse l'altra Tiffany, quella con le tette grosse... aveva
l'abitudine di andare in bicicletta fin laggi, pedalava per
chilometri, solo in aperta campagna. Le vengono mai in
mente stronzate di questo genere a lei?
Ogni giorno.
Albie ha annuito. Ci sono troppi maledetti sognatori. Ecco
cos' che non funziona nel sogno americano. Riguardo al
suo tizio, mai sentito nominare.
Intanto, io avevo gi notato sul fondo della piscina un
anello lucido, di plastica o di gomma, uno di quei giocattoli
che si usano nell'acqua. Mi piacciono i giocattoli da piscina.
Vi ho gi detto che come tuffatore sono piuttosto bravo?
Tutti come lei, i suoi concorrenti? ha chiesto Bernie.
Filosoficamente, intendo.
Quali concorrenti?
I fratelli Spirelli. Marcellus Clay.
I fratelli Spirelli? Marcellus Clay? Lei mi sta insultando.
Non  mia intenzione. Ma loro farebbero mai affari con
un imprenditore edile?
Gli Spirelli, mai. Non  questo il loro genere di errore.
Mentre Marcellus Clay  capace di tutto.
Bernie si  alzato. Grazie per il suo tempo.
Ha intenzione di andare a Sunshine City? ha chiesto
Albie. Perch io... ehi! Che diavolo sta facendo nella mia
piscina?
Bernie mi ha guardato. Nuota a cagnolino, ha detto. 
l'unico stile che conosce.
Forse c' stato ancora un po' di botta e risposta, ma me lo
sono perso, con tutte quelle bollicine che mi correvano vicino
alle orecchie mentre scendevo verso il fondo di quell'acqua
deliziosa e fresca per afferrare l'anello luccicante. Gomma!
L'ho stretto fra i denti. Poi ho nuotato verso la superficie.
Nuotare  un po' come correre, solo che  nell'acqua:
non ci vuole niente!
Albie stava ridendo per qualcosa che Bernie doveva avergli
detto. Lei  un tipo divertente. I tipi divertenti sono intelligenti.
Mi piace averli intorno, se capisce cosa intendo.
Ho gi un lavoro.
Anche il cane  divertente. Come si chiama?
Chet.
Bel nome. Quanto vuole per lui?
Anche lei  un tipo divertente.
Dopo essere uscito dalla piscina, mi sono dato una bella
scrollata, sparando acqua da tutte le parti: il momento della
nuotata che preferisco.
Metti gi.
Oh no! Devo proprio?
Pu tenerlo, ha detto Albie.
Ho messo gi l'anello sul bordo della piscina. Albie lo ha
fissato per un momento, poi ha guardato me, e poi Bernie.
Forse c' un altro tizio, ha detto. Una specie di principiante,
non lo conosco per niente. Il nome  Gulagov.
Gulagov? Ho abbaiato forte. Dato che mi sembravano
sordi, ci ho provato di nuovo.
Vuole il giocattolo, ha detto Albie.
Ne ha gi molti di giocattoli.
Il giocattolo? Non stavo abbaiando per il giocattolo.
Quello era il classico momento in cui gli umani avrebbero sospirato di frustrazione, ma dato che io sospiro solo di soddisfazione, la cosa  finita l.
Russo? stava dicendo Bernie.
Ora ci sono i russi. Ci sta arrivando il mondo intero nella Valley, nel caso non lo sapesse.
Lo so.
Uno come lei sarebbe utile.
No, grazie.
Ci siamo avviati verso l'uscita.
Novantamila per cominciare, pi le indennit e un ricco bonus per Natale, ci ha gridato dietro Albie. Ci pensi.
Dall'espressione sulla faccia di Bernie, ho capito che invece non ci pensava per niente. Nemmeno io, nonostante il disastro delle nostre finanze. Venire al lavoro tutti i giorni e vedere Albie dentro a quel minuscolo costume da bagno? Per non parlare del continuo tanfo di formaggio rancido. Ma neanche per idea!
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Eravamo nel nostro ufficio, una piccola stanza accanto a
quella di Charlie, sul lato della casa che d sullo steccato del
vecchio Heydrich. In un angolo, c' una cesta con dei cubi di
legno per bambini. La stanza era destinata ad accogliere una
sorellina o un fratellino che non sono mai arrivati. A volte con i cubi ci gioco io.
Il resto dell'ufficio  fatto per lo pi di libri di Bernie, su
mensole, a pile qua e l, a volte sparsi sul pavimento. Poi c'
una scrivania, con telefono e computer, due sedie per i clienti,
e un bel tappeto morbido con sopra degli elefanti da circo.
 il mio cubicolo, per senza pareti. Mi piace un sacco, 
molto accogliente, anche se gli elefanti mi rendono nervoso solo all'idea.
Collegamenti russi, Chet, ha detto Bernie, battendo sui tasti del computer.
Me ne stavo allungato sui miei elefanti, con le zampe davanti
ben tese, le mascelle al lavoro su un bastoncino da masticare
e i pensieri rivolti alle Costolette alla Memphis da
Max. Quei buoni due-al-prezzo-di-uno: speriamo che Bernie se ne ricordi!
Si  alzato per andare alla lavagna bianca appesa alla parete.
Cominciamo con Anatoly Bulganin, ha detto, scrivendo
il nome. Poi, il coltello fabbricato a Zlatoust. Ha disegnato
la sagoma di un coltello, non molto bene. Poi, la signorina
Larapova, che dopo la nostra visita d'un colpo non
lavora pi nell'ufficio di Pinnacle Peak. Ha fatto una donna
con una racchetta da tennis, anche questa un po' cos cos.
Che cosa sto dimenticando? Ah, s... Cleon Maxwell. Il documento
d'identit rubato dai gangster russi.
Altri disegni: e quello doveva essere una costoletta? Ti
prego, Bernie, non scordarti di quei buoni, non chiedo altro!
E ora abbiamo uno strozzino russo di nome Gulagov.
Bernie ha fatto un segno buffo sulla lavagna, un segno che
avevo visto spesso e che forse significava il denaro. L accanto
ha aggiunto una specie di uncino e ci ha messo un punto sotto.
Poi  tornato alla scrivania e ha ripreso a battere sui tasti.
Anatoly Bulganin, proiezionista di Las Vegas, ha casualmente
scattato una foto di Madison, in cui lei sembra dimostrare
di essere libera e per conto suo, banalmente in fuga da
casa come tante altre ragazzine ribelli. Ha casualmente scattato
una foto che sembra dimostrare: capisci dove voglio andare
a parare, Chet?
Cio, qual  la domanda? Sembra dimostrare... e bla bla
bla. Ecco che cos' il cosiddetto dono della parola: un fiume
di bla bla che spesso va avanti all'infinito. In pi, io  da un
pezzo che so che Maddy non  scappata di casa, praticamente
l'ho capito fin dall'inizio. Su, Bernie, svegliati!
Tic, tic, tic. Perch non tornare alla domanda che ho fatto
ad Albie Rose: chi gestisce la Palma d'oro di Las Vegas?
Oh, certo, e allora gi che ci siamo perch non chiediamo
dove prendono i loro popcorn? Non che sia un grande fanatico
dei popcorn: sono pi che altro aria, a parte quei chicchi
non esplosi che mi si ficcano tra i denti, restandoci a volte
per dei giorni. Anche adesso mi pareva di avere qualcosa incastrato
l dietro. Per quando era previsto il mio prossimo
appuntamento con la toelettatrice? Mi spazzola i denti ogni
volta, che  una delle cose che preferisco al mondo.
Ho cominciato a rigirarmi il bastoncino in fondo alla bocca,
manovrandolo in tutti i sensi per cercare di liberarmi di
qualunque cosa mi stesse dando fastidio.
Tic tic. Ci siamo, Chet... pare che la Palma d'oro sia gestito
dal gruppo di investimenti Rasputin Environment... Capito? Rasputin!
No.
Scelta interessante. Bernie ha disegnato sulla lavagna
la faccia di un uomo barbuto dall'aria feroce. Perch non
Cechov o Caikovskij o uno qualsiasi dei...
Ha squillato il telefono e Bernie ha risposto: Agenzia Investigativa
Little. Dopo una pausa, cambiando completamente
tono, ha aggiunto: Charlie. Ehi! Quand' che hai cominciato
a fare telefonate?  rimasto ad ascoltare, ha riso.
Ora stava seduto chino in avanti, e teneva il telefono con entrambe
le mani. S. S, quello  il bottone per la selezione
rapida. Ha ascoltato ancora, poi: Non esiste un bottone per
fare i numeri lentamente... perch non esiste? Bella domanda,
Charlie.  come chiedere perch non esistono le formiche
giganti... a che servono?
Non avevo idea di che cosa stesse parlando, ma ho sentito
la risatina di Charlie dall'altra parte della linea. Anch'io sono
molto bravo a far ridere Charlie: leccargli la faccia funziona
ogni volta. La risata dei cuccioli umani: non se ne ha mai abbastanza!
Ora che sai come fare, stava dicendo Bernie, puoi
chiamare ogni volta che... Charlie? Sei ancora... Con dolcezza,
ha detto: Ciao, e ha riappeso.
Ha guardato fuori dalla finestra. Bernie ha un suo modo
di fissare, con gli occhi che diventano vuoti. Lo stava facendo
in quel momento. Che cosa vede in quei casi? Chi lo sa.
Dopo un po' ha fatto ruotare la sedia girevole e ha abbassato
lo sguardo su di me. Dobbiamo ritrovare la ragazza, Chet,
mi ha detto. E dobbiamo farlo in fretta.
Di nuovo davanti al computer, ha ripreso a picchiettare
sui tasti, alzandosi ogni tanto per andare ad aggiungere qualcos'altro
sulla lavagna. Ho chiuso gli occhi, mi stavo addormentando.
Mi ero fatto dei bei pisolini sul tappeto con gli
elefanti, soffice, ma con dei piccoli rilievi piacevolissimi al
tatto. Il sonno era l per arrivare, ma per qualche ragione non
arrivava; non del tutto, almeno. Per la sensazione era bella:
come se dal tappeto con gli elefanti si fosse alzata una gradevole
nebbia, da cui non passava nulla a parte la voce di Bernie
e il suo tic tic, entrambi tenui e lontani.
I russi, gli ho sentito dire. Rasputin Environment...
che altro gestiscono, mi domando? E dopo: tic tic. Pausa. E
poi: Keefer puzza, su questo nessun dubbio.
Non potevo essere pi d'accordo: puzza di quell'orribile
gatto Prince. Ero un po' sorpreso che Bernie avesse colto la
cosa: l'olfatto  di mia competenza, anche se a volte i nostri
ambiti si accavallano. In quel preciso momento, per, non
avevo la forza di sbattere la coda in senso di approvazione.
Schemi su schemi... prima l'avvistamento fuori dalla
Palma d'oro, poi la telefonata. Entrambe delle montature, 
ovvio... e non solo, Maddy ha anche tentato di darci delle indicazioni.
Che ragazzina! Dunque, vuol dire che quelli avvertono
una pressione. Deve essere la nostra, amico, vuol dire
che forse siamo vicini, le nostre azioni influenzano le loro.
Un po' come il principio d'indeterminazione di Heisenberg,
Chet: il fatto stesso di attuare l'esperimento ne influenza il risultato,
e cos non ne possiamo mai essere davvero certi.
Niente male come paradosso, no? Anche se... o era forse
Max Planck?
Ha borbottato qualcosa per un po'. A volte, come in quel
momento, la possibilit che Bernie sappia un po' troppo su
tutto mi da l'ansia. Magari se si limitasse alle cose fondamentali,
come le nostre finanze e quei buoni delle Costolette
alla Memphis da Max, ce la caveremmo meglio.
Tic tic. Gulagov. E il nome? Eccone qui uno: Dimitri. E
poi Evgeny... Anton... Ruslan... con un po' di fortuna uno
di questi  collegato alla Rasputin Environment, cosa che lo
inchioderebbe alla messinscena della Palma d'oro e poi...
Hanno suonato alla porta. Bernie si  alzato per andare ad
aprire. Mi sono alzato anch'io, scrollando via di colpo la
nebbia. Qualsiasi cosa riguardi la porta d'entrata ha a che fare
con la mia funzione: la sicurezza. Abbiamo aperto e...
sorpresa! Era Janie, la mia toelettatrice, la migliore di tutta la
Valley. Ha un gran bel business, con un ottimo slogan: Da
Janie - Toeletta per animali: ritiro e consegna.
E l, proprio di fronte a me, c'era il suo furgone, argentato
e lucente sotto il sole.
Pronti, ha detto Janie, una donna dal corpo massiccio,
la faccia squadrata, le mani grandi con le unghie sporche.
L'adoro!
Era oggi l'appuntamento? ha detto Bernie.
Janie ha tirato fuori uno strumento con un piccolo schermo,
lo ha mostrato a Bernie perch leggesse.
Mi sa che me n'ero dimenticato.
Rimandiamo?
Ma neanche per sogno!
No, ha detto Bernie. Pare che Chet ne abbia una gran
voglia.
Mi sono rimesso gi su tutte e quattro le zampe.
Lo riporto in un paio d'ore, ha detto lei. Pazzesco, direte
voi: stavi proprio pensando a una bella seduta di toeletta e
ora eccola qui! Ma vi sbagliate: questo tipo di cosa a me succede
sempre. Chet, calmati, cagnone, ha detto Janie mentre
andavamo verso il furgone.  lunga quasi quanto Bernie,
e dovevo saltare proprio in alto per riuscire a leccarle la faccia,
cosa che sono riuscito a fare benissimo e senza problemi.
Lei  scoppiata a ridere, proprio come Charlie, una risatina
acuta, strana per una donna della sua stazza. Ma mi piaceva
da pazzi. Bella la vita, no? Non vedevo l'ora che mi spazzolasse
i denti.
Janie ha un bel negozio in una zona commerciale non distante
da noi. Prima cosa, abbiamo cominciato con il bagno,
che si fa in una stanza quasi interamente occupata da una
grossa vasca in acciaio piena di acqua e schiuma. Lei strofinava
e strofinava. Io mi schiacciavo per bene contro la spazzola:
se solo riuscissi a descrivervi il piacere!
Dove sei andato a infilarti, Chet? Sembra che ti sia trascinato
dietro tutto il deserto.
Ho pensato al ranch di Mr. Gulagov e alla lunga fuga dentro
quell'orribile miniera, ma solo per un attimo: non volevo
certo guastare una seduta da Janie con roba come quella.
Poi siamo passati alla doccia, che si fa in una vasca di acciaio
pi piccola dove viene sciacquata via tutta la schiuma.
Janie  balzata all'indietro appena in tempo, beccandosi solo
pochi spruzzi quando mi sono scrollato: ci conosciamo molto
bene, noi due! Poi sono uscito da solo con un salto, ho trotterellato
verso la stanza per l'asciugatura, e mi sono rotolato a
terra sulla schiena.
Janie  scoppiata di nuovo a ridere. Come un pisello nel
suo baccello, vero Chet?
Qualsiasi cosa significasse, lasciamo correre. La parte
dell'asciugatura mi piace molto, con quella prima energica
strofinata d'asciugamano. Ma ancora di pi, quando compare
il phon e Janie me lo fa scorrere sul corpo, avanti e indietro,
mentre nello stesso tempo mi passa un pettine sul pelo, e districa
con cura, lentamente, molto lentamente. Ah, che goduria.
Non  che per caso anche Janie fa quella cosa del due-al-
prezzo-di-uno?
Sembra che tu abbia bisogno di un taglio.
Taglia pure.
Janie ha preso le forbici e ha tagliato un po'. Ha dato una
sistemata alle unghie e poi, finalmente,  arrivata la spazzolata
ai denti. A quel punto Janie canta sempre una canzone:
Colgate si scrive, ma Colgheit si legge, il buon dentifricio
che i denti protegge.
L'adoro,  una delle mie preferite.
Ho sollevato la testa e ho fatto un paio di quei vocalizzi -
woo woo woo - che avevo imparato la notte del bivacco nel
deserto con i biker. Janie si  messa a ridere, con gli occhi
che le brillavano, e ha cominciato ad accarezzarmi.
Alcuni umani hanno un debole per noi, altri no. Janie appartiene
ai primi.
Pat pat... per, la risata  sfumata quasi subito, e la sua
mano ha rallentato su un punto della mia schiena, ha tastato
intorno, si  allontanata, poi ci  ritornata e ha tastato ancora
un po' in giro. Che cos' questa specie di protuberanza che
hai qui, Chet?
Non ne sapevo niente. E poi cosa sarebbe una protuberanza?
Qualcosa che Janie poteva pettinare via? Ho atteso che
prendesse di nuovo il pettine, ma non l'ha fatto. Protuberanza.
Mi ha fatto ripensare a un cattivo di nome Proteus Flanagan
che una volta avevamo mandato al fresco, ma non mi era
rimasto in mente molto a lungo - un orribile bruto, con una
bocca eccessiva e senza mento - e alla fine me n'ero dimenticato
del tutto.
Ecco fatto, Chet, abbiamo finito.
Janie e io, siamo andati al parcheggio e siamo saliti sul
furgone. Mi sentivo in ottima forma. Al solo vedermi, una tipetta
che passava di l al guinzaglio ha dovuto essere trascinata
via. Come fargliene una colpa?
Arrivati su Mesquite Road, abbiamo parcheggiato nel vialetto
dietro al nostro pick-up. Janie mi ha fatto uscire dal retro:
nel suo furgone non posso viaggiare seduto davanti,
qualcosa a che fare con l'assicurazione. L'assicurazione 
una di quelle cose che non afferro bene, so solo che  fonte di
grande preoccupazione per gli umani, e che io e Bernie non
ne abbiamo abbastanza, per via delle nostre finanze. Ho dato
un'occhiata alla porta affianco, e ho visto Iggy dietro i vetri
di casa sua. Mi ha visto anche lui e ha cominciato ad abbaiare,
uno stridulo yip yip yip che non finiva pi. Ho risposto
con un'abbaiata delle mie, tanto per dirgli ciao. I suoi acuti si
sono fatti ancora pi selvaggi. Saltava su e gi, e correva da
un lato all'altro della finestra.
Il tuo amico sta sicuramente cercando di dirti qualcosa,
ha detto Janie. Poi, ha bussato alla nostra porta.
Nessuna risposta.
Ha premuto il bottone del campanello.
Nessuna risposta.
Ma a volte il campanello non funzionava, un problema a
che fare con un fusibile. La sua sostituzione era nell'elenco
delle cose da fare. Faceva parte di una lista che Bernie tiene
nel cassetto in basso della scrivania, e dove ogni tanto aggiunge
qualcosa. Spesso, dopo una di quelle sessioni con la
lista spunta la bottiglia del bourbon.
Janie ha bussato di nuovo, pi forte questa volta. Iggy
continuava ad abbaiare.
Bernie? Poi ha alzato la voce e ha provato di nuovo,
bussando alla porta - quasi martellando - con il grosso pugno.
Bernie? Bernie?  rimasta in ascolto. Sono rimasto in
ascolto anch'io. Niente. Janie si  guardata intorno. Dov'
la Porsche? ha detto. E poi: Sar uscito.
La faccia le si  raggrinzita un po' verso il centro, uno di
quei gesti di fastidio frequenti negli umani. Ha messo la mano
sul pomo della porta e ha girato.
La porta si  aperta. Sicurezza carente: tipico di Bernie.
Janie ha messo dentro la testa. Bernie? Bernie?
La casa era silenziosa. Sono andato in corridoio, ho annusato
le scarpe da jogging di Bernie, ho leccato un po' d'acqua
da una delle mie ciotole, e ho afferrato la mia palla sonora.
Squeak squeak. Il suono era a posto.
Credo che abbia lasciato aperto per noi. Se ti lascio qui
da solo va bene, vero?
Le ho fatto uno squeak. Certo che andava bene: io l ci
abitavo.
Gli lascio due righe, allora, per dirgli di chiamarmi riguardo
alla tua...
La voce si  fermata a met e non ha finito la frase. Una
cosa che succede spesso quando un umano si trova da solo
con me, dandomi sempre la sensazione che la conversazione
gli continui nella testa, senza mai fermarsi. Che resti fra noi,
e senza offesa, ma io non vorrei davvero essere un umano.
Janie ha scritto qualcosa su un post-it - Bernie aveva il vizio
di tappezzare l'ufficio con quei cosi prima che arrivasse
la lavagna - e lo ha appiccicato sull'interno della porta.
Okay, Chet. Mi ha fatto una bella carezza, leggera e delicata.
Abbi cura di te, adesso. Ha chiuso la porta e se n'
andata.
Ho sentito il furgone che si metteva in moto. Quando poi
si  allontanato, Iggy stava ancora abbaiando.
Me ne sono andato trotterellando verso la cucina. Dopo
la toeletta, che sia o no ora di pasto, di solito mi viene fame.
Mi stavo giusto chiedendo se per caso fosse avanzato qualcosa
nella ciotola della colazione - era mai successo, anche
solo una volta? - quando ho afferrato un odore di estranei. E
non estranei qualunque, ma estranei che sapevano di barbabietola
bollita. Ho lanciato un latrato che ha rimbombato in
tutta la casa, rimbalzandomi addosso con un suono talmente
selvaggio da farmi paura. Ho abbaiato di nuovo, ancora pi
forte. Poi ho preso a correre da una stanza all'altra, abbaiando
per tutto il tempo, sentendo i peli che mi si rizzavano sulla
schiena.
Sembrava tutto normale: cucina con ciotola del cibo vuota,
sala da pranzo che non usiamo mai, soggiorno con la TV
dove guardiamo i film, io e Bernie, la grossa stanza da letto
molto disordinata come sempre, la stanza di Charlie pulita
come uno specchio, che chiss cosa significa. Una volta mi
sono tagliato con un pezzo di specchio rotto e la faccenda
non era pulita per niente. Ma il punto  che l era tutto normale.
Allora, sono andato nell'ufficio.
Qualcosa che non andava l invece c'era. Non solo per via
dell'odore di barbabietola estranea, qui molto pi forte che
nel resto della casa. C'era proprio qualcosa di sbagliato. Ma
che cosa?
Mi sono messo a correre intorno, annusando e abbaiando.
Mi ci  voluto un po', ma poi l'ho capito: l sulla parete dove
di solito c'era appesa la lavagna, ora c'era uno spazio vuoto,
con la pittura pi chiara che nel resto del muro. Ho annusato
ancora un po': odore di Bernie, naturalmente, ma quasi coperto
da quello degli estranei alla barbabietola.
Oh no! Bernie era sparito.
Ho attraversato la casa a tutta velocit, abbaiando e abbaiando
ancora. Tutte le porte erano chiuse, cos come le finestre,
dato che ora l'aria condizionata era in funzione per
via del grande caldo in arrivo. Non potevo uscire! Bernie! Mi
sono gettato contro la porta d'entrata. Una volta Bernie era
riuscito a buttarne gi una, ma la nostra non si  mossa, neppure
il minimo scricchiolio. Ho provato di nuovo con tutta la
mia forza, con l'unico risultato di far cadere il post-it di Janie
che  andato a svolazzare dietro al bidone dei rifiuti.
Bernie!
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Notte. Ero fuori di me. Correvo per la casa, controllando e
ricontrollando tutte le stanze senza sosta, fermandomi solo
quando udivo qualcosa, o pensavo di udire qualcosa. E quando
magari udivo davvero qualcosa, saltava fuori che era solo
il rumore di una macchina che passava per strada, o di un aeroplano
che volava lass, o di Iggy che abbaiava di nuovo.
Ma il peggio  successo quando, nonostante gli sforzi terribili,
a un certo punto non sono pi riuscito a resistere e mi sono
umiliato a farla accanto al WC del bagno d'entrata.
Bernie. Dove sei? Era accaduto qualcosa di brutto: me lo
sentivo proprio. Gli estranei alla barbabietola erano stati qui,
e ora Bernie era sparito, assieme alla lavagna. Bernie sparito
- sparito e forse nei guai - e io non potevo uscire, non potevo
andare a cercarlo. Io, il responsabile della sicurezza!
Mi sono ritrovato di nuovo accanto alla porta d'ingresso.
Mi ci sono scagliato contro, ancora e ancora. Niente da fare.
Poco tempo prima, mentre lavoravamo in ufficio, Bernie mi
aveva parlato dei risultati. Che cos' che aveva detto?... Buio.
Ho abbaiato e abbaiato. Latrati selvaggi che hanno invaso
tutta la casa. Inutile. Poi... poi ho sentito qualcosa! Mi sono bloccato, con le orecchie drizzate.
Ma era solo Iggy: yip yip yip. Nemmeno ho abbaiato in risposta.
Che poteva fare il povero Iggy? La mia unica speranza
era... che cos'era... Ecco, s: Bernie che se ne tornava a casa
entrando da quella porta. Adesso, magari? Ho fissato il battente
senza staccare gli occhi, pronto a saltargli addosso non
appena entrava. La porta non si  aperta.
Dopo un po', ho sentito un'automobile risalire la strada,
un'auto rumorosa che sembrava un po' come una Porsche.
Ma la Porsche non ce l'avevamo pi, no? Riuscivo ancora a
vederla volar fuori da quella strada di montagna e bruciare
gi in fondo al burrone. Ero confuso. Bernie poteva forse essere
l fuori, in qualche modo al volante della Porsche comunque?
La macchina rumorosa  arrivata e ha proseguito,
con il suono del motore che si affievoliva, si affievoliva ancora, spariva.
Mi sono alzato e ho cominciato a graffiare la porta. Graffiavo
cos forte che quasi ho rischiato di non sentire il suono del telefono.
Ho fatto il corridoio di corsa, mi sono precipitato nell'ufficio,
mi sono bloccato di fronte alla scrivania, ho guardato il telefono suonare.
Driin, driin, e poi una voce, una voce che conoscevo e che
mi piaceva. Bernie? Sono Suzie. Se ci sei, per favore rispondi.
Ho davvero bisogno di parlarti... ehm... ho fatto uno
sbaglio, Bernie, e spero solo che... ehm... bene, per favore
fammi uno squillo quando puoi. Ciao.
Con un balzo ho buttato gi il telefono dalla scrivania.
Tutto quanto - forcella, microfono, fili - si  sparpagliato sul
pavimento finendo dietro il tavolo. E da l sotto, ho sentito di
nuovo arrivare la voce Suzie. Bernie? Sei l? Sei tu?
Ho abbaiato.
Chet?
Ho abbaiato e abbaiato. Suzie! Suzie!
Chet? Stai bene?
Ho continuato ad abbaiare. Dopo poco ho sentito un clic e non pi Suzie.
Mi sono infilato sotto il tavolo, strisciando sulla pancia
verso le lucine del telefono. Ora stava parlando un'altra donna,
che non era Suzie. Aveva una voce poco amichevole. Non
era certo un'amante dei miei simili, questo si capiva subito.
Se desidera fare una telefonata, la preghiamo di riagganciare
e ricomporre il numero. Le ho abbaiato contro. Se desidera
fare una telefonata, la preghiamo di riagganciare e ricomporre
il numero. Ho abbaiato ancora pi forte.
Lei l'ha ripetuto alcune altre volte, sempre quella storia
del ricomporre il numero, mentre io mi arrabbiavo sempre di
pi. Poi il telefono ha cominciato a fare dei bip, rapidi e stridenti,
ferendomi le orecchie. Gli ho dato una zampata, ma
quello continuava a fare bip bip bip... senza sosta. Insopportabile.
Sono uscito dall'ufficio, ho ricominciato a correre su e
gi per la casa, al buio, che le luci erano tutte spente. Non
riuscivo a calmarmi, non certo con quel brutto odore nell'aria,
e quel continuo bip bip.
Nella stanza della lavanderia ho trovato un vecchio sandalo in pelle di Bernie e l'ho masticato fino a ridurlo a brandelli.
Ho abbaiato ancora un po', mi era sembrato di sentire
qualcosa oltre al bip bip, mi sono immobilizzato.
Una sirena? S, una sirena, in lontananza. Ho aspettato
che l'urlo si facesse pi forte. Niente. Ha smesso, invece. Poi
 tornato il silenzio, a eccezione di quel suono del telefono, e
di Iggy un paio di volte. Dopo poco  stato zitto pure lui.
Iggy  mio amico. Voleva aiutarmi, ma non poteva. Povero vecchio Iggy!
Mi sono alzato sulle zampe e sono andato a grattare di
nuovo alla porta. Che altro potevo fare? Grattavo e grattavo,
ma non succedeva niente. Mi  venuto in mente un film che
una volta avevamo visto insieme, io e Bernie, forse Rin Tin
Tin, dove Rinty apre il pomello di una porta da solo. Del resto
Bernie non aveva anche detto: Una di queste volte dobbiamo
imparare a farlo?
Ma ce n'eravamo scordati. Come c'era riuscito Rinty? Ho
fatto scivolare le zampe davanti, gi lungo la porta, finch
non sono andate a colpire il pomello, leggermente rischiarato
dalla luce che veniva dal lampione sulla strada. Ho preso il
pomello a zampate, prima con una, poi con l'altra. Niente. I
pomelli erano fatti per girare. Li avevo visti girare cos tante
volte, questo qui per non lo faceva. Ho dato delle altre zampate,
ancora e ancora, sempre pi in fretta, ho sentito qualcosa
ringhiare e ho avuto un sobbalzo, prima di rendermi conto
che a ringhiare ero io. Dopo un po' sono crollato gi, per riposare
un pochino. Stavo proprio per sollevarmi e riprovare,
quando ho sentito un'automobile passare in strada.
Si faceva sempre pi vicina. Ho udito lo stridio che a volte
fanno le automobili quando frenano. Poi per qualche istante
c' stato solo il rumore del motore - non l'avevo gi sentito
il suono di quel motore? - e dopo un po', silenzio. Ma solo per un momento. La portiera di un'auto si  aperta e si  richiusa.
Dei passi hanno percorso il vialetto. Non l'avevo gi
sentito il suono di quei passi? Mi pareva proprio di s.
Qualcuno ha bussato alla porta. Bernie? Ci sei? Era Suzie.
Ho abbaiato.
Chet?
Il pomello finalmente ha girato e la porta si  aperta. Suzie
era l, con la faccia tutta preoccupata. Sono schizzato
fuori, superandola con un balzo, e mi sono messo a correre
per tutto il giardino. Una brezza calda e secca soffiava dal
canyon, e portava con s tutti i tipi di odori cittadini - grasso,
catrame, tubo di scappamento, soprattutto tubo di scappamento
- coprendo per quello che cercavo: l'odore delle barbabietole
e di Bernie. Alla fine sono riuscito a captare un vago
sentore, l'ho seguito attraverso il giardino, oltre i tre alberi,
fin sulla strada, e l  svanito.
Chet? chiamava Suzie. Forse faresti meglio a venire qui.
Mi sono fermato e ho girato la testa per guardarla. Aveva
acceso la luce esterna dell'ingresso. La sua faccia era pallida, gli occhi enormi e scuri.
Andare l? Non ci pensavo nemmeno.
Mi sono messo a trottare a cerchi sempre pi grandi intorno
al punto dove l'odore di barbabietola era svanito, e finalmente
l'ho riacchiappato. Mi ha riportato dall'altra parte del
giardino, non attraverso gli alberi questa volta, ma tutt'intorno,
e lungo il piccolo sentiero lastricato che, accanto a casa,
costeggia lo steccato del vecchio Heydrich.
Agli altri odori, ora si mescolava anche un vago sentore di
Bernie. Vi ho mai parlato dell'odore di Bernie? Molto buono,
il mio preferito numero due: mele, bourbon, sale e pepe. Barbabietole
e Bernie: ho seguito quella traccia mista fino alla
finestra dell'ufficio. L, si  interrotta.
Suzie mi ha raggiunto: Chet? Che c' che non va?
Ho annusato qui e l e ho reperito una traccia del cancellino
con l'odore dei pennarelli che Bernie usa sulla lavagna,
ma poi Suzie ha fatto un passo, mi si  parata davanti e il suo
odore - sapone e limoni - ha annullato tutto il resto.
Coraggio, Chet. Rientriamo in casa.
Non mi andava. Io volevo ritrovare Bernie, ecco tutto.
L'attimo dopo, sono ritornato di corsa sulla strada, ma la
scia dell'odore  svanita come la prima volta. Allora: altro
dietrofront e via di nuovo verso la finestra dell'ufficio.
Chet? Che cos'hai? Che sta succedendo? Suzie ha messo
le mani sul telaio della finestra, l'ha sollevato. La finestra
 scivolata lungo le guide.
Non  chiusa.  normale? Certo che no. Niente era normale,
non con Bernie sparito. Ho guardato su verso di lei.
Quanto tempo sei stato l dentro casa da solo?
Mi sono messo ad ansimare, ma solo un po'.
Andiamo a bere un po' d'acqua, ha detto Suzie,
accarezzandomi fra le orecchie. Abbiamo fatto il giro verso la
porta e siamo entrati in casa.
Suzie ha acceso delle altre luci. Io ho bevuto dalla ciotola
dell'ingresso, sentendomi di colpo molto assetato. Poi l'ho
raggiunta mentre andava da una stanza all'altra guardandosi
in giro, controllando gli armadi, addirittura sbirciando sotto i
due letti, di Charlie e di Bernie.
In ufficio, ha trovato il telefono e tutto il resto buttato sul
pavimento, l'ha rimesso a posto sulla scrivania, e finalmente
quell'orribile bip si  interrotto. Dopo una pausa, Suzie ha
tirato fuori il cellulare e ha schiacciato dei tasti. Quasi immediatamente,
un telefono ha cominciato a suonare, non
quello grosso sulla scrivania, ma un altro l vicino. Suzie ha
aperto il cassetto in alto e ha tirato fuori il cellulare di Bernie:
facile da riconoscere per via del nastro adesivo che aveva
intorno. Il cellulare di Bernie continuava a suonare. Suzie
ha spinto un bottone ed  rimasta in ascolto. Sono rimasto in
ascolto anch'io e abbiamo sentito la voce di Bernie che diceva
di lasciare un messaggio. Bernie era l? Non capivo. Il
cellulare con il nastro adesivo era qui, cio voleva dire che l
era qui? Le macchine sono davvero una brutta cosa per gli
umani, su questo non ho alcun dubbio. Sono strisciato sotto
la scrivania. Suzie ha detto: Se in qualche modo ricevi questo
mio messaggio, Bernie, chiama per favore. Sono Suzie.
In questo momento sono a casa tua... la porta era aperta, e
credo che Chet sia stato qui da solo per un bel po'. Allora
se... chiamami.
Da sotto la scrivania, ho visto Suzie aprire la finestra e
guardare fuori, e annusare anche l'aria, cosa che a volte gli
umani fanno, sebbene senza alcun esito, secondo la mia
esperienza.  successo qualcosa qui, Chet? Cos'hai visto?
Un bel niente, ma qualcosa  successo di certo, qualcosa
di brutto per forza, se quella gente con la puzza di barbabietola, Mr. Gulagov e i suoi...
Il telefono sulla scrivania ha cominciato a squillare, proprio
sopra la mia testa. Squillava e squillava, facendo vibrare
tutto il ripiano del tavolo, e poi si  sentita una voce che conoscevo:
Ehi, Bernie, qui  Nixon Panero. Forse ho trovato
una sostituta per la tua Porsche andata distrutta. Fammi uno squillo. Clic.
La Porsche  andata distrutta? Sono uscito da sotto il
tavolo. Che significa? Suzie aveva gli occhi ancora pi
grandi e scuri, adesso. Non funziona pi? Bernie non  l
fuori in macchina da qualche parte? Ho girato in tondo per
un po', poi mi sono fermato e ho abbaiato di fronte allo spazio
vuoto dove prima era appesa la lavagna. Suzie mi ha osservato.
Capivo che stava pensando, e anche molto intensamente.
Io chiamo la polizia.
Abbiamo aspettato in cucina. Suzie mi ha versato dei
croccantini nella ciotola, ma io non ho mangiato. Poco dopo,
accompagnato da un poliziotto in uniforme,  arrivato Rick
Torres, in jeans, t-shirt e scarpe da bowling. C'ero stato anch'io
una volta al bowling, con Bernie, ma non era finita
molto bene.
Rick mi ha dato un buffetto: Ciao, Chet. Sorrideva e
non sembrava per nulla preoccupato. Suzie ha cominciato a
parlargli, molto rapidamente e in modo troppo difficile per
me da afferrare. Ha guidato i due uomini per tutta la casa,
passando da una stanza all'altra. Io seguivo. Per ultimo siamo
entrati nell'ufficio.
Come se la spiega la finestra lasciata senza sicura? ha
detto Suzie. Per non parlare della porta d'entrata.
Il fatto  che Bernie a volte  un po' imprevedibile, ha
detto Rick.
Il poliziotto in uniforme ha fatto un sorrisetto.
Questo non mi risulta, ha detto Suzie. Proprio per
niente. Penso anzi che sia molto affidabile.
Non potrei essere pi d'accordo. Per le cose importanti.
Ma di tanto in tanto, da dopo il divorzio cio, scalpita un po'.
Cosa intende dire?
Come quella sera alla Cipollina piccante, giusto Rick?
ha detto il poliziotto in uniforme. Non era lui che suonava
l'ukulele per quella ragazza... Quella con le grosse...
Rick ha fatto un lieve gesto con la mano e l'uomo in
uniforme si  zittito di colpo.
Sia quel che sia, ha detto Suzie, non lascerebbe mai
Chet da solo in casa per tutto questo tempo.
In realt, credo che una o due volte sia successo, ha
detto Rick. Non  vero, cagnone?
La risposta era s, ma l'avevo perdonato: cose come quelle
potevano succedere. Sono rimasto immobile, cercando di
non far trasparire nulla.
Anche se  vero, cosa che dubito fortemente, perch non
si  portato dietro il cellulare? Lo ha sollevato per mostrarlo.
Semplice, ha risposto Rick. Lo odia, odia la tecnologia
in generale.
Ma non sta forse lavorando su un caso? Supponiamo che
arrivi una telefonata importante.
Quale caso?
La ragazzina scomparsa. Madison Chambliss.
Rick ha scosso la testa. Non c' nessun caso. La ragazza
 andata a divertirsi un po' a Las Vegas, ha anche telefonato a
sua madre per dirle che sarebbe rientrata presto a casa.
Bernie questo lo sa?
Certo che lo sa. Che poi l'abbia del tutto digerito,  un
altro problema.
Vale a dire?
Bernie pu essere cocciuto... una delle cose che lo rendono
cos bravo nel suo lavoro, e a volte anche un gran rompiscatole,
ha detto Rick.
Suzie gli ha lanciato un'occhiata veloce, poco amichevole.
Forse sta lavorando su altri casi. Credo che dovremmo
controllare il suo computer.
Perch?
Per qualche appunto che pu aver preso, che magari potrebbe
condurci a lui.
Ah-ah.
Perch no?
Come, perch no? Perch potrebbe entrare da quella
porta in qualsiasi momento, e non vorrei dovergli spiegare le
ragioni per cui stavo ficcando il naso nei suoi documenti.
Non  questione di ficcare il naso. Stiamo solo cercando
di aiutare. E dov' il suo portatile? Non ha anche un computer
portatile?
Forse l'ha preso con s. E comunque Bernie non ha bisogno
del nostro aiuto.  abbastanza grande per cavarsela da
solo. Non so quanto bene lei lo conosca, ma Bernie  davvero
un osso duro, il pi duro che ci sia.
Bernie?
Immagino che lei non lo abbia mai visto in azione. Suzie
l'ha fissato senza dire niente. E in pi  sparito da quanto?
Qualche ora? Star probabilmente strimpellando l'ukulele
da qualche parte, come dicevamo prima.
Non suona l'ukulele.
S, invece. Ed  anche piuttosto bravo.
Molto pi che bravo: eccezionale! Anche se era un pezzo
che non lo sentivo.
Suzie e Rick si stavano fissando. Il poliziotto in uniforme
ha sbadigliato, cosa che ha contagiato anche me, nonostante
non mi sentissi per niente stanco.
Resto qui con Chet, ha detto Suzie.
Come vuole, ha risposto Rick. Quando alla fine ritorner
barcollando, gli dica che ho fatto ricerche su quella targa
che mi aveva dato.  registrata a nome di una compagnia
di investimenti, prevalentemente nel settore ambientale, pare...
il peggio del peggio.
...
.
...
Io e Suzie eravamo di nuovo soli in cucina. Ma come fa per farsi il caff?
Quando siamo fuori, Bernie compra il caff nei bicchieri
di carta negli empori, ma a casa le cose sono meno semplici,
con pacchi di chicchi nel freezer, un macinacaff che funziona
solo se ci premi sopra non troppo forte o non troppo piano,
e una caffettiera che se ci metti dentro troppa acqua comincia
a perdere. Dopo un po' Suzie ha capito l'intera operazione,
e l'aria si  riempita del profumo del caff appena fatto:
uno dei miei preferiti, anche se il sapore non mi interessa.
Si  seduta al bancone di cucina. Sorseggiava il caff e
guardava nel vuoto. All'improvviso, ha gettato uno sguardo
all'orologio da polso, facendomi anche sussultare. Poi si  rivolta
a me. Perch sono andata a Los Angeles? Cos'ho che non va?
Nulla, che io sappia.
Si  versata un'altra tazza. Non ti piacciono i tuoi croccantini?
Non particolarmente, a essere sinceri. La bistecca, se disponibile,
 la cosa che preferisco, e prima dei croccantini ne
vengono molte altre. Ma tanto per essere gentile, sono andato
alla ciotola e ho buttato gi un boccone o due. Ero ancora l,
quando Suzie ha messo gi la tazza, abbastanza forte da far
traboccare un po' di caff. Ha pulito la macchia con il gomito,
poi ha detto: Non sopporto di star qui a far niente.
Si  alzata,  andata nell'ufficio, tallonata da me, e ha acceso
il computer. Solo che quello non si avviava, lo schermo
restava nero. Si  chinata, ha controllato la presa della corrente,
ha riprovato ad accendere pi volte.
Cosa c' che non va in questo computer?
E che ne sapevo io? In quel momento ho percepito un
sentore - molto debole, quasi impercettibile - dei pennarelli
che Bernie usa sulla lavagna. Ho seguito la lievissima scia fino alla finestra e poi ho abbaiato.
Vuoi uscire, Chet?
Certo, s.
Suzie mi ha fatto uscire dalla porta. Sono corso all'angolo
e poi lungo il vialetto tra la nostra casa e quella del vecchio
Heydrich. Ho ritrovato la scia del pennarello quasi subito,
l'ho seguita per alcuni passi oltre la finestra dell'ufficio fino
al tubo di gomma per annaffiare il giardino, che non usiamo
mai per via delle questioni con l'acqua. E l, dietro al tubo,
nel cono di luce che veniva dalla finestra dell'ufficio, c'era
un frammento non molto grosso della lavagna, con il disegno
che Bernie aveva fatto dell'uomo barbuto dall'aria selvaggia
e alcune parole scritte. Ho acchiappato il pezzo e sono tornato
indietro.
Che cos'hai l, Chet? Sono andato da Suzie, che aspettava
l fuori in piedi, e gliel'ho mostrato. Lo ha sollevato alla luce.
"Rasputin"? ha detto, strizzando gli occhi per leggere.
"Miniera fantasma"? "S.V."? Ha girato il frammento fra le
mani: nulla sul retro. Rasputin? Miniera fantasma? S.V.?
Miniera fantasma? Ho abbaiato. E poi ho abbaiato ancora
un po'. Dalla porta affianco  arrivata la voce rabbiosa del
vecchio Heydrich. E fate qualcosa con quel cane, maledizione!
Gli ho ringhiato in risposta: ci mancava anche il vecchio
Heydrich adesso!
Andiamo, Chet, ha detto Suzie con voce gentile.
Siamo rientrati. Suzie si  seduta alla scrivania di Bernie,
fissando ci che restava della lavagna. S.V., mormorava.
...S.V.
Ha provato di nuovo il computer, ma senza risultato. Poi
ha tirato fuori un coltellino svizzero dalla borsa - ne avevamo
regalato proprio uno uguale a Charlie per il suo compleanno,
anche se poi Leda non gli aveva permesso di tenerlo
- e ha tolto la parte dietro del computer. Ha guardato
all'interno, che a me sembrava vuoto. Tutto l quello che c'
dentro ai computer? Del vuoto? La scheda madre  sparita,
ha detto. Qualsiasi cosa fosse, era fuori dal mio territorio
d'azione. E riguardo a S.V., mi viene in mente una cosa soltanto.
Ho aspettato.
La citt dove ti ho trovato, Chet: Sierra Verde. Ho agitato la coda. Sierra Verde: rieccoci nel mio territorio! Che cos'altro potrebbe mai significare S.V.?
Stai chiedendo al soggetto sbagliato, tesoro. Suzie ha afferrato le chiavi dell'automobile. Io ero gi alla porta che aspettavo.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Guidavamo nella notte. C'era odore di biscotti. Mi sono ricordato
che Suzie ne teneva in macchina una scatola intera.
Per non ne avevo voglia. Mi sentivo lo stomaco strano, come
annodato. Suzie era piegata in avanti, le mani strette sul
volante, la faccia tesa alla luce dei fari delle auto che ci venivano
incontro.
Diceva cose tipo: Non credo nel fato. E: Come ho potuto
lasciare che Dylan mi risucchiasse... Mi ricordavo di
Dylan: belloccio, avanzo di galera, fallito. A me, non sarebbe
mai riuscito a risucchiarmi da nessuna parte, mai e poi mai.
La verit  che alla fine gli umani sono i peggiori nel giudicare
gli altri umani. Noi, intendo io e i miei simili, siamo
molto pi bravi. Ogni tanto gli umani riescono anche a fregarci,
certi sono capaci di fare dei gran brutti tiri, guarda caso
come le volpi. Di solito, per, i tipi cos li becchiamo alla
prima annusata.
Dopo un po' il traffico ha cominciato a diradarsi, e la faccia
di Suzie restava quasi sempre in ombra. Abbiamo lasciato
l'autostrada, per prendere una strada che risaliva la montagna
con curve che si facevano sempre pi a gomito. Di tanto in
tanto, incrociavamo una macchina. Ho notato che Suzie aveva
gli occhi acquosi. Le ho messo una zampa sul ginocchio.
Mi ha fatto una carezza. Davvero suona l'ukulele? Mi piacerebbe
ascoltarlo. Poi abbiamo attraversato un tratto desertico.
Speravo solo che... e ha taciuto.
Riguardava l'ukulele la cosa che sperava, o qualcos'altro?
Ai tempi, Bernie lo suonava seriamente. Conosceva un sacco
di canzoni come Up a Lazy River, When It's Sleepy Time
Down South, Jambalaya, e la mia preferita: Hey, Bo Diddley.
La preferita di Bernie invece  Rock the Casbah. Arrivati a
quel punto, di solito io facevo la pausa pip.
E s che sono piuttosto intelligente... bell'ironia, stava
dicendo Suzie. Diplomata a pieni voti, laureata con lode...
e allora, com' che sono cos stupida? Su questo proprio
non la seguivo. E sono cos stufa di quest'ironia che mi viene
da vomitare.
Oh oh. Mi sono fatto un po' in l, rannicchiandomi verso
la portiera. Ma non ci sono stati vomiti, forse lo stomaco di
Suzie si era rimesso a posto.  successo anche a me, a volte:
ricordo un'avventura con le acciughe che avrebbe anche potuto
finire peggio.
La notte ci sfrecciava accanto. A un certo punto, nel buio,
ho intravisto il bagliore dorato degli occhi di una specie di
gatto gigante. Mi si  rizzato il pelo sulla schiena: sapevo
perfettamente cosa c'era l fuori, su quelle montagne.
 vero... che  l'osso pi duro che ci sia? Ne ho conosciuti
di tipi duri, ma quelli non mi facevano mai ridere. Neppure
suonavano l'ukulele. D'altro canto, c' tutta la questione
di West Point, la sua esperienza come combattente... oddio.
Suzie ha cominciato a mordicchiarsi le nocche: segno
di estrema preoccupazione umana. Anch'io ho una serie di
gesti tipo quello. Se solo si riuscisse a guardare al di l del
proprio naso.
Suzie mi piaceva, anche se a volte diceva cose senza senso.
Guardare al di l del proprio naso, per esempio: a che
serve? Io riesco perfettamente a sentire ben oltre il mio naso,
e questo mi dice tutto quello che ho bisogno di sapere.
Il pick-up - di colore chiaro, e non grosso come il nostro
- si  avvicinato ancora di pi. Nel passarmi affianco, ho visto
bene la faccia di Boris illuminata dal bagliore verde delle
luci del cruscotto. Stava sorridendo. Quel sorriso verde mi ha
fatto rabbia. Non ci ho pensato su - pensare era competenza
di Bernie, lui magari lo avrebbe fatto - e sono balzato fuori
dal finestrino atterrando sulla strada dietro al pick-up. Mi sono
reso conto che era molto pi veloce di quanto non sembrasse
da dentro la macchina di Suzie. Gli sono corso dietro
a tutta birra, l'ho raggiunto quando  arrivato all'unico semaforo
della citt. Rosso, ma lo ha superato, addirittura dando
gas. Ultima possibilit. Ho preso lo slancio e ho saltato:
un salto mostruoso, uno dei miei migliori in assoluto. Ho superato
la sponda posteriore e sono planato sul fondo del camioncino,
con un atterraggio morbido e silenzioso.
Non proprio silenzioso, forse: attraverso il minuscolo finestrino
posteriore ho visto Boris girare la testa di scatto. Il
pick-up ha rallentato. Mi sono abbassato di colpo, immobilizzandomi,
ombra fra le ombre. Il pick-up ha ripreso velocit.
Quando ho sollevato la testa, ho visto che Boris guardava
in avanti.
Attraversavamo la citt addormentata. Dalla mia posizione,
schiacciato sul fondo, riuscivo a vedere le cime dei fabbricati,
e ancora pi su il cielo stellato, alcune nuvole muoversi
rapide, talmente sparse a ciuffi che le stelle ci brillavano
attraverso. Poi, all'improvviso, gli edifici sono spariti:
stavamo uscendo da Sierra Verde per riprendere la strada delle
montagne e raggiungere nuovamente la piana del deserto
che si stendeva fino al Nuovo Messico.
Ero sdraiato su un telone cerato, con la schiena contro un
rotolo di corda. Sentivo odore di benzina e di polvere da sparo.
Molto debolmente, anche della mia combinazione preferita:
mele, bourbon, pi quel pizzico di sale e pepe che la
rende un po' simile alla mia. Bernie era stato l! A me e ai
miei simili ci prende una strana sensazione quando sappiamo
di essere sulla pista giusta, una sorta di eccitazione compressa.
L'ho provata in quel momento. Forse con la parte compressa
ancora in attesa di esplodere.
Avanzavamo su un sentiero in terra battuta che mi era familiare.
Era quello tutto accidentato dove Bernie aveva ricordato
i vecchi tempi e Kit Carson, e altre cose tipiche sue che
adesso non mi venivano in mente. Attraverso il finestrino di
dietro tenevo d'occhio la testa di Boris, un testone grosso,
troppo grosso perfino per un collo enorme come il suo. I fari
illuminavano segni che riconoscevo, via via che ci passavamo
accanto: un cactus a due braccia alto come un gigante,
dei cespugli spinosi che avevo marcato con qualche spruzzata,
una roccia piatta sistemata in cima a una roccia rotonda.
Poi abbiamo attraversato il torrente secco, abbiamo superato
la collina bassa, la casupola in rovina. Dopodich, la pista 
svanita nel nulla. Boris si  fermato accanto ai resti del bivacco
dei biker ed  sceso. Io mi sono appiattito, forse non proprio
come avrei potuto, dal momento che la testa mi spuntava
un po' dalla sponda del pick-up. Ma dovevo pur guardare
fuori, no?
Boris ha camminato verso il focolare annerito, ha dato un
paio di calci a una lattina di birra, fischiettando un motivetto
odioso. Poi ho sentito il rumore di una zip seguito dal suono
di un insulso gocciolio. Gli uomini sono vulnerabili in situazioni
come queste. Avrei potuto incastrarlo senza problemi
proprio in quel momento. Ma poi cosa avrei fatto? Non ne
avevo idea. Boris si  tirato su la zip, e il momento era bello
che andato. Ha sollevato la testa e d'un colpo mi sono ritrovato
il suo sguardo addosso! Poi per ha guardato altrove:
era notte, e la sua vista, come quella di tutti gli umani che ho
incontrato, era praticamente inservibile. A volte provo un po'
pena per gli umani, per via di quella loro evidente carenza.
Non per Boris, per. No, Boris era cattivo, e presto si sarebbe
fatto onore alla prigione di Stato, con un bel completino
arancione, a spaccare pietre sotto il sole rovente.
 tornato al pick-up e si  rimesso al volante, sempre fischiettando.
Presto la smetterai di fischiare, bello mio! Esattamente
da quello stesso punto, senza pi un sentiero da seguire,
Bernie e io ci eravamo diretti a piedi verso le colline in
lontananza, quel giorno rosate, oggi invisibili. Ma stavolta,
invece di seguire quella direzione, Boris ha fatto un'ampia
deviazione intorno al focolare e si  diretto verso un ammasso
di rocce confuso nell'ombra.
Il sentiero era accidentato e avanzavamo sballottando.
Boris sterzava da una parte e dall'altra, con i fasci di muscoli
che gli sporgevano dal collo tutto gonfio gi di suo. I sobbalzi
si facevano sempre pi violenti, con il pick-up che beccheggiava
avanti e indietro. A un certo punto sono scivolato
sulla tela cerata, andando a sbattere contro un lato del ripiano.
Proprio quando Boris stava cominciando a gettare delle
occhiate dietro, c' stato un sobbalzo ancora pi forte degli
altri, come se l'intero pick-up si sollevasse da terra. Mentre
Boris lottava con il volante, io sono stato sparato in aria. Poi
sono ricaduto su tutte e quattro le zampe andando a scivolare
dalla parte opposta, ora con l'affanno. Intorno a me, l'odore
di Bernie diventava sempre pi forte. Mi sono calmato, e dopo
poco la strada si  fatta di nuovo regolare. Ho messo fuori
la testa da un lato, ho visto che eravamo su una pista lunga e
diritta. Non molto lontano da l, sotto il cielo che schiariva, si
notavano le sagome scure delle colline.
Il cuore ha cominciato a battermi pi veloce. Calma Chet,
devi stare tranquillo. Mi sono accovacciato dietro il rotolo di
corda.
Nel cielo, le stelle svanivano lentamente. Ora facevamo
una curva dietro l'altra, con il motore che gemeva come se
stesse soffrendo. Mi sono tirato un po' su e ho visto che stavamo
risalendo le montagne, ancora scure eccetto le cime pi
alte che erano contornate da un chiarore bianco latte. Quello
stesso bianco latte che si stava diffondendo, colando piano
sulla terra: magnifica visione!
Era mattina. Superata una curva, siamo passati accanto a
una macchina tutta arrugginita di un tipo che non avevo mai
visto prima, e pi avanti lass si notavano degli edifici malandati:
una lunga casa bassa, un granaio, dei capannoni e, di
fronte a questi, una parete scoscesa con un grosso buco rotondo
alla base. La miniera di Mr. Gulagov!
Boris ha parcheggiato affianco a un'automobile che mi
era familiare, la BMW blu, ora tutta impolverata, ed  entrato
nel granaio. Mi sono guardato intorno, ho visto che non c'era
nessuno e sono saltato fuori.
Ho annusato la BMW, la porta e i muri del granaio, catturando
tracce del mio odore. L'ho seguito. Mi ha condotto a
uno dei capannoni e, dietro a questo, alla gabbia dove Mr.
Gulagov mi aveva tenuto prigioniero.
Stai calmo, amico! Invece ho cominciato a ringhiare, senza
poterci fare niente.
Oltre il capannone, c'era la casa. Mi sono avvicinato a
una finestra aperta. Era quella della cucina. Mr. Gulagov sedeva
a tavola dandomi il profilo, e stava impilando un mucchio
di mazzetti di banconote. Poi  apparsa la signorina
Larapova con una caffettiera. Com'erano vicini! Avrei potuto
entrare con un balzo e dare a Mr. Gulagov il fatto suo. Ma sarebbe
stata una buona mossa? Ho aspettato, e mentre aspettavo
Mr. Gulagov ha detto: Boris  tornato?
Vado a vedere, ha risposto la signorina Larapova. Dopo
avergli servito il caff,  uscita dalla stanza.
Oh oh! Mi sono tirato indietro dalla finestra. Forse avrei
fatto meglio a...
Improvvisamente, proprio di fianco a me si  aperta una
porta - ma come avevo fatto a non vederla? - e la signorina
Larapova  uscita dalla casa. Le sarebbe bastato girare appena
la testa per vedermi, e poi che sarebbe successo? Invece si
 diretta dalla parte opposta, verso il granaio, con la sua lunga
coda di cavallo che dondolava avanti e indietro.
Da qualche parte l vicino si  sentito il suono di una radio,
e poi di un uomo che si schiariva la voce. Da un momento
all'altro il posto sarebbe stato pieno di gente. Sono indietreggiato
un po', e poi un altro po', in attesa che mi venisse
un'idea, e tutto d'un tratto, accanto a una pianta bassa e spinosa
che cresceva per i fatti suoi tra la casa e la miniera, ho
fiutato una lievissima traccia di Bernie.
Mi sono dato una mossa e ho cominciato a correre qua e
l annusando ovunque. Un'altra traccia, vicino a una pala
rotta. Un'altra, accanto a un carrellino da miniera rovesciato.
E un'altra ancora, vicino ai binari che conducevano all'interno
della miniera. L'odore di Bernie si faceva pi forte, sempre
pi forte. L'ho inseguito oltre il grosso buco rotondo, fin dentro l'oscurit.
E l, con la schiena contro un pilastro, non molto lontano dall'entrata, sedeva Bernie! Aveva gli occhi chiusi. Stava forse dormendo?
Ero cos felice di vederlo che in un primo momento non mi sono accorto che aveva i piedi tenuti insieme da una corda, che aveva le mani legate al pilastro dietro alla schiena, e che una catena, fissata al soffitto della miniera, lo teneva imprigionato per il collo.
...
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CAPITOLO 31.
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...
Mi sono avvicinato a Bernie. Stava dormendo o qualcosa di
peggio? Molto peggio? Di solito riesco a fiutarlo, quel peggio.
Ma adesso non ne sentivo l'odore. Il suo petto si alzava
e si abbassava, riempiendosi di aria e lasciandola uscire,
proprio come faceva il mio. Ho udito un mugolio sommesso:
ero io.
Gli occhi di Bernie si sono aperti. Per un attimo vi ho colto
un'espressione che nei suoi occhi non avevo mai visto, e
mai pi vorrei rivedere, un'espressione di - non oso nemmeno
dirlo - sconfitta. Ma poi mi ha messo a fuoco, e i suoi occhi
sono cambiati. Non mi scorder tanto presto quello
sguardo, anche se a dire il vero era solo quello di Bernie che
ritornava in s.
Che bello vederti, amico, aveva la voce bassa e stanca.
Mi sono lasciato mettere nel sacco da quelli.
Aveva la faccia allo stesso livello della mia, forse un po'
pi in basso. Ho fatto per leccargliela, ma di fronte ai lividi e
ai tagli mi sono bloccato. Bernie ha gettato uno sguardo alle
mie spalle, verso l'entrata della miniera.
Sei venuto da solo, Chet? Come hai fatto?
Una storia complicata. In realt per la maggior parte non
la ricordavo. Ho agitato la coda.
Bernie mi ha sorriso.  stato un attimo, ma ho notato che
uno dei suoi denti davanti era scheggiato. Meglio che vai a
cercare aiuto, Chet. Non c' molto tempo.
Non mi sono mosso.
Gi: ma come? ha detto Bernie.  questo che hai in
mente, vero? Sei davvero un pezzo avanti a me.
Impossibile. Nessuno  pi avanti di Bernie. E anche se
avessi saputo come cercare aiuto, per nessuna ragione l'avrei
lasciato l cos. Non avevo altro in niente. Ho girato intorno
al pilastro per dare un'occhiata alle corde che, strette intorno
ai polsi, tenevano Bernie l attaccato per le braccia, e ho cominciato
a rosicchiarle.
Avevo gi rosicchiato molte cose nella mia vita: per
esempio, una borsa di Leda di pelle nonostante il colore verde,
e non una pelle qualsiasi: pelle italiana! Non sapevo nemmeno
che esistesse, anche se non ne avevo mai assaggiate di
migliori. Ai tempi della mia giovinezza riducevo a pezzi tutto
quello che mi capitava a tiro: stoffe, mobili, giocattoli,
utensili da giardino. Perci della semplice vecchia corda, anche
se molto spessa come quella, non sarebbe stata certo un
problema. Vi ho mai detto quanto sono affilati i miei denti?
Come pugnali, e nemmeno molto pi piccoli.
Lavoravo svelto, scavando fra i fili, strappando e masticando,
senza prendermi quasi il tempo di godermi il piacere.
La corda ha cominciato quasi subito a sfilacciarsi, con le fibre
che si spezzavano e mi si disfacevano in bocca. Di tanto
in tanto Bernie contorceva i polsi o forzava la fune, con un
vigore tale che a un certo punto la trave ha scricchiolato. Bello vedere che conservava ancora la forza, ma non mi aiutava
granch. Semmai, forse, mi ostacolava. Un grosso fascio si 
lacerato, poi un altro. La corda si  allentata. Mancava poco,
adesso. E poi... attenti a voi! Ho affondato un dente in quello
che restava, ho tirato indietro scrollando la testa da una parte
e dall'altra, cosa che di solito...
Chet, ha mormorato Bernie. Indietro.
Mi sono fermato, ho guardato su, e ho visto due sagome
stagliarsi contro l'entrata della miniera. Una, con una bottiglia
d'acqua, i capelli tirati e stretti in una crocchia, era il
donnone di nome Olga, quella che avevo gi visto una volta
mentre trascinava Madison via dalla finestra del granaio.
L'altra era Harold l'autista, con quell'unico sopracciglio
massiccio che lo faceva assomigliare un po' a una scimmia.
Secondo Bernie, gli umani discendono dalle scimmie, mentre
io e i miei simili dai lupi: e questo la dice tutta. Harold
aveva una pistola, pi piccola della nostra calibro 38 special.
La reggeva mollemente in una mano. Mi sono tirato indietro,
e sono rimasto immobile nell'oscurit.
Olga e Harold si sono avvicinati a Bernie. Lo vedevo lavorare
sui polsi, girandoli e contorcendoli. Le fibre della corda
continuavano a sfilacciarsi, ma non mollavano.
Come va il paziente, stamane? ha detto Harold.
Bernie l'ha fissato in silenzio.
Paziente? ha detto Olga. Cosa sarebbe questo paziente?
Solo una cosa divertente che diciamo.
Chi?
Noi, ha risposto Harold. Gli americani.
E che cosa ci sarebbe di tanto divertente? ha chiesto
Olga, svitando il tappo della bottiglia dell'acqua e cominciando
a inclinarla verso la bocca di Bernie. Lui ha scosso la
testa. Nel frattempo continuava a lavorare sui polsi, adesso
anche con le dita di una mano. Bevi... ordini di Mr. Gulagov,
ha detto Olga. Devi vivere ancora un po'.
Non prendo ordini da Gulagov, ha detto Bernie. Dietro
la sua schiena, ci che restava della corda finalmente  caduto
a pezzi. Mi sono accucciato, raccogliendo le zampe posteriori,
pronto al balzo.
Harold si  fatto avanti e si  fermato sovrastando Bernie,
la pistola sempre mollemente in mano. Versa, ha ordinato.
Olga ha iniziato a versare l'acqua sulla faccia di Bernie.
L'ho odiata.
Bevi, figlio di puttana, ha detto Harold.
Dopo che mi sar venuta sete.
Eh? ha fatto Harold.
Un muscolo dietro alla schiena di Bernie si  teso, poi il
braccio gli  partito in avanti. Bernie  veloce,  l'uomo pi
veloce che conosco. Ma forse non oggi, forse non questa volta.
Ha cercato di colpire la pistola, mancandola. Olga ha
sgranato gli occhi. Ha fatto cadere la bottiglia,  rimasta l
impalata per un momento. Ma non Harold: ha cominciato subito
a indietreggiare, sollevando l'arma.
Mi sono lanciato. Forse non avevo preso bene la mira: sono
andato a sbattere contro Olga buttandola gi lunga distesa,
ma ho corretto la rotta in aria torcendomi sulla schiena e,
nell'atterrare, ho aperto bene le fauci e ho affondato i denti
nel polso di Harold.
Harold ha urlato. La pistola gli  volata di mano andando
a finire fra le rotaie. Olga, ancora a terra, ha strisciato per
raggiungerla. Io l'ho superata con un balzo e gliel'ho afferrata
da sotto il naso. Dopo avere frenato con una derapata, mi
sono girato di scatto e mi sono precipitato al fianco di Bernie.
Mi ha preso la pistola di bocca e l'ha puntata: su Harold,
poi su Olga, e poi di nuovo su Harold. Non voglio uccidere
nessuno, ha detto. Anzi, a dire il vero, s, ha aggiunto poi,
congelandoli.
Con la mano libera, Bernie ha allentato la catena, se l'
sfilata dal collo, ha iniziato a lavorare sulla corda alle caviglie.
Poco dopo la catena era al collo di Harold che, sotto la supervisione
di Bernie, stava legando Olga con ci che restava
della corda.
Sto sanguinando, ha piagnucolato.
Pi stretto, quel nodo, ha ordinato Bernie.
Harold adesso puzzava di pip. E pure Olga. Cosa che mi
faceva un gran piacere. Una volta legato il donnone mani e
piedi, Bernie ha liberato la catena dal gancio sul soffitto e
con quella ha bloccato Harold al pilastro. Questo vuol dire
che ha dovuto posare la pistola. Io mi sono messo proprio alle
spalle di Harold, dandogli probabilmente un colpetto o due
dietro le gambe. Non ha provato a fare scherzi.
Bernie ha raccolto la pistola. Zitti e mosca.
Abbiamo aspettato, non sapevo bene cosa. Olga era
sdraiata sul fianco fra i binari, ci guardava con occhi pieni di
odio. Harold era seduto dove prima c'era Bernie, contro il pilastro.
Scalciava, l'ha fatto un paio di volte. Tanto peggio per
lui. Noi l'abbiamo aggirato e siamo andati ad appostarci alle
sue spalle, in piedi nell'ombra.
Bernie ha preso la bottiglia dell'acqua, ne ha versata un
po' per me in un secchio, e ha bevuto il resto. Poco dopo, abbiamo
sentito una voce. Harold? Olga? Era Boris. Bernie
ha fatto un piccolo gesto con le dita, da una parte all'altra.
Harold? Olga? Boris stava arrivando dal granaio verso di
noi, con in mano un fucile. Harold, pezzo di deficiente, dove
diavolo sei? Raggiunta l'entrata della miniera, ha sbirciato
dentro. Harold? Sei tu? Che... Poi ha sollevato il fucile,
tenendolo adesso con entrambe le mani.
Bernie ha fatto un passo ed  uscito da dietro il pilastro.
Mollalo, ha ordinato.
Ma Boris non l'ha mollato, anzi ha tirato il grilletto. Una
pallottola ha colpito la parete rocciosa accanto a noi, per poi
andare a rimbalzare nella miniera pi in fondo. Bernie ha
sparato. Il bagliore dalla bocca della pistola ha illuminato le
pareti: sempre divertente, anche se le sparatorie hanno il vizio
di superare i limiti troppo in fretta, per essere una buona
cosa. Almeno secondo la mia esperienza. Con un grugnito di
dolore, Boris ha barcollato afferrandosi la gamba. Poi Bernie
ha sparato di nuovo, con una mano sola, stavolta. Ha colpito
la trave di sostegno, non lontano dalla testa di Harold.
Oh, mio Dio! ha strillato.
Bernie ha fatto di nuovo fuoco, beccando Boris alla spalla.
Questi ha fatto una piroetta ed  caduto, mollando il fucile.
Ha tentato di riacchiapparlo, ma Bernie ha sparato ancora,
facendo schizzare in aria la polvere fra il fucile e la sua mano.
Boris ha lasciato perdere il fucile e si  allontanato strisciando.
Poi si  rimesso in piedi e ha zoppicato fuori verso il
granaio. A pochi passi da l,  caduto di nuovo e l  rimasto.
Ha alzato la testa verso la porta una o due volte, e ha gridato
parole che dentro la miniera non arrivano chiare. Mi sono
precipitato ad addentare il fucile - anche se molto grosso,
non mi sembrava pesante - e l'ho riportato a Bernie.
Ora aveva un'arma in ogni mano. Normalmente, situazioni
come quelle per noi di solito finivano bene. Silenzio. Poi
Olga, ancora sdraiata fra i binari, si  girata verso Harold e ha
detto:  tutta colpa tua per non averlo legato bene.
Colpa mia, stupida stronza? S che l'ho legato bene. Se
devi dare la colpa qualcuno, allora dalla a Stalin.
Mi sono girato verso Harold, gli ho abbaiato in faccia facendolo
sobbalzare. Non  Stalin il mio nome, chiaro?
Stalin? ha detto Bernie.
Harold si  passato la lingua sulle labbra. Posso spiegare,
ha detto. Posso spiegare molte cose se mi lasci andare.
Metto in moto, senza guardarmi indietro, e non mi vedi pi.
Che genere di cose?
Chiudi il becco, vigliacco, ha detto Olga.
Perch dovrei? ha risposto Harold.  finita.
Non conosci Mr. Gulagov.
Sono stufo di Gulagov. La voce di Harold si stava facendo
lagnosa, mi urtava le orecchie. Stufo di tutta questa
faccenda.
Quale faccenda? ha chiesto Bernie.
Gli occhi di Harold si sono stretti in quello sguardo che
ho imparato a riconoscere come scaltro. Bernie dice che
quando vedi qualcuno fare lo sguardo scaltro, capisci subito
che scaltro non . Non  che mi sia molto chiaro, ma adoro
quando Bernie se ne esce con cose del genere.
Ne uscir pulito da 'sta storia? ha chiesto Harold.
Tutto  possibile, ha risposto Bernie. Ma ho bisogno
di saperne di pi.
Sta' zitto, ha insistito Olga.
Olga? ha detto Bernie. Lei l'ha guardato. Lui si  posato
la canna della pistola di traverso sulle labbra, come quando si
fa segno con le dita di tacere: ssh. Olga si  girata dall'altra
parte.
Supponi che ti dica che questo stronzo di Keefer si  impelagato
con Gulagov per un milione di dollari. E che poi ha
smesso di pagare gli interessi, che erano dodicimila a settimana.
Ragione per cui Gulagov ha preso la ragazza... in
ostaggio, finch il suo vecchio non cacciava fuori la grana.
Dimmi qualcosa che non so.
Bernie sapeva tutto questo? Wow! Ho lanciato un'occhiata
a Boris l fuori. Appoggiato alla porta del granaio, cercava
di tirarsi su. La sicurezza  mia competenza.
E che ne dici di questo? ha proseguito Harold. Ci sono
stati altri ostaggi...  cos che fanno in Russia.  sempre andata
liscia, con la grana rimborsata, gli ostaggi liberati, eccetto
una volta.
Te ne pentirai, ha sibilato Olga.
Bernie si  strappato un lembo della camicia, che era gi
piuttosto strappata di suo, si  avvicinato a Olga e l'ha imbavagliata.
Pu essere molto severo, se necessario. Io anche.
Continua, ha detto Bernie. Sulla volta che non  andata
liscia.
Harold ha squadrato Olga - ora lei aveva gli occhi vuoti,
senza espressione, in qualche modo era anche pi spaventosa
- e poi ha guardato altrove. Un paio di anni fa, su a Las Vegas.
Il denaro non  stato restituito.
E l'ostaggio?
Harold ha scosso la testa.
Sepolto?
Harold ha fatto di s con la testa.
Dove? Nella miniera?
Altro cenno di s con la testa. Posso mostrartelo, ha
detto Harold. Ma che ci guadagno?
Qualcosa.
Mi lasci andare?
Vedremo.
Lasciar andare Harold? Mi aveva colpito con il taser! Potrei
forse dimenticare cose del genere? Mai. Ho incollato la
mia faccia alla sua, mostrandogli un po' di denti.
Fa' qualcosa con quell'animale, ha supplicato.
Il suo nome  Chet. Pare che tu non gli vada a genio...
come mai?
Ehm...
Ma non abbiamo fatto in tempo a sentire la risposta di
Harold perch in quel momento la porta del granaio si  spalancata,
facendo ripiombare a terra Boris. Con la met della
faccia bianca di schiuma da barba, Mr. Gulagov  uscito
spingendo Madison davanti a s con una mano. Con l'altra,
le teneva un rasoio alla gola. Maddy aveva gli occhi sbarrati.
Io ci ho visto rosso, anche se non riesco a vedere i colori.
Boris ha sollevato una mano. Capo...
Mr. Gulagov lo ha scavalcato, spingendo avanti Maddy.
Si sono avvicinati, attraversando il tratto di terra battuta che
separava la miniera dagli edifici. A pochi passi dall'entrata,
Mr. Gulagov si  fermato, facendosi scudo con Maddy. Olga
si  tirata su a sedere, gli occhi scintillanti. Harold sembrava
confuso.
Situazione semplice, ha detto Mr. Gulagov. Metti gi
le armi e libera Olga.
Solo Olga? ha piagnucolato Harold. E io?
Mr. Gulagov non ha risposto. Teneva gli occhi incollati su
Bernie. Bernie ha cominciato ad avvicinarsi all'entrata della
miniera, pacato e lento. Io gli avanzavo affianco, pacato e
lento anch'io.
Non un passo di pi, ha ordinato Mr. Gulagov. Ha spostato
leggermente il rasoio, ora la lama era contro la gola di
Maddy. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime, che hanno
cominciato a colarle gi per le guance. Maddy per, nemmeno
un fiato. Ormai quasi fuori dalla miniera, a un braccio di
distanza da Maddy e Mr. Gulagov, Bernie si  fermato. Mi
sono fermato anch'io.
Getta le armi, ha ripetuto Mr. Gulagov.
Tutto quello che sta facendo ora, non far che peggiorare
la sua situazione dopo, ha risposto Bernie.
Non ho bisogno di tipi come te che pensano al posto
mio, ha detto Mr. Gulagov. Spero tu sia abbastanza intelligente
da capire che prendo sempre la decisione giusta, in
fretta e senza rimpianti. Sulla gola di Maddy  apparsa una
goccia di sangue.
Bernie ha gettato le armi.
Ora libera Olga.
Bernie si  girato, e cos facendo mi ha lanciato una rapida
occhiata. Gli occhi di Mr. Gulagov erano fissi su di lui.
Bernie ha fatto un passo indietro verso la miniera e, a bassa
voce, quasi impercettibile anche per me, ha detto: Vai!
Ho forse esitato? Neanche per sogno! Ho fatto un lungo
salto, il pi lungo mai fatto, balzando proprio al di sopra della
testa di Maddy.
Lo sguardo di Mr. Gulagov, un po' in ritardo,  passato da
Bernie a me, e si  riempito di paura. S, era proprio terrorizzato,
da me e dai miei simili, lo avevo capito fin dall'inizio.
La sua paura ha avuto la meglio. Ha lasciato perdere Maddy,
preoccupato solo di sopravvivere, e mi ha colpito con il rasoio.
Ho sentito la lama lacerarmi la punta dell'orecchio, e
subito dopo gli ero addosso. L'ho buttato a terra di schiena,
facendogli cadere il rasoio dalla mano. Poi, in una immensa
nuvola di polvere, ci stavamo rotolando a terra, con Mr. Gulagov
che annaspava alla ricerca del rasoio.  riuscito ad afferrarne
il manico. Mi sono preparato a un affondo. Ma poi
Bernie mi si  parato davanti: in un solo movimento ha preso
in braccio Maddy e ha pestato la mano di Mr. Gulagov. Ho
sentito uno scricchiolio d'ossa e Mr. Gulagov che urlava dal
dolore. Quello sguardo confuso che avevo visto negli occhi
di Harold? Bene, adesso ce l'aveva anche Mr. Gulagov. Bernie
ha allontanato il rasoio con un calcio.
In quel momento mi sono reso conto che la signorina
Larapova stava uscendo di corsa dalla casa.  balzata sulla
BMW, e proprio dopo aver messo in moto per allontanarsi,
delle automobili sono arrivate dalla direzione opposta. Fra
queste, quella di Suzie. Le altre avevano delle luci blu lampeggianti
sul tetto. Nel bel mezzo di tutto quel trambusto,
con Maddy in lacrime fra le braccia, Bernie ha distolto gli occhi da Mr. Gulagov.
Ed  proprio quello il momento in cui di solito scatta la nostra partnership.
Mr. Gulagov ha cercato di fuggire strisciando verso la miniera.
Chiss cosa sperava di fare! Io l'ho bloccato, afferrandolo
per la gamba dei calzoni. Caso chiuso.
La cosa peggiore che  accaduta in seguito  stato durante
il viaggio di ritorno, quando Maddy ha supplicato Bernie di
lasciare il padre fuori da tutta la storia e Bernie  stato costretto
a dirle di no. La cosa migliore  stata la faccia di
Cynthia quando le abbiamo riportato a casa la figlia. Le facce di tutte e due, in realt.
La seconda cosa migliore  stata la cassa di leccornie di
prima qualit che Simon Berg, il boyfriend di Cynthia, ci ha
fatto spedire dalla Rover and Company. I due tizi dell'UPS
sono riusciti a malapena a trasportarla fino alla porta di casa
nostra, tanto era pesante. Ricco  stato anche l'assegno staccato
da Simon, abbastanza da permettere a Bernie di comprare
la Porsche da Nixon Panero - ancora pi vecchia e malconcia
di quella che avevamo perduto, color marrone fango,
eccetto le portiere che erano gialle - avanzandone un po' per
raddrizzare le nostre finanze, almeno un pochino.
Rick Torres ha portato a Bernie una bottiglia di bourbon e
ha detto che era spiacente. Lui e Bernie se la sono scolata tutta
in un'unica serata. Quando mi  sembrato che stessero per
aprirsene un'altra, e magari stessero per cominciare anche a
sfidarsi a braccio di ferro, me ne sono andato a dormire.
Cos'altro? Il dipartimento di polizia ha acciuffato quasi
tutta la banda di Gulagov. Anatoly Bulganin  stato pizzicato
all'aeroporto, mentre cercava di prendere un volo per la Russia.
Boris ha brevemente soggiornato in ospedale prima di finire dritto in prigione.
Il procuratore distrettuale ha inchiodato Damon Keefer con l'accusa di associazione a delinquere e nessuno ha voluto pagargli la cauzione. Di fronte al giudice, Keefer  scoppiato a piangere dicendo di non aver capito prima con che razza di gente avesse a che fare, che amava Maddy pi di qualsiasi cosa, inoltre aveva cercato di fare il possibile per trovare il denaro e pagare Gulagov, ed era a un passo dal farcela.
Il giudice non si  lasciato impressionare.
Poi  stata la volta di Harold:  riuscito a fare un accordo con le autorit e ne  uscito. Bernie gli ha fatto capire che restare nello Stato o anche ritornarci si sarebbe rivelata una pessima idea.
Abbiamo fatto un salto dal signor Singh per l'orologio e alcuni pezzetti di agnello al curry.
Ho perso la punta di un orecchio, ma le orecchie differenti
non sono un grosso problema, secondo me... ve l'ho gi detto questo?
Poi, io e Bernie ci siamo goduti una lunga passeggiata insieme.
Alla fine i monsoni sono arrivati - me ne ero completamente dimenticato! - e hanno messo Bernie di ottimo umore.
Una sera abbiamo fatto un campeggio, stile giardino sul retro: io, Bernie, Charlie e Suzie. Adesso lei veniva a trovarci spesso, ma non chiedetemi cosa stesse succedendo. A volte, quando lei era in zona, coglievo in Bernie uno sguardo circospetto, altre volte qualcosa di diverso. Quella sera in particolare abbiamo preparato un bel fuoco per arrostire gli hot dog kosher, i miei preferiti, e Bernie ha tirato fuori l'ukulele. Ha insegnato a Charlie a suonarlo un po'. Anzi, pi che un po': secondo me il piccolo  un genio della musica. Hanno cantato Up a Lazy River e When It's Sleepy Time Down South. Io mi sono aggregato nel momento di Hey, Bo Diddley. Subito dopo Suzie se n' andata. Bernie mi ha detto: Buonanotte, vecchio mio, e Charlie mi ha fatto una carezza. Poi sono entrati a dormire nella tenda.
Io mi sono sdraiato accanto al fuoco. Lo osservavo spegnersi lentamente: avrei potuto passarci la vita, a osservare il fuoco.
Come sempre nella Valley, la notte si era fatta silenziosa.
Stavo per addormentarmi quando a un tratto l'ho sentita abbaiare.
Questa volta lei mi sembrava pi vicina, molto pi vicina della volta prima. Si trattava forse di una vana speranza - espressione che a volte ho sentito usare da Bernie - da parte mia? Pu darsi. Era comunque qualcosa che desideravo, tutto qui.
Mi sono alzato, sono corso fino allo steccato sul retro e ho spiccato un salto, librandomi nella notte.
...
.
...
FINE.